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Categories Consigli, News

Gli effetti dell’obesità

Che cos’è e come si manifesta l’obesità?

L’obesità è una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità rappresenta ormai un’epidemia globale che riguarda ormai tutte le classi socioeconomiche. Le persone obese sono più a rischio di sviluppare malattie croniche come quelle cardiovascolari, l’ictus, il diabete, ma anche alcuni tumori, malattie della colecisti, osteoartriti. Altri problemi di salute associati a un eccesso di peso corporeo sono ipertensione, eccesso di colesterolo nel sangue, asma, complicanze in gravidanza, irregolarità mestruali. Particolarmente grave è l’insorgenza dell’obesità già in età scolare o durante l’adolescenza, perché significa accrescere ulteriormente il rischio di sviluppare precocemente le complicanze correlate.

Come si trasmette l’obesità?

L’obesità è per buona parte la conseguenza di stili di vita scorretti come un’alimentazione sregolata e l’eccessiva sedentarietà. Al contempo, però, la componente ereditaria che determina il peso corporeo e, quindi le sue alterazioni, è stimata intorno al 70%. Negli ultimi ventanni sono stati identificati vari geni associati, quando alterati, all’insorgenza di obesità tra cui la leptina, ormone anoressizzante prodotto dal tessuto adiposo bianco, e il suo recettore, presente soprattutto nelle aree del cervello che regolano l’appetito, ma anche il peptide proopiomelanocortinico, la proconvertasi 1, il brain derived neurotrophic factor (BDNF) e il suo recettore di BDNF (trkB). Le forme di obesità monogenica, in genere associate a varie e gravi patologie endocrine, sono invece rarissime (meno di 50 casi nel mondo).
Altri geni sono stati strettamente associati all’obesità, ma non si possono considerare determinanti al 100%: è il caso di MC4R, il recettore melanocortinico 4, mutato in circa il 5% dei pazienti obesi e il cui ruolo patogenetico sembra dipendere strettamente dal background genetico del paziente.
Altri studi su larga scala hanno permesso di identificare geni che, a seconda della loro variante allelica, contribuiscono a aumentare il rischio per l’obesità: è il caso si FTO (Fat Mass and associated gene locus), i cui polimorfismi contribuiscono a determinare il peso corporeo, anche se in piccola percentuale.
A sostegno della componente genetica dell’obesità è anche l’esistenza di malattie genetiche in cui iperfagia e obesità si associano a un quadro clinico complesso, spesso caratterizzato da ritardo mentale (sindrome di Albright, di Prader Willi, di Bardet e Biedl).

Come avviene la diagnosi dell’obesità?

L’obesità è definita come un eccesso di grasso rispetto alla massa magra, in termini di quantità e di distribuzione in punti precisi dell’organismo. Esistono diversi metodi per valutare la distribuzione del grasso corporeo, alcuni molto semplici come la misura delle pieghe della pelle o il rapporto tra la circonferenza della vita e dei fianchi, altri più sofisticati come gli ultrasuoni, la Tac o la risonanza magnetica. La classificazione della popolazione in base al peso viene fatta utilizzando l’indice di massa corporea, calcolato dividendo il peso (espresso in kg) per il quadrato dell’altezza (espressa in metri): si parla di obesità quando questo valore è superiore a 30. Esistono naturalmente delle differenze legate al sesso, all’età e all’abitudine all’attività sportiva.

Quali sono le possibilità di cura attualmente disponibili per l’obesità?

Il trattamento principale è rappresentato dalla prevenzione, ovvero dall’adozione di un regime alimentare corretto e da un’attività fisica adeguata. È importante, in caso di diagnosi di obesità e soprattutto in tutti i successivi trattamenti, affidarsi a uno specialista. Nei casi più gravi, accanto alla dieta e all’esercizio fisico, può essere indicata anche una terapia farmacologica, mentre l’utilizzo della chirurgia bariatrica per ridurre il volume dello stomaco o l’assorbimento intestinale  è raccomandato solo in casi estremi associati ad alto rischio di mortalità, oppure che non rispondano agli altri trattamenti. Nel caso dei pazienti affetti da mutazioni del gene per la leptina è possibile un trattamento con leptina ricombinante che permette di normalizzare il peso corporeo e le altre alterazioni endocrine.

 

fonte www.telethon.it
Categories News, Nutrienti

Gli effetti dell’alcol sulla salute

Secondo il Global status report on alcohol and health 2014 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, pubblicato il 12 maggio 2014, l’uso di alcol nel 2012 ha causato nel mondo 3,3 milioni di morti, ossia il 5,9% di tutti i decessi (7,6% uomini e il 4,0% donne) e il 5,1% degli anni di vita persi a causa di malattia, disabilità o morte prematura (Disability Adjusted Life Years, DALYs) attribuibili all’alcol.

