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Categories Benessere, Tips & Tricks

Il Frigorifero si organizza così

Quando torniamo a casa dopo aver fatto la spesa spesso litighiamo con il frigorifero perché ammassiamo a caso quello che abbiamo comprato, buttiamo dentro tutto, speriamo che una volta che apriremo la porta non ci cada tutto addosso.

Ma ci sono delle regole ben precise per conservare gli alimenti in frigo, non solo per avere più ordine ma soprattutto per far sì che gli alimenti si conservino al meglio, per ridurre al massimo gli sprechi e per avere in tavola alimenti sempre freschi e gustosi.

Come prima regola dobbiamo ricordarci di riporre in frigo gli alimenti in appositi contenitori, ricoperti con la pellicola o con alluminio (attenzione a quello che usiamo: sia i contenitori che le varie pellicole devono essere adatte al contatto con alimenti).

Prima però di capire come conservare tutto al meglio vediamo quali alimenti non devono essere conservati in frigorifero:

  • Frutta e verdura non ancora mature: qui non terminerebbero il loro processo di maturazione e non porteremo così in tavola tutti i nutrienti che frutta e verdura devono sviluppare.
  • Pane, prodotti da forno non farciti con creme, e pasta: prenderebbero troppa umidità aumentando così la probabilità di crescita di muffe.
  • Frutta esotica ed agrumi.

Ed ovviamente non vanno conservati in frigo: scatolame, conserve e salse ancora chiuse, olio ed erbe aromatiche.

La temperatura all’interno del frigorifero non è uniforme: è più bassa nei ripiani più bassi e più alta nei ripiani più alti, anche se nei frigoriferi di ultima generazione è presente una ventola che permette una distribuzione uniforme della temperatura tra i vari ripiani. In ogni caso lo sportello rimane in assoluto la parte meno fredda.

Ecco allora come deve essere organizzato il nostro frigo partendo dal basso!

  • Nei cassetti vanno riposti frutta e verdura non ancora lavati e in sacchetti di carta che permettono la traspirazione e non consentono la formazione di umidità che si formerebbe nei sacchetti di plastica. In questo scomparto i prodotti sono protetti dalle basse temperature che altrimenti li danneggerebbero.
  • Nel ripiano al di sopra dei cassetti, che è il ripiano in assoluto più freddo, vanno posti carne e pesce. Oltre alle temperature è importante tener conto dei tempi di conservazione: non più di tre giorni per la carne e mai più di 24 ore per il pesce.
  • Appena sopra metteremo latte e latticini e confezioni di marmellate e conserve aperte. Latte e latticini tendono ad assorbire molto gli odori, cerchiamo perciò di chiudere bene le confezioni.
  • I salumi vanno conservati nello stesso ripiano dei latticini ben avvolti nella carta che ci ha dato il salumiere.
  • Gli avanzi del pranzo e della cena vanno riposti nel ripiano più alto in appositi contenitori ben chiusi.
  • Nello sportello vanno riposti gli alimenti che possono stare a temperature di 10-15°C: uova, burro, bibite, salse.

Oltre a dove riporre gli alimenti è altrettanto importante come riporli: il frigo non deve mai essere colmo, ci deve essere il giusto spazio per garantire il passaggio di aria per una corretta distribuzione della temperatura.

Per mantenere la temperatura costante all’interno del frigo è fondamentale non lasciare lo sportello aperto per tempi troppo lunghi ed aprire e chiudere la porta velocemente, soprattutto è importante non mettere in frigo pietanze calde per non causare sbalzi troppo elevati di temperatura.

Come ultimo consiglio ricordiamoci di controllare sempre la data di scadenza di tutti gli alimenti!

Una buona conservazione ci permette di ridurre gli sprechi e di consumare alimenti che mantengano sia le loro caratteristiche organolettiche che la loro salubrità non provocando così problemi alla nostra salute.

Cosa non ci deve mai essere nel frigorifero di un donatore (sinonimo di persona in buono stato di salute):

  • Carni troppo grasse, salumi e formaggi in elevata quantità: sono alimenti ricchi in colesterolo! (Ciò non significa doverli eliminare completamente dalla nostra alimentazione).
  • Torte o pasticcini alla crema: prima della donazione è bene consumare dei pasti leggeri, non bisogna assolutamente appesantirsi.
  • Margarine: sono da evitare tutti i grassi idrogenati perché favoriscono la formazione del colesterolo LDL che è quello cattivo!
  • Bevande alcoliche: non vanno mai assunte prima di una donazione.

 

Articolo scritto per www.avisprovincialetreviso.it

Categories Benessere, Tips & Tricks

Come fare la Lista della Spesa

Gennaio è il mese dei buoni propositi. Gennaio è il mese in cui vengono compilate liste infinite di cose da fare e mi pare quasi di vedere la vostra:

  1. Iniziare la dieta
  2. Iscriversi in palestra

Non mi sbaglio di molto, giusto?

Propositi ottimi, chiunque ci insegna come realizzarli, troviamo fantastici motivatori (in realtà mi sento inclusa in tutti questi ruoli!) ma oggi non voglio parlare di queste cose, mi piacerebbe darvi delle basi solide su cui poi costruire uno stile di vita sano. Perciò cosa c’è di più importante di una spesa fatta bene per avere un corretto stile alimentare? Niente che mi venga in mente.

Se la nostra dispensa e il nostro frigo sono pieni di alimenti di qualità allora sarà più facile anche improvvisare una cena sana, sarà meno probabile cedere in tentazioni unte e caloriche. Insomma, non avremo più scampo per non trattarci bene.

Da dove si parte per fare la lista della spesa? Capita di trovarsi davanti ad un foglietto bianco e non sapere da che parte iniziare, il classico blocco dello scrittore in versione domestica. Capita anche di ritrovarsi di fronte ad un frigo bianco, completamente vuoto ed anche in questo caso la sensazione è quella di panico, di rincorsa ad una soluzione immediata, una corsa al supermercato per tornare a casa con cibo prevalentemente confezionato e quasi pronto.

Diventa così importantissimo “perdere” un po’ di tempo per organizzare la nostra dispensa e fare una lista della spesa ragionata.

Per prima cosa è importante pianificare la nostra settimana alimentare, decidere cosa vogliamo e dobbiamo mangiare. In questa situazione torneranno utili le indicazioni del vostro nutrizionista di fiducia (che sarei sempre io!) che ogni volta che vi vede ci tiene a ripetervi allo sfinimento come devono essere organizzate la giornata e la settimana alimentare. Facciamo un breve ripasso:

  • La giornata deve essere suddivisa in 5 pasti: colazione, merenda, pranzo, spuntino e cena.
  • La colazione deve essere un pasto abbondante ricco di tutti i nutrienti: carboidrati, proteine e grassi.
  • Un primo ed un secondo devono essere alternati a pranzo e a cena.
  • È molto importante rispettare la giusta frequenza dei cibi proteici durante la settimana: pesce 2/3 volte, carne 2 volte, uova 1 volta, formaggio 1 volta.
  • La verdura non deve mai mancare, né a pranzo né a cena.
  • Dobbiamo imparare a mangiare i legumi anche ogni giorno.
  • Quando mangiamo un primo cerchiamo di variare il più possibile il tipo di cereale.
  • Mangiamo almeno 2 frutti al giorno.

Se partiamo da questo presupposto avremmo come prima cosa l’idea della quantità dei diversi alimenti. Nel nostro carrello dovremmo vedere tutte queste in ordine decrescente:

  1. Frutta e verdura;
  2. Cereali (preferibilmente in chicchi ed integrali), pasta e pane;
  3. Latte, yogurt e latticini;
  4. Legumi;
  5. Pesce;
  6. Carne;
  7. Condimenti (immagino che a casa abbiate olio e burro, non è necessario acquistarli ogni volta!)

Questo ordine non vi è un po’ familiare? Pensateci bene… è l’ordine che ci viene indicato nella piramide alimentare; quasi quasi potremmo portarci la piramide alimentare come lista della spesa.

