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Il radicchio

Il radicchio, in botanica, per il principio amaro contenuto nelle sue foglie, e’ conosciuto come ”cichorium intybus”.

Gia’ negli scritti dei Romani si parla del radicchio. Mentre la storia del radicchio rosso ha inizio a meta’ del XVI secolo quando viene messa a punto la tecnica di forzatura, necessaria per ottenere artificialmente il colore rosso. Successivamente le tecniche si sono affinate fino ad arrivare al radicchio rosso moderno.

Le cultivar sono di tre gruppi: radicchi dalle radici amare; radicchi da foglie e da radice, cui appartiene la cicoria di Bruxelles, e infine il gruppo piu’ noto dei radicchi da foglie verdi o colorate, al quale appartiene propriamente il radicchio rosso, principe dei risotti e delle insalate. Questa cicoria rossa viene seminata in estate su terreni argillosi; la varieta’ precoce va raccolta verso la meta’ di settembre, mentre quella tardiva a meta’ novembre.

Il radicchio e’ ricco di molte proprieta’ benefiche: e’ depurativo, diuretico, tonico e lassativo, facilita la digestione, la funzione epatica, e stimola la secrezione biliare, e’ consigliato quindi in caso di stitichezza e cattiva digestione. Questo ortaggio ha un contenuto calorico basso ed e’ ricco di vitamina A, B1 e B2 se consumato fresco; il contenuto vitaminico diminuisce sensibilmente quando le foglie sono appassite o troppo bagnate, quindi, al momento dell’acquisto, bisogna fare attenzione che il cespo sia fresco. Da non sottovalutare la presenza di sali minerali, calcio, fosforo e potassio; il radicchio e’ inoltre un ottimo apportatore di fibre. e’ inoltre ricco di antiossidanti che frenano i processi di invecchiamento, e quindi indicato a chi ha problemi di pelle, artrite e reumatismi. Il radicchio di Treviso, sia del tipo precoce che tardivo, viene usato anche in medicina. Le radici, infatti, seccate e ridotte in polvere o preparate in sciroppi o decotti, servono come digestivo, tonico, depurativo, mentre le foglie messe in infuso o sciroppo vengono impiegate per stimolare le funzioni digestive, per depurare il fegato e facilitare la diuresi; i fiori in infuso hanno la proprieta’ di favorire la secrezione della bile.

In cosmesi, il succo viene utilizzato per preparati per la pelle irritata. La composizione nutrizionale del radicchio presenta, acqua al 94%, fibre BK, tracce di zuccheri e tra i sali minerali troviamo: calcio, ferro, potassio, sodio, fosforo, magnesio e rame.

  • Con solo 13 kcal in 100 grammi, il radicchio risulta un alimento ipocalorico che dà senso di sazietà ed è per questo che può essere utilizzato in qualsiasi dieta
  • L’alto contenuto di acqua, fibre e principi amari presenti nel radicchio, favoriscono la digestione e la secrezione della bile, aiutando l’organismo a trovare il giusto equilibrio intestinale. Inoltre le fibre, che trattengono gli zuccheri presenti nel sangue, sono consigliate a chi soffre di diabete di tipo 2.
  • Grandi benefici si ricevono grazie alla quantità di calcio ferro in esso presenti. Tali sali minerali favoriscono il metabolismo delle ossa (distruzione e rigenerazione ossea), rendendole più forti e regolano la pressione sanguigna
  • Un altro beneficio è legato alla riduzione del rischio del tumore al colon, poichè questa parte di intestino assimila gli antiossidanti e utilizza le fibre contenute nel radicchio per combattere la stitichezza.
  • La grande concentrazione di antiossidanti combatte altresì l’invecchiamento della pelle ed è particolarmente indicato a chi soffre di artrite e di reumatismi
  • Gli antociani, presenti nella qualità rossa del radicchio, sono utili nel prevenire le malattie cardiovascolari, in particolar modo riducono il pericolo di cardiopatia ischemica.
  • Il triptofano presente nel radicchio aiuta il sistema nervoso favorendo il rilassamento e contrastando i problemi legati all’insonnia.

