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Ma quanti sono i legumi?

I legumi sono i semi commestibili delle piante appartenenti alla famiglia delle Leguminose, sono una vera fonte di ricchezza a livello nutrizionale, soprattutto quelli freschi o secchi e possibilmente biologici.

Molti legumi offrono straordinari benefici alla salute, diete ricche di legumi sono seguite per abbassare i livelli di colesterolo e ridurre il rischio di diversi tipi di cancro.

I legumi uniti ai cereali forniscono all’organismo delle proteine complete, più che “la carne dei poveri” come venivano definiti un tempo, si potrebbero chiamare “la carne delle persone sane“.

Il valore nutritivo dei legumi è rappresentato in primo luogo dall’elevato contenuto di proteine di buon valore biologico perché costituite da aminoacidi essenziali. Sono una fonte di carboidrati ed apportano una minima quantità di lipidi contenuti maggiormente nella soia e nell’arachide.

Offrono una potente azione antiossidante, apportano inoltre fibra, vitamine del gruppo B e sali minerali quali ferro, calcio, fosforo, potassio e magnesio.

Le proprietà dei legumi

– Sono ricchi di vitamine del gruppo B (B1, B2, niacina)

– Contengono vitamina C

– Contengono calcio, ferro, fosforo, potassio, magnesio e molti oligoelementi e fibre

– Sono un’ottima fonte di proteine

– I ceci sono indicati per chi è anemico e durante la gravidanza per l’apporto di ferro e calcio

– I fagioli sono ricostituenti ed energetici

– le fave e le lenticchie hanno proprietà rimineralizzanti

– le lenticchie hanno proprietà galattogoghe

– la soia è altamente proteica e contiene tutti gli aminoacidi essenziali

I legumi consumati insieme ai cereali, come nei piatti tipici popolari, pasta e fagioli, pasta e ceci, riso e piselli, riso e lenticchie, costituiscono un ottimo piatto, completo di carboidrati e proteine.

 

Le diverse varietà dei legumi

– Fagioli: Borlotti, Bianchi di Spagna, Toscanelli, Cannellini

– Lenticchie: di Castelluccio, egiziana, d’Altamura, rosse, decorticate

– Ceci

– Piselli

– Fave

– Soia

– Lupini

– Cicerchie

– Arachidi (ebbene si, sono legumi, ma con molti lipidi e molto calorici!)

 

Consigli utili per la preparazione dei legumi in cucina

– Tenere in ammollo diverse ore con un cucchiaino di bicarbonato*

– Non usare mai per cucinare l’acqua di ammollo

– Sciacquarli sotto l’acqua corrente prima di cucinarli

– Ricoprirli di acqua per la cottura

– Cuocere a lungo (i tempi sono diversi per i vari tipi di legumi) e bene

– Aggiungere durante la cottura una foglia di alloro*, o salvia* o un pezzo di alga Kombu*

– Aggiungere sale solo a fine cottura

* per evitare la produzione di gas intestinali

 

Perché i legumi causano flautolenza

I componenti dei legumi che causano flautolenza sono principalmente gli oligosaccaridi, composti che il corpo non può né digerire né assorbire, e così una volta arrivati nell’intestino i batteri li scompongono producendo gas.

Per ridurre la quantità di oligosaccaridi che causano la produzione di gas, aggiungere all’acqua di ammollo dei legumi bicarbonato di sodio, e durante la cottura mettere una foglia di alloro, o salvia, o un pezzo di alga Kombu.

 

Consigli nutrizionali per il consumo dei legumi

– Privilegia le proteine vegetali a quelle animali

– Consuma porzioni di legumi, frutta secca e altri cibi ricchi di proteine vegetali

– Mangia tutti i giorni frutta secca e semi oleaginosi

– Varia ogni giorno le tue scelte alimentari

 

fonte www.cure-naturali.it
Categories Alimenti, Consigli, News

Il cioccolato

Il cioccolato è un prodotto alimentare costituito da un miscuglio solido di zucchero, cacao e altre sostanze.

Storia

Il primo cioccolato da masticare apparve a Londra nel 1647 (il cacao fu scoperto da Colombo nel 1502) e l’iniziale commercio fu dominato dagli olandesi. Linneo lo definì “bevanda degli dei” (1734); nel 1770 in Francia sorse la prima fabbrica di cioccolato, ma la grande diffusione si ebbe nel XIX sec.: nel 1819 François Louis Cailler aprì la prima fabbrica svizzera a Vevey (creando il prototipo della stecca di cioccolato) e nel 1825 l’olandese Coenraad Van Houten creò il cacao solubile in polvere, senza il grasso del burro di cacao. Ci vollero vent’anni prima che iniziasse la produzione su scala industriale, più precisamente in Inghilterra.

