• Cellulare: 340 6722856
Open

Author Archives: Lisa

Categories Senza categoria

Acqua

L’acqua è un bene prezioso in natura e per la nostra vita. Quanto prezioso? Basti sapere che il corpo umano può sopravvivere fino a 10 settimane senza cibo, ma senza acqua la nostra vita si spegne nel giro di pochi giorni.

Il nostro corpo è infatti costituito per la maggior parte proprio dall’acqua: il 60% del nostro peso è dato dall’acqua (addirittura nei neonati il 77%). Per verificare lo stato di idratazione del nostro corpo basta ‘pizzicare‘ un braccio e vedere in quanto tempo la pelle torna ad essere ben tesa. Come per gli alimenti, esistono quantità raccomandate di acqua da consumare quotidianamente e la Società Italiana di Nutrizione Umana ha inserito per la prima volta l’acqua tra i Nutrienti elencati nella revisione dei livelli di assunzione raccomandati di energia e nutrienti (Larn) relativi al 2012.

E allora scopriamo che ogni giorno, indicativamente, gli uomini devono bere 2500 ml, le donne 2000 ml e i bambini 1500 ml. Fonte di acqua sono non solo le bevande ma anche gli alimenti, soprattutto la frutta e la verdura. Attraverso uno stile alimentare tradizionale, ciascuno di noi si assicura, grazie agli alimenti, circa 500-700 ml di acqua e, grazie alle bevande, circa 800-1500 ml di acqua.

Importante è bere non solo quando se ne sente il bisogno poiché il senso di sete è controllato dall’ipotalamo, ma questa Ghiandola del cervello non è un indicatore sempre affidabile e a volte può scattare in ritardo. Perciò, bisogna imparare a bere regolarmente durante la giornata, anche quando si crede di non averne bisogno. Ma perché l’acqua è così importate?

L’acqua garantisce il corretto svolgimento di una serie di funzioni fondamentali: essendo un solvente ha, ad esempio, la funzione di sciogliere e trasportare i principi nutritivi in tutte le cellule; è importantissima per garantire la regolazione della temperatura corporea attraverso la sudorazione; contribuisce all’eliminazione delle scorie attraverso l’urina.

Ha inoltre una funzione di proteggere alcuni organi delicati come gli occhi, l’orecchio interno e il cervello che sono infatti ricchi d’acqua, o circondati da acqua oppure posati su un cuscinetto d’acqua. In generale, tutti i sistemi del nostro corpo – circolatorio, urogenitale, respiratorio, digestivo, e persino il sistema nervoso – sono in contatto con l’acqua.

L’acqua è fondamentale anche nel sangue, non solo perché è il principale elemento del plasma (la componente liquida del sangue), ma anche perché ha l’importantissima funzione di regolare il volume del Sangue e la sua fluidità: un corpo notevolmente disidratato ha il sangue più denso e, di conseguenza, la circolazione rallentata. Si evince facilmente che mantenere il giusto livello di acqua è fondamentale per far funzionare bene il nostro corpo e che la sua carenza può portare a debilitazioni anche gravi.

L’acqua è quantitativamente il componente predominante dell’organismo umano: infatti rappresenta circa il 60% del peso di un individuo adulto. Tale percentuale è maggiore nell’infanzia (alla nascita è circa il 77% del peso corporeo), e diminuisce progressivamente con l’età e/o con l’aumentare dei depositi adiposi.

Il metabolismo dell’acqua è strettamente legato a quello del sodio. L’acqua viene introdotta con gli alimenti e le bevande. È un nutriente essenziale, poiché la quantità di acqua prodotta con il metabolismo non è sufficiente a coprire il fabbisogno giornaliero. L’acqua è coinvolta in una serie di funzioni, e precisamente: è il solvente delle reazioni metaboliche, regola il volume cellulare e la temperatura corporea, permette il trasporto dei nutrienti e la rimozione delle scorie metaboliche.

Conosciamo abbastanza le sue caratteristiche e proprietà? Sappiamo quale sia la dose giornaliera di acqua di cui abbiamo bisogno? Tante piccole, grandi curiosità legano l’acqua alla nostra salute: scopriamone alcune.

  • Bere bene è importantissimo. Per soddisfare le necessità quotidiane dell’organismo, un adulto deve bere almeno 1,5 litri di acqua oppure calcolare 30-35 ml di acqua ogni kg di peso corporeo, comunque nell’adulto un apporto giornaliero di acqua pari a 1 ml/kcal di energia spesa permette di bilanciare le perdite insensibili attraverso i polmoni e la pelle. Tutto questo in condizioni di normalità ma in caso di febbre, vomito o diarrea ma anche di caldo o permanenza a lungo in luoghi affollati bisogna aumentare il quantitativo idrico di almeno 300-500 cc al giorno. Anche durante l’esecuzione di attività fisica si può aumentare la raccomandazione fino a 1,5 ml/kcal.
  • Il bambino è particolarmente a rischio di carenza di acqua, per via della maggior quantità di acqua corporea per unità di peso, del turnover più veloce dell’acqua corporea e della ridotta capacità dei reni ad eliminare il carico di soluti derivante dalle proteine. Pertanto si raccomanda un apporto di 1,5 ml/kcal di energia spesa, che tra l’altro corrisponde al rapporto acqua/energia del latte materno e delle formule pediatriche.
  • La gravidanza è caratterizzata da un aumento delle necessità di acqua per soddisfare il fabbisogno del feto e del liquido amniotico; tale incremento è di circa 30 ml/die. A fine gravidanza, l’acqua corporea totale è infatti stata aumentata di oltre 8 litri. Durante l’allattamento si richiede un aumento molto significativo dell’apporto di acqua poiché produce in media 750 ml/die di latte che é costituito da acqua per l’87%.
  • Particolare attenzione deve essere rivolta al soddisfacimento del fabbisogno di acqua nell’anziano, specie quando lo stimolo della sete è attenuato e/o quando non può essere soddisfatto autonomamente.
  • L’acqua gassata è particolarmente ricca di anidride carbonica. Talvolta le sue famose bollicine rappresentano una caratteristica di origine naturale (è il caso dell’acqua effervescente che sgorga da alcune sorgenti), ma in genere si tratta di una peculiarità ottenuta per via artificiale. In quest’ultimo caso, la frizzantezza è dovuta all’aggiunta di biossido di carbonio (detto anche CO2, anidride carbonica o E290). Al pari di quella minerale e di quella potabile l’acqua gassata è priva di calorie. Aldilà delle sue caratteristiche organolettiche che possono risultare più o meno gradevoli, le bollicine stimolano i recettori del gusto dando una maggiore sensazione di freschezza al palato. È questo il motivo per cui molte persone la ritengono più dissetante dell’acqua comune, anche se in realtà tale effetto è solo temporaneo.
Tratto da www.paginemediche.it
Categories Alimenti, News

La Nutella®

La Nutella® è un alimento dolce prodotto dall’azienda Ferrero.

Si tratta di una crema spalmabile a base lipidica, aromatizzata con nocciola e cacao. È un prodotto notoriamente ipercalorico del quale sarebbe buona norma fare un uso sporadico e non sistematico; consumare Nutella® quotidianamente in porzioni considerevoli favorisce infatti l’aumento del tessuto adiposo corporeo e, in associazione ad altri fattori di rischio, può risultare nocivo per la salute.

La nutella®, al pari di molte altre creme spalmabili e snack vari, può essere inserita nella categoria dei cosiddetti junk foods.