Detto questo, per la settimana, non ci resta che scegliere:

  • 4/5 tipi di verdura di stagione;
  • altrettanti di frutta;
  • pasta e un altro tipo di cereale;
  • pane e cereali per la colazione;
  • latte e/o yogurt per la colazione;
  • un tipo di formaggio per una cena;
  • due tipi di pesce (uno lo posso prendere in quantità maggiore, se avanza lo uso il giorno dopo)
  • due tipi di carne: una bianca e una rossa;
  • delle uova;
  • legumi secchi e legumi in scatola.

Una volta che avrete verificato sempre questo schema base sarà facile fare delle piccole aggiunte a seconda dei piatti che vorrete preparare.

Cercate di avere una dispensa sempre completa con i condimenti, cipolla, aglio e spezie varie, semi oleosi e frutta secca che in un attimo arricchiscono e danno un gusto diverso ai nostri piatti, erbe aromatiche (magari in terrazzo o nell’orto).

Se riuscite ad organizzarvi andate a fare la spesa almeno due volte la settimana: avrete meno cose da acquistare e i vostri alimenti saranno più freschi.

Tenete un blocchetto di appunti in cucina sempre a disposizione, in questo modo potrete annotare i prodotti che finite o se vi viene in mente l’idea geniale, la ricetta più buona della vostra vita la potete mettere nero su bianco immediatamente senza lasciarvela scappare.

Una volta che avete fatto l’elenco di tutto quello che vi serve cercate di copiare la vostra lista mettendo gli alimenti più o meno nello stesso ordine di quello in cui li troverete al supermercato, questo vi permetterà di perdere meno tempo e soprattutto di non lasciarvi tentare da cose che non avevate minimamente considerato.

Lo so lo so, quando lo trovate il tempo per fare la lista? A mala pena riuscite a passare in negozio prima di tornare a casa. Fare la lista per bene può richiedere del tempo, soprattutto le prime volte, poi diventa sempre più facile. Ma è veramente tempo perso quello per la nostra salute? In questo modo saremo davvero consapevoli di quello che scegliamo per il nostro corpo e per il nostro benessere ed anche per il nostro portafoglio! Eviteremo di acquistare cose che abbiamo già, prenderemo le giuste quantità e non butteremo più un grammo di cibo, che scusate ma è una cosa che non si può proprio più accettare.

Impariamo ad usare i tempi di attesa della nostra vita per fare queste semplici cose: mentre siamo all’ufficio postale, dalla parrucchiera e mentre aspettiamo il nostro turno per donare il sangue. Fare la lista della spesa fa parte del nostro progetto di benessere e salute e lo sappiamo tutti quanto ci fa stare bene sentirci dei donatori sani. Perciò proviamo a vederla così questa lista della spesa, magari inizierà pure a piacerci.

 

Articolo scritto per www.avisprovincialetreviso.it

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I peperoni cruschi

Le vacanze ci lasciano nel cuore tantissime cose; quest’estate, in un luogo incantato come Matera, mi è capitato di fare un incontro speciale.

Incuriosita dal menù di un ristorante sono entrata ed ho scoperto i PEPERONI CRUSCHI. Non vedevo l’ora di parlarvene e finalmente eccomi qui! Oggi vi riporterò solo la loro descrizione e le loro ottime proprietà ma vi prometto che presto vi riproporrò il piatto che ho avuto il piacere di gustare.

I “Peperoni di Senise” o peperoni “cruschi” (= croccanti) sono peperoni dolci essiccati tipici di Lucania. Sono un prodotto ad Indicazione Geografica Tipica e vengono coltivati nelle campagne di Senise e nei paesi limitrofi (esattamente Francavilla S.S., Chiaromonte, Valsinni, Colobraro, Tursi, Noepoli, San Giorgio Lucano; e sull’Agri: Sant’Arcangelo, Roccanova, Tursi, Montalbano Jonico e Craco), in terreni di origine alluvionale di natura limo-sabbiosi e in terreni collinari di medio impasto, con  altitudine sul livello del mare variabile tra i 250 ed i 340 metri, assoggettati ad un clima tipicamente mediterraneo, con precipitazioni concentrate nel periodo invernale.

I tipi morfologici della varietà di peperone di Senise sono i cosiddetti Tipo “appuntito” (forma prevalente), tipo “tronco” e “tipo uncino”.
Questi ecotipi sebbene abbiano forme leggermente differenti tra loro sono caratterizzati dall’avere il  peduncolo ben saldo alla bacca tale da non staccarsi nemmeno ad essiccazione avvenuta, e da uno spessore della polpa molto sottile (circa 2 millimetri).

La prima caratteristica permetterà di confezionare delle “serte”, cioè lunghe ghirlande di peperoni, raccolti al massimo della maturazione, infilando i piccioli con l’ago e lo spago, dopo un riposo di  almeno 2-3 giorni su teli di stoffa o su reti in locali asciutti e ben aerati lontano dalla luce.

Le serte vengono esposte al sole  e grazie alla sottigliezza della polpa si essiccano rapidamente; i peperoni cruschi sono pronti quando il contenuto in acqua si attesta sul 10-12% del peso.

I peperoni freschi vengono raccolti a partire dalla prima decade di agosto (a secondo dell’andamento della stagione estiva) per cui è molto bello girare nei paesi di produzione e vedere queste ghirlande rosso fuoco appese a gran parte delle finestre e dei balconi ben esposti al sole.

A livello nutritivo il peperone di Senise un contenuto vitaminico “C” del 30% in più degli altri tipi di peperone, e un contenuto altissimo di vitamine A,E,C,K e PP.

(www.ilcuoreingola.it)

La ricetta più caratteristica consiste nel soffriggere i peperoni di Senise per pochi secondi in olio extra vergine di oliva in modo da ottenere dei peperoni croccanti. Una volta ottenuti, possono essere utilizzati come contorno sia per il baccalà, sia per arrosti di carne, sia per salsicce.

I peperoni ridotti in polvere, invece, sono indicati per condire minestre, paste o legumi.

Categories Consigli, News

Ripartire con energia dopo le vacanze

Oggi non voglio parlarvi di alimentazione, diete o ricette speciali. Vi consiglio la lettura di questo articolo per aumentare la motivazione e la produttività in qualsiasi campo della vostra vita: lavoro, studio, attività sportiva e perchè no, anche per iniziare uno stile alimentare corretto. Buona lettura!

 

Fatta eccezione per i pochi fortunati vacanzieri ancora rimasti, molti di noi sono rientrati dalle vacanze e sono ritornati a lavorare o a studiare. Certo ricominciare non è mai semplice e passare dai ritmi rilassati dell’estate ai ritmi frenetici del lavoro/studio può essere un vero e proprio shock!

C’è chi in questo periodo si sente più svogliato del solito, chi è stato colto da un attacco di pigrizia acuta e chi addirittura è vittima della così detta sindrome da rientro!

Insomma, questo è il momento giusto per imparare qualche bella tecnica di crescita personale che possa aiutarci a ritrovare la nostra produttività personale e la motivazione perduta.

Meno fai e meno voglia avrai

Ogni pigro doc, e mi ci metto anche io, potrà confermarti che esistono periodi in cui si entra in uncircolo vizioso, in cui meno fai e meno voglia avrai di fare: dopo un periodo di totale ca**eggio (“campeggio”, che cosa avevi capito?!), anche un’attività che richiede il minimo impegno ci pesa in modo indescrivibile; e allora facciamo di tutto per evitare gli impegni, ritrovandoci a rincorrere il piacere immediato a scapito della felicità a lungo termine.

A seconda delle persone, questo periodo può durare da qualche giorno a svariate settimane; ma prima o poi si arriva ad un punto di rottura, in cui il dolore della nostra scarsa produttività supera ilpiacere del dolce far niente. Arrivati a questo punto di rottura, ci facciamo mille promesse solenni(cit “da domani…”) per rimettere ordine nella nostra vita e ricominciare seriamente.

