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Il pranzo

Il pranzo è il pasto più trascurato della giornata, nonostante sia, con la colazione, il più importante. Per molte persone la pausa pranzo si riduce ad un boccone mangiato in fretta, al bar o davanti al computer.
L’errore più grave è saltare il pranzo: i carboidrati servono al cervello per funzionare, chi mangia solo una mela o un gelato il pomeriggio avrà più difficoltà nella propria attività. Inoltre la sera rischia di abbuffarsi spinto dalla fame.
E’ fondamentale staccare mentre si mangia, rilassarsi, masticare con calma, in un certo senso concentrarsi sull’atto del mangiare. Quindi no al pranzo davanti al computer, e no al mangiare camminando o stando in piedi. E soprattutto, niente fretta.
Che cosa bisogna mangiare? Vietatissimi tramezzini, pizzette o dolci (se non in piccole dosi), sì alla dieta mediterranea, caposaldo dell’alimentazione sana. Se si mangia fuori l’ideale sarebbe portarsi il pasto da casa: una pasta, che però rischia di essere fredda ogni giorno, oppure una bella insalata mista con carne di pollo, tacchino o tonno e del pane. Ogni tanto possiamo concederci un panino o una pizza.

In ogni caso dipende dal lavoro che si svolge: i sedentari (impiegati, segretarie, ecc.) dovrebbero consumare un primo o un secondo leggero, senza mai dimenticare le verdure; coloro che fanno un’attività impegnativa (muratori, operai, ecc.) possono permettersi un menù completo.

L’ideale sarebbe sfruttare il tempo della pausa pranzo per fare due passi, fare il giro dell’isolato prima di rientrare in ufficio, se si pranza fuori azienda recarsi al ristorante a piedi.

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Il radicchio

Il radicchio, in botanica, per il principio amaro contenuto nelle sue foglie, e’ conosciuto come ”cichorium intybus”.

Gia’ negli scritti dei Romani si parla del radicchio. Mentre la storia del radicchio rosso ha inizio a meta’ del XVI secolo quando viene messa a punto la tecnica di forzatura, necessaria per ottenere artificialmente il colore rosso. Successivamente le tecniche si sono affinate fino ad arrivare al radicchio rosso moderno.

Le cultivar sono di tre gruppi: radicchi dalle radici amare; radicchi da foglie e da radice, cui appartiene la cicoria di Bruxelles, e infine il gruppo piu’ noto dei radicchi da foglie verdi o colorate, al quale appartiene propriamente il radicchio rosso, principe dei risotti e delle insalate. Questa cicoria rossa viene seminata in estate su terreni argillosi; la varieta’ precoce va raccolta verso la meta’ di settembre, mentre quella tardiva a meta’ novembre.

Il radicchio e’ ricco di molte proprieta’ benefiche: e’ depurativo, diuretico, tonico e lassativo, facilita la digestione, la funzione epatica, e stimola la secrezione biliare, e’ consigliato quindi in caso di stitichezza e cattiva digestione. Questo ortaggio ha un contenuto calorico basso ed e’ ricco di vitamina A, B1 e B2 se consumato fresco; il contenuto vitaminico diminuisce sensibilmente quando le foglie sono appassite o troppo bagnate, quindi, al momento dell’acquisto, bisogna fare attenzione che il cespo sia fresco. Da non sottovalutare la presenza di sali minerali, calcio, fosforo e potassio; il radicchio e’ inoltre un ottimo apportatore di fibre. e’ inoltre ricco di antiossidanti che frenano i processi di invecchiamento, e quindi indicato a chi ha problemi di pelle, artrite e reumatismi. Il radicchio di Treviso, sia del tipo precoce che tardivo, viene usato anche in medicina. Le radici, infatti, seccate e ridotte in polvere o preparate in sciroppi o decotti, servono come digestivo, tonico, depurativo, mentre le foglie messe in infuso o sciroppo vengono impiegate per stimolare le funzioni digestive, per depurare il fegato e facilitare la diuresi; i fiori in infuso hanno la proprieta’ di favorire la secrezione della bile.