Cenni storici

La nutella® nacque come evoluzione del Giandujot – un panetto solido e dolce a base di pasta di nocciole delle langhe, cacao e zucchero – creato nel 1946 da Pietro Ferrero (pasticcere piemontese).
Dopo soli due anni, il Giandujot cambiò sia nome, sia consistenza (più spalmabile), acquisendo il titolo di SuperCrema.
Nel 1964, Michele Ferrero (figlio del noto pasticcere) perfezionò ulteriormente la ricetta e attribuì alla SuperCrema il nome di nutella®, sostantivo ricavato dall’unione del termine inglese “nut” (nocciola) al suffisso “ella” (per conferire un senso di maggior cremosità al prodotto). L’anno successivo nutella® espatriò e conquistò i mercati tedesco e francese, grazie alle notevoli proprietà organolettiche e gustative, oltre che ad un miglior packaging rispetto alla concorrenza.
Nel 1977 nutella® raggiunge l’Australia, dove nei pressi della capitale venne costruito uno stabilimento autonomo col quale allargherà il suo mercato anche ai nuovi continenti.

Ingredienti

Caratteristiche Organolettiche

Ovviamente, il gusto e le proprietà organolettiche della nutella® sono fuori discussione; dopotutto, è incontestabile che si tratti di uno degli alimenti dolci più graditi al mondo.

Tuttavia, sarà davvero un’ottima abitudine consumare nutella® tutte le mattine a colazione? La risposta di molti nutrizionisti è negativa.

Lista degli Ingredienti

Le ragioni sono parecchie ma, per comprenderle tutte fino in fondo, metteremo i lettori in condizione di leggere anche ciò che, di solito, si tende ad ignorare: ingredienti, composizione nutrizionale e porzione raccomandabile di nutella®.

Ingredienti della nutella® (italiana): zucchero (o saccarosio), olio di palma, nocciole (13%), cacao magro (7,4%), latte scremato in polvere (6,6%), siero di latte in polvere, emulsionanti (lecitina di soia) e vanillina.

Tra gli ingredienti della nutella® possiamo notare la presenza di olio di palma. Sebbene, tramite il suo sito internet, l’azienda si sforzi di avvalorare questo tipo di olio, si tratta di un prodotto piuttosto economico, gravato da pesanti problematiche di natura nutrizionale e ambientale.

Sebbene l’azienda non dichiari in etichetta le percentuali esatte di olio di palma, dall’analisi nutrizionale dell’alimento è possibile effettuare una stima approssimativa.

Dai calcoli di Verbraucherzentrale Hamburg, organizzazione tedesca che si occupa di consumi e informazione, è stata sviluppata la seguente immagine, che rende evidente a colpo d’occhio le quantità elevate di zucchero (in basso) e di olio di palma (in alto) presenti nell’alimento.

nutella-composizione

Conservanti e Coloranti

Alimento % Grassi Saturi
Olio di cocco 86,5
Olio di palma 49,3
Nutella 34,5*
Olio di soia 14
Olio di girasole 11,2
Nocciole 7
* calcolati secondo quanto dichiarato nell’etichetta del prodotto (aggiornato in data 5/11/2013)

Leggendo la dicitura “Senza conservanti e coloranti“, il consumatore potrebbe sentirsi in qualche modo “tutelato” dalla qualità compositiva della nutella® .

In realtà, è proprio la combinazione di:

  • scarsissima concentrazione d’acqua (alta densità energetica);
  • presenza di lipidi in maggioranza saturi e ben emulsionati;
  • apporto considerevole di saccarosio;
  • latte e siero in polvere

a rendere la nutella® un vero e proprio “cibo da astronauti”, non attaccabile da muffe e batteri.

 

Struttura nutrizionale della nutella®, porzione raccomandata e GDA*

Composizione nutrizionale della nutella® secondo l’etichetta presente sulla confezione (aggiornata al 5/11/2013):

Valori medi per 100g per porzione (15g) %GDA*
Valore energetico kcal 544 81 4
Valore energetico kj 2273 339 4
Proteine g 6 0.9 2
Carboidrati g 57.3 8.6 3
zuccheri g 56.7 8.5 9
Grassi g 31.6 4.7 7
saturi g 10.9 1.6 8
Fibre alimentari g 3.4 0.5 2
Sodio g 0.045 0.007 0
*GDA = è la quantità giornaliera per un adulto.
Si basa su di una dieta che prevede un apporto medio giornaliero di 2000kcal. Il fabbisogno nutrizionale di un individuo può essere maggiore o minore, a seconda di: sesso, età, attività fisica ed altri fattori.

Sempre in base alle GDA*, Ferrero consiglia una porzione media raccomandabile di nutella® pari a 15g, calorie 81,0, 4%GDA*.
Energia della nutella® nella dieta: per commentare quanto citato in tabella, sarebbe necessario un articolo a sé stante, ma cercheremo di essere diretti e sintetici. Anzi tutto, le GDA* si riferiscono ad una dieta da 2.000kcal, ovvero l’apporto di un adulto sano ed in perfetta salute. Costui (in base al fabbisogno) non pratica attività motoria e, dal punto di vista antropometrico, non sembra essere “un gigante”. A tal proposito, si può notare che, effettivamente, la porzione raccomandabile (15g, ovvero un bel cucchiaio pieno – ciò che serve per ricoprire “generosamente” non più di un paio di fette biscottate) rappresenta solo il 4% dell’energia necessaria giornaliera. Una prima osservazione andrebbe fatta sulla praticabilità della porzione media; 15g sono davvero pochi e due fette biscottate (con un bicchiere di latte) non sono sempre sufficienti a sedare l’appetito di una prima colazione (che segue un digiuno notturno di circa 12 ore), né tantomeno gli attacchi di golosità o sconforto che spesso spingono all’assunzione del prodotto.
Inoltre, per i “veri clienti” della nutella®, ovvero i bambini e i giovani adolescenti (magari sedentari), che presentano fabbisogni energetici ancora più bassi, di quanto dovrebbe essere la porzione raccomandabile? Meglio non saperlo.
Carboidrati semplici e grassi saturi della nutella® nella dieta: la contestazione della porzione raccomandabile prosegue analizzando nel dettaglio la composizione nutrizionale della nutella®. E’ quindi necessario soffermarsi ad osservare due gruppi di molecole ben precise: carboidrati (in particolar modo gli zuccheri semplici) e grassi (soprattutto saturi).
I carboidrati della nutella® sono prevalentemente semplici (disaccaridi), tipo saccarosio e con poco lattosio. Questi, in base alla GDA* dei 15g raccomandati, occupano solo il 9% degli zuccheri semplici totali nella dieta. Tuttavia, in base a quanto citato dai “Livelli di Assunzione Raccomandati di Nutrienti per la popolazione italiana”, su una dieta da 2.000kcal l’apporto di carboidrati semplici dovrebbe essere compreso, al massimo, tra i 53 ed i 64g per l’adulto (10-12% dell’energia totale) e tra gli 80 e gli 85g per i bambini (15-16% dell’energia totale).

A questo punto, il calcolo percentuale dei glucidi semplici contenuti in un’unica porzione di nutella® rispetto al fabbisogno consigliato per una dieta da 2.000kcal, offre un intervallo compreso tra il 14-17% nell’adulto ed il 10,5-11% nel bambino. NON ci sembra quindi corretto il 9% indicato in etichetta.

Aldilà dell’aspetto puramente quantitativo, ricordiamo che l’apporto di monosaccaridi e disaccaridi nella dieta DEVE interessare prevalentemente il fruttosio contenuto nella frutta e negli ortaggi, ed il lattosio del latte e dei latticini; per questo, utilizzando frequentemente la nutella® in dosi generose è verosimile pensare che si possa compromettere l’equilibrio nutrizionale della dieta per eccesso di zuccheri semplici.

