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Tag Archives: cioccolato

Categories Ricette, Varie

Chiffon Cake o Donut? di Beatrice

Lo abbiamo sempre sostenuto: è importantissimo mangiare anche con gli occhi. Raddoppia la felicità!
Per questo motivo vi propongo la ricetta – o illusione ottica – della Chiffon Cake al cioccolato della nostra amica Beatrice.

Ingredienti:

  • 300 g zucchero
  • 290 g farina 00
  • 200 g acqua
  • 120 g olio di semi
  • 6 uova grandi
  • 1 bacello di vaniglia
  • scorza di un limone
  • 1 bustina di lievito (16 g)
  • 8 g cremor tartaro
  • 2 g sale fino

Per la decorazione:

  • 150 g di cioccolato (principalmente fondente ma anche al latte)
  • 75 ml di latte
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • codette arcobaleno

Preparazione:

Setaccia farina e lievito, aggiungi zucchero e sale e mescola.
In un’altra ciotola separa i tuorli dagli albumi. Aggiungi ai tuorli l’acqua e l’olio di semi.
Grattugia la scorza di limone e aggiungila ai tuorli con i semi della bacca di vaniglia. Sbatti il composto con le fruste, successivamente incorpora farina zucchero e lievito in una sola volta.
Monta gli albumi. Versa negli albumi montati il cremor tartaro e sbattili ancora per qualche minuto con le fruste.
Versa gli albumi montati nell’altro composto e mescola dal basso verso l’alto.
Versa il composto nello stampo per chiffon cake.
Metti nel forno preriscaldato a 150°C per 45-50 minuti.
Una volta cotta capovolgi lo stampo e lasciate raffreddare la torta finché non scenderà da sola dallo stampo.

Per decorare:

Metti tutti gli ingredienti (cioccolato, latte, zucchero) in un pentolino e fai sciogliere a fuoco lento. Una volta ottenuta una crema liscia ed omogenea lascia raffreddare qualche istante e poi cospargi la “testolina” della tua torta.
Aggiungi le codette prima che la glassa si indurisca, riponi la torta in frigo finché la glassa si sarà rassodata un po’.

Categories Alimenti, News

La Nutella®

La Nutella® è un alimento dolce prodotto dall’azienda Ferrero.

Si tratta di una crema spalmabile a base lipidica, aromatizzata con nocciola e cacao. È un prodotto notoriamente ipercalorico del quale sarebbe buona norma fare un uso sporadico e non sistematico; consumare Nutella® quotidianamente in porzioni considerevoli favorisce infatti l’aumento del tessuto adiposo corporeo e, in associazione ad altri fattori di rischio, può risultare nocivo per la salute.

La nutella®, al pari di molte altre creme spalmabili e snack vari, può essere inserita nella categoria dei cosiddetti junk foods.

Cenni storici

La nutella® nacque come evoluzione del Giandujot – un panetto solido e dolce a base di pasta di nocciole delle langhe, cacao e zucchero – creato nel 1946 da Pietro Ferrero (pasticcere piemontese).
Dopo soli due anni, il Giandujot cambiò sia nome, sia consistenza (più spalmabile), acquisendo il titolo di SuperCrema.
Nel 1964, Michele Ferrero (figlio del noto pasticcere) perfezionò ulteriormente la ricetta e attribuì alla SuperCrema il nome di nutella®, sostantivo ricavato dall’unione del termine inglese “nut” (nocciola) al suffisso “ella” (per conferire un senso di maggior cremosità al prodotto). L’anno successivo nutella® espatriò e conquistò i mercati tedesco e francese, grazie alle notevoli proprietà organolettiche e gustative, oltre che ad un miglior packaging rispetto alla concorrenza.
Nel 1977 nutella® raggiunge l’Australia, dove nei pressi della capitale venne costruito uno stabilimento autonomo col quale allargherà il suo mercato anche ai nuovi continenti.

Ingredienti

Caratteristiche Organolettiche

Ovviamente, il gusto e le proprietà organolettiche della nutella® sono fuori discussione; dopotutto, è incontestabile che si tratti di uno degli alimenti dolci più graditi al mondo.

Tuttavia, sarà davvero un’ottima abitudine consumare nutella® tutte le mattine a colazione? La risposta di molti nutrizionisti è negativa.

Lista degli Ingredienti

Le ragioni sono parecchie ma, per comprenderle tutte fino in fondo, metteremo i lettori in condizione di leggere anche ciò che, di solito, si tende ad ignorare: ingredienti, composizione nutrizionale e porzione raccomandabile di nutella®.

Ingredienti della nutella® (italiana): zucchero (o saccarosio), olio di palma, nocciole (13%), cacao magro (7,4%), latte scremato in polvere (6,6%), siero di latte in polvere, emulsionanti (lecitina di soia) e vanillina.

Tra gli ingredienti della nutella® possiamo notare la presenza di olio di palma. Sebbene, tramite il suo sito internet, l’azienda si sforzi di avvalorare questo tipo di olio, si tratta di un prodotto piuttosto economico, gravato da pesanti problematiche di natura nutrizionale e ambientale.

Sebbene l’azienda non dichiari in etichetta le percentuali esatte di olio di palma, dall’analisi nutrizionale dell’alimento è possibile effettuare una stima approssimativa.

Dai calcoli di Verbraucherzentrale Hamburg, organizzazione tedesca che si occupa di consumi e informazione, è stata sviluppata la seguente immagine, che rende evidente a colpo d’occhio le quantità elevate di zucchero (in basso) e di olio di palma (in alto) presenti nell’alimento.

nutella-composizione

Conservanti e Coloranti

Alimento % Grassi Saturi
Olio di cocco 86,5
Olio di palma 49,3
Nutella 34,5*
Olio di soia 14
Olio di girasole 11,2
Nocciole 7
* calcolati secondo quanto dichiarato nell’etichetta del prodotto (aggiornato in data 5/11/2013)

Leggendo la dicitura “Senza conservanti e coloranti“, il consumatore potrebbe sentirsi in qualche modo “tutelato” dalla qualità compositiva della nutella® .

In realtà, è proprio la combinazione di:

  • scarsissima concentrazione d’acqua (alta densità energetica);
  • presenza di lipidi in maggioranza saturi e ben emulsionati;
  • apporto considerevole di saccarosio;
  • latte e siero in polvere

a rendere la nutella® un vero e proprio “cibo da astronauti”, non attaccabile da muffe e batteri.

 

Struttura nutrizionale della nutella®, porzione raccomandata e GDA*

Composizione nutrizionale della nutella® secondo l’etichetta presente sulla confezione (aggiornata al 5/11/2013):

Valori medi per 100g per porzione (15g) %GDA*
Valore energetico kcal 544 81 4
Valore energetico kj 2273 339 4
Proteine g 6 0.9 2
Carboidrati g 57.3 8.6 3
zuccheri g 56.7 8.5 9
Grassi g 31.6 4.7 7
saturi g 10.9 1.6 8
Fibre alimentari g 3.4 0.5 2
Sodio g 0.045 0.007 0
*GDA = è la quantità giornaliera per un adulto.
Si basa su di una dieta che prevede un apporto medio giornaliero di 2000kcal. Il fabbisogno nutrizionale di un individuo può essere maggiore o minore, a seconda di: sesso, età, attività fisica ed altri fattori.

Sempre in base alle GDA*, Ferrero consiglia una porzione media raccomandabile di nutella® pari a 15g, calorie 81,0, 4%GDA*.
Energia della nutella® nella dieta: per commentare quanto citato in tabella, sarebbe necessario un articolo a sé stante, ma cercheremo di essere diretti e sintetici. Anzi tutto, le GDA* si riferiscono ad una dieta da 2.000kcal, ovvero l’apporto di un adulto sano ed in perfetta salute. Costui (in base al fabbisogno) non pratica attività motoria e, dal punto di vista antropometrico, non sembra essere “un gigante”. A tal proposito, si può notare che, effettivamente, la porzione raccomandabile (15g, ovvero un bel cucchiaio pieno – ciò che serve per ricoprire “generosamente” non più di un paio di fette biscottate) rappresenta solo il 4% dell’energia necessaria giornaliera. Una prima osservazione andrebbe fatta sulla praticabilità della porzione media; 15g sono davvero pochi e due fette biscottate (con un bicchiere di latte) non sono sempre sufficienti a sedare l’appetito di una prima colazione (che segue un digiuno notturno di circa 12 ore), né tantomeno gli attacchi di golosità o sconforto che spesso spingono all’assunzione del prodotto.
Inoltre, per i “veri clienti” della nutella®, ovvero i bambini e i giovani adolescenti (magari sedentari), che presentano fabbisogni energetici ancora più bassi, di quanto dovrebbe essere la porzione raccomandabile? Meglio non saperlo.
Carboidrati semplici e grassi saturi della nutella® nella dieta: la contestazione della porzione raccomandabile prosegue analizzando nel dettaglio la composizione nutrizionale della nutella®. E’ quindi necessario soffermarsi ad osservare due gruppi di molecole ben precise: carboidrati (in particolar modo gli zuccheri semplici) e grassi (soprattutto saturi).
I carboidrati della nutella® sono prevalentemente semplici (disaccaridi), tipo saccarosio e con poco lattosio. Questi, in base alla GDA* dei 15g raccomandati, occupano solo il 9% degli zuccheri semplici totali nella dieta. Tuttavia, in base a quanto citato dai “Livelli di Assunzione Raccomandati di Nutrienti per la popolazione italiana”, su una dieta da 2.000kcal l’apporto di carboidrati semplici dovrebbe essere compreso, al massimo, tra i 53 ed i 64g per l’adulto (10-12% dell’energia totale) e tra gli 80 e gli 85g per i bambini (15-16% dell’energia totale).