In cosmesi, il succo viene utilizzato per preparati per la pelle irritata. La composizione nutrizionale del radicchio presenta, acqua al 94%, fibre BK, tracce di zuccheri e tra i sali minerali troviamo: calcio, ferro, potassio, sodio, fosforo, magnesio e rame.

  • Con solo 13 kcal in 100 grammi, il radicchio risulta un alimento ipocalorico che dà senso di sazietà ed è per questo che può essere utilizzato in qualsiasi dieta
  • L’alto contenuto di acqua, fibre e principi amari presenti nel radicchio, favoriscono la digestione e la secrezione della bile, aiutando l’organismo a trovare il giusto equilibrio intestinale. Inoltre le fibre, che trattengono gli zuccheri presenti nel sangue, sono consigliate a chi soffre di diabete di tipo 2.
  • Grandi benefici si ricevono grazie alla quantità di calcio ferro in esso presenti. Tali sali minerali favoriscono il metabolismo delle ossa (distruzione e rigenerazione ossea), rendendole più forti e regolano la pressione sanguigna
  • Un altro beneficio è legato alla riduzione del rischio del tumore al colon, poichè questa parte di intestino assimila gli antiossidanti e utilizza le fibre contenute nel radicchio per combattere la stitichezza.
  • La grande concentrazione di antiossidanti combatte altresì l’invecchiamento della pelle ed è particolarmente indicato a chi soffre di artrite e di reumatismi
  • Gli antociani, presenti nella qualità rossa del radicchio, sono utili nel prevenire le malattie cardiovascolari, in particolar modo riducono il pericolo di cardiopatia ischemica.
  • Il triptofano presente nel radicchio aiuta il sistema nervoso favorendo il rilassamento e contrastando i problemi legati all’insonnia.

Conservazione: in frigo anche per una settimana, chiuso in un sacchetto di plastica o avvolto in un telo da cucina.

Lavaggio: meglio eliminare le foglie esterne piu’ danneggiate, tagliare i cespi a meta’ ed allargare leggermente le foglie in modo che l’acqua possa penetrare tra le foglie.

Ricordiamo che il prodotto deve essere assunto fresco, le foglie non devono essere appassite o troppo bagnate, altrimenti si rischia di perdere molte delle proprietà sopra descritte.

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La cellulite

La cosiddetta cellulite, il cui vero nome è panniculopatia edemato–fibro-sclerotica (P.E.F.S.), deriva dal un’alterazione del derma e dell’ipoderma; in condizioni ottimali, le cellule adipose (adipociti) normalmente presenti nel tessuto sottocutaneo funzionano da riserva di energia per l’organismo, che brucia grassi ogniqualvolta abbia necessità di combustibile.

In caso di stasi del circolo venoso questa “riserva” diventa difficile da utilizzare, si accumula fino a comprimere i capillari sanguigni, già fragili, che iniziano a trasudare plasma dalle loro pareti divenute porose.

Il plasma si infiltra fra le cellule, con il tempo provoca un’ infiammazione del tessuto adiposo con formazione di fibrosi dei tessuti sottocutanei: i capillari vengono ulteriormente compressi e il drenaggio dei liquidi in eccesso si fa sempre più difficile. Si innesca quindi un “circolo vizioso” che autoalimenta questa patologia.

LE CAUSE DELLA CELLULITE

L’insorgere della cellulite dipende da diversi fattori che spesso si sommano fra loro (anche se, in fondo, tutto si può ricondurre ad un’alterazione del microcircolo); alcuni di essi non sono eliminabili e sono quindi definiti PRIMARI (ad es. il sesso, la razza o la familiarità), altri, detti SECONDARI, sono collegati ad alcune fasi della vita, a patologie particolari o all’assunzione di farmaci; altri invece, definiti fattori AGGRAVANTI (ad es. cattiva alimentazione o sedentarietà), sicuramente potrebbero essere controllati adottando uno stile di vita diverso.