Ancora una volta dovremmo chiederci che tipo di impatto dietetico potrebbe avere il consumo quotidiano di 15g di nutella sulla dieta di bambini o giovani adolescenti sedentari che, mediamente, hanno un apporto energetico inferiore alle 2.000kcal. Tutti i lettori sapranno già quali siano le conseguenze di un eccesso di saccarosio nella dieta; per ricordarne alcuni: carie dentaria, alterazioni glicemiche, ipertrigliceridemia, sovrappeso ecc.
Il discorso è analogo per quel che riguarda i grassi contenuti nella nutella®. L’analisi chimica dei lipidi dovrebbe essere molto più articolata di quanto segue ma, in assenza di dati più precisi, ci limiteremo a commentare solo la frazione satura (quella NON salutare) degli acidi grassi totali.

Precisiamo fin da ora che i grassi contenuti nella nutella® sono eccessivi ed anche l’utilizzo esclusivo della porzione raccomandata non facilita il mantenimento di una dieta sana ed equilibrata. Detto questo, in base alla tabella, la quantità di lipidi saturi contenuti nei 15g di porzione (1.6g) è stimata all’8% delle GDA*.

Secondo quanto citato nei “Livelli di Assunzione Raccomandati di Nutrienti per la popolazione italiana”, gli acidi grassi saturi non dovrebbero superare il 10% dell’energia complessiva, opportunamente contestualizzati nel 25-30% dei lipidi TOTALI.

Ciò significa che, in una dieta da 2.000kcal, i grassi energetici totali dovrebbero essere compresi tra i 55.6 e i 66.7g/die, mentre quelli saturi NON dovrebbero superare i 22.2g/die. I conti questa volta tornano rispetto alle GDA dell’etichetta, ma non è tutto qui! E’ ben noto che i lipidi saturi rappresentano una componente tipica degli alimenti di origine animale; ciò significa che, in linea teorica, il loro apporto nella dieta dovrebbe essere regolato dall’assunzione di latte e derivati, carne, uova e pesce. Secondo la logica della dietetica, questi ultimi alimenti sono indispensabili al raggiungimento delle quote di: ferro, calcio, fosforo, vitamine idrosolubili del gruppo B e liposolubili (A e D), nonché delle proteine ad alto valore biologico.

E’ quindi logico pensare che NON sia corretto “aggiustare” l’apporto totale dei lipidi saturi riducendo le porzioni di questi alimenti per favorire l’assunzione di nutella®. Ciò è tanto vero per l’adulto, quanto (e ancor di più) in riferimento ai bambini ed ai giovani adolescenti. D’altro canto, ignorare l’apporto dei grassi saturi o anche solo di quelli totali nella dieta potrebbe avere conseguenze di: ipercolesterolemia ed incremento ponderale della massa grassa.
Ricordiamo sempre che quanto descritto fa riferimento esclusivo alla porzione raccomandata (1 cucchiaio generoso) di nutella®; incrementandola (comportamento ampiamente diffuso), lo squilibrio nutrizionale aumenterebbe ulteriormente.

 

Nutella® VS altre creme spalmabili

Nutella® è di certo un “mito” italiano; al suo consumo è attribuito un vero e proprio fenomeno sociale. Ciò non toglie che la “perla” di casa Ferrero stenti a reggere il confronto con altre creme spalmabili di concorrenza. Vediamo perché.
Tra le materie prime di composizione delle creme spalmabili dovrebbero prevalere: nocciole, cacao e burro di cacao.
Come abbiamo citato nei paragrafi precedenti, nella nutella® compare una voce piuttosto vaga: olio vegetale. Essendo il burro di cacao un grasso piuttosto pregiato (e costoso), utilizzarlo nella formulazione di una crema spalmabile avrebbe come logica conseguenza la relativa citazione in etichetta; ma così non è per la nutella®. A dirla tutta, non è che dal punto di vista chimico (e metabolico) l’uno e l’altro ingrediente si differenzino in maniera sostanziale; anzi, alcuni oli vegetali possiedono un rapporto di acidi grassi migliore di quello del burro di cacao stesso. L’unico problema risiede nel fatto che non si è in grado di stabilire la reale salubrità della nutella poiché non se ne conosce il quantitativo di acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi, e soprattutto l’eventuale metodo di raffinazione/lavorazione applicato alla materia prima oleosa.
D’altro canto, la percentuale di nocciole contenute nella nutella® è invece ben chiara; confrontandola con quella di altre creme spalmabili di concorrenza (quelle più rinomate) la nutella delude parecchio, con uno scarto del -32% rispetto al best gamma (che eviteremo di citare).
Anche la quantità di zucchero aggiunto rappresenta un elemento discriminante. Ricordiamo che un’eccessiva percezione del dolce negli alimenti tende a “mascherare” altri sentori potenzialmente carenti o poco gradevoli. La nutella® è tra le creme spalmabili che più ne contiene (>50% del peso complessivo) ed un motivo c’è di sicuro. Sorge il dubbio che la potenza di marketing (a dir poco colossale) della Ferrero possa compensare in maniera più che soddisfacente la concorrenza qualitativa di altri marchi, dimostrando (haimé) l’ignoranza del consumatore medio.

Ovviamente, nella comparazione delle creme spalmabili escludiamo volutamente la variabile del “prezzo” (non pertinente all’obbiettivo della lettura); di questi tempi, si sa, meglio “stringere la cinta” e, a suo vantaggio, la nutella® non rappresenta il prodotto più costoso in commercio, tutt’altro! Rispetto ai nuovi prodotti qualitativamente superiori, nutella® fa risparmiare quasi la metà sul prezzo finale.
Come dire, Ferrero la sa lunga! Con un prodotto che si adattava perfettamente alla domanda commerciale degli anni ’60 continua a prevalere sul mercato. Utilizzando materie prime tendenzialmente meno pregiate rispetto ai nuovi prodotti concorrenti più rinomati (e costosi), l’azienda leader ha saputo investire sul consolidamento del marchio penetrando nelle abitudini degli italiani al punto da non avere più bisogno di reggere il confronto con le aziende rivali. Per sintetizzare l’influsso che nutella® ha ottenuto sulle ultime generazioni, basti pensare che in una nota statistica è stata citata tra alcune delle “ragioni di vita!”

 

 

Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/alimentazione/nutella.html
Categories Consigli, News

Darwin e alimentazione biologica

da “L’origine delle specie”, 1858, cap. IV

“…poichè l’uomo può ottenere, e certamente ha ottenuto, grandi risultati con la sua opera di selezione […], che cosa non può fare la selezione naturale? l’uomo può agire solo sui caratteri esterni e visibili; la Natura, se mi si consente di personificare con questo nome la conservazione naturale o sopravvivenza del più adatto, non tiene conto alcuno delle apparenze, a meno che non siano utili a qualche individuo. Essa può agire su ogni organo interno, su ogni ombra di differenza costituzionale, sull’intero meccanismo della vita. L’uomo seleziona soltanto in vista del proprio vantaggio; la Natura soltanto per il vantaggio dell’essere cui rivolge le sue cure. Ogni carattere selezionato è tenuto in piena attività dalla natura, come è implicito nel fatto stesso dell’essere stato selezionato. L’uomo raccoglie in uno stesso paese esseri nati sotto climi diversi; raramente egli esercita ciascun essere selezionato in modo peculiare ed appropriato. Nutre con gli stessi cibi tanto i colombi a becco lungo quanto quelli a becco corto; non sottopone a diversi esercizi un quadrupede dalla groppa lunga o dalle lunghe gambe; ed espone allo stesso clima gli ovini a vello lungo e quelli a vello corto. Non permette ai maschi più vigorosi di lottare per il possesso della femmina. Non distrugge rigorosamente tutti gli animali di qualità inferiori, ma, per quanto è in suo potere, protegge tutti i suoi prodotti nel corso mutevole delle stagioni. Egli spesso comincia la selezione da forme semimostruose, o per lo meno con modificazioni abbastanza appariscenti da attirare la sua attenzione o da presentare un evidente vantaggio per lui. In natura la più lieve differenza di struttura o di costruzione può rovesciare la ben equilibrata bilancia della lotta per l’esistenza, e così essere conservata. Quanto fuggevoli sono i desideri e gli sforzi dell’uomo? Quanto breve è il tempo in cui egli dispone! E di conseguenza quanto sono miseri i risultati della sua opera, al confronto di quelli accumulati dalla natura nel corso di interi periodi geologici! È dunque lecito meravigliarsi che i prodotti della natura abbiano un carattere più genuino di quelli dell’uomo, che essi siano infinitamente più adatti alle tanto complesse condizioni della vita, e che portino l’impronta di un magistero assai più perfetto?”