A questo punto, il calcolo percentuale dei glucidi semplici contenuti in un’unica porzione di nutella® rispetto al fabbisogno consigliato per una dieta da 2.000kcal, offre un intervallo compreso tra il 14-17% nell’adulto ed il 10,5-11% nel bambino. NON ci sembra quindi corretto il 9% indicato in etichetta.

Aldilà dell’aspetto puramente quantitativo, ricordiamo che l’apporto di monosaccaridi e disaccaridi nella dieta DEVE interessare prevalentemente il fruttosio contenuto nella frutta e negli ortaggi, ed il lattosio del latte e dei latticini; per questo, utilizzando frequentemente la nutella® in dosi generose è verosimile pensare che si possa compromettere l’equilibrio nutrizionale della dieta per eccesso di zuccheri semplici.

Ancora una volta dovremmo chiederci che tipo di impatto dietetico potrebbe avere il consumo quotidiano di 15g di nutella sulla dieta di bambini o giovani adolescenti sedentari che, mediamente, hanno un apporto energetico inferiore alle 2.000kcal. Tutti i lettori sapranno già quali siano le conseguenze di un eccesso di saccarosio nella dieta; per ricordarne alcuni: carie dentaria, alterazioni glicemiche, ipertrigliceridemia, sovrappeso ecc.
Il discorso è analogo per quel che riguarda i grassi contenuti nella nutella®. L’analisi chimica dei lipidi dovrebbe essere molto più articolata di quanto segue ma, in assenza di dati più precisi, ci limiteremo a commentare solo la frazione satura (quella NON salutare) degli acidi grassi totali.

Precisiamo fin da ora che i grassi contenuti nella nutella® sono eccessivi ed anche l’utilizzo esclusivo della porzione raccomandata non facilita il mantenimento di una dieta sana ed equilibrata. Detto questo, in base alla tabella, la quantità di lipidi saturi contenuti nei 15g di porzione (1.6g) è stimata all’8% delle GDA*.

Secondo quanto citato nei “Livelli di Assunzione Raccomandati di Nutrienti per la popolazione italiana”, gli acidi grassi saturi non dovrebbero superare il 10% dell’energia complessiva, opportunamente contestualizzati nel 25-30% dei lipidi TOTALI.

Ciò significa che, in una dieta da 2.000kcal, i grassi energetici totali dovrebbero essere compresi tra i 55.6 e i 66.7g/die, mentre quelli saturi NON dovrebbero superare i 22.2g/die. I conti questa volta tornano rispetto alle GDA dell’etichetta, ma non è tutto qui! E’ ben noto che i lipidi saturi rappresentano una componente tipica degli alimenti di origine animale; ciò significa che, in linea teorica, il loro apporto nella dieta dovrebbe essere regolato dall’assunzione di latte e derivati, carne, uova e pesce. Secondo la logica della dietetica, questi ultimi alimenti sono indispensabili al raggiungimento delle quote di: ferro, calcio, fosforo, vitamine idrosolubili del gruppo B e liposolubili (A e D), nonché delle proteine ad alto valore biologico.

E’ quindi logico pensare che NON sia corretto “aggiustare” l’apporto totale dei lipidi saturi riducendo le porzioni di questi alimenti per favorire l’assunzione di nutella®. Ciò è tanto vero per l’adulto, quanto (e ancor di più) in riferimento ai bambini ed ai giovani adolescenti. D’altro canto, ignorare l’apporto dei grassi saturi o anche solo di quelli totali nella dieta potrebbe avere conseguenze di: ipercolesterolemia ed incremento ponderale della massa grassa.
Ricordiamo sempre che quanto descritto fa riferimento esclusivo alla porzione raccomandata (1 cucchiaio generoso) di nutella®; incrementandola (comportamento ampiamente diffuso), lo squilibrio nutrizionale aumenterebbe ulteriormente.

 

Nutella® VS altre creme spalmabili

Nutella® è di certo un “mito” italiano; al suo consumo è attribuito un vero e proprio fenomeno sociale. Ciò non toglie che la “perla” di casa Ferrero stenti a reggere il confronto con altre creme spalmabili di concorrenza. Vediamo perché.
Tra le materie prime di composizione delle creme spalmabili dovrebbero prevalere: nocciole, cacao e burro di cacao.
Come abbiamo citato nei paragrafi precedenti, nella nutella® compare una voce piuttosto vaga: olio vegetale. Essendo il burro di cacao un grasso piuttosto pregiato (e costoso), utilizzarlo nella formulazione di una crema spalmabile avrebbe come logica conseguenza la relativa citazione in etichetta; ma così non è per la nutella®. A dirla tutta, non è che dal punto di vista chimico (e metabolico) l’uno e l’altro ingrediente si differenzino in maniera sostanziale; anzi, alcuni oli vegetali possiedono un rapporto di acidi grassi migliore di quello del burro di cacao stesso. L’unico problema risiede nel fatto che non si è in grado di stabilire la reale salubrità della nutella poiché non se ne conosce il quantitativo di acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi, e soprattutto l’eventuale metodo di raffinazione/lavorazione applicato alla materia prima oleosa.
D’altro canto, la percentuale di nocciole contenute nella nutella® è invece ben chiara; confrontandola con quella di altre creme spalmabili di concorrenza (quelle più rinomate) la nutella delude parecchio, con uno scarto del -32% rispetto al best gamma (che eviteremo di citare).
Anche la quantità di zucchero aggiunto rappresenta un elemento discriminante. Ricordiamo che un’eccessiva percezione del dolce negli alimenti tende a “mascherare” altri sentori potenzialmente carenti o poco gradevoli. La nutella® è tra le creme spalmabili che più ne contiene (>50% del peso complessivo) ed un motivo c’è di sicuro. Sorge il dubbio che la potenza di marketing (a dir poco colossale) della Ferrero possa compensare in maniera più che soddisfacente la concorrenza qualitativa di altri marchi, dimostrando (haimé) l’ignoranza del consumatore medio.

Ovviamente, nella comparazione delle creme spalmabili escludiamo volutamente la variabile del “prezzo” (non pertinente all’obbiettivo della lettura); di questi tempi, si sa, meglio “stringere la cinta” e, a suo vantaggio, la nutella® non rappresenta il prodotto più costoso in commercio, tutt’altro! Rispetto ai nuovi prodotti qualitativamente superiori, nutella® fa risparmiare quasi la metà sul prezzo finale.
Come dire, Ferrero la sa lunga! Con un prodotto che si adattava perfettamente alla domanda commerciale degli anni ’60 continua a prevalere sul mercato. Utilizzando materie prime tendenzialmente meno pregiate rispetto ai nuovi prodotti concorrenti più rinomati (e costosi), l’azienda leader ha saputo investire sul consolidamento del marchio penetrando nelle abitudini degli italiani al punto da non avere più bisogno di reggere il confronto con le aziende rivali. Per sintetizzare l’influsso che nutella® ha ottenuto sulle ultime generazioni, basti pensare che in una nota statistica è stata citata tra alcune delle “ragioni di vita!”

 

 

Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/alimentazione/nutella.html
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La lecitina di soia

Ecco qui la risposta ad un vostro interrogativo.

In particolare oggi rispondiamo a Lucia e cerchiamo di chiarire le idee sulla lecitina di soia. Lucia ci chiede che cosa sia e perchè non sia sempre presente nelle tavolette di cioccolato.

Con il termine lecitina si indica una sostanza dalla capacità emulsionante (che rende cioè miscelabili sostanze che normalmente non lo sono) presente naturalmente nel nostro corpo, dove svolge un’azione di pulizia dei vasi sanguigni rimuovendo i grassi che vi si accumulano, ed è costituita da varie sostanze nutritive e dalle notevoli proprietà benefiche; la più conosciuta è la lecitina di soia, ma è presente in vari alimenti, e principalmente nelle leguminose, nei cereali integrali e nel tuorlo d’uovo.