Conservazione: in frigo anche per una settimana, chiuso in un sacchetto di plastica o avvolto in un telo da cucina.

Lavaggio: meglio eliminare le foglie esterne piu’ danneggiate, tagliare i cespi a meta’ ed allargare leggermente le foglie in modo che l’acqua possa penetrare tra le foglie.

Ricordiamo che il prodotto deve essere assunto fresco, le foglie non devono essere appassite o troppo bagnate, altrimenti si rischia di perdere molte delle proprietà sopra descritte.

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I Ceci

ceci sono i semi di una pianta, Cicer Arietinum, il cui seme trova impiego solo allo stato secco. I semi sono sferici, più o meno grandi e lisci.

È una delle piante più diffuse del mediterraneo, coltivato soprattutto nelle zone centrali dell’Italia, in Toscana, Umbria e Lazio, dove crescono alcune varietà particolari.

I ceci si trovano in commercio già cotti e pronti per l’uso, conservati in lattine o in vasetti di vetro nella loro acqua di cottura, oppure secchi da cuocere previo ammollo di 10-12 ore, oppure tostati e salati, da mangiare come aperitivo o come snack. Esiste anche la farina di ceci, con la quale si preparano focacce e farinate, tipiche delle liguria. Al momento dell’acquisto, è meglio verificare che i ceci secchi non siano troppo vecchi (più di un anno), e che non presentino fratture o forellini.

Tra i legumi, i ceci sono fra i più ricchi di calorie (316 kcal in 100 g): contengono il 6% di grassi, mentre i fagioli, le lenticchie e i piselli ne possiedono solo al massimo il 2%.
Come per quasi tutti i legumi, i carboidrati contenuti sono molto elevati (circa 55%), mentre le proteine ammontano mediamente ad un 20%; sono ricchi di fosforo e di potassio e contengono una discreta percentuale di acido linoleico e quindi possono essere considerati discrete fonti di grassi essenziali
Sono molto ricchi di amido e contengono anche buone quantità di sali minerali, fibre e vitamina A e C, oltre alle saponine, sostanze che aiutano l’organismo a eliminare il colesterolo dall’intestino. A causa della quantità di cellulosa in essi contenuta, vanno consumati con moderazione da chi soffre di coliti.

I ceci sono dei legumi un po’ difficili da digerire e sono sconsigliati quindi a chi ha problemi di stomaco e di intestino: se prima di essere consumati però viene tolta la buccia trasparente che li ricopre, risultano più leggeri.

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La Triglia

Con questo nome si identificano due distinte specie di pesci marini: la triglia di scoglio e quella di fango: quella di fango può anche essere buonissima, se però il pesce non si è nutrito con alimenti che diano un cattivo aroma alla carne.
La triglia di scoglio è un pesce abbastanza piccolo con un corpo piuttosto allungato. Ha una bocca minuta dalla cui estremità si diramano due appendici (barbigli), che sono utilizzate per cercare cibo sui fondali.
La Triglia di scoglio è diffusa nell’Atlantico orientale (dalla Norvegia al Senegal), nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero.
Abita fondali rocciosi e qualche volta su fondali sabbiosi e fangosi coperti da vegetali, profondi al massimo 100 metri, i piccoli vivono in mare aperto.
Si nutre da giovane principalmente di piccoli crostacei, da adulta d’organismi che vivono sul fondo come crostacei, molluschi e piccoli pesci.
Considerata sin dall’antichità una delle specie marine più pregiate, alla triglia venivano attribuite proprietà erotizzanti sia per la carne rosata che per il profumo, il quale pare togliesse ogni inibizione.
Considerata in genere uno dei pesci più pregiati, la triglia è consumata dagli amatori cotta senza essere sventrata, cioè con tutte le interiora, e per questa ragione è considerata la “beccaccia di mare”.