  • FATTORI PRIMARI

Il fatto di essere donna e di razza bianca sono elementi sfavorevoli: la donna mediterranea è caratterizzata da una conformazione “a pera” (ginoide) in cui prevale l’azione degli ormoni femminili (gli estrogeni) sui recettori specifici, con il risultato di un accumulo dei chili in eccesso sulla parte bassa del corpo, ritenzione idrica e stasi circolatoria. Non a caso il problema comincia con l’adolescenza, periodo in cui vi è una vera e propria tempesta ormonale che segna il passaggio dall’infanzia all’età adulta.

Anche la componente familiare è rilevante, considerato che alcuni disturbi del micro-circolo spesso si tramandano tra consanguinei e che l’insufficienza venosa e linfatica con fragilità capillare costituiscono l’anticamera della cellulite.

  • FATTORI SECONDARI

E’ noto che le manifestazioni cutanee della cellulite sono fortemente legate al ciclo femminile: l’aspetto “a materasso” della pelle aumenta nel periodo precedente il ciclo, soprattutto in caso di sindrome pre-mestruale, e in gravidanza quando sale il livello degli estrogeni con effetti positivi e negativi: aumenta l’appetito, migliora l’umore, si accumulano liquidi nei tessuti e il prodotto del concepimento preme sulle strutture vascolari, aggravando la situazione circolatoria magari già non perfetta, con segni di stasi.

Come regola, in generale, la cellulite diminuisce dopo la menopausa, in assenza di trattamento ormonale sostitutivo.

  • FATTORI AGGRAVANTI

Una muscolatura di cattiva qualità, sia per sedentarietà sia a seguito di un dimagrimento eccessivamente rapido che abbia sacrificato il tessuto muscolare, è sicuramente uno dei fattori favorenti la cellulite. Il moto aiuta a mantenere efficiente muscolatura, circolazione e metabolismo aiutando a bruciare i grassi e a prevenire la stasi circolatoria.

La dieta scorretta, poi, con l’introduzione eccessiva di calorie, di cibi ricchi di grassi e di sale favorisce accumulo di adipe localizzato, ritenzione di liquidi, “intossicazione” generale dell’organismo e formazione degli odiati cuscinetti.

Anche una postura sbagliata contribuisce ad aggravare il quadro clinico: stare molte ore seduti rallenta la circolazione perchè la sedia comprime i vasi e la situazione peggiora se si tengono le gambe accavallate. Non fa neanche bene trascorrere troppo tempo in piedi immobili, perchè il sangue fa fatica a risalire dagli arti inferiori, con conseguente stasi circolatoria. I difetti dell’appoggio plantare (piede piatto, piede cavo, ecc.) sono anche causa di postura errata e possono favorire i processi che portano alla formazione della cellulite.

Si deve evitare l’abbigliamento costrittivo: non dimentichiamo che abiti e biancheria attillati comprimono i vasi, mentre scarpe troppo strette o con tacco alto, oltre i 5 cm., ostacolano il ritorno venoso e linfatico e impediscono il corretto funzionamento dell’importantissima “pompa venosa” che abbiamo sotto i nostri piedi (un reticolo venoso che viene compresso ad ogni nostro passo e che imprime una spinta verso l’alto al sangue, impedendogli di ristagnare).

Stress e fumo sono altri fattori che favoriscono l’aggravarsi del quadro, l’uno per le inevitabili ripercussioni sul quadro ormonale (aumento dei cosiddetti “ormoni dello stress”), l’altro per la sua azione vasocostrittrice e per la sua capacità di aumentare i radicali liberi, sostanze che favoriscono i danni a carico del microcircolo ed accelerano i processi di invecchiamento generale dell’organismo.

I RIMEDI PER LA CELLULITE

Occorre evitare rimedi apparentemente più semplici e definitivi come la liposuzione, ma entrare nell’ottica che la cellulite può essere smaltita con adeguata attività fisica e una buona dieta equilibrata. Per quel che riguarda la nutrizione è necessario evitare diete ipercarboidratiche ed iperlipidiche, sapendo che esse sarebbero un incentivo all’accumulo di grassi sottocutanei. Inoltre occorre particolare attenzione se si è appena seguita una dieta molto restrittiva (il corpo deposita più rapidamente grasso).