La lecitina appartiene alla famiglia dei fosfolipidi e grazie alla presenza del gruppo fosforico, che rende una parte della molecola idrofila, ha come proprietà principale quella di legare all’acqua gli acidi grassi: in tal modo, tramite queste proprietà le lecitine possono essere impiegate come emulsionante, per questo è ampiamente utilizzata nell’industria alimentare per la preparazione di creme, budini, salse, gelati, etc. e come ingrediente anche in campo cosmetico.

La lecitina di soia contiene anche importanti minerali come calcio, ferro e fosforo; è quasi nullo il suo contenuto proteico mentre sono presenti acidi grassi, in particolar modo l’acido linoleico; è anche ricca di omega-3 e omega-6 e di sostanze come colina e inositolo.

Grazie alla sua composizione, inoltre, la lecitina di soia è rinomata per la sua potente azione di contrasto al colesterolo in eccesso; essa, infatti, favorisce il trasporto dei grassi nel sangue trasportando il colesterolo verso il fegato dove, attraverso la bile, viene assorbito o espulso tramite le feci.

Nelle persone a dieta la lecitina permette un miglioramento del metabolismo corporeo, favorendo anche le funzioni cerebrali.

Chi soffre di colesterolo alto e limitata  funzionalità epatica, può assumere degli integratori di lecitina; viene usata anche per il trattamento del surmenage psicofisico, anche se non sembra particolarmente efficace.

In cucina la lecitina di soia può essere impiegata in granuli per condire le pietanze oppure può essere assunta come integratore in capsule. Sfruttando le sue proprietà emulsionanti, inoltre, può essere usata come addensante per creme e farciture.

Bisogna prestare attenzione quando si assume lecitina perché tra le sue controindicazioni c’è la possibilità di sviluppare nausea, diarrea, perdita di appetito e disturbi allo stomaco, ma solo se assunta in grandi quantità, per questo si consiglia di non superare i 2,5-3 gr al giorno. Fare comunque attenzione se si è in gravidanza o allattamento.

ECCO PERCHE’ E’ PRESENTE NEL CIOCCOLATO

Un appassionato di cioccolato, o anche un semplice goloso, dovrebbe quantomeno conoscere a fondo gli ingredienti normalmente presenti in ogni tavoletta. Ma spesso non è così. Ben poche persone sono in grado di elencare correttamente gli ingredienti classici di un fondente, e ancora meno sono coloro che hanno specifiche conoscenze sulle singole sostanze. La lecitina è presente nella grande maggioranza delle tavolette, ma… a cosa serve? Cos’è esattamente? Perché alcuni cioccolati ne fanno a meno? Si ricava sempre dalla soia? In questo articolo vedremo di fare chiarezza su questo ingrediente e di rispondere quindi a tali domande.

Iniziamo a vedere perché la lecitina viene utilizzata non solo nel cioccolato ma anche in altri alimenti. A volte sull’etichetta stessa delle tavolette viene indicata la sua funzione di emulsionante; una sostanza prende questo nome quando ha la capacità di amalgamare tra loro ingredienti con caratteristiche diverse, tipicamente sostanze grasse con altre non grasse. Nel caso del cioccolato il grasso è fortemente presente, costituito dal burro di cacao e, per i prodotti al latte, anche dai grassi del latte stesso. Il cioccolato in pratica è un’emulsione in cui le particelle di cacao sono sospese nei grassi del burro di cacao.Le sostanze lipidiche sono restie ad unirsi a certe altre sostanze, soprattutto se acquose; nel nostro caso quindi il burro di cacao per sua natura incontrerebbe molte resistenze ad amalgamarsi con gli altri costituenti della tavoletta se non intervenisse un emulsionante a dare il suo prezioso contributo. Una migliore emulsione implica a sua volta un altro vantaggio: la viscosità dell’impasto si riduce e la fluidità aumenta, facilitandone la lavorazione e di conseguenza abbassando i costi di produzione. La lecitina ha inoltre la capacità di ritardare e/o ridurre l’affioramento del burro di cacao, detto fioritura, che si può avere in tavolette vecchie o mal conservate.

Ma la lecitina ha anche un’altra importante funzione nella lavorazione del cioccolato: aiuta ad eliminare le bolle d’aria. Nella fase finale della sua lavorazione, il cioccolato liquido viene colato negli stampi dove, raffreddandosi, si solidificherà; al momento della colatura l’impasto può contenere piccole bolle d’aria, che devono preferibilmente essere eliminate prima di lasciare che il prodotto solidifichi. La presenza della lecitina favorisce l’uscita delle bolle dal cioccolato liquido.

Leggete sempre gli ingredienti di una tavoletta, non dateli mai per scontato, e fateci caso: in genere i cioccolati che non contengono lecitina hanno un numero maggiore di bolle d’aria, riscontrabili come piccoli buchi nella tavoletta. Parliamo comunque di qualche unità di bolle-buchi, non certo di cioccolati-groviera. Per esaminare al meglio la loro presenza in una tavoletta conviene osservarne il retro e la sezione di rottura, dove viene spezzata.

Sempre per eliminare l’aria viene comunque adottato anche un altro accorgimento, consistente nel far vibrare velocemente gli stampi appena riempiti, dato che le vibrazioni aiutano a far salire l’aria in superficie e quindi ad uscire .

Due contributi importanti, pertanto, vengono dalla sostanza emulsionante. Eppure alcuni produttori di cioccolato, anche se una minoranza, scelgono di farne a meno. Senza l’aiuto della lecitina l’unione della parte grassa con quella secca risulta più difficile, ma comunque possibile; vorrà dire che occorrerà mescolare più a lungo gli ingredienti, magari con maggiore vigore e/o a temperatura maggiore. Spesso si ricorre anche ad un’ulteriore piccola aggiunta di burro di cacao, che ammorbidisce l’impasto e ne facilita il rimescolamento. Queste soluzioni comportano comunque una lavorazione più lunga o maggiore uso di burro di cacao, in entrambi i casi con costi maggiori, e non a caso è in genere chi punta alla qualità e non al risparmio ad optare per la rinuncia di un emulsionante.

La lecitina è comunque insapore, non ha quindi alcun impatto dal punto di vista aromatico; inoltre la quantità necessaria a svolgere i suoi compiti nel cioccolato è bassissima, dell’ordine dello 0,3-0,5% della tavoletta. Usarla o meno è solo una scelta del produttore, in base ai costi di produzione ed al prodotto che si vuole ottenere.

Entriamo brevemente nella chimica per capire come la lecitina riesca a far andare d’accordo componenti grasse con parti non grasse. Le sue molecole hanno due distinte estremità aventi caratteristiche diverse: una, detta lipofila, è in grado di legarsi alle molecole dei grassi, mentre l’altra, detta idrofila, si combina facilmente con acqua e altre sostanze. In questo modo grassi e sostanze non grasse riescono ad unirsi e quindi a mescolarsi. Questo aiuta le particelle di grasso a disperdersi nella sostanza che le ospita invece di formare grumi.

Ma da dove viene la lecitina? Come prima cosa occorre sapere che il termine lecitinaidentifica non una sola sostanza ma un gruppo di composti presenti in ogni organismo vivente in quanto costituenti della parete delle cellule. Per essere usata nell’industria lalecitina viene ricavata soprattutto dalla soia o dal rosso d’uovo e miscelata con olio. La composizione e quindi le caratteristiche di questi due prodotti sono però differenti e per il cioccolato si usa quasi esclusivamente quella di soia (in rarissimi casi ho visto usare anche quella di girasole). Si tratta quindi di una sostanza del tutto naturale, tanto che viene venduta anche al dettaglio come una sorta di integratore alimentare (è utile in particolare al cervello ed al sistema cardiovascolare). Se ne può consumare in grande quantità senza problemi.

Quando l’etichetta indica che il cioccolato è privo di OGM (Organismi Geneticamente Modificati) tale indicazione si riferisce esclusivamente alla lecitina di soia, in quanto dei vari ingredienti di una tavoletta l’unico che attualmente può avere subìto modifiche genetiche è proprio la soia, e di conseguenza la lecitina che se ne ricava.

A proposito di etichetta, la lecitina ha, per così dire, anche un sinonimo; può infatti essere indicata con la sigla E322. Sulle tavolette di cioccolato non è obbligatorio indicare il tipo di lecitina usata, su alcune possiamo comunque trovare scritto esplicitamente “lecitina di soia”, mentre su altre semplicemente “lecitina”, lasciando così sconosciuta la sua origine. Tale ingrediente può essere consumato da tutti i gruppi religiosi nonché dai vegetariani e dai vegani.

Un’ultima nota storica. La produzione commerciale di lecitina probabilmente iniziò in Germania nel 1923, ma fu nel 1930 che si iniziò ad utilizzarla nel cioccolato. In Italia, sembra che il primo ad usarla in ambito cioccolato sia stato Michele Ferrero nel 1949 per migliorare la Supercrema, storica antenata della Nutella.