Categories News, Ricette

Dolci di carnevale

Impossibile resistere ai dolci di Carnevale, ma se non sono fritti il vostro peccato di gola sarà un po’ più leggero! Ecco la ricetta delle frittelle e dei crostoli, frappe, chiacchiere (chiamateli come volete) al forno!

Il martedì grasso non si può dire di no ai dolci! Se non volete però avere sensi di colpa a causa della dieta appena iniziata, provate la versione più leggera: cotti al forno saranno leggeri e sempre irresistibili!

FRITTELLE AL FORNO

Ingredienti:

  • 3 uova
  • 200 gr di farina bianca
  • 80 gr di zucchero
  • 70 gr di burro
  • 250 ml di acqua
  • la scorza grattugiata di un limone

Preparazione:

Fate cuocere in un pentolino acqua e burro, aggiungete quindi farina, lo zucchero e la scorza del limone. Togliete dal fuoco e mescolate velocemente. Unite le uova una a una e mischiate ancora. Formate delle palline e disponetele su una teglia ricoperta di carta da forno. Infornate per 25 minuti a 180°C.

 

CROSTOLI AL FORNO

Ingredienti:

  • 250 gr di farina
  • 20 gr di zuccherO
  • 25 gr di burro ammorbidito
  • 2 uova
  • Marsala
  • 1 limone
  • mezza bustina di lievito per dolci
  • zucchero a velo
  • sale

Preparazione

Versate la farina sulla spianatoia creando la classica fontana. Al centro mettete sale, zucchero, scorza di limone e lievito. Unite le uova, il burro e infine il marsala. Con una forchetta amalgamate il tutto e iniziate a impastare. Ottenuta una pasta omogenea formate una palla e lasciatela riposare coperta per circa 30 minuti. Prendete la pasta e stendetela con il mattarello fino a creare una sfoglia sottile. Dividete ogni sfoglia in rettangoli di 10 cm di lunghezza e 5 di larghezza e, usando la rotella tagliapasta, praticate due incisioni interne per la lunghezza. Cuocete in forno (direttamente sulla placca) per 15 minuti a 180°, lasciate intiepidire e cospargete con zucchero a velo!

Categories News, Salute

La nostra giornata

Eccomi con la prima novità dell’anno: LA NOSTRA GIORNATA!

Che cos’è LA NOSTRA GIORNATA? È un giorno completamente dedicato a noi in cui io mi fermerò per rispondere alle vostre domande!

Come funziona? Andate sul sito a questo link, scorrete la pagina fino in fondo e se non lo siete già  vi iscrivete alla Newsletter e poi dalla sezione Contatti potete farmi una domanda su un argomento che vi interessa, che vi riguarda, che vi sta a cuore, di cui magari non sapete nulla ovviamente inerente salute, alimentazione, ricette… Insomma in questo giorno mi metto a vostra disposizione per affrontare temi di cui magari durante le consulenze non parliamo e per parlare con chi alle consulenze non partecipa.

Le domande e le “chiacchierate” più interessanti verranno pubblicate e premiate!

Perciò… scatenatevi, sono qui per voi! 

Categories Alimenti, Consigli, News, Salute

Alimentazione e Tumori

In questo articolo vi riporto le risposte di AIRC alle domande più frequenti, buona lettura!

1. Quanto incidono le abitudini alimentari sul rischio di sviluppare un tumore?

Un numero crescente di studi sta dimostrando l’importanza di una sana alimentazione nella prevenzione del cancro. Non è facile fare calcoli precisi, ma l’American Institute for Cancer Research ha calcolato che le cattive abitudini alimentari sono responsabili di circa tre tumori su dieci.
In alcuni casi ciò dipende dalla presenza in alcuni cibi di sostanze che favoriscono lo sviluppo della malattia:

  • i nitriti e i nitrati utilizzati per la conservazione dei salumi, per esempio, facilitano la comparsa del tumore dello stomaco, tanto che in Italia questa malattia è più diffusa nelle regioni in cui il consumo di questi prodotti è maggiore;
  • talvolta gli alimenti in sé non sarebbero dannosi, ma possono essere contaminati da sostanze come le aflatossine, liberate da determinate muffe nel mais o in altre granaglie e legumi mal conservati. In alcuni Paesi in via di sviluppo le aflatossine sono responsabili di una quota rilevante di tumori del fegato;
  • più in generale gli studi epidemiologici hanno dimostrato che un’alimentazione ricca di grassi e proteine animali favorisce la comparsa della malattia, mentre la preferenza per gli alimenti ricchi di fibre, vitamine e oligoelementi, come cereali integrali, legumi e verdure, sembra avere un effetto protettivo.

Ci sono ormai molte prove che una sana alimentazione vada adottata fin dalla più tenera età, ma non è mai troppo tardi per cambiare menu e, secondo alcune ricerche, anche le persone alle quali è stato già diagnosticato il cancro possono trarre vantaggio da una dieta più sana.

 

2. Esistono tumori legati più di altri al tipo di alimentazione?

La risposta è sì: ci sono tumori più sensibili di altri agli effetti del cibo. La conferma viene da alcuni grandi studi, principalmente l’European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC), che ha indagato sulle conseguenze per la salute delle abitudini alimentari degli europei; allo studio EPIC hanno contribuito diversi scienziati italiani, sostenuti da AIRC.

Tra quelli che risentono di più della quantità e della qualità dei cibi ci sono ovviamente i tumori dell’apparato gastrointestinale, e in particolare quelli dell’esofago, dello stomaco e del colon-retto: si calcola che fino a tre quarti di questi tumori si potrebbero prevenire mangiando meglio a tavola.

alimentazione-corretta-FAQ-tabella

Importante è la scelta dei cibi anche per il tumore del fegato, organo attraverso cui passano tutte le sostanze assorbite dall’intestino, e quindi particolarmente esposto ai danni provocati da eventuali elementi cancerogeni. L’azione locale di alcune sostanze (come ad esempio l’etanolo contenuto nelle bevande alcoliche) può favorire inoltre lo sviluppo di tumori della bocca, della gola,  dell’esofago e della laringe.
Gli studi più recenti hanno però messo in evidenza che l’azione del cibo sul rischio di cancro è molto più estesa: il tipo di alimentazione influisce infatti sullo stato di infiammazione che può predisporre a ogni forma di cancro e sull’equilibrio ormonale che può favorire od ostacolare lo sviluppo dei tumori della prostata nell’uomo e del seno, dell’ovaio e della superficie interna dell’utero, l’endometrio, nella donna.

 

3. Quali cibi vanno privilegiati, e quali evitati, per cercare di prevenire la malattia?

Un’alimentazione sana, che tenga alla larga anche le malattie di cuore oltre che quelle tumorali, richiede soprattutto di ridurre drasticamente l’apporto di grassi e proteine animali, favorendo invece l’assunzione di cibi ricchi di vitamine e fibre. Per questo occorre portare a tavola almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno; privilegiare nella scelta di cereali, pane, pasta e riso quelli integrali e abbinarli sempre a un po’ di legumi.