LA DIETA

La prevenzione inizia sulla tavola e qualsiasi trattamento è destinato a dare risultati modesti se non lo si associa ad uno stile di vita sano e se non si rivedono le abitudini alimentari.

Un’alimentazione equilibrata ed adeguata fa sì che pesantezza, gonfiori degli arti e cellulite, causati da un rallentamento del circolo venoso, possano essere prevenuti e curati.

Stipsi e ritenzione idrica sono, infatti, due tipici segnali di insufficiente e scorretto esercizio fisico associato ad una alimentazione disordinata. È necessario quindi orientare le abitudini alimentari verso un regime disintossicante, equilibrato, facilmente digeribile.

Nello scegliere gli alimenti da consumare nella dieta bisogna fare attenzione a quelli che favoriscono il ristagno e gonfiano i tessuti.

Il sodio trattiene i liquidi che, accumulandosi negli interstizi tra le cellule, ostacolano la circolazione: rinunciare ad un po’ di sale non significa necessariamente fare a meno dei sapori, perché può essere egregiamente sostituito da aromi da cucina.

Da prendere seriamente in considerazione è l’assunzione giornaliera di acqua: è sempre consigliabile consumarne molta; un litro e mezzo è la quantità minima da assumere ogni giorno per permettere una buona diuresi e un’eliminazione ottimale delle sostanze tossiche e di rifiuto.

Da bandire gli eccessi di alimenti che affaticano il fegato, impedendogli di svolgere la sua azione “depuratrice” (caffè, cioccolato, bevande alcoliche, fritture, ecc.); preferire invece alimenti ad alto contenuto di fibre (che favoriscono il transito intestinale e l’evacuazione delle scorie alimentari, riducendo l’assorbimento di zuccheri e grassi), di vitamina C, vitamina E e potassio, capace di contrastare il sodio. I bioflavonoidi poi, di cui sono ricchi i frutti di bosco e sottobosco, sono dei veri alleati per una buona microcircolazione.

L’ATTIVITA’ FISICA

Non solo a tavola si prevengono pesantezza, disturbi e inestetismi delle gambe: per averle agili e belle contano anche i gesti, le posizioni, l’abbigliamento, il moto e la scelta dell’esercizio fisico.

Lo sport serve non solo ad incrementare la combustione dei grassi e quindi ad avere un fisico asciutto, ma aiuta anche a tonificare i muscoli e a stimolare la circolazione.

La ginnastica più utile è quella di tipo aerobico, che stimola l’ossigenazione dei tessuti e mobilita i depositi di grasso. Almeno mezz’ora al giorno di esercizio fisico è il tempo ideale per ottenere risultati concreti e mantenersi in forma.

Via libera quindi al nuoto (che sfrutta anche l’azione di idromassaggio indotto dai movimenti del corpo nell’acqua), alle pedalate in bicicletta (o alla cyclette, in mancanza della possibilità di pedalare all’aria aperta), al jogging e walking (camminate), alla ginnastica a corpo libero, all’atletica leggera.

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La Bilancia

La bilancia è considerata spesso una nostra nemica soprattutto se stiamo seguendo una dieta!

Capita di comportarsi con questo strumento in modi completamente diversi: ci controlliamo il peso più volte al giorno pensando di essere ingrassati o dimagriti, non lo controlliamo mai, ci pesiamo a qualsiasi ora.

Per monitorare in modo corretto il nostro peso è opportuno seguire alcune indicazioni:

  • pesarsi periodicamente (ogni settimana)
  • pesarsi sempre alla stessa ora: il nostro peso è influenzato da numerosi fattori e non sempre teniamo conto della ritenzione dei liquidi, dello svuotamento corporeo
  • usare la stessa bilancia.

Inoltre è opportuno considerare anche altri parametri, oltre al peso, quali la massa grassa e la massa magra, la circonferenza vita e la circonferenza dei fianchi.

Nel caso in cui siamo seguiti da un esperto lasciamo a lui il compito di “prenderci le misure”, le saprà analizzare nel migliore dei modi.

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L’Alcool

Quando si va fuori a cena o all’aperitivo, capita spesso di eccedere con il consumo di alcool senza nemmeno rendersene conto. Se ci fermassimo a pensare a quante calorie stiamo ingerendo, forse staremmo un po’ più più attenti.