Il cioccolato, ora, ha un segreto in meno. A voi la scelta, adesso consapevole, se nella vostra tavoletta la lecitina debba esse presente o meno.

Lucia, hai le idee più chiare ora?

fonti www.lacredenzadimerlino.it, www.tuttogreen.it
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Stimoliamo le endorfine!

La produzione di endorfine nel nostro organismo può dar luogo ad una piacevole sensazione di benessere. Le endorfine inoltre aiutano ad alleviare il dolore. Queste sostanze fanno parte di antichi meccanismi di sopravvivenza, che ci hanno permesso di continuare a lottare anche quando siamo sotto stress.

Cosa sono le endorfine? Le endorfine sono delle sostanze prodotte dal cervello nel lobo anteriore dell’ipofisi. Vengono classificate come neurotrasmettitori. Hanno proprietà analgesiche che le rendono più potenti persino della morfina. Del resto il termine endorfine significa “morfine endogene”, cioè morfine prodotte dal nostro organismo. Una forte emozione o un allenamento intenso possono provocare il rilascio di endorfine.

Le endorfine ci aiutano anche a recuperare dopo un infortunio. La produzione può essere influenzata da diversi fattori, ad esempio da odori e profumi piacevoli. Sono davvero molti i modi per stimolare la produzione di endorfine nel nostro organismo in modo naturale. Ve ne suggeriamo dieci.

1) Allenarsi e praticare sport

L’attività fisica aiuta l’organismo a rilasciare endorfine. La sensazione di benessere provata dagli sportivi durante gli allenamenti per qualche tempo era stata correlata a motivazioni psicologiche, ma in seguito la scienza si è resa conto che il rilascio di endorfine associato ad un allenamento (di almeno trenta minuti) ha cause neurochimiche. Il fenomeno del “runner’s high”, una vera e propria euforia da sport e da corsa, è più frequente nei ciclisti e nei maratoneti perché la loro attività fisica è molto prolungata. Ma chiunque abbia mai praticato uno sport conosce bene le sensazioni di benessere che ne possono derivare.

endorfine sport

Fonte foto: Stacia Priscilla

2) Gustare il proprio cibo preferito

Mangiare il proprio cibo preferito aiuta l’organismo ad avvertire una vera e propria sensazione di benessere e a stimolare la produzione di endorfine. Uno degli esempi più classici da questo punto di vista è il cioccolato, ma secondo le ricerche questo fenomeno si può estendere a tutti i cibi gustosi che amiamo particolarmente. Ecco perché dopo aver mangiato qualcosa che ci piace ci sentiamo felici e appagati.

3) Ascoltare musica

La scienza è sempre più interessata agli effetti positivi della musica nella vita quotidiana. Spesso una semplice canzone di sottofondo ci aiuta a sentirci meglio soprattutto quando siamo tristi. E’ merito della produzione di endorfine, che viene stimolata dall’ascolto. Secondo uno studio scientifico dedicato a questo argomento, ascoltare musica innalza la soglia del dolore e ha degli effetti positivi sul nostro stato di benessere.

endorfine musica

Fonte foto: Turner

4) Scambiarsi baci e abbracci

Baci, abbracci, carezze e coccole ci aiutano a sentirci meglio anche perché portano il nostro corpo a rilasciare endorfine. I benefici del contatto fisico con le persone a cui vogliamo bene sono davvero numerosi. Ad esempio, un semplice abbraccio può aiutare a ridurre lo stress, a fare la pace, a rafforzare il rapporto tra mamma e figlio e persino a vincere l’ansia e a migliorare la memoria.

5) Accarezzare un animale domestico

Accarezzare un animale domestico è davvero benefico in ogni momento della giornata. E’ anche per questo motivo che alcuni ospedali in Italia e nel mondo accettano che i nostri amici a quattro zampe facciano visita a chi si trova in ospedale. Ad esempio, quando un gatto si avvicina e vi sfiorate la fronte a vicenda, ecco che vengono rilasciate endorfine sia in voi che nel vostro amico peloso. Un gesto dolcissimo che vi farà sentire subito meglio.

6) Sorridere

Sorridere è un toccasana per la salute e per l’umore. Aiuta il nostro corpo a rilasciare endorfine, non costa nulla e ci fa sentire subito meglio. I benefici di un sorriso sono davvero numerosi. Sorridere riduce lo stress e il rischio di ictus, aumenta la fiducia in se stessi e negli altri e ci permette di fare una pausa per poi ripartire ancora più concentrati con le nostre attività quotidiane.

7) Sentire profumo di vaniglia o di lavanda

Alcuni profumi più di altri stimolano il nostro organismo a produrre endorfine. Ne sono un esempio il profumo di vaniglia e di lavanda, due aromi delicati che regalano immediatamente una sensazione di benessere, portano relax e ci ricordano la nostra infanzia. Il profumo di vaniglia riduce l’ansia mentre il profumo di lavanda ci aiuta a rilassarci e a dormire meglio, tanto che a chi soffre di insonnia viene consigliato di cospargere il cuscino con qualche goccia di olio essenziale di lavanda.

8) Assaggiare qualcosa di piccante

Chi ama il peperoncino e il sapore piccante forse inconsciamente ha capito che nonostante qualche piccolo fastidio nel consumare questi alimenti, il risultato è una sensazione di benessere. Ciò perché pare che il gusto piccante aiuti l’organismo a rilasciare endorfine come risposta alle leggere sensazioni di pizzicore e di bruciore che il peperoncino può provocare sulla nostra lingua e sul palato.

9) Ballare

Il ballo e la danza non sono semplicemente un divertimento o un’occasione per fare movimento. Vengono utilizzati anche come una forma di terapia per il benessere. Questo perché il ballo e la danza uniscono sia il movimento che l’ascolto della musica, due attività che insieme aiutano ancora di più il nostro organismo a produrre endorfine. Secondo alcuni studi, ballare potrebbe portare un maggior benessere anche rispetto alla pratica di uno sport.

ballare endorfine

Fonte foto: Etsy

10) Meditare

Secondo il Brainwave Research Institute, meditare stimola la produzione delle endorfine da parte del nostro organismo. La meditazione può garantire al nostro corpo e alla nostra mente una vera e propria sensazione di gioia e di benessere. Ciò perché grazie alla meditazione possiamo raggiungere quel punto in cui ha sede la nostra felicità interiore. Meditare e correre sono attività differenti, ma il miglioramento dell’umore dopo una corsa o dopo la meditazione è risultato molto simile, proprio grazie alla produzione di endorfine.

 

fonte www.greenme.it
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Il cioccolato

Il cioccolato è un prodotto alimentare costituito da un miscuglio solido di zucchero, cacao e altre sostanze.

Storia

Il primo cioccolato da masticare apparve a Londra nel 1647 (il cacao fu scoperto da Colombo nel 1502) e l’iniziale commercio fu dominato dagli olandesi. Linneo lo definì “bevanda degli dei” (1734); nel 1770 in Francia sorse la prima fabbrica di cioccolato, ma la grande diffusione si ebbe nel XIX sec.: nel 1819 François Louis Cailler aprì la prima fabbrica svizzera a Vevey (creando il prototipo della stecca di cioccolato) e nel 1825 l’olandese Coenraad Van Houten creò il cacao solubile in polvere, senza il grasso del burro di cacao. Ci vollero vent’anni prima che iniziasse la produzione su scala industriale, più precisamente in Inghilterra.

Il prodotto era poco omogeneo e conteneva nelle prime ricette anche il liquore. In seguito, il processo di produzione del cioccolato si consolidò e portò alla prima tavoletta di cioccolato rettangolare come la conosciamo oggi, a opera di Rud Lindt nel 1875 a Berna. In Italia il torinese Caffarell inventò il gianduiotto, unendo il cioccolato alle nocciole, prodotto tipico piemontese; sembra che l’idea sia nata a causa delle difficoltà del neonato regno d’Italia di importare grandi quantità di cacao.

Nel 1911 a Bologna, in occasione del lancio della Fiat Tipo 4, nacque il cremino Fiat di Majani. I baci Perugina nacquero nel 1922 (la produzione attuale è di mezzo miliardo di pezzi al giorno), mentre il Rocher della Ferrero è il cioccolatino italiano più venduto nel mondo.

 

Gli ingredienti

Il cioccolato contiene teobromina e feniletilamina, sostanze che gli danno leggere proprietà antidepressive ed euforizzanti.

La prelibatezza e appetibilità del cioccolato si ritrova anche nel nome che il botanico Linneo diede alla pianta del cacao:Theobroma, ovvero dal greco theos, Dio e broma, bevanda. Letteralmente quindi la cioccolata significa bevanda degli dei.