PROPRIETA’ NUTRIZIONALI per 100 g:

  • Parte edibile: 60%
  • Acqua: 75.3 g
  • Proteine: 15.8 g
  • Lipidi : 6.2 g
  • Colesterolo: 78 mg
  • Carboidrati disponibili: 1.1 g
  • Zuccheri solubili: 1.1 g
  • Energia: 123 kcal – 515 kJ
  • Ferro: 1.1 mg
  • Calcio: 21 mg
  • Fosforo: 218 mg
  • Magnesio: 30 mg
  • Zinco: 2.4 mg
  • Rame: 0.24 mg
  • Selenio: 30 µg
  • Tiamina: 0.07 mg
  • Riboflavina: 0.07 mg
  • Niacina: 4.2 mg
  • Vitamina A retinolo eq.: 9 µg
  • Vitamina C : tracce

COME RICONOSCERE UNA TRIGLIA FRESCA

La triglia fresca ha pelle lucente con riflessi iridescenti, l’occhio vivace e le branchie rosse. La polpa deve essere soda ed elastica ed avere odore gradevole. Se le carni sono dure ed il colore è cupo, significa che la triglia non è fresca.

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Le Arance

Oggi l’arancia è l’agrume più diffuso al mondo, e se ne coltivano centinaia di varietà. Le arance sono prevalentemente un frutto invernale, in quanto maturano da novembre fino a primavera. I primi frutti si possono raccogliere nel mese di novembre (navelina) e gli ultimi attorno a giugno-luglio (valencia).Un albero adulto può produrre fino a 500 frutti l’anno. L’arancia presenta esternamente una scorza detta pericarpo, inizialmente di colore verde e poi, nel frutto maturo, gialla, arancione o rossastra. La parte interna, detta endocarpo, è polposa e commestibile, ed è divisa in logge o spicchi che contengono il succo che può essere di colore giallo, arancione o rosso. La buccia è caratterizzata da una leggera ruvidezza. Alcuni frutti sono a polpa bionda (ovale, biondo comune, navelina, washington navel, ecc.), altri a polpa rossa, per via dei pigmenti antocianici in essi contenuti (moro, tarocco, sanguinello). Alcuni frutti sono più grandi e dalla buccia spessa, altri di aspetto più modesto e dalla buccia più sottile, ma più sugosi ed adatti alla spremitura.
Solo in Italia più di venti varietà vengono coltivate come frutta da tavola, ed altrettante per spremuta. Le varietà a polpa rossa sembrano conservare pienamente le loro peculiari caratteristiche organolettiche solo quando coltivate in alcune limitate aree della Sicilia orientale. In conseguenza di ciò le arance rosse sono diffuse principalmente in Europa, mentre nel resto del mondo si trovano in commercio quasi esclusivamente quelle a polpa bionda. Comunque, le arance dolci non vengono consumate solo come frutta fresca ma, soprattutto nel caso di quelle a polpa bionda, vengono utilizzate per la produzione di succhi. Durante la lavorazione delle arance per trarne il succo, la buccia, preventivamente separata dal resto del frutto, viene sfruttata per estrarne l’olio essenziale in essa contenuto e, in misura minore, per la produzione di canditi e frutta essiccata. La definizione Arancia rossa di Sicilia è usata per individuare le varietà di arance a polpa rossa (moro, tarocco e sanguinello) che rispettano quanto previsto nel relativo disciplinare “Arancia rossa di Sicilia IGP” (Indicazione Geografica Protetta). In realtà l’arancia a polpa rossa si coltiva anche in altre regioni, soprattutto in Calabria, dove la produzione supera di 1,7 volte quella della Sicilia.