Cos’è e come agisce l’alcol

L’alcol è una sostanza tossica, potenzialmente cancerogena e con la capacità di indurre dipendenza. Al contrario di quanto si ritiene comunemente, l’alcol non è un nutriente e il suo consumo non è utile all’organismo o alle sue funzioni. Causa invece danni diretti alle cellule di molti organi, soprattutto fegato e sistema nervoso centrale, e in particolare alle cellule del cervello.

L’alcol è assorbito per il 2% dallo stomaco e per il restante 80% dalla prima parte dell’intestino. L’alcol assorbito passa quindi nel sangue e dal sangue al fegato, che ha il compito di distruggerlo tramite un enzima chiamato alcol-deidrogenasi. Soltanto quando il fegato ha assolto del tutto a questa funzione la concentrazione dell’alcol nel sangue risulta azzerata. Il processo di smaltimento richiede tuttavia un tempo legato alle condizioni fisiologiche individuali: in media, la velocità con cui il fegato rimuove l’alcol dal sangue  è infatti di circa mezzo bicchiere di bevanda alcolica all’ora.

Questo sistema di smaltimento dell’alcol non è uguale in tutte le persone: varia in funzione del sesso, dell’età, dell’etnia e di caratteristiche personali; non è completamente efficiente prima dei 21 anni ed è inefficiente sino ai 16 anni. Dopo i 65 anni si perde gradualmente la capacità di smaltire l’alcol e, nel sesso femminile, è sempre la metà, a tutte le età, rispetto alle capacità maschili; per questa ragione alcune persone sono più vulnerabili agli effetti dell’alcol.

I danni dell’alcol

Il consumo di bevande alcoliche è responsabile o aumenta il rischio dell’insorgenza di numerose patologie: cirrosi epatica, pancreatite, tumori maligni e benigni (per esempio quello del seno), epilessia, disfunzioni sessuali, demenza, ansia, depressione.

L’alcol è inoltre responsabile di molti danni indiretti (i cosiddetti danni alcol-correlati), dovuti a comportamenti associati a stati di intossicazione acuta, come nel caso dei comportamenti sessuali a rischio, degli infortuni sul lavoro e degli episodi di violenza.

Un capitolo a parte meritano gli incidenti stradali provocati dalla guida in stato d’ebbrezza che hanno un peso preponderante nella mortalità giovanile. Si stima che in Europa è attribuibile all’uso dannoso di alcol il 25% dei decessi tra i ragazzi di 15-29 e il 10% dei decessi tra le ragazze di pari età.

L’importanza di moderare il consumo di alcol

L’alcol è una sostanza psicotropa, tossica, cancerogena e induttrice di dipendenza.

La comunità scientifica internazionale ha ampiamente dimostrato che l’alcol accresce il rischio di sviluppare oltre 200 patologie. Pertanto non è possibile identificare dei livelli di consumo che non comportino alcun rischio per la salute di chi beve alcolici. Pur partendo dal concetto, ormai condiviso da tutta la comunità scientifica, si riassume con lo slogan Less is better (Meno è meglio), si rende comunque necessario definire alcuni parametri che permettano una valutazione del rischio connesso all’assunzione di bevande alcoliche.

Quindi, per valutare correttamente il rischio connesso all’assunzione di bevande alcoliche, è necessario tener conto di parametri come le quantità assunte, la frequenza del consumo, la concomitanza con i pasti, la capacità di smaltire l’alcol in relazione al sesso e all’età, la tollerabilità dell’alcol in relazione alle condizioni di salute, all’assunzione di farmaci e ad altre situazioni oltre al contesto in cui avviene il consumo.

Un consumo di alcol al di fuori dei parametri appropriati può creare danni acuti, conseguenti a uno stato di intossicazione etilica o di ubriachezza occasionale, oppure cronici, conseguenti ad un uso persistente e frequente di quantità non moderate di alcol, producendo comunque gravi conseguenze sul piano sanitario e sociale.

E’ da rilevare che i livelli considerati a rischio si sono progressivamente abbassati nel corso degli anni e hanno sollecitato l’abbassamento delle quantità caratterizzate da un minor rischio come espresse dai nuovi LARN e dalla revisione decennale delle Linee Guida per una sana alimentazione degli italiani (in corso di redazione a cura della Commissione del CRA-NUT ex-Inran) che sollecitano cautela nel non superare mai quantità veramente moderate di alcol che la comunità scientifica ha indicato in media corrispondenti in 10 grammi di alcol puro al giorno con dovute e validate differenziazioni di genere e di età.

fonte www.salute.gov.it

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