La bontà del cioccolato dipende, oltre che dalla proporzione degli ingredienti, anche dall’accuratezza del ciclo di estrazione del cacao dai semi della pianta, dal ciclo di lavorazione del cioccolato e dalla bontà dei grassi utilizzati.

Vediamo in dettaglio gli ingredienti.

Il cacao – La pianta del cacao è molto delicata, e questa è una ragione per cui nell’antichità i suoi semi erano l’equivalente del denaro. Nelle Americhe appena scoperte da Colombo,  le fave di cacao erano usate al posto della moneta negli scambi commerciali: uno schiavo (!) costava 100 semi, un coniglio solo 10. In Europa la pianta del cacao non venne importata (come il pomodoro), perché molto delicata: ogni frutto contiene mediamente 35 semi e la pianta impiega quattro anni prima di produrne. Inoltre non sopporta temperature più rigide di 16 °C e vuole un’umidità sempre altissima (circa 80%). Oggi le miscele di cacao più pregiate sono quelle derivanti dalle coltivazioni del Centro Africa e America centrale.

Il burro di cacao – Grasso estratto dai semi di cacao con un processo di esposizione ad alte pressioni e temperature. Si tratta di un grasso per lo più saturo, quindi da questo punto di vista non è diverso dai grassi animali (come il burro vaccino). Tuttavia, rispetto ai grassi vegetali surrogati (vedi oltre), ha il pregio di non contenere grassi idrogenati o nella forma trans, nocivi all’organismo. Occorre ricordare che la caratteristica principale del burro di cacao è quello di fondere all’incirca alla stessa temperatura del cavo orale, da qui la dicitura classica del cioccolato che “si scioglie in bocca”! Questa caratteristica rende la scelta di burro di cacao di ottima qualità uno dei segreti che differenzia i prodotti sul mercato.

Surrogati del burro di cacao – Probabilmente sui nostri mercati non sono molto comuni i prodotti dei paesi europei che per tradizione producono cioccolato addizionando altri grassi vegetali. Comunque con la libera circolazione delle merci potrebbero iniziare ben presto a collocarsi anche sui nostri mercati, più tradizionalisti, forti di prezzi di produzione più bassi. Esempi di tali surrogati di burro di cacao sono il burro d’illipè, di karité, il kokum, quello prodotto dall’olio di palma, di colza e di mango e il grasso di shorea. Questi grassi vengono miscelati in parte al burro di cacao, fornendo una componente grassa necessaria per l’impasto del cioccolato. Per le caratteristiche chimico-fisiche di questi grassi, ciò che si ottiene non ha le caratteristiche migliori per produrre cioccolato (in particolare la temperatura a cui si sciolgono questi grassi è diversa rispetto al puro burro di cacao e quindi ciò influenza il processo di produzione del cioccolato e la qualità finale dell’alimento). Per legge la loro presenza deve essere riportata sull’etichetta in percentuale non superiore al 5%.

Il latte – È un ingrediente opzionale, presente solo nel cioccolato al latte. Generalmente le etichette dei cioccolati non specificano il tipo di latte, né la sua provenienza; si tratta di uno dei segreti delle varie ricette proprietarie.

Lo zucchero – Il punto critico della ricetta: se per legge non può superare il 55%, la sua percentuale, oltre a determinare in modo predominante l’apporto dei carboidrati, può influenzare di molto il gusto finale del prodotto. Gli estimatori del cioccolato prediligono quelli a minor percentuale di zucchero (maggiore è lo zucchero, minori sono gli altri componenti pregiati, cacao e burro di cacao), in cui il gusto del cacao si possa apprezzare appieno. Sono presenti sul mercato anche cioccolati privi di saccarosio (prodotti dietetici o per diabetici) in cui lo zucchero è sostituito da dolcificanti. Tuttavia questa scelta modifica notevolmente il gusto del cioccolato che risulta meno appetibile.

Tipi di cioccolato

Oggi, secondo la normativa vigente, si definisce cioccolato un prodotto costituito da granelli di cacao, cacao magro e cacao in polvere, saccarosio e burro di cacao. L’aggiunta di burro di cacao è opzionale. La parte secca complessiva derivante dal cacao deve essere almeno il 25%, il cacao magro almeno il 14% e il burro di cacao almeno il 18%.

Esistono in commercio tipi molto diversi di cioccolato. Consideriamo in questo articolo solo classiche stecche di cioccolato, escludendo i cioccolatini nelle varie forme (praline, ovetti, ecc…). Questo perché nel caso dei cioccolatini è molto più facile trovare prodotti di bassa qualità, con grassi idrogenati o di provenienza non specificata. Poiché la dieta italiana considera molto importante la qualità degli alimenti, volendo integrare la dieta con alimenti ipercalorici (e molto appetibili!) come il cioccolato, conviene dare la precedenza alla tavoletta di cioccolato.

La legislazione regola in modo molto stretto le percentuali degli ingredienti di base e definisce vari tipi di cioccolato. I nomi (cioccolato al latte, extra fino, ecc…) hanno una precisa relazione con le percentuali degli ingredienti. Oltre al cioccolato classico (in cui la quota minima del cacao è il 35%), si distinguono altri tipi di cioccolato particolari:

  • Cioccolato extra: la percentuale di cacao deve essere almeno il 45%, il burro di cacao il 28%.
  • Cioccolato finissimo o superiore: la percentuale di cacao deve essere almeno il 43%.
  • Cioccolato al latte: la sostanza secca derivante dal latte deve essere almeno del 14% e il saccarosio aggiunto non più del 55%.
  • Cioccolato bianco: latte, burro di cacao e saccarosio sono gli unici ingredienti (manca il cacao!). Il burro di cacao deve essere almeno il 20% e il saccarosio non più del 55%.
Cioccolato: buono o cattivo?

A prescindere dai molti articoli che compaiono sulle riviste nella sezione dedicata all’alimentazione (evidentemente i giornalisti sono ghiotti di cioccolato e non sprecano occasione per riportare ricerche sui benefici del cioccolato), nessuno penso possa logicamente affermare che un consumo abituale e continuo di cioccolato sia compatibile con una dieta anti-obesità. Per chi ha un metabolismo non adolescenziale, il cioccolato rappresenta un alimento molto appetibile, moderatamente saziante (in questo è sicuramente meglio delle torte), ma comunque ipercalorico.

Per i sedentari deve essere considerato un alimento occasionale, mentre per chi fa sport (ecco una buona ragione per cominciare) può essere assunto anche una volta al giorno  purché il contributo calorico sia esattamente conteggiato. Per un sedentario il problema maggiore è sicuramente il fatto che si tratta di un alimento che in qualche modo dà una dipendenza: spesso anche chi non è affetto da cioccolismo (il cioccolismo è la dipendenza dal cioccolato; chi ne è affetto non riesce a contenere i consumi di cioccolato che diventa una vera e propria droga; colpisce soprattutto le donne: l’1% circa delle donne che mangiano cioccolato soffre di tale malattia) è solito consumare cioccolato tutti i giorni. Se si calcola una media di 300 kcal (miseri 60 g) si comprende l’assurdità di proporre il cioccolato nella dieta di un sedentario: calcolando un fabbisogno calorico di 2.000 kcal (ma per una donna di 50 kg sedentaria e di 40 anni il fabbisogno calorico non supera le 1.400 kcal), il cioccolato rappresenterebbe come calorie il 15% dell’alimentazione!

Valori nutrizionali

Dal database del Ministero americano dell’agricoltura

Cioccolato al latte

Scarto: 0%

NUTRIENTI UNITÀ VALORE PER 100 G NUMERO DI CAMPIONI ERRORE STD.
Principali
Acqua g 1.61 0
Calorie kcal 546 1
Calorie kj 2282 0
Proteine g 5.94 1
Lipidi g 31.72 1
Ceneri g 0.95 0
Carboidrati (per differenza) g 59.78 1
Fibre g 2.4 1
Zuccheri g 55.45 1
Minerali
Calcio, Ca mg 160 1
Ferro, Fe mg 1.11 1
Sodio, Na mg 63 1
Vitamine
Vitamina C, acido ascorbico mg 0.8 1
Vitamina A, UI UI 292 1
Lipidi
Acidi grassi, saturi g 19.240 1
Acidi grassi, trans g 0.246 1
Colesterolo mg 18 1

Cioccolato fondente

Scarto: 0%

NUTRIENTI UNITÀ VALORE PER 100 G NUMERO DI CAMPIONI ERRORE STD.
Principali
Acqua g 1.66 0
Calorie kcal 520 1
Calorie kj 2176 0
Proteine g 5.19 1
Lipidi g 32.45 1
Ceneri g 1.30 0
Carboidrati (per differenza) g 59.40 1
Fibre g 7.6 1
Zuccheri g 46.27 1
Minerali
Calcio, Ca mg 37 1
Ferro, Fe mg 3.18 1
Sodio, Na mg 4 1
Vitamine
Vitamina C, acido ascorbico mg 0.0 1
Vitamina A, UI UI 134 1
Lipidi
Acidi grassi, saturi g 19.209 1
Fatty acids, total trans g 0.093 1
Colesterolo mg 7 1

 

 

dal sito www.albanesi.it

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Alimenti per la colazione


Una 
colazione sana è fondamentale per iniziare la giornata al meglio delle nostre forze. Purtroppo, in un’epoca che corre particolarmente veloce, il tempo per sedersi a tavola, soprattutto a colazione, molto spesso non c’è. Un caffè al volo e uno snack veloce preso al distributore dell’ufficio sono diventati piccoli rituali quotidiani che non fanno bene alla nostra salute e, soprattutto, al nostro umore. Una delle cose più importanti da non sottovalutare è il potere dei profumi e degli odori che possiamo sentire appena svegli. L’odore del caffè sul fuoco e di una brioche appena sfornata ci regalano veri e propri momenti di benessere.