Tempo 1 settimana e siamo di nuovo impantanati!

Questo riassunto ti suona familiare? Ho descritto il comportamento di qualcuno che ti è molto vicino… diciamo… qualcuno che vedi ogni mattina allo specchio?! Beh, nulla di cui preoccuparsi! Vediamo allora qualche soluzione pratica a questo problema.

Produttività, Motivazione ed Autostima: il triangolo magico

Se è vero che “meno fai e meno voglia avrai” è anche vero il suo contrario. Se riesci infatti ad instaurare un circolo virtuoso fatto di obiettivi, impegno e risultati, sentirai la motivazione accrescersi sempre più, riuscendo a raggiungere mete sempre più ambiziose che determineranno un consolidamento della tua autostima. Insomma per riassumere:

  1. Produttività. Il primo passo è spezzare il circolo vizioso che ti porta ad essere svogliato e demotivato. Per farlo devi necessariamente aumentare la tua produttività personale, ovvero, devi essere in grado di portare a termine quelle attività che determineranno un tuo miglioramento nel medio e lungo termine. Per uno studente questo significa seguire le lezioni e preparare gli esami universitari con impegno; per un lavoratore significa dare il 100% nei compiti che gli vengono assegnati; per un imprenditore/libero professionista infine, produttività personale significa completare quelle attività in grado di mantenere florida e prospera la sua impresa. Per aumentare la propria produttività spesso è necessario ingoiare brutti rospi e far leva sulla nostra forza di volontà per completare attività che non ci entusiasmano: ma fare ciò che non abbiamo voglia di fare quando abbiamo bisogno di farlo è il percorso che ci garantisce una ritrovata motivazione.
  2. Motivazione. Il secondo elemento del triangolo magico è la motivazione: la motivazione è quella benzina che ci permette di arrivare alla meta desiderata. Come la benzina però, la motivazione finisce presto e non è a buon prezzo. Come visto al primo punto, se riusciamo ad essere produttivi di conseguenza aumentiamo la nostra motivazione; è un grave errore pensare il contrario: aspettare di essere motivati per essere produttivi è un’attesa vana. Questo significa che per fare un bel rifornimento di benzina dobbiamo innanzitutto aumentare la nostra produttività. Nel momento in cui arriverà la spinta propulsiva della motivazione, raggiungere i tuoi obiettivi sarà un gioco da ragazzi.
  3. Autostima. Cos’è l’autostima se non l’insieme dei risultati che riesci a scorgere quando ti guardi alle tue spalle? Ogni piccolo obiettivo che ti sarai posto e sarai riuscito a raggiungere sarà come un nuovo mattone per aumentare la tua autostima; e con l’autostima il triangolo giunge al suo completamento: facendo infatti leva sulla tua nuova sicurezza ritrovata sarai in grado di porti obiettivi sempre più ambiziosi, lavorando in modo produttivo per il loro raggiungimento e senza farti mancare la motivazione necessaria.

Già Andrè…. belle parole, non c’è che dire… ma io? io da dove parto?! Con le parole ci faccio poco, ho bisogno di esempi pratici!

Come visto, riuscire ad essere nuovamente produttivi e a portare a termine attività tanto ingrate quanto necessarie è la vera chiave di volta del meccanismo che ti ho appena illustrato. Voglio allora parlarti nell’ultima parte di questo articolo di una tecnica che mi ha aiutato a triplicare la mia produttività personale.

Produttività personale: il trucco delle 2 attività

Se ancora non utilizzi  una to do list per organizzare le tue attività, leggiti subito questo articolo prima di continuare: “to do list – la mia scelta“. Le liste di cose da fare sono infatti lo strumento più semplice ed efficace di produttività personale. Spesso però, quando ci troviamo nel bel mezzo del caos lavorativo, la nostra to do list inizia ad allungarsi all’infinito, perdendo di efficacia. Ci troviamo infatti a non sapere a quale attività dare priorità e nell’indecisione vaghiamo tra la nostra casella di posta, Facebook e siti di news. Cosa fare in questi casi?

Il trucco in questi casi è creare una to do list che si basi sui seguenti principi:

  • Concentrarsi su una ed una sola attività. Ti ho più volte parlato dell’importanza di fare una cosa alla volta. Focalizzarci su una sola attività ci permette non solo di completare quell’attività in breve tempo, ma ci permette di farlo anche in modo eccelso. Il senso dicompletamento inoltre innesca il famoso triangolo di cui ti ho appena parlato (produttività, motivazione, autostima).
  • Sapere esattamente quale sarà l’attività successiva. La produttività personale è una questione di ritmo, se dopo aver completato un attività importante inizi a sprecare tempo, ti ritroverai ad aver perso mezza giornata senza neanche accorgertene. Diventa quindi fondamentale sapere esattamente quale sarà l’attività successiva. Per gli amanti del Getting Things Done, questa non è altro che la “Next Action”.

Andando sul pratico quello che dovrai fare è pescare dal calderone delle tue attività due sole attività: quella che intendi completare immediatamente e quella su cui lavorerai subito dopo. Appena completata la prima attività, pesca una nuova attività da mettere in coda ed inizia a lavorare sulla seconda attività della tua lista; continua così fino a completare tutte le attività della giornata… e non solo.

 

Tratto dal sito www.efficacemente.com

 

Categories Alimenti, News

Cibi contro l’influenza

Influenza e raffreddore, cosa mangiare? Quali sono i cibi da evitare? E quali sono invece gli alimenti da consumare di più per sentirci meglio? La salute inizia da una buona alimentazione, che ci possa aiutare a rafforzare il sistema immunitario per contrastare i malanni invernali.

Un corretto apporto di vitamine e sali minerali permette di superare i sintomi in maniera più rapida, a partire dalla febbre, fino alla congestione nasale e ai dolori alle ossa.

Cibi da preferire

Alcuni alimenti possono contribuire più di altri a rafforzare il nostro sistema immunitario e a fornire all’organismo le vitamine e i sali minerali che lo aiuteranno a contrastare il raffreddore e l’influenza. Gli agrumi, ad esempio, sono in grado di prevenire un eccessivo accumulo di muco a livello delle vie respiratorie. In questo modo potremo evitare le difficoltà respiratorie e la congestione nasale tipiche delle malattie da raffreddamento, soprattutto nella stagione invernale.

1) Agrumi

Gli agrumi sono ricchi di vitamina C, una sostanza considerata fondamentale per prevenire il raffreddore e per contribuire a contrastarne i sintomi. E’ bene iniziare a consumare agrumi non appena sono di stagione, in modo da rafforzare l’organismo. Quindi via libera a mandarini, arance e pompelmi – ancora meglio se bio – e alle spremute fresche. Oltre agli agrumi, non dimenticate tutti gli altri cibi ricchi di vitamina C e di consumare tanta frutta di stagione, come kiwi e melograni.

2) Aglio

L’aglio è ben più di un alimento. La medicina naturale e la tradizione popolare da tempo lo considerano una vera e propria medicina. L’aglio è ricco di fitonutrienti con proprietà antibiotiche e antivirali, utili in caso di influenza o di raffreddore. L’allicina presente nell’aglio inoltre aiuta a prevenire l’influenza e a ridurre i sintomi del raffreddore. Chi non ama l’aglio, può ricorrere ai preparati erboristici che lo contengono.

3) Cipolle

Le cipolle, proprio come l’aglio, sono un vero e proprio medicinale naturale. I flavonoidi presenti nella cipolla lavorano in sinergia con la vitamina C contenuta negli agrumi per contrastare i batteri che possono aggravare i malesseri tipici dell’inverno. Secondo un usanza popolare, posizionare mezza cipolla accanto al letto dell’ammalato velocizzerebbe la guarigione dall’influenza.