Il prodotto era poco omogeneo e conteneva nelle prime ricette anche il liquore. In seguito, il processo di produzione del cioccolato si consolidò e portò alla prima tavoletta di cioccolato rettangolare come la conosciamo oggi, a opera di Rud Lindt nel 1875 a Berna. In Italia il torinese Caffarell inventò il gianduiotto, unendo il cioccolato alle nocciole, prodotto tipico piemontese; sembra che l’idea sia nata a causa delle difficoltà del neonato regno d’Italia di importare grandi quantità di cacao.

Nel 1911 a Bologna, in occasione del lancio della Fiat Tipo 4, nacque il cremino Fiat di Majani. I baci Perugina nacquero nel 1922 (la produzione attuale è di mezzo miliardo di pezzi al giorno), mentre il Rocher della Ferrero è il cioccolatino italiano più venduto nel mondo.

 

Gli ingredienti

Il cioccolato contiene teobromina e feniletilamina, sostanze che gli danno leggere proprietà antidepressive ed euforizzanti.

La prelibatezza e appetibilità del cioccolato si ritrova anche nel nome che il botanico Linneo diede alla pianta del cacao:Theobroma, ovvero dal greco theos, Dio e broma, bevanda. Letteralmente quindi la cioccolata significa bevanda degli dei.

La bontà del cioccolato dipende, oltre che dalla proporzione degli ingredienti, anche dall’accuratezza del ciclo di estrazione del cacao dai semi della pianta, dal ciclo di lavorazione del cioccolato e dalla bontà dei grassi utilizzati.

Vediamo in dettaglio gli ingredienti.

Il cacao – La pianta del cacao è molto delicata, e questa è una ragione per cui nell’antichità i suoi semi erano l’equivalente del denaro. Nelle Americhe appena scoperte da Colombo,  le fave di cacao erano usate al posto della moneta negli scambi commerciali: uno schiavo (!) costava 100 semi, un coniglio solo 10. In Europa la pianta del cacao non venne importata (come il pomodoro), perché molto delicata: ogni frutto contiene mediamente 35 semi e la pianta impiega quattro anni prima di produrne. Inoltre non sopporta temperature più rigide di 16 °C e vuole un’umidità sempre altissima (circa 80%). Oggi le miscele di cacao più pregiate sono quelle derivanti dalle coltivazioni del Centro Africa e America centrale.

Il burro di cacao – Grasso estratto dai semi di cacao con un processo di esposizione ad alte pressioni e temperature. Si tratta di un grasso per lo più saturo, quindi da questo punto di vista non è diverso dai grassi animali (come il burro vaccino). Tuttavia, rispetto ai grassi vegetali surrogati (vedi oltre), ha il pregio di non contenere grassi idrogenati o nella forma trans, nocivi all’organismo. Occorre ricordare che la caratteristica principale del burro di cacao è quello di fondere all’incirca alla stessa temperatura del cavo orale, da qui la dicitura classica del cioccolato che “si scioglie in bocca”! Questa caratteristica rende la scelta di burro di cacao di ottima qualità uno dei segreti che differenzia i prodotti sul mercato.

Surrogati del burro di cacao – Probabilmente sui nostri mercati non sono molto comuni i prodotti dei paesi europei che per tradizione producono cioccolato addizionando altri grassi vegetali. Comunque con la libera circolazione delle merci potrebbero iniziare ben presto a collocarsi anche sui nostri mercati, più tradizionalisti, forti di prezzi di produzione più bassi. Esempi di tali surrogati di burro di cacao sono il burro d’illipè, di karité, il kokum, quello prodotto dall’olio di palma, di colza e di mango e il grasso di shorea. Questi grassi vengono miscelati in parte al burro di cacao, fornendo una componente grassa necessaria per l’impasto del cioccolato. Per le caratteristiche chimico-fisiche di questi grassi, ciò che si ottiene non ha le caratteristiche migliori per produrre cioccolato (in particolare la temperatura a cui si sciolgono questi grassi è diversa rispetto al puro burro di cacao e quindi ciò influenza il processo di produzione del cioccolato e la qualità finale dell’alimento). Per legge la loro presenza deve essere riportata sull’etichetta in percentuale non superiore al 5%.

Il latte – È un ingrediente opzionale, presente solo nel cioccolato al latte. Generalmente le etichette dei cioccolati non specificano il tipo di latte, né la sua provenienza; si tratta di uno dei segreti delle varie ricette proprietarie.