Quello che tutti non sanno, però, è che spesso non occorre così tanto tempo come si immagina per fare una colazione completa! Bastano solo dieci minuti, al mattino, per ritrovare le energie e la vitalità che alcuni alimenti apportano al nostro corpo. Inoltre, arrivare affamati a pranzo, può portare ad assumere una quantità maggiore di cibo con uno sbalzo insulinico che non fa bene alla nostra salute. Vediamo assieme quali sono gli alimenti che non possono mancare nella colazione di ognuno di noi, con la possibilità di variare, ogni giorno, con cibi sani e nutrienti.

LATTE – Il latte è uno degli alimenti più importanti per la crescita e il corretto funzionamento del nostro corpo. Ricco di calcio, può essere assunto da bambini e da adulti tutti i giorni. Con un apporto proteico e vitaminico importante, il latte contiene lattosio, uno zucchero facilmente assimilabile che dà energia al nostro corpo. Per chi segue un regime ipocalorico, al latte intero è da preferire il latte scremato o parzialmente scremato che contiene l’1,8% di grassi saturi rispetto al 2,2% del latte intero.

YOGURT – Un vasetto di yogurt magro, al mattino, da 125 ml, è sostitutivo di una tazza di latte. Ideale per chi non digerisce il latte, lo yogurt contiene gli stessi principi attivi e le medesime vitamine del latte, con fermenti lattici vivi che aiutano a regolarizzare le funzioni intestinali. Inoltre lo yogurt contiene sostante antiossidanti naturali.

FETTE BISCOTTATE – Come alternativa al pane, a colazione è possibile consumare fette biscottate accompagnate da un bicchiere di latte o dalla marmellata per un pasto completo. Le fette biscottate hanno un apporto nutrizionale superiore al pane. Tra le tante tipologie in vendita sono da preferire le fette biscottate integrali, quelle prive di grassi vegetali e con aggiunta di ferro.

CEREALI – I cereali sono utilizzati molto spesso per la prima colazione. Da accompagnare al latte o allo yogurt, rendono completo il primo pasto della giornata con un apporto calorico importante. Dai cereali classici, a quelli al cioccolato o al miele o con frutta secca, è possibile scegliere tra una vastissima varietà di gusti che si adattano anche alle esigenze alimentari di ognuno di noi. Per chi segue una dieta ipocalorica, è bene scegliere cereali non elaborati che abbiano non più di 300 kcal per 100 grammi di prodotto.

MARMELLATA – La marmellata è un composto semi solido di zucchero e frutta. Utilizzata prevalentemente per dolci o biscotti, questa confettura è perfetta per la prima colazione perché consente di avere un apporto calorico importante per iniziare al meglio la nostra giornata. Generalmente 100 grammi di marmellata possiedono 250 kcal, ma esistono marmellate con minor quantità di zucchero che hanno circa 100 kcal per 100 grammi.

CIOCCOLATO – C’è chi pensa che il cioccolato non sia un alimento sano ma, molto spesso, si confonde il cioccolato fondente con creme spalmabili o cioccolato al latte. Un pezzetto di cioccolato fondente, al mattino, aiuta a combattere stress, sbalzi d’umore e stanchezza fisica perché contiene serotonina, feniletilamina e metilxantine ed aiuta il nostro corpo a produrre endorfine.

FRUTTA E SUCCHI DI FRUTTA – Un buon frutto di stagione, oltre ad essere particolarmente gustoso a colazione, completa il nostro pasto più importante. Si può associare ad una buona spremuta di arancia, ricca di vitamina C, oppure di ananas, a due fette biscottate con la marmellata per una colazione completa che ci sazi fino al prossimo pasto.

CAFFÈ – La bevanda più gradita dagli italiani è un alimento immancabile nella prima colazione. Con un esiguo apporto calorico, una tazza di caffè contiene caffeina, un alcaloide naturale che stimola il sistema nervoso rendendoci più attivi. E’ importante non esagerare con le dosi giornaliere, soprattutto per chi soffre di ipertensione, ansia o gastrite.

 -Sostituto valido del caffè è il tè. Una tazza di tè al mattino aiuta il nostro corpo a mettere in moto il metabolismo e stimola il nostro sistema nervoso grazie alla teina, un alcaloide naturale presente nelle piante di tè. Così come per il caffè, anche il tè è una sostanza eccitante che non deve essere assunta in eccessive quantità.

ORZO – Utilizzato come surrogato del caffè, l’orzo è un cereale facilmente digeribile, ricco di calcio, ferro, magnesio e potassio. Una tazza di orzo, al mattino, è un’alternativa energetica importante al latte ed aiuta a prevenire malattie alle ossa grazie al fosforo che contiene, a prevenire gastrite e problemi di colite spastica.

TORTE – Perché non iniziare la giornata con il dolce sapore di una torta appena sfornata? Una delle alternative più sane ai biscotti confezionati sono le torte che possono esser fatte in casa con alimenti sostanziosi e senza grassi vegetali. Una fetta di torta alle carote o una torta allo yogurt, a colazione, accompagnate da un bicchiere di succo di frutta o di latte fresco, è un buon modo per iniziare la giornata.

BISCOTTI – I biscotti sono uno dei prodotti alimentari più venduti per la colazione italiana. Per quanto semplici, è bene ricordare che i biscotti confezionati hanno sempre conservanti e grassi idrogenati che non fanno bene al nostro organismo. Per variare la nostra colazione, di tanto in tanto, è opportuno scegliere sempre biscotti integrali o con basso contenuto di zuccheri.

CORNETTI – Per i più golosi cosa c’è di meglio del profumo di un cornetto caldo al mattino? Sicuramente pochissime altre cose. I cornetti danno al nostro corpo un forte apporto calorico e sono quindi da evitare per chi sta seguendo una dieta ipocalorica. Inoltre, sebbene ogni tanto ci si possa concedere questo “peccato di gola”, è bene sempre preferire quello fresco a quello confezionato.

 

 

dal sito www.benesserevillage.it

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Cibi sotto l’ombrellone

Niente lasagne, parmigiane o panini con la cotoletta: il pranzo in spiaggia non deve solo essere gustoso, ma anche salutare. Se è vero che con il caldo estivo non è consigliato consumare alimenti pesanti, è anche vero che l’organismo ha comunque bisogno di “benzina” sotto forma di cibi energetici. Non è facile scegliere cosa mangiare sotto l’ombrellone; gli alimenti infatti, devono essere comodi da trasportare, semplici da consumare e facili da digerire, ma armandosi di fantasia e una borsa termica, si possono gustare piatti veloci e nutrienti anche sotto l’ombrellone.

Insalate, sandwich e piatti freddi sono tre pasti ideali per essere consumati tra un tuffo in acqua e una passeggiata in riva al mare: sono veloci, freschi e leggeri, sempre che siano preparati con gli ingredienti giusti. Per i panini per esempio, l’affettato con cui farcirli deve essere magro come prosciutto crudo, cotto o bresaola. L’insalata non è solo di verdura: c’è quella di pasta o di riso, un must del pranzo in spiaggia, o quella di polpo, per i palati più raffinati, arricchita con un tripudio di verdure lesse.

Per variare un po’, si può provare a preparare una ricetta alternativa: un cous cous di mare con gamberetti, vongole e alici. Il tutto facendo sempre attenzione a bilanciare i nutrienti e non esagerare con i condimenti, che possono rendere la digestione difficile quando fa troppo caldo. Alla frutta, ovviamente, non c’è limite. Albicocche, melone, anguria o pesche si possono consumare non solo a fine pasto, ma anche come spuntino per “spezzare” la fame. Al caffè, alla menta o al cioccolato: i più golosi possono affondare la cannuccia in una gustosa e fresca granita.