4) Zenzero

Lo zenzero è davvero prezioso quando si tratta di influenza o di raffreddore. Se l’influenza è accompagnata da mal di gola, mangiare un pezzetto di zenzero fresco aiuta ad attenuare il bruciore e il dolore in breve tempo. Chi non ama particolarmente il sapore dello zenzero fresco da consumare da solo, lo può aggiungere in piccole quantità nella preparazione del tè e delle tisane, oppure nelle zuppe. Lo zenzero aiuta soprattutto a contrastare la febbre e la tosse.

5) Lattuga

La lattuga e tutte le verdure a foglia verde contribuiscono ad arricchire la nostra alimentazione di vitamine di sali minerali che servono da ricostituenti per l’organismo affaticato dalla malattia. La lattuga romana, ad esempio, aiuta a rafforzare il sistema immunitario per via del suo contenuto di vitamina C, di vitamina A e di sostanze utili ad accrescere la resistenza dell’organismo all’influenza e al raffreddore.

Altri alimenti utili:

spinaci, miele, ananas, mango, succhi freschi, centrifugati di frutta e verdura, zuppe e minestre, brodo di verdura, broccoli, cavoli, frutti di bosco, pepe nero, cannella.

5 cibi da evitare

Non tutti sanno che grazie alla nostra alimentazione possiamo intervenire per rafforzare il sistema immunitario e la capacità del nostro organismo di contrastare i germi che lo attaccano dall’esterno, anche nel caso dei malanni di stagione. Attività fisica, alimentazione equilibrata e capacità di gestire lo stress sono la prima medicina. Dal punto di vista del cibo, alcuni alimenti dovrebbero essere evitati, per cercare di non ammalarsi o almeno per minimizzare i sintomi e guarire in tempi brevi. Alcuni cibi infatti indeboliscono la risposta immunitaria dell’organismo e accrescono il rischio di problemi alle vie respiratorie.

1) Carne

Evitare la carne durante l’influenza o il raffreddore potrebbe aiutarvi a guarire più in fretta e ad alleviare i sintomi. I grassi animali ostacolano la capacità dell’organismo di liberarsi dai germi che causano raffreddore e influenza. Per guarire più in fretta aumentate il consumo di frutta e verdura, così vi garantirete un pieno di antiossidanti e sostanze benefiche.

2) Latte

Il latte può incrementare la formazione di muco e la sua permanenza lungo le vie respiratorie. Ciò potrebbe contribuire ad una maggiore durata dei sintomi. Secondo Linda Page, autrice di “Diets for Healthy Living”, i virus preferiscono gli ambienti caldi e umidi, come quelli forniti dal muco. L’esperta consiglia di sostituire il latte con acqua e con succhi di frutta fresca per tutta la durata della malattia.

3) Latticini

Il consumo di latticini comporta conseguenze simili a quelle del consumo di latte. Incrementa cioè la formazione di muco a livello delle vie respiratorie. Evitare latte e latticini (yogurt, burro, panna e formaggi) può essere d’aiuto per prevenire il raffreddore e per guarire più in fretta. Sostituiteli con alternative vegetali, con i legumi e con frutta e verdura di stagione.

4) Dolciumi

Dolci industriali, bevande gassate, succhi di frutta confezionati e altri alimenti eccessivamente ricchi di zucchero possono indebolire il sistema immunitario e affaticare la digestione. Molti dolci confezionati inoltre possono contenere latte e latticini, che incrementano la formazione di muco. Inoltre, rischiano di appesantire la digestione. Per placare la voglia di dolce, scegliete la frutta, anche essiccata, come i datteri, i fichi o l’uvetta.

5) Snack salati e cibi fritti

Consumare degli snack eccessivamente salati quando si è a letto con l’influenza può causareproblemi di digestione e contribuire alla disidratazione. Attenzione anche agli alimenti fritti e troppo speziati, soprattutto se l’influenza l’intestino. Non salate troppo le pietanze e evitate bevande come il caffè o gli alcolici, per non indebolire l’organismo e per garantire un recupero più rapido. Infine, non dimenticate di concedere al corpo il giusto riposo, fondamentale per tornare presto in forma.

 

 

dal sito www.greenme.it

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Acrilamide

L’acrilamide è una sostanza molto tossica che si forma durante il processo di cottura, a temperature elevate, degli alimenti ricchi di carboidrati. Questo è uno dei motivi per cui gli esperti consigliano di limitare il consumo di cibi fritti, soprattutto se questi vengono impanati prima di essere messi nell’olio bollente (la farina ed il pangrattato sono ricchi di amido).

Proprio per la sua natura, il problema acrilamide concerne sia gli alimenti preparati nell’ambiente domestico, sia i prodotti di origine industriale (patatine fritte, cibi precotti, fast food ecc.).
La formazione di questa sostanza comincia a temperature superiori ai 120ºC e diventa massima intorno ai 190°C; come ricordato è maggiore per gli alimenti ricchi di amido (patate, cereali) e per il caffè. La produzione di acrilamide è facilitata dall’assenza di acqua e dalla presenza di asparagina (un amminoacido) e di uno zucchero ridotto (come il glucosio od il fruttosio contenuti soprattutto nelle patate, ma anche nei cibi caramellati).
Dal momento che la pericolosità dell’acrilamide è nota da tempo (è fortemente sospettata di essere un agente mutageno, quindi potenzialmente cancerogeno), l’argomento suscita timori importanti sia da parte degli enti di sanità pubblica preposti al controllo delle derrate alimentari, sia e soprattutto da parte di cittadini, che vengono di tanto in tanto allertati dalle notizie riportate dai media. D’altronde, considerata la miriade di prodotti da forno derivanti dai cereali e dalle patate, il pericolo acrilamide deve assolutamente essere mantenuto sotto controllo.
La prevenzione si attua su un duplice fronte; da una parte si cerca di eliminare il problema all’origine (selezionando varietà di patate e cereali che generino la minore quantità possibile di acrilamide), dall’altro si punta sull’ottimizzazione dei processi industriali e sull’informazione della cittadinanza.

CONSIGLI PER IL CONSUMATORE
  • Una dieta equilibrata con un tenore di grassi ridotto, ma ricca di frutta e verdura, abbinata ad una regolare attività sportiva, costituisce la migliore premessa per una buona salute.
  • Eliminare parti arrostite o carbonizzate da una fetta di pane troppo tostata, aiuta a ridurre i pericoli dell’acrilamide. Un buon fritto fatto in casa, rispettando alcune regole importanti (scegliere un olio con alto punto di fumo, mai il burro, mantenerlo ad una temperatura di 170°C e cambiarlo di volta in volta senza “rabboccarlo”) è sicuramente migliore di una porzione gigante di patatine fritte da fastfood. Tuttavia, se possibile, è meglio preferire altri metodi di cottura, come quella al vapore, la bollitura ed il cartoccio (inadatto per cibi acidi, come limoni e pomodori, perché la loro azione combinata con il calore favorisce il rilascio di alluminio dalla stagnola). Più in generale è importante eseguire sempre una cottura scarsa od appena sufficiente, mai esagerata. Questo provvedimento, oltre a proteggerci dall’acrilamide, assicurerà una perdita ridotta delle vitamine e di altri preziosi micronutrienti contenuti soprattutto nei prodotti vegetali.
  • L’associazione di alimenti fritti con verdure fresche diminuisce i rischi associati all’acrilamide e ad altre sostanze tossiche che si sviluppano durante il processo di cottura (sia perché le fibre ne riducono l’assorbimento sia per il loro prezioso carico di antiossidanti ad azione antimutagena).
  • La prossima volta che vi troverete dinanzi ad una invitante panatura dorata o ad una irresistibile crosticina, considerate il pericolo che nascondono; senza imporvi rinunce particolari, aggiungete questo tassello alle vostre conoscenze dietetiche per crearvi una sana cultura alimentare.