Un grammo di alcool contiene 7 kcal (ricordiamo che un grammo di carboidrati e un grammo di proteine ne hanno 4 ed un grammo di grassi ne ha 9).

Il grado alcolico è il volume percentuale di alcol contenuto in una determinata bevanda. Un vino di 10 gradi avrà quindi un contenuto alcolico pari a 10 ml su 100 ml di prodotto. Per conoscere a quanti grammi di alcol corrisponde tale valore, è sufficiente moltiplicarlo per la densità dell’etanolo (0,79 g/cm3). Prendendo in considerazione il vino dell’esempio precedente, ricaviamo che in 100 ml di prodotto sono presenti 7,9 g di alcol.

Dal momento che nel nostro organismo l’ossidazione di un grammo di etanolo libera 7 KCal, un litro del vino in esame fornirà circa 553 calorie. Si tratta quindi di una quantità di tutto rispetto, equivalente al potere energetico di 2 etti di pane comune.

Per capire un po’ meglio quanto l’alcol possa influire sulla nostra dieta, ricordiamo che un eccesso di 100 kcal al giorno porta ad aumento di peso di circa 100 g a settimana e di 5 Kg all’anno: un chilo di tessuto adiposo corrisponde a circa 7000 kcal non utilizzate.

Nonostante questo sono stati riconosciuti effetti positivi alle bevande alcoliche legati alla presenza di polifenoli: antiossidanti in grado di contrastare l’azione dei radicali liberi e quindi l’invecchiamento e l’alterazione cellulare e il decadimento di muscoli e tessuti.

Vini rossi: 3 g di polifenoli/litro

Vini bianchi: 0,2 g di polifenoli/litro.

Gli effetti positivi sono dovuti a piccole quantità di alcool in soggetti adulti sani, le cui dosi sono soggettive: è bene che il consumo giornaliero di vino non superi i 300 cc (2 bicchieri) per gli uomini e i 150 cc (1 bicchiere) per le done.

La tossicità dell’alcool dipende soprattutto dall’enzima alcool-deidorgenasi che lo neutralizza in modo diverso da persona a persona, le donne ne hanno circa la metà degli uomini .

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Tenersi in forma a casa

E’ vero che le giornate si stanno un po’ allungando ma non ci viene ancora voglia di uscire a camminare, così oggi vediamo alcuni esercizi che possiamo fare a casa per mantenerci in forma!

Una corretta alimentazione va sempre accompagnata dall’esercizio fisico, questo ci permette di mantenere il peso forma o di raggiungerlo più facilmente se stiamo seguendo una dieta ipocalorica. L’esercizio non ci serve per perdere peso velocemente, non è questo il suo obiettivo e non è nemmeno quello a cui tendiamo! Lo sappiamo bene che perdere peso molto velocemente non serve a nulla, perchè sia efficace e duraturo, il dimagrimento deve essere graduale e costante. L’attività fisica ci aiuta a stare meglio, a migliorare la respirazione, la postura e a bruciare qualche grasso in più.

Di seguito un programma di allenamento da seguire, partendo con la descrizione degli esercizi e, in fine, con alcuni suggerimenti per la loro messa in pratica.

Flessioni sulle braccia: Sdraiarsi a pancia sotto, puntare i piedi a terra, allargare le braccia all’altezza delle spalle (o poco più) e puntare a terra i palmi delle mani, tenendo le punte delle dita in avanti. Sollevarsi facendo forza sulle braccia e contraendo i muscoli del petto, avendo cura di restare col corpo perfettamente dritto.

Flessioni sulle gambe: In piedi, schena dritta, piedi all’altezza delle spalle (poco meno). Piegarsi sulle gambe facendo forza nei quadricipiti (muscoli anteriori della coscia) e nei glutei (muscoli del sedere), senza piegare la schiena e tenendo le mani dietro alla testa.

Corsa sul posto: – Restando fermi sul posto, simulare la vera e propria corsa senza spostarsi dal punto in cui ci si trova. Braccia piegate e vicine al corpo, gambe alte e profondi respiri.