PROPRIETA’

  • L’alta concentrazione di vitamina C (50 mg in 100 grammi), aumenta l’efficienza del sistema immunitario, abbassando in tal modo il rischio di raffreddori, influenze e febbri. Da sottolineare che con due arance al giorno viene soddisfatto il fabbisogno giornaliero di vitamina C.
  • L’elevato contenuto di vitamina C e di bioflavonoidi (vitamina P) permette di ricostituire in tempi brevi il collagene del tessuto connettivo; per questo motivo vengono rafforzate ossalegamenti, cartilagini, tendini e denti. Un’altra proprietà dovuta alla combinazione delle due  C e P è quella di ridurre la formazione di edemi e la fragilità dei capillari.
  • L’assunzione di vitamina C contrasta anche le patologie legate alla circolazione del sangue, aiutando in questo modo a prevenire e combattere cellulite, vene varicose ed emorroidi.
  • Grazie alle qualità antianemiche della vitamina C, le arance favoriscono l’assorbimento di ferro, fondamentale per la formazione dei globuli rossi.
  • terpeni presenti nella buccia si rivelano efficaci nel prevenire  della mammella, del colon e del retto.
  • La considerevole quantità di fibra presente nel callo bianco è un ottimo lassativo ed aiuta a regolare l’assorbimento di grassi, proteine e zuccheri.
  • Il carotene (produttore di vitamina A) contenuto nelle arance protegge la vista e la salute della pelle.
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La Verza

La Verza, chiamata anche “cavolo verza”, è una pianta erbacea che appartiene alla famiglia delle Crucifere e il cui nome scientifico è “Brassica oleracea sabauda”. Ha un fusto corto e presenta croccanti foglie di grandi dimensioni, molto grinzose e ricche di nervature sporgenti. Quest’ortaggio ha origini nel bacino del Mediterraneo e, nell’antica Roma, veniva consumato prima dei banchetti per favorire l’assorbimento dell’alcool da parte dell’organismo.
Il clima più favorevole alla sua coltivazione è quello di tipo temperato-umido; la semina avviene, generalmente, nella stagione autunnale e in quella invernale. 

Oggi si distingue tra verza precoce e verza estiva, con teste allentate e leggere, la verza gialla con testa compatta e la verza invernale, con testa più allentata e verdeggiante.

In cucina è sempre meglio non sottoporre la verza a lunghe cotture: cotta brevemente a vapore, stufata dolcemente in poco olio, o meglio ancora, tagliata fine e mangiata cruda in insalata è digeribilissima, un aiuto prezioso per lo stomaco e l’intestino. Una volta stracotta e servita con condimenti troppo ricchi,  diventa indigesta. 

 

PROPRIETA’
La verza contiene molti sali minerali (potassio, calcio e fosforo),oligoelementi e vitamine, soprattutto vitamina C, E e acido folico.

100 grammi contengono:

  • 94,2 g di acqua
  • 2,8 g di proteine
  • 0,3 g di grassi
  • 2,9 g di carboidrati
  • 107 kJ/26 kcal

La comunità scientifica internazionale ha dimostrato la capacità della verza e degli altri ortaggi della famiglia delle Crucifere (broccoli, cavolfiori, rucola, rape, ravanelli) di avere azione protettiva nei confronti dei tumori. La verza, infatti, contiene isotiocianati, sostanze in grado di stimolare le cellule a produrre alcuni bioenzimi estremamente efficaci nel contrastare la degenerazione del DNA, soprattutto a livello di bronchi e polmoni.

I fitoestrogeni della verza riescono a contrastare l’insorgenza dei tumori connessi all’attività degli ormoni, quali il cancro alla mammella e quello alla prostata.
Inoltre, il buon contenuto di sostanze antiossiddanti, come polifenoli, carotenoidi, indoli e sulforafano, rende la verza molto utile nella prevenzione dei tumori che colpiscono l’apparato digerente.
Il sulforafano si è rivelato molto utile anche per le persone affette da diabete, dal momento che contribuisce a riparare i danni all’apparato cardiovascolare provocati dall’iperglicemia.

Il decotto di foglie di verza viene tradizionalmente considerato utile in caso di bronchiti ed asma, mentre l’acqua di cottura, ricca di zolfo, viene utilizzata per curare eczemi e infiammazioni e per detergere la pelle.