 

dal sito www.repubblica.it

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Fiori in cucina

Dimenticate quei grandi fiori del fiorista, quelli che sembrano di plastica e durano parecchi giorni «grazie» a irrorazioni di sostanze chimiche. Concentratevi invece su quei fiorellini dalla corolla più modesta ma non meno bella, dai colori ora pallidi ora sgargianti. Alimentati dalla rugiada e dal sole, sembrano fatti apposta per dare un tocco primaverile e romantico ai nostri piatti. Già, direte voi, ma dove andiamo a prenderli? Non possiamo certo coglierli nel parco vicino a casa. L’alternativa alla salutare passeggiata nei boschi è l’acquisto presso un produttore di fiori biologici.

Come gustare i buoni petali in cucina? In tanti modi.
Insalate, legumi, cereali caldi o tiepidi, e ancora yogurt, gelati, impasti per dolci e focacce, vini, liquori, oli e aceti aromatizzati, cioccolato… non c’è che l’imbarazzo della scelta. Da non dimenticare poi che i fiori hanno anche proprietà benefiche da non sottovalutare. Non a caso sono apprezzati da molti popoli. Ricordiamo per esempio le rose, protagoniste delle tipiche marmellate bulgare o ingrediente della miscela magrebina ras el hanout; oppure il profumatissimo gelsomino, usato in India per realizzare un’acqua dall’odore soave. In Italia sono diffusi i fiori di zucca fritti, serviti come antipasto, e quelli di acacia impiegati per i dolci.

Vediamo ora alcuni dei fiori commestibili più comuni.

Calendula
Di gusto intenso e speziato, i fiori vengono impiegati per condire il riso, a cui danno un gradevole colore dorato come lo zafferano. Da provare anche in insalate, zuppe e frittate. Antinfiammatoria, la calendula combatte i dolori addominali e, per uso esterno, le scottature e la secchezza cutanea.

Borragine
Ha dei bei fiorellini blu intenso, stelo e foglie ricoperti di peluria. Ingrediente del preboggion (il mazzetto aromatico ligure), ha un gusto fresco che ricorda il cetriolo. Le foglie giovani e tenere e i fiori (da usare solo freschi) sono ottimi in frittate e insalatema anche in torte e ravioli.  I fiori sono decorativi (provate a congelarli nella vaschetta del ghiaccio). Depurativa ed emolliente, la borragine è usata anche per calmare le irritazioni cutanee.

Viola del pensiero
Ah, il fascino immortale delle viole! Aggiunti a torte, crostate, gelati, yogurt, formaggi cremosi, i petali della viola del pensiero danno un sapore dolce e soave.  L’erboristeria li usa per le loro proprietà diuretiche e depurative.

Nasturzio
Giallo, rosso o aranciato, il fiore del nasturzio è lievemente piccante e, insieme a germogli e foglie giovani, è ottimo nelle insalate, nelle zuppe, nelle salse.
È espettorante, ricco di vitamina C e nemico delle infezioni intestinali.

Rosa canina
I bei fiori semplici dai petali chiari ed effimeri si trasformano in autunno in bacche ricche di vitamina C. I fiori, che hanno proprietà simili a quelli delle altre rose (astringenti per l’intestino e digestivi), furono usati dal dottor Bach per il suo rimedio Wild Rose, inteso a far riscoprire i piccoli piaceri della vita. Ed è davvero un piacere aggiungerli ai piatti, soprattutto dolci, a cui i petali regalano il loro gradevole profumo.

 

dal sito www.aamterranuova.it

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Allergie e intolleranze

Allergie ed intolleranze alimentari, quali sono le differenze?

Molte persone tendono, erroneamente, a confondere le allergie con le intolleranze alimentari: i concetti, però, sono molto diversi, nonostante i sintomi correlati siano, per certi versi, sovrapponibili.
In questo articolo si cercherà di far luce sul significato di “allergia” ed “intolleranza”, analizzando le cause che le scatenano, il meccanismo che sta alla base, la sintomatologia ed i possibili rimedi.

 

Allergia alimentare

L’allergia è una reazione esagerata del sistema immunitario, che si scatena in risposta ad un antigene. Piuttosto che di “antigene”, comunque, quando si considera un’allergia alimentare sarebbe più corretto parlare di “allergene”, il quale è percepito come elemento estraneo dall’organismo, quindi come una possibile fonte di danno. Il sistema anticorpale provoca una risposta immunitaria: è proprio l’alimento stesso con i suoi allergeni (più precisamente le proteine in esso contenute) a provocare questa risposta sproporzionata, che può sfociare anche in conseguenze molto dannose per l’organismo.

 

Intolleranza alimentare

Per intolleranza, invece, il concetto è diverso: il sistema immunitario non viene coinvolto, di conseguenza non si scatena una risposta immunitaria.
Già l’etimologia del termine “intolleranza” indica l’incapacità di sopportare, di tollerare: in seguito ad un’assunzione abbondante di un determinato alimento, l’organismo “si ribella” perché non riesce a digerirlo correttamente. Ecco il motivo per cui l’intolleranza è una reazione tossica dell’organismo, a differenza dell’allergia (reazione non tossica) che non dipende dalla dose assunta.

 

Allergie od intolleranza alimentare?

Per semplificare i concetti, si riporta un esempio: il sistema immunitario di un soggetto allergico alle fragole reagisce in modo esagerato anche se la persona mangia un solo frutto, il che significa che anche una sola fragola è percepita come “elemento estraneo e potenzialmente pericoloso” per l’organismo, che viene difeso provocando un primo campanello d’allarme (prurito ed irritazione a livello cutaneo). Se invece una persona è intollerante alle fragole e ne assume una quantità molto piccola (una o due fragole), non ci sarà reazione alcuna a livello cutaneo. Tuttavia, nel momento in cui il soggetto mangia una dose abbondante di questi frutti, l’alimento non riesce più ad essere digerito: di conseguenza si registreranno effetti a livello della pelle.

Si possono evidenziare ancora altri fattori che distinguono allergie ed intolleranze: le allergie si classificano in base agli anticorpi implicati nella reazione (IgE- mediate ed IgE-non mediate), mentre le intolleranze, non coinvolgendo il sistema anticorpale, si dividono in “enzimatiche” e “farmacologiche”.
Per “enzimatica” s’intende un’intolleranza determinata dalla mancanza, o dalla carenza, di un enzima coinvolto nella digestione: l’enzima non riesce a digerire l’alimento. E’ il caso, ad esempio, dell’intolleranza al lattosio, lo zucchero caratteristico del latte, dovuta alla carenza di lattasi, l’enzima deputato alla digestione del lattosio.
Per “farmacologica” s’intende un’intolleranza in cui il soggetto è sensibile ad alcune sostanze che si trovano nell’alimento. E’ il caso, ad esempio, degli alimenti ricchi di tiramina e dei loro effetti in soggetti ipersensibili a questa sostanza.

L’unico fattore che accomuna, anche se solo in parte, le allergie alle intolleranze è la sintomatologia: comuni sono, infatti, gli effetti che si manifestano dopo una reazione allergica od un’intolleranza alimentare: dolori addominalidiarrea, nauseagonfiore allo stomaco, prurito ed arrossamento della cute rappresentano i sintomi che si riscontrano in entrambe le problematiche. Di sicuro, comunque, i sintomi che si manifestano in un’allergia possono essere di maggior entità rispetto agli stessi che si verificano in un’intolleranza: le manifestazioni allergiche possono infatti sfociare anche in problemi respiratori, cardiorespiratori, fino alla forma più grave dello shock anafilattico che, se non si interviene immediatamente con farmaci specifici, può provocare coma e anche morte.

È bene ricordare che si possono, talvolta, verificare delle forme di intolleranza alimentare che possono essere confuse con un’allergia, perché caratterizzate da elementi che si ritrovano in entrambi i disturbi: per questo motivo, si parla di “pseudo-allergie”. Queste particolari problematiche, inserite nella categoria delle intolleranze farmacologiche, sono intolleranze definite come una sorta di allergia dovuta alla produzione di istamina in seguito all’ingestione di un alimento. Per esempio, crostacei, cioccolato, pomodori, pesce in scatola sono tutti alimenti definiti “sostanze istamino-liberatrici”.

In merito ai rimedi che si possono adottare per evitare allergie ed intolleranze, se viene eliminato completamente quel determinato alimento dalla dieta di un soggetto allergico, esso non avrà più nessun tipo di manifestazione (dieta di esclusione). Se una persona è invece intollerante, può comunque continuare ad assumere quel dato alimento, ma a piccole dosi; a volte è suggerita l’astensione totale per brevi periodi, in modo da ricreare il patrimonio enzimatico necessario alla digestione dell’alimento.