Un’alimentazione di questo tipo protegge soprattutto il colon-retto, ma estende i suoi benefici anche ad altri organi. Nella frutta e nella verdura, infatti, oltre alle fibre, si trovano in misura variabile vitamine e altre componenti dal potere antiossidante, come la vitamina C e la vitamina E, i folati, i carotenoidi, il selenio e lo zinco, capaci di neutralizzare i radicali liberi dannosi per l’organismo.

I piatti che associano cereali e legumi, tipici della cucina tradizionale di molte popolazioni del mondo, permettono di sopperire anche al fabbisogno calorico e proteico, limitando al massimo l’apporto di grassi presenti nei cibi con proteine animali.

Un posto d’onore, tra i legumi, merita la soia, che può essere consumata in varie forme, dalle fave alla farina, dal latte di soia al tofu, fino alla soia fermentata nota con il nome di miso, usata per insaporire le zuppe giapponesi. Tutti questi prodotti contengono isoflavoni, sostanze che assomigliano agli estrogeni, ne prendono il posto sui recettori delle cellule, ma non inducono gli stessi effetti biologici: per questo consumarne regolarmente, fin dalla giovane età, riduce il rischio di tumore al seno nella donna e alla prostata nell’uomo.

Dalla cucina orientale dovremmo imparare anche a consumare regolarmente le alghe, cui molti esperti attribuiscono la bassa incidenza di alcuni tumori nelle popolazioni asiatiche, soprattutto giapponesi.

Salutari sono anche i semi di lino, ricchi di omega-3, ottimi per prevenire sia il cancro sia le malattie cardiovascolari, di cui sono ricchi anche molti tipi di pesce, come sardine e salmone.
Altri pesci meno grassi possono rappresentare una valida alternativa alla carne, che non dovrebbe essere consumata più di due-tre volte la settimana.

Da evitare soprattutto le carni rosse (manzo, maiale e agnello) e quelle lavorate a livello industriale, oltre a quelle conservate nel sale come i salumi. Un eccessivo apporto di carni rosse mette a rischio soprattutto l’intestino, ma varie ricerche mostrano che aumenta la possibilità di sviluppare anche altre forme di cancro, per esempio alla vescica o allo stomaco.

Per insaporire il cibo si può ridurre l’apporto di sale con spezie come il curry o lo zenzero, che sembrano avere un effetto antinfiammatorio. Chi però non riesce a rinunciare ai sapori della tradizione italiana sappia che possono avere un ruolo protettivo anche le sostanze contenute in altre piante aromatizzanti, tipiche della cucina mediterranea, come menta, timo, maggiorana, origano, basilico, rosmarino, e altre che si trovano nel prezzemolo, nel coriandolo, nel finocchio, nell’anice e nel cerfoglio, oltre che nel peperoncino e nei chiodi di garofano. Hanno riconosciute proprietà anticancro anche l’aglio e cipolla, come le altre piante di questa famiglia; e i funghi, non solo quelli giapponesi ma anche quelli nostrani, in particolare il Pleurotus ostreatus detto anche “orecchione“.

Per quanto riguarda i latticini, due studi condotti presso l’Università di Harvard, negli Stati Uniti, hanno correlato un eccessivo consumo di formaggi grassi e latticini fin dall’infanzia a un rischio aumentato di sviluppare un cancro della prostata. Ci sono invece indicazioni preliminari che un consumo regolare di probiotici contenuti negli yogurt e nel latte fermentato possa contribuire a proteggere l’intestino.

4. Anche le modalità di cottura dei cibi incidono sul rischio?

Sì, la cottura alla griglia, soprattutto della carne, produce sostanze cancerogene. È meglio cucinare i cibi a temperature più basse, per esempio utilizzando il vapore o il cartoccio.

 

5. È vero che anche l’alcol può favorire lo sviluppo dei tumori?

Una recente analisi pubblicata sul British Medical Journal, sempre basata sui dati dello studio EPIC su un campione di circa 100.000 abitanti di otto paesi europei, ha dimostrato che il dieci per cento dei decessi per cancro tra gli uomini e il tre per cento tra le donne si possono attribuire all’abuso di alcol.

Il rischio del consumo di alcol varia da tumore a tumore: è maggiore per le forme che interessano il cavo orale, dalla gola all’esofago e alla laringe, ma favorisce anche i tumori del fegato e del colon-retto. Nelle donne, inoltre, sembra sia responsabile del cinque per cento dei casi di tumore al seno.

Alla luce di questi dati, quindi, il consumo di alcol va limitato al massimo: non più di un bicchiere a pasto per gli uomini e uno al giorno per le donne.

 

6. Ci sono altre bevande che possono avere un ruolo protettivo?

Succhi, spremute, frullati e centrifughe di frutta e verdura, purché privi di zuccheri aggiunti, possono sopperire almeno in parte a uno scarso apporto di alimenti vegetali nella dieta.

Nel tè verde sono contenuti polifenoli dalle note proprietà anticancro chiamati catechine, che sembrano proteggere dai tumori della pelle, del colon, del polmone, del seno e della prostata.

Una tazza di cioccolata calda, poi, contiene cinque volte più antiossidanti di una tazza di tè nero e tre volte più di una tazza di tè verde: ma quando la si sceglie occorre tener conto anche del suo notevole apporto calorico e del suo contenuto in grassi e zuccheri.

 

fonte www.airc.it
Categories Alimenti, Consigli, News

Alimenti per smettere di fumare

Spesso la cessazione del tabagismo è vista come un problema che può essere affrontato solo con un approccio farmacologico e psicologico. Il concetto di base è corretto, dato che la dipendenza dalla “bionda” ha come basi la dipendenza da nicotina ed altre sostanze chimiche e l’abitudine (o “vizio”) ad avere la sigaretta tra le dita, la gestualità del rito, che deve essere sostituita con qualcos’altro.

La mancanza è solitamente quella di non considerare che anche i farmaci hanno spesso alla base dei principi attivi che si trovano in natura, e spesso negli alimenti. Inoltre si trascura il supporto che una giusta alimentazione può dare alle terapie farmacologiche ed al counseling dello psicologo.
Un esempio su tutti è quello che chi vuole smettere di fumare evita spesso di prendere caffè, poiché questo ha un gusto che si associa automaticamente a quello della sigaretta.

Ma davvero più innovativo ed interessante può essere l’identificazione di un gruppo di “alimenti antifumo” – li chiamiamo così – che possano effettivamente coadiuvarci nell’impresa, spesso ardua, di liberarsi dal vizio del fumo.

Direi di partire da quello che serve all’organismo per uscire velocemente ed al meglio dal tunnel del fumo una volta che la nostra mente si convince a farla finita con la bionda tossica. Le sostanze che danno dipendenza nella sigaretta sono diverse, ma quella che aiuta maggiormente a mantenere alta la concentrazione del fumatore, e della quale si fa più difficilmente a meno, è senza dubbio la nicotina.

Questa può essere assunta in piccole dosi anche in natura, in particolare da una famiglia di piante cui appartiene anche la pianta del tabacco: le Solanaceae. Una naturale integrazione di nicotina può ridurre gli effetti iniziali dell’astensione da sigaretta, pur se a dosi molto più basse del tabacco.