COSA CONTROLLARE QUANDO SI FA LA SPESA:

Le foglie più esterne sono aperte a fiore, il cuore deve risultare ben serrato e compatto; le foglie non devono presentare intaccature nè tagli profondi.

COME SI CONSERVA:

Si conserva in frigorifero fino a 10 giorni, chiuso in sacchetti di plastica microforata e riposto nel cassetto delle verdure.

Foglie e striscioline si conservano 3-4 giorni, ben chiuse in recipiente ermetico.

Tenere la verza lontana dagli altri alimenti perchè con il passare dei giorni tende a fermentare e svilupare un forte odore.


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Il Carciofo

Il carciofo è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Composite (Asteracee), tipico dell’area Mediterranea, può essere con o senza spine, grosso o allungato, e variare da colori intensi di verde a toni violacei; la pianta, solitamente, può arrivare anche ad un metro e mezzo di altezza, con fiori azzurro-violacei e con frutti di forma oblunga di colore grigio-bruno. La parte edibile della pianta è in realtà il fiore e il cuore centrale, molto ricercato, perchè più tenero.
La sua coltivazione di maggior rilievo si ha in Italia (Puglia, Lazio, Campania, Sicilia e Toscana), Francia e Spagna. 

Le varietà che si coltivano in Italia possono essere classificate, in base alla produzione in due grandi gruppi:

  • varietà autunnali: vengono generalmente coltivate lungo le coste dell’Italia meridionale,la cui produzione si verifica a cavallo dell’inverno, con inizio ad ottobre-novembre, e, dopo una stasi invernale, continua in primavera fino a maggio. Una buona parte di questa seconda produzione viene destinata all’industria conserviera.
  • varietà primaverili: coltivate nelle aree costiere dell’Italia centro-settentrionale, forniscono una produzione più o meno precoce che può durare da febbraio-marzo fino a maggio-giugno.

Ecco le varietà di carciofi più famose.

Spinosi : sono generalmente piu’ affusolati di quelli senza spine e sono di un intenso color verde. Il loro sapore deciso li rende ottimi da gustare crudi.

  • Spinoso di Albenga: di forma ovale (particolarmente pregiato)Spinoso Masedu Sardo, di forma conica allungata con foglie grandi e spinose, viene gustato in carpaccio, in insalata o in pinzimonio.
  • Spinoso di Sicilia: ha forma rotonda, è tenero e polposo, ottimo crudo, fritto “alla giudia”.
  • Veneto di Chioggia: è di colore chiaro ed è ottimo fritto, lesso o saltato in padella.
  • Violetto di Toscana: ha colore viola e forma affusolata; è ottimo cotto, trifolato, in umido o stufato intero.

Non spinosi: hanno una forma rotondeggiante (che li rende perfetti per essere farciti) e particolari sfumature violacee; vengono sempre cotti prima dell’uso ed hanno un sapore intenso e delicato.

  • Violetto di Catania: senza spine, con le foglie violacee, che costituisce i 2/3 della produzione nazionale.
  • Paestum: di forma arrotondata, anch’esso senza spine, con le foglie di colore rosso scuro, divenuto Igp.
  • Romanesco: (detto anche mammola o cimarolo) sferico, grosso, particolarmente morbido e privo di spine con foglie verde-viola, ha poco scarto ed è più adatto per essere cucinato ripieno o “alla giudia”. E’ divenuto Igp.