Jumping Jack : Meglio conosciuti come saltelli laterali, la posizione di partenza è in piedi, gambe chiuse e braccia distese al corpo. Saltare e, al contempo, allargare le gambe e le braccia, per tornare alla posizione di partenza sempre con un saltello.

Ecco come si consiglia di organizzare l’allenamento, partendo dal presupposto che ci si può allenare in questo modo (per un periodo limitato alle proprie esigenze ed in relazione ai risultati ottenuti) per 3 giorni (lunedi, mercoledi e venerdi) o per 4 giorni (lunedi, martedi, giovedi e venerdi).

Flessioni sulle braccia: 3 X 10/15 (iniziare con 3 serie X quante se ne riescono a fare)
Flessioni sulle gambe: 3 X 15/20 (iniziare con 3 serie X quante se ne riescono a fare)
Corsa sul posto: 30 minuti (iniziare con almeno 10/15 minuti)
Jumping Jack: 20 minuti (iniziare con almeno 5/10 minuti)

Si ricorda, inoltre, che è indispensabile imparare ad eseguire una corretta respirazione al fine di svolgere bene gli esercizi e che sarebbe sempre opportuno farsi seguire da un esperto!

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Il consiglio della domenica

1. TIENI UN DIARIO

Inizia bene il tuo percorso comprandoti un quaderno nuovo dove annotare giorno per giorno le tappe del tuo percorso di dimagrimento: annota i cibi che mangi, quelli che eviti, la ginnastica che fai, le passeggiate , le variazioni del tuo peso corporeo e il tuo umore.

Il diario è uno strumento prezioso soprattutto all’inizio per vedere gli obiettivi raggiunti e quindi per motivarti sempre di più a continuare senza perderti d’animo. Se scrivi anche tutti i tuoi errori magari eviterai di ripeterli una seconda volta!

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L’intestino pigro

L’Intestino Pigro è un disturbo molto comune che colpisce il 10% circa della popolazione dei paesi occidentali. Un intestino pigro aumenta il tempo di permanenza del contenuto intestinale e questo porta al gonfiore e al sentirsi sempre pieni.

Chi soffre di Intestino Pigro o addirittura di stitichezza accusa difficoltà a evacuare regolarmente, defecazione insufficiente, defecazione infrequente, irregolare oppure sensazione di incompleto svuotamento. Nella maggior parte dei casi è una condizione temporanea che, per quanto fastidiosa, non crea problemi importanti. Va comunque trattata correttamente, soprattutto quando gli episodi diventano ricorrenti.

L’Intestino pigro può avere cause temporanee, come i postumi di un intervento chirurgico, alcune patologie o l’assunzione di determinati farmaci (come quelli anti-ipertensivi, gli antidolorifici morfinici, gli antispastici, ecc). Le cause possono essere anche psicologiche e derivare dallo stress, in particolare:

  • Dieta a basso contenuto di fibre
  • Scarsa o insufficiente assunzione di liquidi
  • Sedentarietà
  • Malattie croniche intestinali (diverticolite, ragadi, emorroidi, colite spastica, malattie neurologiche che riducono i movimenti dell’intestino, spasmi della muscolatura pelvica ecc)
  •  Patologie croniche generali (ipotiroidismo, diabete, neuropatie, depressione ecc.)
  • Consumo eccessivo di farmaci (antinfiammatori, antibiotici, lassativi ecc.)

Verificandone la causa e consultando un medico si possono eliminare le cause di intestino pigro legate a malattie o particolari stati fisiologici. Altrimenti si può cercare di individuare la causa che rallenta il buon funzionamento del nostro colon, iniziare a fare dei cambiamenti nella nostra dieta e mettere in atto pratiche salutari come fare più movimento ed evitare la vita sedentaria.
Per quanto riguarda il cibo è necessario controllare l’introduzione eccessiva di alimenti proteici e zuccheri, di alimenti senza fibre, di alimenti trasformati e di ricostituenti a base di ferro.
La presenza eccessiva di calcio nel corpo e la mancanza di sali minerali sono da sconsigliare, così come l’uso eccessivo dei condimenti. Anche non masticare completamente il cibo e non bere abbastanza acqua sono cattive pratiche alimentari. Infine un’overdose di lassativi non può che portare all’effetto contrario.