Altro fattore importante in un percorso di disintossicazione da fumo di sigaretta è favorire quanto più possibile la disintossicazione, appunto, dell’organismo. Più velocemente eliminiamo scorie e tossine dal nostro corpo, prima passerà la struggente voglia di sigaretta! Dunque “si” a tutti quegli alimenti che favoriscono la disintossicazione di sangue, fegato, reni, etc.
Infine, sarebbe utile contrastare il più possibile lo stress ossidativo, di modo da contrastare l’azione pro-ossidante del fumo che apporta numerose sostanze definite come “Radicali liberi” oltre al ben noto ossido nitrico (NO).
Dunque in generale possiamo dire che durante un percorso di disassuefazione da fumo di sigaretta, nella nostra alimentazione non dovrebbero mancare queste quattro componenti fondamentali:

ALIMENTI UTILI PER SMETTERE DI FUMARE
Piante contenenti nicotina, appartenenti alla famiglia delle Solanaceae pomodori, peperoni, peperoncini, melanzane e patate
Alimenti che aiutano a disintossicare l’organismo acqua in abbondanza, frutta fresca, broccoli, coriandolo, limoni, carciofi, daikon (un tubero), uva, tè verde, barbabietole, verdure a foglia verde in genere, mele, aglio e alghe di mare.
Alimenti che aiutano a proteggere dallo stress ossidativo (ricchi di antiossidanti) pomodori, (in particolare la salsa), broccoli, agrumi, mirtilli, frutti di bosco, bacche di acai, avocado, rucola, zucca, barbabietola, salmone, trota, frutta secca, kiwi, cachi, peperoncino, peperoni, melograno, carote a cui si potrebbero aggiungere anche il tè verde ed il ginko bilboa e persino il cioccolato fondente!
Alimenti alcanizzanti limone, avena, spinaci, uva rossa, tarassaco, mandorle, fichi, barbabietole, rape, carote, ravanelli, cavoli, broccoli, bietole (verdure a foglia verde in genere), aglio, cetrioli, sedano, avocado, mele, uva.Piante contenenti nicotina, appartenenti alla famiglia delle Solanaceae: pomodori, peperoni, peperoncini, melanzane e patate.

Dunque possiamo concludere che i 5 alimenti chiave per smettere di fumare sono:


  1. Limone
    : molti oncologi consigliano come prevenzione nella lotta ai tumori di spremere un limone in un bicchiere di acqua tiepida al mattino a digiuno. Alcalinizza il sangue, ha un elevato potere antiossidante (poiché ricco di vitamina C) ed ha un buon effetto depurativo! Diciamo che gli manca solo la nicotina!
  2. Pomodoro: in tutte le salse! È ricco di antiossidanti e contiene nicotina. Se facciamo un bel ragù con carote e sedano abbiamo anche la nicotina (dal pomodoro), gli antiossidanti (dal pomodoro) e gli alcalinizzanti (carote e sedano).
  3. Broccoli: antiossidanti, alcalinizzanti e disintossicanti! Un toccasana, soprattutto se consumati lessati con un po’ di succo di limone!
  4. Frutta fresca. Dalle mele all’uva, dai cachi ai kiwi, dalle arance ai mirtilli ed ai frutti di bosco…tutta insomma va bene, da sola o in macedonia, intera o spremuta (spremuta fresca e non succhi di frutta industriali)!
  5. Come bevanda consiglio del té verde (o anche del té Bancha)! Ottimo soprattutto se dolcificato con un cucchiaino di miele (che oltre ad avere un effetto disintossicante è capace di contrastare la stipsi che spesso si presenta smettendo di fumare) e corretto con qualche goccia di succo di limone.

Veniamo invece ai 5 alimenti che sicuramente NON aiutano a smettere di fumare, ma che conviene addirittura evitare per almeno una-tre settimane quando iniziate un percorso di disassuefazione da fumo di sigaretta:

  1. Caffè: strettamente legato al consumo di sigarette per vari motivi, ma soprattutto per motivi psicologici (pausa caffè e sigaretta in primis).
  2. Dolci complessi: i carboidrati sembrano “accendere”, per così dire, la voglia di sigaretta!
  3. Carne rossa: le proteine sono dei potenti acidificanti del sangue e dunque fanno sì che si elimini rapidamente la nicotina dal circolo ematico e ne aumentano la richiesta in chi ha già una dipendenza.
  4. Alcolici forti: anche questi agevolano la rimozione di nicotina con ovvia aumentata richiesta.
  5. Bibite gassate e birra: non ancora chiaro il meccanismo, ma molti fumatori dichiarano che queste bevande, in particolare quelle al gusto Cola, aumentino considerevolmente la voglia della “bionda”.

È interessante notare che tutti quei “cibi” che in eccesso risultano essere dannosi per la salute, siano quelli che si associano con un aumentato consumo di sigaretta, mentre quelli ritenuti “salutari” siano potenzialmente utili nella riduzione del consumo di tabacco.

fonte www.liaf-onlus.org
Categories Consigli, News, Ricette

Le Tisane miracolose delle Feste

In questi giorni so bene che state facendo bagordi, non crediate che io non l’abbia capito!!!

Siccome è Natale ed è usanza essere tutti più buoni vi regalo le ricette di tue tisane infallibili che vi faranno digerire e riposare alla grande dopo i vostri pranzi e le vostre cene. Però siate buoni anche voi con me e cercate di seguire i miei consigli!

Per riuscire a digerire anche il pasto più pesante (anche quello a base di lasagne, cappone e panettone farcito!) vi serve solo una tisana fai da te! Da bere appena vi alzate dalla tavola, prima di sprofondare nel sonno: quando vi sveglierete vi sentirete leggeri come non mai!

Procuratevi la scorza di un limone, una foglia di alloro, semi di finocchio e del miele. Portate a ebollizione l’acqua e, lasciando accesa la fiamma, mettete in infusione gli ingredienti per alcuni minuti. Quindi spegnete il fuoco e fate raffreddare lasciando gli aromi nell’acqua: quindi filtrate e bevete la tisana amara o, se proprio volete avere un sapore più dolce, un cucchiaino di miele. Se in casa avete anche dello zenzero fresco, una fettina darà ancora più sapore e un ulteriore aiuto alla digestione!

Il senso di pesantezza post pranzo di Natale influisce anche sul sonno. Tra le tisane per combattere l’insonnia consiglio una miscela di fiori di lavanda, fiori di tiglio, foglie di melissa, fiori di camomilla e semi di finocchio.

 

Vediamo ora nel dettaglio quali sono gli ingredienti più indicati per preparare le tisane digestive.

1. Miele
Il miele è un’importante fonte energetica per il nostro organismo. A differenza dello zucchero raffinato, il miele è molto più digeribile, quindi particolarmente indicato per i disturbi digestivi.

2. Alloro
L’alloro è conosciuto comunemente come erba aromatica per carne e pesce, ma l’azione principale dell’alloro, detto anche lauro, è quella che svolge sulla digestione. E’ una pianta ricca di oli essenziali come eucaliptolo, presente sia nelle foglie che nelle bacche. Questi oli agiscono sullo stomaco migliorando la digestione, portando benefici calmanti.

3. Limone
I benefici che il limone apporta al nostro corpo sono davvero numerosissimi. Uno su tutti il l’effetto benefico che il limone apporta a stomaco e intestino. Per questo è un ingrediente essenziale per una tisana depurativa.

4. Menta
La menta è perfetta a fine pasto, migliora la digestione, previene la nausea e contrasta la formazione di gas intestinali.

5. Camomilla
Conosciuta principalmente per le sue doti rilassanti, è ottima per contrastare la cattiva digestione. L’infusione dev’essere molto breve (3-5 minuti).

 

fonti www.aiafood.com, www.leitv.it
Categories Alimenti, Consigli, News

Panettone Vs Pandoro

Panettone vs Pandoro… l’eterna sfida!