Al momento dell’acquisto, il carciofo deve avere il gambo ben sodo e dritto, la punta ben chiusa e le foglie di un verde scuro misto al viola, carnose e croccanti.
Per quanto riguarda la pulizia dei carciofi cominciamo dal gambo; se si utilizzerà nella preparazione, bisogna togliere parte della scorza esterna e tagliarlo per metà, oppure andrà completamente eliminato a seconda dell’utilizzazione. Per quanto riguarda le foglie, quelle più esterne, che sono anche le più dure, si tolgono per intere, spezzandole alla base della foglia stessa, mentre di quelle più interne, morbide e chiare, si taglia la parte superiore, lasciando intatta la parte inferiore più chiara. 
A questo punto i carciofi si possono tagliare a metà o a spicchi, ma va asportata la “peluria” interna all’ortaggio; per finire, i carciofi così tagliati vanno immersi in una soluzione acidulata (di acqua e limone) per evitare che anneriscano.
I carciofi si conservano in frigorifero anche per un mese, ma se vengono cucinati possono facilmente deperire, quindi vanno consumati rapidamente. 
Ci sono poi molti modi di conservare i carciofi; sott’aceto, sott’olio, al naturale o in salamoia e surgelati. 

I carciofi in cucina si possono preparare in diversi modi. Se sono giovani e teneri è preferibile mangiarli crudi, tagliati a fettine sottili e conditi con olio, limone e mentuccia, o anche bolliti e conditi con olio, sale e pepe, oppure impastellati e fritti. Con i carciofi si preparano zuppe, minestre, torte salate, risotti, secondi a base di carciofi ripieni, insalate, ecc.

Un’autentica specialità, sono i celeberrimi carciofi alla giudia, fritti e dorati, i carciofi alla romana, cotti in teglia con acqua, olio e aromi, i carciofi ripieni. In alcune regioni i carciofi fritti, tagliati a spicchi, entrano a far parte del fritto misto, inoltre i fondi di carciofo sono utilizzati in molte preparazioni d’alta cucina. Li troviamo come accompagnamento nella farinata di ceci tipica di Albissola in Liguria; sono ottimi anche saltati in padella con aglio, olio,peperoncino e una manciata di prezzemolo, oppure utilizzati nelle frittate. Molto usato come condimento nei primi piatti; il carciofo si presta bene ad essere usato come condimento con un battuto e un filo di panna oppure accostato alle vongole già sgusciate o nelle lasagne.
L’estratto di carciofo è infine utilizzato nella preparazione di amari e digestivi. 
Se la taglia del carciofo è robusta possiamo utilizzare il cuore a crudo, mentre dovremo cuocere il resto dell’ortaggio per rendere tenere e commestibili le foglie più esterne, mettendolo in una casseruola con olio, sale e ricoprendolo con acqua, lasciandolo poi cuocere a fiamma lenta per una quarantina di minuti, finchè sarà tenero al punto giusto.

Il carciofo, ortaggio di alto valore nutritivo, ha un apporto calorico veramente basso ed un enorme contenuto di ferro. Inoltre, contiene sodio, potassio, calcio, fosforo, vitamine (A, B1, B2, C, PP), acido malico, acido citrico, tannini e zuccheri consentiti anche ai diabetici.
La sua vera risorsa è la cinarina, principio attivo contenuto nelle foglie e nel succo della pianta di sapore amaro che favorisce la diuresi e la secrezione biliare; ma attenzione! Questo principio attivo viene annullato dalla cottura.
I carciofi riescono a far abbassare il tasso di colesterolo e trigliceridi nel sangue, migliora la funzionalità epatica, dà una mano all’intestino pigro, e da studi certificati si è visto che la sua azione fortifica il cuore, riduce la fragilità dei capillari, e il suo succo dona vitalità e tonicità alla pelle devitalizzata e foruncolosa.
A casa si possono preparare facilmente tinture e decotti adatti per le disfunzioni epatiche e biliari, contro reumatismi, artrite e gotta. Il decotto è adatto anche per impacchi e lavaggi per la pulizia della pelle del volto.
A causa dell’elevato contenuto di fibre indigeribili e acidi organici può irritare l’intestino dei bambini; conviene evitarne il consumo fino ai tre anni di età. Se ne sconsiglia l’uso anche alle neo mamme (durante l’allattamento) in quanto sembra che inibisca la produzione di latte.

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