 

dal sito www.my-personaltrainer.it

 
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Consigli per il gonfiore addominale

Chi ne soffre, conosce il problema. Che è poi l’urgenza, a un certo punto della giornata, di allentare la presa di gonna o pantaloni pur di riuscire a respirare. Per consolazione, si potrebbe dire “mal comune mezzo gaudio”. Perché il gonfiore addominale mette ko almeno una persona su tre. In particolare le donne, regolate come sono dal ciclo ormonale. «Sia chiaro, però – precisa la dottoressa Beatrice Salvioli, consultant presso l’Unità Operativa di Gastroenterologia dell’Istituto Humanitas di Rozzano (Milano) -: nulla a che vedere con la naturale sensazione di pienezza, tutta interna, che si avverte a fine pasto. Qui la distensione addominale è ben visibile. Soprattutto preoccupa. Tanto da indurre chi ne patisce a fissare, prima o poi, un appuntamento dallo specialista». Che fare? Come arginare il disturbo? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Salvioli, che ci ha dato dieci consigli da mettere subito in pratica.

 

1. Occhio a ortaggi & Co.

«È vero: per mantenere un buon transito intestinale, la verdura e la frutta non devono mai mancare sulla nostra tavola – conferma l’esperta -. Tuttavia la regola che non vale per chi manifesta una sensibilità individuale verso questi cibi. Ed è sufficiente mangiarne un po’ di più per scatenare quel processo di fermentazione che fa lievitare la pancia e dà meteorismo. Non solo ortaggi e frutta, però. Anche gli zuccheri raffinati contenuti nella pasta, nel pane e nelle farine bianche causano flatulenza. Lo stesso succede con il lievito, la birra, le patate e alcune radici come il topinambur».

2. Una fibra non vale l’altra

Le fibre alimentari sono ottime per la salute e vanno consumate tutto l’anno, si dice. «Non è proprio così – afferma la gastroenterologa -. Perché se da una parte facilitano il movimento intestinale, dall’altra possono peggiorare il gonfiore e quindi la stipsi. Che è poi la ragione per cui la maggior parte delle persone ne consuma in abbondanza. E qui sta il problema. Una volta ingerite, le fibre sono trasformate dai batteri presenti nell’intestino attraverso un processo di fermentazione. Che, guarda a caso, è alla base del rigonfiamento. E il fenomeno è più evidente se si mangiano le fibre lunghe, come quelle contenute nella lattuga a foglia larga. Non di rado, infatti, c’è chi si sente “gonfio” dopo aver mangiato un bel piatto d’insalata. Lo stesso vale per i legumi, gli ortaggi (vedi il cavolfiore), le noci o la frutta secca». Come uscirne? «Bisogna puntare sulle verdure a foglia piccola, che fermentano di meno. Centrifugare la frutta e la verdura, così da eliminare la parte di fibra che non è digerita e passare i legumi (ceci, lenticchie, piselli) e gli ortaggi (broccoli, cavoletti di Bruxelles) al minipimer. E, infine, tritare le mandorle, le noci, la frutta secca in generale» raccomanda la dottoressa Salvioli.

3. Meno latte e formaggi

Il problema è noto, la spiegazione meno. «Con l’età la maggior parte di noi non riesce più digerire il lattosio, lo zucchero presente nel latte e i suoi derivati. Accade perché si perde un particolare enzima, la lattasi, che si trova nella parete del piccolo intestino, il cui compito è quello di digerire il lattosio. Risultato: lo zucchero non assimilato, fermenta. Da qui il gonfiore addominale – spiega la gastroenterologa -. Per evitare il fenomeno, bisogna dire addio o limitare il latte e i formaggi freschi, come la ricotta, il mascarpone e ripiegare su quello ad alta digeribilità o anche sul latte di riso, di soia, d’avena e sui formaggi stagionati».

4. Mai la frutta dopo i pasti

L’abitudine si tramanda e il pasto finisce con la frutta. «Un errore che bisognerebbe evitare, soprattutto chi soffre di gonfiore addominale. Alla base c’è sempre il processo di fermentazione. Dopo i sessant’anni, poi, tantissime persone hanno i diverticoli: piccole tasche che si formano nella parte finale dell’intestino, dove si può accumulare dell’aria» prosegue l’esperta.

5. No al «mordi e fuggi»

I vecchi lo dicevano: ogni boccone va masticato almeno cinquanta volte. «Avevano ragione – commenta la dottoressa Salvioli -. Un’ottima abitudine fagocitata oggi dai nostri ritmi che ci portano a consumare i pasti, su tutti quello della pausa pranzo, a gran velocità. Tra una parola e l’altra, un sms e un’occhiata ai social si ingurgita il cibo senza nemmeno rendersene conto, mentre la pancia si gonfia d’aria e di ansia. Così non va. Bisogna imporsi di staccare e dedicare al cibo il tempo che ci vuole, come minimo venti minuti, masticando con calma, così da facilitare la digestione».

6. Sì al finocchio

«Quest’ortaggio è una vera panacea contro i disturbi digestivi, soprattutto se preso sotto forma di tisane, decotti e infusi preparati con i suoi semi. Tra le sue molte virtù, il finocchio sgonfia la pancia, contrasta i processi di fermentazione e aiuta a eliminare l’aria che si accumula nello stomaco e nell’intestino» suggerisce la dottoressa.

7. Via libera allo zenzero

«Un’altra pianta erbacea amica di stomaco e intestino è lo zenzero, che aiuta a tenere a bada il gonfiore e la flatulenza. Un “tubero” dalla forma irregolare, bitorzoluto, dal sapore gradevole e pungente. Si può gustare fresco o grattugiato sopra i centrifugati di frutta e verdura» consiglia l’esperta.

8. Il buon carbone vegetale

Uno dei rimedi tipici proposti dal farmacista contro il gonfiore è il carbone vegetale o carbone attivo. La ragione c’è. «La sua polvere, ottenuta dalla lavorazione di particolari legni e dei loro residui, ha una forte capacità di assorbire i gas presenti nell’intestino, arginando così il problema del gonfiore addominale, senza provocare alcun effetto collaterale» prosegue la gastroenterologa.

9. Stop alle gomme da masticare

«La masticazione in sé favorisce l’ingestione di aria che va prima nello stomaco e poi nell’intestino, da qui il gonfiore» dice la dottoressa. Le gomme da masticare, però, fanno anche altro. Quelle che contengono i sostituti dello zucchero, come il sorbitolo, possono dare fastidi intestinali, tra cui la dissenteria. Ecco perché chi soffre di meteorismo dovrebbe trattenersi dal masticarle».

10. Semaforo rosso per le bibite gassate

«Tra gli alleati del gonfiore addominale, spiccano le bevande molto gassate. Il cui gas artificiale, contenuto nelle bollicine, finisce per incrementare l’aria nell’intestino – afferma l’esperta -. Meglio bere l’acqua naturale o assaporare delle tisane calde, che aiutano a rilassare la muscolatura della pancia».

E se fosse celiachia?

«Non di rado dietro al gonfiore addominale si cela un problema di celiachia, cioè un’allergia al glutine – conclude la dottoressa Salvioli -. Grano e frumento sono sul banco degli imputati. Ma prima di bandirli dalla tavola, è fondamentale sottoporsi ai corretti accertamenti. No, quindi, al fai-da-te: il rischio è di mascherare l’esito degli esami».

 

dal sito www.corriere.it

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Zucca

Contrariamente a quanto si possa pensare, la zucca, dolcissima e gustosa, è un alimento amico delle diete povere di calorie, adatta persino ai diabetici per la scarsità in termini glucidici. Nonostante gli impieghi della zucca in cucina siano davvero numerosissimi, non dobbiamo dimenticare che la pianta – grazie alle innumerevoli proprietà benefiche – viene assai utilizzata anche in ambito erboristico, fitoterapico e cosmetico.