Non vi dirò che è impossibile stabilire una porzione raccomandabile di Panettone o Pandoro: essendo i dolci delle feste dovrebbero essere consumati dopo i pasti principali, in questo caso le quantità consigliate non sono calcolabili (si tratterebbe di pochi grammi). Non vi dirò nemmeno che è consigliabile mangiarne mezza fetta a colazione con una tazza di latte e se invece li mangiamo dopo i pasti dovremmo rinunciare a pasta e pane. Per non parlare del fatto che soprattutto in questo periodo dovremmo aumentare la nostra attività fisica per non rinunciare ai dolcetti e senza arrivare appesantiti.Proviamo a scegliere il nostro dolce preferito proprio con la pancia! Scopriamo le loro storie, le caratteristiche che li rendono unici e come vengono preparati…


 

Iniziamo dalle loro storie…

STORIA DEL PANETTONE

C’era una volta un panettiere milanese di nome Toni che lavorava nelle cucine degli Sforza. Un bel giorno, in occasione di un banchetto, preso dalle mille pietanze da preparare ha bruciacchiato il pane. Non c’era più tempo per preparare dell’altro impasto e farlo lievitare. Toni non si lasciò prendere dallo sconforto e riuscì a rimediare impastando tutto con uova, zucchero e spezie. Da questo giorno nasce il “Pan de Toni” o meglio, come lo conosciamo oggi “Panettone”.

STORIA DEL PANDORO

La storia del Pandoro è meno romantica, questo dolce deriva da un’usanza rinascimentale veneta. In questo periodo sembra che i cibi offerti venissero ricoperti da sottili foglie di oro zecchino, tra questi c’era un dolce a forma conica chiamato “Pan de Oro” da cui deriva il Pandoro, dolce tipico di Verona.


 

 

Come riconoscere un buon Panettone e un buon Pandoro

PANETTONE

Se si sceglie quello tradizionale di Milano occorre controllare che la cupola sia incisa a croce senza altri rilievi e spaccature . La crosta deve essere aderente alla pasta , deve essere dorata e senza bruciature.
La pasta interna deve essere soffice e di colore giallo carico e deve avere le caratteristiche alveolature (i buchi), segno che la pasta è lievitata naturalmente .
I canditi e l’uvetta devono essere presenti in notevoli quantità

PANDORO

Il fondo deve essere di colore bruno ma non bruciacchiato . La pasta deve essere di colore giallo , soffice e l’alveolatura deve essere meno evidente rispetto al panettone .
Il sapore non deve essere acidulo o con note aromatiche esagerate .


Preparazioni

PREPARAZIONE DEL PANETTONE

Il panettone non è un dolce facile da preparare e, come molte altre ricette a doppia lievitazione e con pasta madre, necessita di una certa manualità, esperienza e feeling con la strumentazione (soprattutto col forno).
I due ingredienti “essenziali” per il panettone sono: la farina ed il lievito naturale.
Descriviamo innanzi tutto l’ingrediente “vivo” del panettone: la pasta acida. Questa è definibile come l’acido prodotto dalla fermentazione della pasta stessa che ha la funzione di scatenare un ulteriore fermento nel composto al quale viene aggiunto. La pasta acida dev’essere alla giusta maturazione, né troppo fresca, né troppo acida. Essa innesca la lievitazione del panettone e permette di produrre bolle di anidride carbonica poi intrappolate nel reticolo di glutine; inoltre, favorisce l’azione dei lactobacilli aromatici ma blocca la contaminazione da patogeni. La pasta acida è a base di farina, acqua e lieviti specifici.
Il procedimento per il panettone prevede la formulazione di un pre-impasto specifico: si inizia unendo acqua, farina, tuorlo d’uovo, pasta acida e burro; il tutto lieviterà per 12-16 ore ad una temperatura di 18-20°C per triplicare di volume.
Il pre-impasto va poi messo in impastatrice incorporando gli altri ingredienti; per prima la farina, in modo da conferire forza e struttura al panettone; poi lentamente: zucchero, altro tuorlo d’uovo, burro, bacche di vaniglia pulite, sale (facoltativo – aiuta a rinforzare il glutine e contrasta il sapore dolce), uvetta sultanina e canditi. L’impasto definitivo del panettone viene poi lasciato riposare per 50′ a temperatura ambiente. Se l’impasto è abbondante avviene la spezzatura, con la quale si otterranno pezzi da circa 1000-1100g; questi vengono poi sottoposti a pirlatura (lavorazione a mano per dare la forma specifica) e riposti in pirottini di carta nei quali levitano ulteriormente a 25°C per 6 ore (durante le quali raddoppiano di volume).
Dopo il riposo, il panettone va scarpato (procedimento col quale si incide una croce al vertice); segue la cottura in forno a 160-170°C per circa 50-60′.
Al termine, il panettone viene infilzato con dei ferri e “stagionato a testa in giù” per circa 10 ore.

PREPARAZIONE DEL PANDORO

 

  • preparare una palla di impasto con lievito, un cucchiaio di farina e QB di acqua tiepida, poi lasciarlo lievitare fino al raddoppio del volume;
  • a parte, impastare 65g di farina, un cucchiaio di zucchero, un uovo, un tuorlo e 10g di burro fuso.
  • Unire i due impasti e lavorarli per 5 minuti circa. Lasciar riposare e lievitare il tutto fino al raddoppiamento del volume.
  • Su una spianatoia, mettere 130g di farina, 2 cucchiai di zucchero, 20g di burro fuso, un uovo, due tuorli, vanillina, una presa di sale, ed impastare. Unire quest’ultimo all’impasto lievitato e lavorare per 10 minuti. Aggiungere 50g di farina per aumentare la consistenza e far lievitare 3 ore.
  • Rompere la lievitazione a colpetti con le mani e appiattire l’impasto sulla spianatoia. Col mattarello, stenderlo a forma quadrata e disporvi 150g di burro a piccoli pezzi. Portare i 4 angoli del quadrato verso il centro coprendo tutto il burro. Stendere col mattarello e piegare tutto in 3, poi stendere nuovamente, per 2 volte.
  • Lasciar riposare 25 minuti e ripetere nuovamente l’operazione di stesure e ripiegamenti con riposo di altri 25 minuti.
  • Reimpastare sulla spianatoia e arrotondare l’impasto su se stesso. Porlo in uno stampo da pandoro opportunamente imburrato e zuccherato, e lasciarlo riposare e lievitare fino al raggiungimento dell’orlo dello stampo (le lievitazioni andranno preferibilmente effettuate ad una temperatura costante di circa 33-35°C).
  • Infornare a 190° e, dopo 20 minuti, abbassare a 160°C la temperatura. Dopo 30 minuti verificare la cottura con uno spillo da cucina ed eventualmente rimuovere dal forno. Togliere dallo stampo, lasciar raffreddare e servire il pandoro decorato con zucchero a velo.

Dopo questa lettura cosa vi piace di più?

Per la maggiore “semplicità” sia nella preparazione che nei criteri riconoscimento di un buon dolce sceglierei il Pandoro. Si, ci sto provando a far vincere il dolce Veneto!

Credo che entrambi questi dolci non dovrebbero mancare nelle tavole dei giorni di festa! Scegliamoli però di qualità e preparati secondo i criteri che abbiamo visto. Nel 2005 per facilitare la scelta è stato introdotto un disciplinare che permette di chiamare Panettone e Pandoro solo i dolci preparati con determinati ingredienti:

PANETTONE:  farina di frumento, zucchero, uova di gallina di categoria «A» o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantità tali da garantire non meno del quattro per cento in tuorlo, materia grassa butirrica in quantità non inferiore al sedici per cento, uvetta e scorze di agrumi canditi in quantità non inferiore al venti per cento, lievito naturale costituito da pasta acida, sale.
E’ facoltà del produttore aggiungere anche i seguenti ingredienti :
latte e derivati, miele, malto, burro di cacao, zuccheri, lievito avente i requisiti di cui all’art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica 30 novembre 1998, n. 502, fino al limite dell’un per cento, aromi naturali e naturali identici, emulsionanti, il conservante acido sorbico, il conservante sorbato di potassio.