Lo zucchero – Il punto critico della ricetta: se per legge non può superare il 55%, la sua percentuale, oltre a determinare in modo predominante l’apporto dei carboidrati, può influenzare di molto il gusto finale del prodotto. Gli estimatori del cioccolato prediligono quelli a minor percentuale di zucchero (maggiore è lo zucchero, minori sono gli altri componenti pregiati, cacao e burro di cacao), in cui il gusto del cacao si possa apprezzare appieno. Sono presenti sul mercato anche cioccolati privi di saccarosio (prodotti dietetici o per diabetici) in cui lo zucchero è sostituito da dolcificanti. Tuttavia questa scelta modifica notevolmente il gusto del cioccolato che risulta meno appetibile.

Tipi di cioccolato

Oggi, secondo la normativa vigente, si definisce cioccolato un prodotto costituito da granelli di cacao, cacao magro e cacao in polvere, saccarosio e burro di cacao. L’aggiunta di burro di cacao è opzionale. La parte secca complessiva derivante dal cacao deve essere almeno il 25%, il cacao magro almeno il 14% e il burro di cacao almeno il 18%.

Esistono in commercio tipi molto diversi di cioccolato. Consideriamo in questo articolo solo classiche stecche di cioccolato, escludendo i cioccolatini nelle varie forme (praline, ovetti, ecc…). Questo perché nel caso dei cioccolatini è molto più facile trovare prodotti di bassa qualità, con grassi idrogenati o di provenienza non specificata. Poiché la dieta italiana considera molto importante la qualità degli alimenti, volendo integrare la dieta con alimenti ipercalorici (e molto appetibili!) come il cioccolato, conviene dare la precedenza alla tavoletta di cioccolato.

La legislazione regola in modo molto stretto le percentuali degli ingredienti di base e definisce vari tipi di cioccolato. I nomi (cioccolato al latte, extra fino, ecc…) hanno una precisa relazione con le percentuali degli ingredienti. Oltre al cioccolato classico (in cui la quota minima del cacao è il 35%), si distinguono altri tipi di cioccolato particolari:

  • Cioccolato extra: la percentuale di cacao deve essere almeno il 45%, il burro di cacao il 28%.
  • Cioccolato finissimo o superiore: la percentuale di cacao deve essere almeno il 43%.
  • Cioccolato al latte: la sostanza secca derivante dal latte deve essere almeno del 14% e il saccarosio aggiunto non più del 55%.
  • Cioccolato bianco: latte, burro di cacao e saccarosio sono gli unici ingredienti (manca il cacao!). Il burro di cacao deve essere almeno il 20% e il saccarosio non più del 55%.
Cioccolato: buono o cattivo?

A prescindere dai molti articoli che compaiono sulle riviste nella sezione dedicata all’alimentazione (evidentemente i giornalisti sono ghiotti di cioccolato e non sprecano occasione per riportare ricerche sui benefici del cioccolato), nessuno penso possa logicamente affermare che un consumo abituale e continuo di cioccolato sia compatibile con una dieta anti-obesità. Per chi ha un metabolismo non adolescenziale, il cioccolato rappresenta un alimento molto appetibile, moderatamente saziante (in questo è sicuramente meglio delle torte), ma comunque ipercalorico.

Per i sedentari deve essere considerato un alimento occasionale, mentre per chi fa sport (ecco una buona ragione per cominciare) può essere assunto anche una volta al giorno  purché il contributo calorico sia esattamente conteggiato. Per un sedentario il problema maggiore è sicuramente il fatto che si tratta di un alimento che in qualche modo dà una dipendenza: spesso anche chi non è affetto da cioccolismo (il cioccolismo è la dipendenza dal cioccolato; chi ne è affetto non riesce a contenere i consumi di cioccolato che diventa una vera e propria droga; colpisce soprattutto le donne: l’1% circa delle donne che mangiano cioccolato soffre di tale malattia) è solito consumare cioccolato tutti i giorni. Se si calcola una media di 300 kcal (miseri 60 g) si comprende l’assurdità di proporre il cioccolato nella dieta di un sedentario: calcolando un fabbisogno calorico di 2.000 kcal (ma per una donna di 50 kg sedentaria e di 40 anni il fabbisogno calorico non supera le 1.400 kcal), il cioccolato rappresenterebbe come calorie il 15% dell’alimentazione!