USI IN CUCINA
I semi possono essere mangiati previa salatura ed essiccazione (od arrostimento in forno); anche i fiori sono mangerecci, e sono squisiti fritti o, semplicemente, scottati in padella come base per frittate o pasta.
La polpa di zucca si presta eccellentemente a mille impieghi: infatti, dopo averla privata della scorza – procedura comunque piuttosto complessa perché molto dura e massiccia – la zucca può essere cotta a vapore o bollita per preparare zuppe e minestroni, ma può essere anche tagliata a cubetti e cucinata in padella come le classiche patate arrosto, aggiungendo quindi olio extravergine d’oliva, sale, pepe e – a chi piace – anche il rosmarino. Un metodo alternativo per preparare la zucca è la cottura al forno: dopo aver tagliato la zucca a metà, privata dei semi ed accuratamente lavata, può essere tagliata a spicchi e cucinata direttamente in forno. Ma gli impieghi della zucca in cucina non sono ancora finiti: infatti, la polpa lessata o cotta in padella, dopo essere stata schiacciata, può costituire la base per torte e dolcetti originali.
ANALISI NUTRIZIONALE
Dopo la digressione culinaria, procediamo a descrivere la zucca in termini nutrizionali. Abbiamo visto che l’ortaggio s’inserisce tra gli alimenti ipocalorici, apportando solamente 18 Kcal per 100 grammi di prodotto: ciò è dovuto all’ingente quantità d’acqua in essa contenuta, stimata addirittura intorno al 94,5%. I carboidrati ammontano al 3,5%, mentre le proteine, pochissime, ne costituiscono solo l’1,1%. I grassi, pressoché assenti, rappresentano circa lo 0,1%.
Essendo arancione, è intuibile come la zucca sia miniera di caroteni e pro-vitamina A; inoltre, è ricca di minerali, tra cui fosforo, ferro, magnesio e potassio; buono anche il quantitativo di vitamina C e di vitamine del gruppo B.
PROPRIETA’ ED USI FITOTERAPICI
In fitoterapia, la droga “zucca” è riferita soprattutto ai semi, contenenti cucurbitina, tocoferoli, tocotrienoli, steroidi (1%), proteine, pectine ed olio grasso. Inoltre, nei semi di zucca si annovera anche una modesta quantità di minerali, quali selenio, rame, zinco e manganese.
I semi non sono tossici, dal momento che sono assenti i principali steroidi amari caratteristici delle Curcubitacee (curcubitacine): pertanto, il consumo di semi non dà effetti collaterali (fatta eccezione per i soggetti sensibili ad una o più sostanze che caratterizzano il fitocomplesso).
Il marker della droga è rappresentato dalla cucurbitina (differente da curcubitacina): si tratta di un amminoacido pirrolozidinico al quale sono ascritte le note proprietà antielmintiche, efficace dunque contro i vermi in generale e la tenia in particolare.
Inoltre, l’estratto di semi di zucca sembra essere particolarmente attivo anche contro cestodi ed ascaridi: da considerare, comunque, che la cucurbitina non uccide i parassiti, ma li immobilizza semplicemente; per questa ragione, è bene somministrare lassativi dopo l’assunzione di estratti di semi di zucca a tale scopo. La quantità di questa molecola amminoacidica è variabile in base alla specie di zucca considerata: nella C. maxima, la quantità di cucurbitina è stimata intorno all’1,9%, mentre nella specie C. pepo varia tra 0,2 e 0,7%.
L’olio ricavato dai semi si zucca è ricco di acido oleico e linoleico: questi acidi grassi espletano la loro attività terapeutica in sinergia con carotenoidi e protoclorofille, come rimedio naturale per l’iperlipoproteinemia. L’impiego terapico dell’olio di semi di zucca è consigliato anche nella profilassi dell’aterosclerosi.
Alla luce di recenti studi, sembra che l’olio di semi di zucca sia utile anche in caso di flogosi vescicali, irritazioni gastriche e disturbi prostatici, specie in associazione a Serenoa repens.
La polpa di zucca, invece, essendo ricca di carotenoidi, è particolarmente indicata per fissare l’abbronzatura e, nel contempo, s’inserisce tra gli ipotetici alimenti utili per la prevenzione dalle forme tumorali.
Oltre quanto detto, la zucca trova impiego anche per alleggerire problemi nervosi; da ultimo, ma non certo per importanza, la zucca espleta buone proprietà rinfrescanti, diuretiche, lassative e digestive.

 

ZUCCA E COSMESI
Gli impieghi della zucca si estendono anche nella sfera cosmetica: con la sua polpa, infatti, si possono preparare alcune semplici maschere per il viso, utilissime per idratare la cute, levigare la pelle e pulirla profondamente. Inoltre, le maschere a base di zucca sono indicate anche per lenire le scottature.
Esempio di maschera per il viso: schiacciare alcuni semi con uno spicchio di polpa di zucca, mescolare la poltiglia ottenuta con un po’ di miele, applicare il composto sul viso e lasciare riposare il tutto per alcuni minuti.
Le pelli grasse con punti neri, grazie alla maschera di zucca, risultano più pulite ed idratate.

 

dal sito www.my-personaltrainer.it

Categories Consigli, News

Lunchbox

Il solito panino ha stancato. La pizzetta farcita e unta non toglie la fame e come se non bastasse ingrassa. La piadina dopo 3 giorni di fila che la mangi non é più così gustosa. Per non parlare dei pranzi in tavola calda o al ristorante, pesanti, calorici, soporiferi e a volte anche cari. Mangiare fuori ogni giorno durante gli orari di lavoro rappresenta spesso una soluzione obbligata, che però danneggia la qualità dell’alimentazione, il gusto, la linea e anche il portafogli. Quando si può quindi – in presenza di un’area di ristoro con forno per scaldare, ma anche avendo solo la possibilità di mangiare in ufficio – la soluzione ideale è quella di portarsi il pranzo da casa. Ecco perciò qualche suggerimento per mangiare bene a lavoro o a scuola ogni giorno.

RICETTE PER PRANZI IN UFFICIO

Ricette veloci da preparare e buone anche il giorno dopo, con un passaggio nel fornetto per scaldare, per un pranzo sano e goloso:

Spezzatino ai pinoli

bocconcini di vitello (spezzatino) kg 1 – zucchine a rondelle g 600 – pinoli g 40 – paprica dolce – aglio – brodo vegetale – olio extravergine – sale – pepe

Condite lo spezzatino con abbondante paprica, poi rosolatelo in una casseruola, a fuoco vivo, con un velo d’olio. Togliete la carne, aggiungete un filo d’olio nel fondo di cottura e trifolatevi le zucchine con uno spicchio d’aglio e i pinoli. Unite nuovamente lo spezzatino e, appena il tutto riprende a sfrigolare, bagnate con g 300 di brodo; salate, pepate e fate stufare per circa un’ora: alla fine la carne dovrà essere tenera e lo spezzatino piuttosto asciutto

Pollo e grano in insalata

riso e grano g 350 – petto di pollo g 350 – un peperone rosso e uno verde – aglio – limone – zafferano – basilico – rosmarino – menta – olio extravergine di oliva – sale – pepe

Arrostite i peperoni su una bistecchiera o in forno. Cuocete il riso e il grano in acqua bollente, salata e con una puntina di zafferano. Scolateli, passateli sotto l’acqua corrente e lasciateli raffreddare. Tagliate a pezzetti il petto di pollo. Scaldate 2 cucchiaiate d’olio in una padella antiaderente e aromatizzate con uno spicchio d’aglio e un rametto di rosmarino. Rosolatevi il pollo. Salatelo, pepatelo, finite di cuocerlo, quindi eliminate l’aglio. Mondate, private della pelle e tagliate a quadrotti i peperoni Condite i cereali, ormai freddi, con 2 cucchiai d’olio, il succo di mezzo limone, un trito di menta e basilico, pepe, il pollo e le verdure

Insalata di riso e verdure

4 pomodori g 400 – riso g 250 – cipollotto mondato g 75 – zucchina g 70 – peperone g 70 pinoli g 20 – 24 olive snocciolate – basilico – olio extravergine – sale – pepeTostate il riso in un velo d’olio, copritelo con mezzo litro d’acqua, salatelo e fatelo cuocere, senza mescolare, finché l’acqua sarà stata assorbita. Ungete d’olio la zucchina a fette, la falda di peperone e il cipollotto tagliato a metà per il lungo; grigliate le verdure, quindi riducetele a dadini da mescolare con il riso cotto, 2 cucchiaiate d’olio, sale e pepe. Condite con una salsa ottenuta tritando le olive, i pinoli e abbondante basilico, il tutto stemperato con 4 cucchiaiate d’olio e una di acqua