Molte persone che soffrono di intestino pigro si affidano ai lassativi, che migliorano il sintomo ma non risolvono il disturbo all’origine. Se utilizzati ripetutamente perdono di efficacia, richiedono dosi sempre più alte e possono causare dipendenza. Per regolare l’intestino ti devi concentrare sullo stile di vita e in particolare sulle abitudini alimentari.

Ecco alcuni accorgimenti per aiutarti a “svegliare” il tuo intestino:

  • La mattina bere un bicchiere d’acqua naturale non fredda con un cucchiaino di miele appena svegli: l’acqua con il miele ripulisce il tubo digerente e aiuta i reni a drenare le scorie che si accumulano di notte, producendo un effetto sgonfiante sin dal mattino
  • Mangiare un’insalata mista prima dei pasti condita con olio extravergine d’oliva: in questo modo si apporta alla dieta una quantità significativa di fibre, vitamine, sali minerali, le evacuazioni diventano più frequenti, ci si sente più sazi
  • Condurre una vita meno sedentaria.

Nei primi giorni è normale sperimentare un aumento della sensazione di malessere o un rallentamento dell’intestino: è una situazione temporanea che indica che l’organismo sta reagendo!

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Sentirsi sazi

Quando decidiamo di seguire una dieta spesso abbiamo paura di avere fame durante il giorno, allora ecco a voi alcuni trucchi per sentire prima il senso di sazietà!

Inizia dalla tavola: per i pasti siediti senza avere fretta, apparecchiando con cura: così apprezzi meglio il cibo. Per ingannare l’occhio, usa piatti piccoli, meglio se colorati, e sperimenta le bacchette cinesi: prendendo piccole quantità di cibo, il senso di sazietà arriva prima. Così comemasticando a lungo: 40 masticazioni per boccone è il numero giusto. E fallo anche per i liquidi, perchè anche questi hanno un tempo di digestione.

Scegli cibi che riempiono. In generale, sono quelli che contengono un’alta percentuale dacqua e fibre, ma pochi grassi. Quindi sì a verdure, frutta, carboidrati integrali, pesci e carni magre. Il pompelmo, per esempio, contiene il 90% di acqua, le carote fresche l’88%. Preferisci le verdure a foglia, che hanno un’alta percentuale di fibra: biete e spinaci ne contengono di più dei pomodori.

Non dimenticarti delle proteine: anche se gli italiani non riescono a fare a meno della pasta nazionale, inserisci nella tua dieta carne e pesce. I carboidrati non vanno eliminati totalmente (altrimenti scatta la voglia di dolce a fine pasto), ma le proteine hanno un alto potere saziante, come dimostrato da uno studio della Scuola di Medicina dell’Università di Washington. Il pasto giusto, che dà energia ma non ingrassa, si basa sulla regola 30 – 40 – 30: 30% di proteine, 40% carboidrati, 30% di grassi.

Evita le bibite zuccherine, che aggiungono calorie senza dare sostanza, e pure i cibi che contengono grassi: uno studio presentano all’ultimo congresso della Società delle Neuroscienze a San Diego ha mostrato che una dieta a base di cibi grassi, se protratta nel tempo, altera alcune aree del cervello dei topi, quelle legate al meccanismo della ricompensa e del piacere.

Usa gli snack per calmare il senso di fame tra un pasto e l’altro e per non arrivare totalmente affamata a tavola.
Ma scegli spuntini intelligenti, a base di verdura, ricca di fibre: alcune assorbono acqua e creano volume, altre passano nell’intestino inalterate, aumentando il senso di sazietà.

Sfrutta le notte: se dormi bene, almeno 6-8 ore, non ingrassi. A dirlo sono ormai molti studi, che hanno evidenziato un complesso intreccio di relazioni tra il metabolismo e il ciclo sonno-veglia, le ore di sonno e alcuni ormoni, tra cui la leptina.

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