Valori nutrizionali

Dal database del Ministero americano dell’agricoltura

Cioccolato al latte

Scarto: 0%

NUTRIENTI UNITÀ VALORE PER 100 G NUMERO DI CAMPIONI ERRORE STD.
Principali
Acqua g 1.61 0
Calorie kcal 546 1
Calorie kj 2282 0
Proteine g 5.94 1
Lipidi g 31.72 1
Ceneri g 0.95 0
Carboidrati (per differenza) g 59.78 1
Fibre g 2.4 1
Zuccheri g 55.45 1
Minerali
Calcio, Ca mg 160 1
Ferro, Fe mg 1.11 1
Sodio, Na mg 63 1
Vitamine
Vitamina C, acido ascorbico mg 0.8 1
Vitamina A, UI UI 292 1
Lipidi
Acidi grassi, saturi g 19.240 1
Acidi grassi, trans g 0.246 1
Colesterolo mg 18 1

Cioccolato fondente

Scarto: 0%

NUTRIENTI UNITÀ VALORE PER 100 G NUMERO DI CAMPIONI ERRORE STD.
Principali
Acqua g 1.66 0
Calorie kcal 520 1
Calorie kj 2176 0
Proteine g 5.19 1
Lipidi g 32.45 1
Ceneri g 1.30 0
Carboidrati (per differenza) g 59.40 1
Fibre g 7.6 1
Zuccheri g 46.27 1
Minerali
Calcio, Ca mg 37 1
Ferro, Fe mg 3.18 1
Sodio, Na mg 4 1
Vitamine
Vitamina C, acido ascorbico mg 0.0 1
Vitamina A, UI UI 134 1
Lipidi
Acidi grassi, saturi g 19.209 1
Fatty acids, total trans g 0.093 1
Colesterolo mg 7 1

 

 

dal sito www.albanesi.it

Categories Consigli, News, Salute

Portiamo la primavera a tavola!

E’ arrivata la primavera!

Le giornate si allungano, le temperature si fanno più miti e gli alberi iniziano a ricoprirsi nuovamente di foglie.
Purtroppo di contro iniziamo ad avvertire una serie di piccoli malesseri quotidiani, derivati proprio dal rifiorire della natura che provoca, specie nei soggetti più anziani, una serie di sintomatologie come ansia, depressione, stanchezza, palpitazioni 

Molti di questi sintomi possono essere curati a tavola, tramite una dieta equilibrata contenente molto ferro abbinata ad alimenti leggeri e depurativi.

In inverno, infatti, abbiamo fatto una sorta di “scorta” di calorie, necessarie per affrontare il clima rigido, ma in primavera l’alimentazione dovrà contemplare molta frutta e verdure (specie le insalate fresche), ovvero di cibi particolarmente ricchi di vitamine e sali minerali.

La primavera a tavola: alimentazione consigliata

Per superare bene il lungo periodo invernale trascorso tra smog e impianti di riscaldamento, è necessario tra l’altro fare uso di cibi rinfrescanti, come carotefinocchisedanodragoncelloorticamelepere,agrumifragole
Naturalmente saranno da ridurre drasticamente i consumi di cibi ad alto tenore calorico, quali formaggi, insaccati, carne grassa, dolci e naturalmente alcolici e superalcolici.
Concludiamo enunciando la regola principe del vivere sano: dormire a sazietà e bere molta acqua!

Dai nostri orti in primavera arrivano insalate novelle, le prime fragole, cicorie e asparagi che sappiamo essere insostituibili disintossicanti generali del nostro organismo, spinacicarote novelle, fave, piselli e altri prodotti che costituiscono fonte di sali minerali e vitamine che ci prepareranno ad affrontare al meglio lo stress estivo.

Primavera in cucina significa soprattutto verdura. Ma risulta essenziale che le verdure fresche tenere e saporite di questa stagione non vengano “massacrate” da preparazioni molto elaborate o da condimenti vari in quantità eccessiva.

La regola è infatti quella della massima semplicitàlattuga novella, dolce e tenera, qualche foglia di rucola, del finocchio affettato sottile, dei ravanelli, un pizzico di erba cipollina e un semplice “giro” d’olio extravergine di oliva ed ecco una rinfrescante e piacevolissima insalata da veri intenditori.

Passando alle minestre invece, quelle caratterizzate da cotture veloci, un brodo leggero di pollo o un brodo vegetale, con verdure tagliate a dadini insaporite in un soffritto di base, coperte con acqua tiepida e portate a cottura dai 10 ai 15 minuti sono il veicolo migliore per esaltare la freschezza delle verdure primaverili.

Per i secondi la vignarola romana (misto di verdure stufate in olio), è il piatto che impersona questa stagione dato che si può gustare soltanto per un paio di settimane, quando carciofipisellifave, cipollotti e lattuga, sono presenti contemporaneamente sul mercato.

E per finire la frutta: fragole, pesche noci, lamponi e albicocche, con specialmente le prime vere regine per immagine della frutta primaverile.

Ricche di antiossidanti, contengono svariati minerali come fosforo, calcio, ferro e vitamine A, B1, B2 e soprattutto C, il tutto abbinato ad un basso apporto calorico (circa 25/30 calorie per 100 grammi di prodotto) e pochi zuccheri, ma occhio alle allergie!

Dal sito: www.buonissimo.org

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