 

Quiche con ricotta e rucola

pasta frolla pronta, non salata, g 300 – latte g 250 – ricotta al forno g 120 – 3 uova – burro – un mazzetto di rucola – cipolla – noce moscata – farina bianca – sale

Stendete la pasta sulla spianatoia infarinata e usatela per foderare 6 stampi per tartellette, leggermente imburrati e con il fondo coperto da un dischetto di carta da forno. Riempitele di fagioli secchi e infornatele a 180 °C per 7 min. Affettate intanto mezza cipolla e fatela appassire con una noce di burro. Togliete le tartellette dal forno ed eliminate i fagioli. Mettete sul fondo di ognuna un po’ di cipolla. Proseguite con la ricotta a dadini e con la rucola a striscioline. Battete in una ciotola le uova con il latte, noce moscata e un pizzico di sale. Versate i l composto nelle tartellette. Ripassatele nel forno a 180 °C e finite di cuocere le piccole quiche per altri 15 minuti

Parmigiana di zucca

polpa di zucca g 400 – besciamella g 400 – scarola g 350 – cipolle g 200 – Emmental g 170 – panna fresca g 50 – parmigiano grattugiato – olio extravergine di oliva – sale – pepe bianco in grani

Sbucciate le cipolle, tagliatele a rondelle spesse e sistematele su una placca coperta con un foglio di carta da forno. Riducete a fettine la polpa di zucca, appoggiatela sulla placca con le cipolle, condite tutto con sale, un filo d’olio e infornate a 180°C per 20 min circa. Sminuzzate la scarola e stufatela, coperta, per 10 min, con olio, sale e pepe. Grattugiate l’Emmental a filetti; mescolate la besciamella con la panna, poi versatene un dito in una pirofila rotonda che va poi riempita con le verdure disposte a strati alternati con besciamella e parmigiano grattugiato. Passate la preparazione in forno caldo a 180°C per circa 30 min

 

Torta salata con zucchine e provola
provola affumicata g 300 – pasta brisée stesa g 200 – una confezione di zucchine condite sottovuoto g 125 – un uovo – farina – prezzemolo – latte – sale – pepe
Foderate uno stampo per crostate con la pasta brisée. Tagliate a cubetti il formaggio. Riempite la torta con i dadini, mischiati con le zucchine. Mescolate in una ciotola l’uovo con 2 cucchiai di farina, un pizzico di sale e uno di pepe. Diluite il tutto con tanto latte quanto ne occorre per ottenere una pastella. Lavoratela finché sarà liscia e senza grumi. Versatela sul ripieno distribuendola in modo uniforme. Pennellate i bordi della torta salata con un po’ di latte e cospargete il ripieno con prezzemolo tritato. Infornate a 200 °C per circa 30 min
CONSIGLI PER PRANZI IN UFFICIO
Mangiare sul posto di lavoro può essere gratificante quasi come mangiare in casa a patto di:

  • non consumare il pranzo davanti al pc o sul tavolo di lavoro, ma trovare un luogo differente, meglio se in compagnia o all’aria aperta, in modo da staccare completamente per un po’
  • essere ben attrezzate: tovaglietta colorata, posate, lunch box di colori allegri, e cibi variopinti, che comprendano non solo un piatto forte ma anche contorno, frutta o un piccolo dolce ogni tanto, o uno yogurt e delle bevande come succhi, latte, caffè o tè, oltre naturalmente all’acqua
  • evitare cibi preconfezionati (zuppe, cotolette panate, polpette, patate e altri piatti pronti) il più possibile. E’ meglio cucinare tutto prima e poi congelarlo piuttosto che abusare di cibi precotti
  • alternare primi piatti e secondi anche in funzione di quello che mangerete a cena o nei giorni seguenti
  • se potete permettervi di scaldare il pasto, puntare a veri piatti unici completi, come zuppe o riso con verdure e legumi, o un’insalata con verdure cotte e carne o pesce
  • usate contenitori ermetici appositi, termos e posate in metallo oppure i bento giapponesi, e trasportate tutto in apposite borsette termiche
  • alternate la pasta al riso al cous cous alle zuppe di legumi, consumando un primo o un secondo con verdure. Non dimenticate un paio di spuntini a base di frutta fresca o secca o yogurt

 

 

dal sito www.pianetadonna.it

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Fruttosio

Il fruttosio (o levulosio) è un monosaccaride, che ha la stessa formula molecolare del glucosio (C6H12O6) ma diversa struttura chimica. Anche le sue proprietà nutrizionali, da tempo oggetto di numerosi studi e ricerche, sono differenti.

Come tutti i carboidrati anche il fruttosio apporta all’incirca 4 Kcal per grammo (3,75 per la precisione).

Il fruttosio è presente nella frutta (a cui deve il nome), nel miele e nei vegetali. L’uva matura, le banane ed i pomodori sono solo alcuni degli alimenti a più alto contenuto di questo zucchero:

ALIMENTO Glucosio totale
(g/kg di alimento)
Fruttosio totale
(g/kg di alimento)
Frutta
Arance 29-39 31-33
Banane 42-62 41-62
Fragole 25 20-27
Mandarini 10-11 18-38
Mele 29-32 80
Pere 12.5-16 60
Succo di limone 8-9 9
Verdura e ortaggi
Aglio 14 8
Carote 23.5 23
Lattuga 2.4-5.1 3.1
Melanzane 13-16 12-16
Peperoni 15-25 13-16
Piselli 2.3-19 2.25-10
Pomodori freschi 13-14 15-19
Zucchine 9.5-11 8-12

Da Chimica degli alimenti – Cappelli e Vannucchi – Zanichelli

Il fruttosio abbonda anche in molti cibi lavorati dove viene utilizzato per dolcificare e per conservare più a lungo gli alimenti.

Combinato con il glucosio forma il disaccaride saccarosio (il comune zucchero da cucina) rispetto al quale ha un potere dolcificante superiore (quasi il doppio). E’ proprio l’abbondante presenza di fruttosio a conferire al miele una maggiore dolcezza rispetto allo zucchero tradizionale.

Ha un’elevata igroscopicità, cioè tende ad assorbire acqua dall’ambiente circostante. Per questo motivo viene utilizzato per evitare l’essiccazione dei preparati in cui è contenuto proteggendoli allo stesso tempo dallo sviluppo di muffe e migliorandone la conservazione. Al contrario del glucosio non ha potere cariogeno.

Il fruttosio viene normalmente ottenuto per isomerizzazione del glucosio presente nell’amido di mais. A temperatura ambiente, vista la sua alta solubilità, si presenta in forma liquida. Tramite il processo di raffinazione si possono però ottenere cristalli bianchi simili allo zucchero.

L’amido di mais viene utilizzato in campo industriale anche per produrre lo sciroppo di mais che è composto per il 55% da fruttosio e per il rimanente 45% da glucosio.

Come abbiamo visto la presenza del fruttosio prolunga i tempi di conservazione ed impedisce la cristallizzazione (aspetto particolarmente utile nelle bevande zuccherate).

Lo sciroppo di mais è contenuto in caramelle, bibite, dolci, succhi di frutta, cereali per la prima colazione, alimenti dietetici e barrette energetiche. Il suo utilizzo nell’industria dolciaria è fondamentale poiché il costo contenuto e le pregiate caratteristiche si sposano benissimo con le esigenze aziendali.

 

DIGESTIONE E ASSORBIMENTO

Se ingerito da solo il fruttosio giunge inalterato fino all’intestino tenue dove viene assorbito e veicolato verso il fegato.La sua velocità di assorbimento è inferiore rispetto a quella del glucosio e del saccarosio ma comunque maggiore di quella degli edulcoranti artificiali consigliati ai soggetti diabetici (polialcoli).Grazie a questo assorbimento relativamente rapido il fruttosio non ha gli effetti lassativi tipici dei dolcificanti artificiali. Tuttavia, se assunto in eccesso può superare la massima capacità di assorbimento andando in contro ad una rapida fermentazione che causa flatulenza e dolori intestinali.Il fegato ha il compito di metabolizzare il fruttosio trasformandolo in glucosio che, per via della lentezza con la quale viene prodotto, è riversato in circolo lentamente.Tuttavia tale capacità di trasformazione ha un limite e, se presente in eccesso, il fruttosio viene convertito in acido lattico o in trigliceridi che verranno poi immessi nel sangue o depositati nel fegato (vedi steatosi epatica). L’ipertrigliceridemia (elevata quantità di trigliceridi nel sangue) rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari (gli altri lipidi ematici, come il colesterolo o l’HDL non vengono minimamente influenzati dal metabolismo del fruttosio). Oltretutto l’eccesso di trigliceridi viene captato dalle cellule che provvedono a depositare gli acidi grassi sotto forma di tessuto adiposo. 

 

dal sito www.my-personatrainer.it

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Yogurt, proprietà e benefici

Lo yogurt si ottiene inoculando nel latte speciali microrganismi in grado di modificarne le caratteristiche chimiche ed organolettiche. I principali ceppi batterici utilizzati nella preparazione dello yogurt sono il Lactobacillus bulgaricus e lo Streptococcus thermophilus, solitamente presenti in rapporto 1/1 o 1/2.

La fermentazione lattica, che avviene per opera di tali microrganismi, porta alla formazione di acido lattico e di una serie di prodotti intermedi che donano allo yogurt il suo caratteristico aroma. La consistenza vellutata di questo alimento è legata alla presenza di sostanze vischiose prodotte dal L. bulgaricus durante i processi fermentativi. Il sapore acidulo è invece dovuto alla conversione del glucosio in acido lattico.La preparazione dello yogurt è piuttosto semplice e può essere eseguita anche a casa, con o senza l’ausilio di una yogurtiera. Nel latte, pastorizzato o sterilizzato, intero o parzialmente scremato, vengono inoculate colture microbiche selezionate. Dopo aver miscelato il tutto segue un periodo di incubazione a 42°C. Dopo circa 8-10 ore lo yogurt viene fatto raffreddare e si può procedere con la rottura del coagulo. In base alle preferenze individuali verranno infine aggiunti ingredienti come marmellata, frutta in pezzi o succhi ed aromi vari.Lo yogurt ITALIANO, anche quello industriale, è un alimento genuino in quanto privo, per legge, di addensanti, gelificanti o latte in polvere. Questo alimento vanta inoltre proprietà nutrizionali degne di nota:

  • contiene meno lattosio del latte (tale caratteristica lo rende adatto anche a coloro che hanno lievi intolleranze al lattosio)
  • favorisce l’assorbimento del Calcio e del Fosforo in esso contenuto (previene l’osteoporosi)
  • esercita un’azione antibiotica sui microrganismi intestinali patogeni (migliora le difese immunitarie)
  • stimola la flora intestinale fermentativa, inibendo quella putrefattiva (regolarizza la funzionalità intestinale)

Valori nutrizionali dello yogurt
YOGURT Calorie Proteine Grassi Carboidrati
Kcal g g g
INTERO (al naturale)* 66 3,8 3,9 4,3
MAGRO (al naturale)** 36 3,3 0,9 4,0
P. SCREMATO (al naturale) 43 3,4 1,7 3,8
ALLA FRUTTA*** 110 3,3 3,7 14,9

* Lo yogurt intero deve avere, per legge, un contenuto lipidico pari o superiore al 3%

** Lo yogurt magro deve avere, per legge, un contenuto lipidico pari o inferiore all’1%.

*** In genere il contenuto in frutta è veramente basso (c.a. 10%, cioè 12 grammi per ogni vasetto di yogurt da 125 g).

Attenzione all’etichetta, ecco cosa dice la legge:

YOGURT ALLA FRUTTA: dopo rottura del coagulo possono essere aggiunti marmellata, frutta a pezzi scottata, succhi di frutta fino ad un massimo del 30%.
YOGURT FRUTTATO: con aggiunta di aromatizzanti e coloranti naturali.

Lo yogurt è un alimento indicato anche nelle diete dimagranti, a patto che venga consumato “al naturale”. Spesso, per rendere lo yogurt più appetibile, vengono infatti impiegate quantità importanti di zucchero, che raddoppiano o addirittura triplicano il contenuto calorico dell’alimento; quando ci si trova di fronte ad un cibo particolarmente saporito diventa inoltre più facile consumarlo in quantità eccessive.

Eventualmente, se proprio non si riesce ad affrontare il sapore acidulo dello yogurt al naturale, è possibile acquistarlo come tale ed aggiungerci frutta di stagione a pezzetti.

Adottando questo piccolo accorgimento lo yogurt alla frutta diventa uno spuntino ideale, ipocalorico e piuttosto saziante. Al posto della frutta possono essere aggiunti anche cereali ricchi in fibre o fiocchi di avena.

In commercio esistono anche yogurt arricchiti con probiotici (che riequilibrano e rinforzano la flora batterica intestinale) o con steroli vegetali (che riducono l’assorbimento di colesterolo). Gli yogurt destinati al divezzamento hanno generalmente un sapore meno acido.

Consigli per l’acquisto
  • Verificare sempre la data di scadenza dello yogurt poiché il numero di fermenti lattici vivi diminuisce con il passare del tempo
  • Diffidare di quegli yogurt alla frutta che presentano colori intensi e vivaci, spesso ottenuti attraverso l’uso massiccio di coloranti. Per lo stesso motivo è bene dubitare di uno yogurt dall’aroma troppo spiccato
  • Non esporre lo yogurt a temperature troppo alte o troppo basse (congelamento)
  • Non acquistare confezioni umide o con dei cristalli di ghiaccio attaccati al contenitore
Lo sapevi che… il numero di microrganismi contenuti in un vasetto di yogurt è circa 20 volte superiore alla popolazione mondiale.

 

 

Dal sito www.my-personaltrainer.it

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Cibi sotto l’ombrellone

Niente lasagne, parmigiane o panini con la cotoletta: il pranzo in spiaggia non deve solo essere gustoso, ma anche salutare. Se è vero che con il caldo estivo non è consigliato consumare alimenti pesanti, è anche vero che l’organismo ha comunque bisogno di “benzina” sotto forma di cibi energetici. Non è facile scegliere cosa mangiare sotto l’ombrellone; gli alimenti infatti, devono essere comodi da trasportare, semplici da consumare e facili da digerire, ma armandosi di fantasia e una borsa termica, si possono gustare piatti veloci e nutrienti anche sotto l’ombrellone.

Insalate, sandwich e piatti freddi sono tre pasti ideali per essere consumati tra un tuffo in acqua e una passeggiata in riva al mare: sono veloci, freschi e leggeri, sempre che siano preparati con gli ingredienti giusti. Per i panini per esempio, l’affettato con cui farcirli deve essere magro come prosciutto crudo, cotto o bresaola. L’insalata non è solo di verdura: c’è quella di pasta o di riso, un must del pranzo in spiaggia, o quella di polpo, per i palati più raffinati, arricchita con un tripudio di verdure lesse.

Per variare un po’, si può provare a preparare una ricetta alternativa: un cous cous di mare con gamberetti, vongole e alici. Il tutto facendo sempre attenzione a bilanciare i nutrienti e non esagerare con i condimenti, che possono rendere la digestione difficile quando fa troppo caldo. Alla frutta, ovviamente, non c’è limite. Albicocche, melone, anguria o pesche si possono consumare non solo a fine pasto, ma anche come spuntino per “spezzare” la fame. Al caffè, alla menta o al cioccolato: i più golosi possono affondare la cannuccia in una gustosa e fresca granita.

 

dal sito www.repubblica.it

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