 

dal sito: www.my-personaltrainer.it

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Cibi amici del sorriso

La buona notizia arriva ad una settimana dalla Pasqua: il cioccolato è anti-carie, ma solo se fondente. Lo hanno detto gli esperti riuniti a Roma in occasione del XXI Congresso Nazionale del Collegio dei Docenti Universitari di Odontoiatria che si è concluso oggi. Abbiamo chiesto agli odontoiatri l’elenco dei cibi salva-sorriso che prevengono le carie e la perdita dello smalto.

Cioccolato. Lo si può mangiare senza sensi di colpa perché le sostanze antibatteriche che contiene riescono ad avere la meglio anche sullo zucchero presente nei dolciumi al cioccolato. “Il cacao amaro contiene antibatterici naturali che impediscono allo Streptococcus mutans di produrre il glucano, una sostanza appiccicosa che aiuta i germi ad attaccarsi ai denti formando la placca e creando le condizioni perché gli zuccheri vengano trasformati in acidi corrodendo lo smalto” spiega Antonella Polimeni, Presidente del Collegio Nazionale dei Docenti Universitari di Odontoiatria e Ordinario di Odontoiatria Pediatrica alla Sapienza di Roma. “Consumando cioccolato fondente all’80% si può ridurre il rischio di carie, soprattutto se si ha l’accortezza di non mangiarlo assieme a dessert troppo ricchi di zuccheri e carboidrati come la colomba pasquale, che ne vanificherebbero gli effetti positivi”.

Miti da sfatare. A sorpresa anche caffè, vino e formaggi aiutano i denti a non perdere smalto e a non essere attaccati da placca e carie. Invece, il consumo di bevande gassate, che contengono molti zuccheri e acidificano il cavo orale, andrebbe il più possibile limitato. Lo stesso vale per i succhi di frutta, la birra, il vino bianco o perfino le mele: cibi tendenzialmente acidificanti ma che tuttavia non devono per forza essere banditi del tutto, perché conta non solo ciò che si mangia ma anche come lo si consuma. “L’acidità di questi alimenti può essere efficacemente tamponata accompagnandoli con un po’ di formaggio, ricco di calcio e grassi che proteggono lo smalto” chiarisce Polimeni.

Cibi “spazzolino”. Alcuni alimenti proteggono più di altri la nostra bocca. I mirtilli, ad esempio, contengono sostanze antibatteriche che impediscono la formazione della placca riducendola del 70%. Poiché i batteri vi si annidano, la diminuzione della placca ha un effetto positivo contro la carie, che grazie ai mirtilli si riduce fino al 45%. Anche lo yogurt è un alimento salva-sorriso: un vasetto quattro volte a settimana riduce del 22% il rischio di carie, probabilmente depositando proteine protettive sulla superficie esterna dei denti. Nella dieta amica dei denti non dovrebbero mancare funghi, cicoria e verdure crude che agiscono come uno spazzolino da denti naturale, aiutando a eliminare residui di cibo.

Chewing-gum allo xilitolo. Gli esperti li promuovono come “cibo funzionale” perché le ricerche hanno mostrato come questo particolare tipo di zucchero sia in grado di ridurre la proliferazione dei batteri.

Latte artificiale.
 Un nuovo studio italiano appena presentato al Congresso ha dimostrato che i probiotici aggiunti ai latti artificiali per neonati possono  diminuire la proliferazione dei batteri della carie. “L’alimentazione ha un ruolo fondamentale nella salute orale a ogni età” spiega Polimeni autrice della ricerca sui probiotici nel latte assieme a colleghi del Dipartimento di Pediatria dell’Ateneo romano guidati da Marzia Duse. “Il nostro studio ha dimostrato che l’aggiunta di fermenti lattici a latti artificiali per neonati può diminuire la proliferazione dello Streptococcus Mutans  contribuendo a ridurre la probabilità di carie, una protezione in più importante per i bimbi non allattati al seno” prosegue.

Le sane abitudini. La salute orale si costruisce fin da piccolissimi attraverso sane abitudini alimentari: vietato dare al bimbo il succhiotto dolcificato con zucchero o miele o il biberon con camomilla o qualunque bevanda zuccherata per farlo addormentare. “Queste abitudini sono responsabili di carie diffuse sui denti da latte pericolose perché possono compromettere lo sviluppo corretto della dentatura permanente e comunque sono foci infettivi” avverte l’esperta.

In realtà, la salute dei denti parte addirittura prima, nel pancione della mamma: eseguire le corrette pratiche di igiene orale, accompagnate da una sana alimentazione con un limitato apporto di zuccheri e un alto contenuto di principi nutritivi, costituisce il primo passo per la prevenzione e tutela della salute della bocca del bambino. “In virtù di un processo di trasmissione madre-bambino, sono alte le possibilità che la mamma possa ‘infettare’ il piccolo con il batterio responsabile della carie, lo Streptococco Mutans. Questo sta a indicare che una elevata presenza di carie nella mamma potrà influenzare in maniera significativa lo sviluppo di carie nel bambino già nella dentatura ai latte” conclude Polimeni.

 

Dal sito www.repubblica.it

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Cibo e sonno

 

Molte persone, soprattutto nei cambi di stagione, soffre di disturbi del sonno. I disagi causati da un riposo di cattiva qualità si ripercuotono nella vita di tutti i giorni: aumentano lo stato di stanchezza e possono portare a cambiamenti di umore fino alla depressione.

L’alimentazione ha uno stretto rapporto con il riposo: andare a letto digiuni o con un senso di fame, o, al contrario, dopo aver esagerato con il cibo, non ci permetterà di riposare bene ed il nostro sonno sarà disturbato.

La Coldiretti ha stilato una lista di alimenti che favoriscono il sonno ed altri che non aiutano il riposo.

La sera sono da evitare caffè, tè, cioccolato e cacao per la presenza di caffeina, inoltre è bene ridurre il consumo di alcol che ci garantirà un cattivo risveglio. Sono da limitare cibi con elevato contenuto di sale: prodotti confezionati e conservati, salatini e patatine e cibi ricchi di pepe, paprika, curry.

Sono invece favoriti cibi come la pasta, il pane, i cereali, legumi e tutti quegli alimenti che contengono l’amminoacido triptofano, precursore della serotonina. La serotonina è l’ormone deputato alla regolazione dell’umore e del ciclo del sonno.

Tra le verdure al primo posto la lattuga, seguita da radicchio rosso e aglio, perchè le loro spiccate proprietà sedative conciliano il sonno, ma anche zucca, rape e cavoli.

Sono molto favoriti infusi e bevande calde, ma soprattutto il latte caldo che aiuta a contrastare l’acidità gastrica che potrebbe interrompere il sonno.

GLI ALIMENTI PER DORMIRE BENE

CIBI “CATTIVI” CIBI “BUONI”
Patatine in sacchetto Pasta, Riso, Pane, Orzo
Piatti con dado da cucina Lattuga, Radicchio rosso, Aglio
Cioccolato, Cacao Zucca, Rape, Cavolo
Caffè, The Formaggi freschi, Yogurt
Curry, Pepe, Paprika Uova bollite
Superalcolici Miele in infusi caldi, Latte caldo
Salatini Frutta dolce
Alimenti in scatola Dolce

Fonte: Coldiretti

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La dieta

E’ arrivata la primavera e tutti siamo alla ricerca disperata di una dieta miracolosa che ci faccia perdere quei chiletti che abbiamo preso durante l’inverno.

Allora impazziamo e proviamo la dieta del minestrone, la dieta iperproteica, la dieta del cioccolato…

Ma cosa significa dieta?

Il termine dieta, dal greco dìaita = regime, stile, tenore di vita, è sinonimo di alimentazione corretta, sana ed equilibrata. Alimentarsi correttamente vuol dire adottare una dieta che sia in grado di soddisfare i bisogni fisiologici dell’organismo (sia di energia sia di nutrienti) dal punto di vista qualitativo e quantitativo.

Perciò dobbiamo levarci dalla testa il pensiero che dieta sia sinonimo di restrizione! Si tratta di trovare il giusto equlibrio con gli alimenti, assumendoli nelle giuste dosi e con la giusta frequenza!

Una dieta deve fornire tutti i nutrienti di cui il corpo ha bisogno. Poichè queste sostanze nutritive devono provenire da un minor apporto calorico, è importante eliminare o quanto meno ridurre il consumo di dolciumi, torte, biscotti, zuccheri e bevande alcoliche, che hanno un elevato numero di calorie, ma hanno basso contenuto di sostanze nutritive. L’alimentazione deve essere basata sull’assunzione di alimenti nutrienti come verdure, frutta, carne magra, pollame, pesce. Una sana dieta dimagrante deve essere anche ricca di insalate, verdure e legumi (fagioli, piselli e lenticchie). La frutta fresca è una buona scelta per un dessert a basso contenuto calorico.

Inoltre non dobbiamo dimenticare che se vogliamo perdere peso non possiamo fare a meno dell’attività fisica! Lo sport è un nostro alleato molto di più di restrizioni eccessive.

 

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