PANDORO: farina di frumento, zucchero, uova di gallina di categoria «A» o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantità tali da garantire non meno del quattro per cento in tuorlo, materia grassa butirrica, in quantità non inferiore al venti per cento, lievito naturale costituito da pasta acida, aromi di vaniglia o vanillina, sale. E’ facoltà del produttore aggiungere anche i seguenti ingredienti:
latte e derivati, malto, burro di cacao, zuccheri, lievito avente i requisiti di cui all’art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica 30 novembre 1998, n. 502, fino al limite dell’un per cento, zucchero impalpabile, aromi naturali e naturali identici, emulsionanti, il conservante acido sorbico, il conservante sorbato di potassio.

Kcal Proteine gr. Lipidi gr. Glucidi gr.
Panettone (gr 100) 386 6 15 56
Pandoro (gr 100) 414 8 20 52

 

 

 

Categories Alimenti, News

Le dieci Regole

Come promesso eccomi con i consigli per arrivare pronti a Natale!

Lo sappiamo bene quanto questo mese ci metta davanti a tentazioni irresistibili, quanto sia pieno di cene di qualsiasi tipo: la cena aziendale, la cena del corso di inglese, la cena del corso di yoga, la cena del corso di rock’n’roll acrobatico (si, mi piacerebbe da matti!), la cena del gruppo di passeggiate (guai a voi se non venite!!!), cene con amici che non immaginavamo nemmeno di avere. Vi vedo già con le vostre agende ad incastrare tutti gli impegni per lasciare la settimana prima di Natale libera perché insomma, vuoi non fare gli auguri a Luisa che poi non rivedrai più fino all’anno prossimo??? …che poi si tratta di 15 giorni, ma questo è un altro discorso! Beh, avete ragione, non si può mancare a queste feste ma ci sono almeno altre due cose che non bisogna assolutamente fare: disperarsi in anticipo per i chili che mi ritroverò a gennaio, arrivare a gennaio con chiletti in più.

Siamo ancora perfettamente in tempo per evitare il peggio, basta seguire queste semplici regole!

  1. Impariamo a ridurre e ad eliminare lo zucchero che aggiungiamo a tè e caffè e le bibite zuccherate. Nessun periodo come questo è ricco di dolci, giochiamo d’anticipo!
  2. Cerchiamo di ridurre il pane bianco durante i pasti e sostituiamolo con pane integrale, facciamo la stessa cosa anche con tutti gli altri cereali. Ne mangeremo un po’ meno e saremo sazi per più tempo.
  3. Sappiamo bene che le cene, a meno che non si tratti di una semplice pizza, saranno ricche di piatti conditi. A casa proviamo a ridurre i condimenti nelle cotture e ad usare esclusivamente olio EVO a crudo.
  4. Per lo stesso motivo impariamo a mangiare ogni giorno legumi e proviamo a sostituire ogni tanto un piatto di carne con un piatto di cereali e legumi che avrà lo stesso contenuto di proteine ma sicuramente un minore contenuto di grassi.
  5. Se siamo abituati a bere un bicchiere di vino a pasto a casa, ecco eliminiamolo. Non mancheranno di sicuro le occasioni per brindare!
  6. Impariamo ad usare spezie ed erbe aromatiche al posto del sale, prepareremo piatti profumati e colorati e ci sembrerà di mangiare qualcosa di nuovo.
  7. Se a casa stiamo facendo la scorta di panettoni e pandori, usiamola in modo intelligente! Cerchiamo di non inzupparli nella tisana della buonanotte ma mangiamone mezza fetta a colazione con una tazza di latte di soia.
  8. Arachidi, noci, nocciole non mangiamole la sera davanti alla tv, prepariamone un po’ di sgusciate da portare al lavoro come spuntino di metà mattina.
  9. Cerchiamo di preferire la frutta a cracker, biscotti e brioche durante gli spuntini.
  10. E come ultimo… aumentiamo la nostra attività fisica, cerchiamo almeno di camminare ogni giorno!

Iniziamo a mettere in pratica questi facili consigli (che poi ci faranno bene anche per tutto il resto dell’anno) e poi tornerò con nuovi consigli!

Categories Cena

Zuppa di rapa e cavolo rossi

Eccomi con un’altra idea per una cena autunnale, calda ma soprattutto facile e veloce da preparare.

Ormai non è più un segreto che qualsiasi verdura che passa dal mio frigo prima o poi diventa una zuppa o una passata. Ieri sera mi sono trattata molto bene, l’autunno è arrivato alla grande, si iniziano ad avvertire i primi acciacchi della stagione, perciò è meglio fare il pieno di vitamine e sali minerali che ci aiutano a rinforzare il nostro corpo.

Così mi sono preparata una passata di rapa rossa e cavolo rosso ed un insalata fresca e gustosa.

ZUPPA DI RAPA E CAVOLO ROSSI

INGREDIENTI

  • 1 rapa rossa
  • cavolo rosso
  • 1 cipolla
  • 2 carote
  • brodo vegetale

PREPARAZIONE

Ho preso la mia cara pentola a pressione, come al solito ho fatto appassire un po’ la cipolla bianca e le carote e ci ho aggiunto la rapa rossa ed un pezzo di cavolo rosso. Tutto il piano di lavoro ha preso un meraviglioso colore fucsia, quasi un peccato pulire! Dopo averli fatti andare un po’ sul fuoco ho aggiunto del brodo vegetale e lasciato che andasse tutto da solo per circa 20 minuti, alla fine ho frullato tutto e servito con un cucchiaino di panna acida.

 

INSALATA CON PERE, NOCI E FORMAGGIO

INGREDIENTI

  • Insalata
  • 1 pera piccola
  • noci
  • formaggio (fontina ma può essere scelto in base ai gusti)
  • olio EVO
  • sale, pepe

PREPRAZIONE

Ho lavato l’insalata, ho lavato e tagliato a cubetti la pera, ho tagliato a cubetti il formaggio, sbriciolato grossolanamente le noci, mescolato e condito tutto con olio EVO, sale e pepe.

Una cena molto semplice ma molto ricca!

PROPRIETA’ DELLA RAPA ROSSA

La rapa rossa ha ottime proprietà antiossidanti: sembra che la presenza di nitrati comporti un effetti ipotensivo. Questi ortaggi hanno anche proprietà disintossicanti, depurative, antisettiche e mineralizzanti: la rapa rossa contiene ferro, sodio, potassio, calcio, magnesio e fosforo. Sono utili in caso di problemi digestivi perchè stimolano la produzione di succhi gastrici e bile (a questo proposito chi soffre di gastrite deve fare attenzione), inoltre la presenza di fibre aiuta la funzionalità intestinale. Infine è ricchissima di vitamina C.

PROPRIETA’ DEL CAVOLO ROSSO

Del cavolo rosso abbiamo parlato in uno degli ultimi articoli, ma possiamo ricordare velocemente le sue proprietà antiossidanti, il suo apporto di fibra, di vitamina A e di vitamina C.

PROPRIETA’ DELLE NOCI

Le noci sono fantastiche alleate nella regolazione del colesterolo e nella prevenzione di malattie cardiache e coronariche. Sono ricche di vitamina E, un potente antiossidante, di zinco, rame, ferro e vitamine del gruppo B.

 

Insomma con una cena così, oltre ad esserci riscaldati, essere sazi ma anche leggeri, abbiamo fatto il pieno di antiossidanti, vitamine e micronutrienti, nostri alleati in questo cambio di stagione.

 

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi