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Acrilamide

L’acrilamide è una sostanza molto tossica che si forma durante il processo di cottura, a temperature elevate, degli alimenti ricchi di carboidrati. Questo è uno dei motivi per cui gli esperti consigliano di limitare il consumo di cibi fritti, soprattutto se questi vengono impanati prima di essere messi nell’olio bollente (la farina ed il pangrattato sono ricchi di amido).

Proprio per la sua natura, il problema acrilamide concerne sia gli alimenti preparati nell’ambiente domestico, sia i prodotti di origine industriale (patatine fritte, cibi precotti, fast food ecc.).
La formazione di questa sostanza comincia a temperature superiori ai 120ºC e diventa massima intorno ai 190°C; come ricordato è maggiore per gli alimenti ricchi di amido (patate, cereali) e per il caffè. La produzione di acrilamide è facilitata dall’assenza di acqua e dalla presenza di asparagina (un amminoacido) e di uno zucchero ridotto (come il glucosio od il fruttosio contenuti soprattutto nelle patate, ma anche nei cibi caramellati).
Dal momento che la pericolosità dell’acrilamide è nota da tempo (è fortemente sospettata di essere un agente mutageno, quindi potenzialmente cancerogeno), l’argomento suscita timori importanti sia da parte degli enti di sanità pubblica preposti al controllo delle derrate alimentari, sia e soprattutto da parte di cittadini, che vengono di tanto in tanto allertati dalle notizie riportate dai media. D’altronde, considerata la miriade di prodotti da forno derivanti dai cereali e dalle patate, il pericolo acrilamide deve assolutamente essere mantenuto sotto controllo.
La prevenzione si attua su un duplice fronte; da una parte si cerca di eliminare il problema all’origine (selezionando varietà di patate e cereali che generino la minore quantità possibile di acrilamide), dall’altro si punta sull’ottimizzazione dei processi industriali e sull’informazione della cittadinanza.

CONSIGLI PER IL CONSUMATORE
  • Una dieta equilibrata con un tenore di grassi ridotto, ma ricca di frutta e verdura, abbinata ad una regolare attività sportiva, costituisce la migliore premessa per una buona salute.
  • Eliminare parti arrostite o carbonizzate da una fetta di pane troppo tostata, aiuta a ridurre i pericoli dell’acrilamide. Un buon fritto fatto in casa, rispettando alcune regole importanti (scegliere un olio con alto punto di fumo, mai il burro, mantenerlo ad una temperatura di 170°C e cambiarlo di volta in volta senza “rabboccarlo”) è sicuramente migliore di una porzione gigante di patatine fritte da fastfood. Tuttavia, se possibile, è meglio preferire altri metodi di cottura, come quella al vapore, la bollitura ed il cartoccio (inadatto per cibi acidi, come limoni e pomodori, perché la loro azione combinata con il calore favorisce il rilascio di alluminio dalla stagnola). Più in generale è importante eseguire sempre una cottura scarsa od appena sufficiente, mai esagerata. Questo provvedimento, oltre a proteggerci dall’acrilamide, assicurerà una perdita ridotta delle vitamine e di altri preziosi micronutrienti contenuti soprattutto nei prodotti vegetali.
  • L’associazione di alimenti fritti con verdure fresche diminuisce i rischi associati all’acrilamide e ad altre sostanze tossiche che si sviluppano durante il processo di cottura (sia perché le fibre ne riducono l’assorbimento sia per il loro prezioso carico di antiossidanti ad azione antimutagena).
  • La prossima volta che vi troverete dinanzi ad una invitante panatura dorata o ad una irresistibile crosticina, considerate il pericolo che nascondono; senza imporvi rinunce particolari, aggiungete questo tassello alle vostre conoscenze dietetiche per crearvi una sana cultura alimentare.

 

dal sito www.my-personaltrainer.it

 
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Consigli per il gonfiore addominale

Chi ne soffre, conosce il problema. Che è poi l’urgenza, a un certo punto della giornata, di allentare la presa di gonna o pantaloni pur di riuscire a respirare. Per consolazione, si potrebbe dire “mal comune mezzo gaudio”. Perché il gonfiore addominale mette ko almeno una persona su tre. In particolare le donne, regolate come sono dal ciclo ormonale. «Sia chiaro, però – precisa la dottoressa Beatrice Salvioli, consultant presso l’Unità Operativa di Gastroenterologia dell’Istituto Humanitas di Rozzano (Milano) -: nulla a che vedere con la naturale sensazione di pienezza, tutta interna, che si avverte a fine pasto. Qui la distensione addominale è ben visibile. Soprattutto preoccupa. Tanto da indurre chi ne patisce a fissare, prima o poi, un appuntamento dallo specialista». Che fare? Come arginare il disturbo? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Salvioli, che ci ha dato dieci consigli da mettere subito in pratica.

 

1. Occhio a ortaggi & Co.

«È vero: per mantenere un buon transito intestinale, la verdura e la frutta non devono mai mancare sulla nostra tavola – conferma l’esperta -. Tuttavia la regola che non vale per chi manifesta una sensibilità individuale verso questi cibi. Ed è sufficiente mangiarne un po’ di più per scatenare quel processo di fermentazione che fa lievitare la pancia e dà meteorismo. Non solo ortaggi e frutta, però. Anche gli zuccheri raffinati contenuti nella pasta, nel pane e nelle farine bianche causano flatulenza. Lo stesso succede con il lievito, la birra, le patate e alcune radici come il topinambur».

2. Una fibra non vale l’altra

Le fibre alimentari sono ottime per la salute e vanno consumate tutto l’anno, si dice. «Non è proprio così – afferma la gastroenterologa -. Perché se da una parte facilitano il movimento intestinale, dall’altra possono peggiorare il gonfiore e quindi la stipsi. Che è poi la ragione per cui la maggior parte delle persone ne consuma in abbondanza. E qui sta il problema. Una volta ingerite, le fibre sono trasformate dai batteri presenti nell’intestino attraverso un processo di fermentazione. Che, guarda a caso, è alla base del rigonfiamento. E il fenomeno è più evidente se si mangiano le fibre lunghe, come quelle contenute nella lattuga a foglia larga. Non di rado, infatti, c’è chi si sente “gonfio” dopo aver mangiato un bel piatto d’insalata. Lo stesso vale per i legumi, gli ortaggi (vedi il cavolfiore), le noci o la frutta secca». Come uscirne? «Bisogna puntare sulle verdure a foglia piccola, che fermentano di meno. Centrifugare la frutta e la verdura, così da eliminare la parte di fibra che non è digerita e passare i legumi (ceci, lenticchie, piselli) e gli ortaggi (broccoli, cavoletti di Bruxelles) al minipimer. E, infine, tritare le mandorle, le noci, la frutta secca in generale» raccomanda la dottoressa Salvioli.

3. Meno latte e formaggi

Il problema è noto, la spiegazione meno. «Con l’età la maggior parte di noi non riesce più digerire il lattosio, lo zucchero presente nel latte e i suoi derivati. Accade perché si perde un particolare enzima, la lattasi, che si trova nella parete del piccolo intestino, il cui compito è quello di digerire il lattosio. Risultato: lo zucchero non assimilato, fermenta. Da qui il gonfiore addominale – spiega la gastroenterologa -. Per evitare il fenomeno, bisogna dire addio o limitare il latte e i formaggi freschi, come la ricotta, il mascarpone e ripiegare su quello ad alta digeribilità o anche sul latte di riso, di soia, d’avena e sui formaggi stagionati».

4. Mai la frutta dopo i pasti

L’abitudine si tramanda e il pasto finisce con la frutta. «Un errore che bisognerebbe evitare, soprattutto chi soffre di gonfiore addominale. Alla base c’è sempre il processo di fermentazione. Dopo i sessant’anni, poi, tantissime persone hanno i diverticoli: piccole tasche che si formano nella parte finale dell’intestino, dove si può accumulare dell’aria» prosegue l’esperta.

5. No al «mordi e fuggi»

I vecchi lo dicevano: ogni boccone va masticato almeno cinquanta volte. «Avevano ragione – commenta la dottoressa Salvioli -. Un’ottima abitudine fagocitata oggi dai nostri ritmi che ci portano a consumare i pasti, su tutti quello della pausa pranzo, a gran velocità. Tra una parola e l’altra, un sms e un’occhiata ai social si ingurgita il cibo senza nemmeno rendersene conto, mentre la pancia si gonfia d’aria e di ansia. Così non va. Bisogna imporsi di staccare e dedicare al cibo il tempo che ci vuole, come minimo venti minuti, masticando con calma, così da facilitare la digestione».

6. Sì al finocchio

«Quest’ortaggio è una vera panacea contro i disturbi digestivi, soprattutto se preso sotto forma di tisane, decotti e infusi preparati con i suoi semi. Tra le sue molte virtù, il finocchio sgonfia la pancia, contrasta i processi di fermentazione e aiuta a eliminare l’aria che si accumula nello stomaco e nell’intestino» suggerisce la dottoressa.

7. Via libera allo zenzero

«Un’altra pianta erbacea amica di stomaco e intestino è lo zenzero, che aiuta a tenere a bada il gonfiore e la flatulenza. Un “tubero” dalla forma irregolare, bitorzoluto, dal sapore gradevole e pungente. Si può gustare fresco o grattugiato sopra i centrifugati di frutta e verdura» consiglia l’esperta.

8. Il buon carbone vegetale

Uno dei rimedi tipici proposti dal farmacista contro il gonfiore è il carbone vegetale o carbone attivo. La ragione c’è. «La sua polvere, ottenuta dalla lavorazione di particolari legni e dei loro residui, ha una forte capacità di assorbire i gas presenti nell’intestino, arginando così il problema del gonfiore addominale, senza provocare alcun effetto collaterale» prosegue la gastroenterologa.

9. Stop alle gomme da masticare

«La masticazione in sé favorisce l’ingestione di aria che va prima nello stomaco e poi nell’intestino, da qui il gonfiore» dice la dottoressa. Le gomme da masticare, però, fanno anche altro. Quelle che contengono i sostituti dello zucchero, come il sorbitolo, possono dare fastidi intestinali, tra cui la dissenteria. Ecco perché chi soffre di meteorismo dovrebbe trattenersi dal masticarle».

10. Semaforo rosso per le bibite gassate

«Tra gli alleati del gonfiore addominale, spiccano le bevande molto gassate. Il cui gas artificiale, contenuto nelle bollicine, finisce per incrementare l’aria nell’intestino – afferma l’esperta -. Meglio bere l’acqua naturale o assaporare delle tisane calde, che aiutano a rilassare la muscolatura della pancia».

E se fosse celiachia?

«Non di rado dietro al gonfiore addominale si cela un problema di celiachia, cioè un’allergia al glutine – conclude la dottoressa Salvioli -. Grano e frumento sono sul banco degli imputati. Ma prima di bandirli dalla tavola, è fondamentale sottoporsi ai corretti accertamenti. No, quindi, al fai-da-te: il rischio è di mascherare l’esito degli esami».

 

dal sito www.corriere.it

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Lunchbox

Il solito panino ha stancato. La pizzetta farcita e unta non toglie la fame e come se non bastasse ingrassa. La piadina dopo 3 giorni di fila che la mangi non é più così gustosa. Per non parlare dei pranzi in tavola calda o al ristorante, pesanti, calorici, soporiferi e a volte anche cari. Mangiare fuori ogni giorno durante gli orari di lavoro rappresenta spesso una soluzione obbligata, che però danneggia la qualità dell’alimentazione, il gusto, la linea e anche il portafogli. Quando si può quindi – in presenza di un’area di ristoro con forno per scaldare, ma anche avendo solo la possibilità di mangiare in ufficio – la soluzione ideale è quella di portarsi il pranzo da casa. Ecco perciò qualche suggerimento per mangiare bene a lavoro o a scuola ogni giorno.

RICETTE PER PRANZI IN UFFICIO

Ricette veloci da preparare e buone anche il giorno dopo, con un passaggio nel fornetto per scaldare, per un pranzo sano e goloso:

Spezzatino ai pinoli

bocconcini di vitello (spezzatino) kg 1 – zucchine a rondelle g 600 – pinoli g 40 – paprica dolce – aglio – brodo vegetale – olio extravergine – sale – pepe

Condite lo spezzatino con abbondante paprica, poi rosolatelo in una casseruola, a fuoco vivo, con un velo d’olio. Togliete la carne, aggiungete un filo d’olio nel fondo di cottura e trifolatevi le zucchine con uno spicchio d’aglio e i pinoli. Unite nuovamente lo spezzatino e, appena il tutto riprende a sfrigolare, bagnate con g 300 di brodo; salate, pepate e fate stufare per circa un’ora: alla fine la carne dovrà essere tenera e lo spezzatino piuttosto asciutto

Pollo e grano in insalata

riso e grano g 350 – petto di pollo g 350 – un peperone rosso e uno verde – aglio – limone – zafferano – basilico – rosmarino – menta – olio extravergine di oliva – sale – pepe

Arrostite i peperoni su una bistecchiera o in forno. Cuocete il riso e il grano in acqua bollente, salata e con una puntina di zafferano. Scolateli, passateli sotto l’acqua corrente e lasciateli raffreddare. Tagliate a pezzetti il petto di pollo. Scaldate 2 cucchiaiate d’olio in una padella antiaderente e aromatizzate con uno spicchio d’aglio e un rametto di rosmarino. Rosolatevi il pollo. Salatelo, pepatelo, finite di cuocerlo, quindi eliminate l’aglio. Mondate, private della pelle e tagliate a quadrotti i peperoni Condite i cereali, ormai freddi, con 2 cucchiai d’olio, il succo di mezzo limone, un trito di menta e basilico, pepe, il pollo e le verdure

Insalata di riso e verdure

4 pomodori g 400 – riso g 250 – cipollotto mondato g 75 – zucchina g 70 – peperone g 70 pinoli g 20 – 24 olive snocciolate – basilico – olio extravergine – sale – pepeTostate il riso in un velo d’olio, copritelo con mezzo litro d’acqua, salatelo e fatelo cuocere, senza mescolare, finché l’acqua sarà stata assorbita. Ungete d’olio la zucchina a fette, la falda di peperone e il cipollotto tagliato a metà per il lungo; grigliate le verdure, quindi riducetele a dadini da mescolare con il riso cotto, 2 cucchiaiate d’olio, sale e pepe. Condite con una salsa ottenuta tritando le olive, i pinoli e abbondante basilico, il tutto stemperato con 4 cucchiaiate d’olio e una di acqua

 

Quiche con ricotta e rucola

pasta frolla pronta, non salata, g 300 – latte g 250 – ricotta al forno g 120 – 3 uova – burro – un mazzetto di rucola – cipolla – noce moscata – farina bianca – sale

Stendete la pasta sulla spianatoia infarinata e usatela per foderare 6 stampi per tartellette, leggermente imburrati e con il fondo coperto da un dischetto di carta da forno. Riempitele di fagioli secchi e infornatele a 180 °C per 7 min. Affettate intanto mezza cipolla e fatela appassire con una noce di burro. Togliete le tartellette dal forno ed eliminate i fagioli. Mettete sul fondo di ognuna un po’ di cipolla. Proseguite con la ricotta a dadini e con la rucola a striscioline. Battete in una ciotola le uova con il latte, noce moscata e un pizzico di sale. Versate i l composto nelle tartellette. Ripassatele nel forno a 180 °C e finite di cuocere le piccole quiche per altri 15 minuti

Parmigiana di zucca

polpa di zucca g 400 – besciamella g 400 – scarola g 350 – cipolle g 200 – Emmental g 170 – panna fresca g 50 – parmigiano grattugiato – olio extravergine di oliva – sale – pepe bianco in grani

Sbucciate le cipolle, tagliatele a rondelle spesse e sistematele su una placca coperta con un foglio di carta da forno. Riducete a fettine la polpa di zucca, appoggiatela sulla placca con le cipolle, condite tutto con sale, un filo d’olio e infornate a 180°C per 20 min circa. Sminuzzate la scarola e stufatela, coperta, per 10 min, con olio, sale e pepe. Grattugiate l’Emmental a filetti; mescolate la besciamella con la panna, poi versatene un dito in una pirofila rotonda che va poi riempita con le verdure disposte a strati alternati con besciamella e parmigiano grattugiato. Passate la preparazione in forno caldo a 180°C per circa 30 min

 

Torta salata con zucchine e provola
provola affumicata g 300 – pasta brisée stesa g 200 – una confezione di zucchine condite sottovuoto g 125 – un uovo – farina – prezzemolo – latte – sale – pepe
Foderate uno stampo per crostate con la pasta brisée. Tagliate a cubetti il formaggio. Riempite la torta con i dadini, mischiati con le zucchine. Mescolate in una ciotola l’uovo con 2 cucchiai di farina, un pizzico di sale e uno di pepe. Diluite il tutto con tanto latte quanto ne occorre per ottenere una pastella. Lavoratela finché sarà liscia e senza grumi. Versatela sul ripieno distribuendola in modo uniforme. Pennellate i bordi della torta salata con un po’ di latte e cospargete il ripieno con prezzemolo tritato. Infornate a 200 °C per circa 30 min
CONSIGLI PER PRANZI IN UFFICIO
Mangiare sul posto di lavoro può essere gratificante quasi come mangiare in casa a patto di:

  • non consumare il pranzo davanti al pc o sul tavolo di lavoro, ma trovare un luogo differente, meglio se in compagnia o all’aria aperta, in modo da staccare completamente per un po’
  • essere ben attrezzate: tovaglietta colorata, posate, lunch box di colori allegri, e cibi variopinti, che comprendano non solo un piatto forte ma anche contorno, frutta o un piccolo dolce ogni tanto, o uno yogurt e delle bevande come succhi, latte, caffè o tè, oltre naturalmente all’acqua
  • evitare cibi preconfezionati (zuppe, cotolette panate, polpette, patate e altri piatti pronti) il più possibile. E’ meglio cucinare tutto prima e poi congelarlo piuttosto che abusare di cibi precotti
  • alternare primi piatti e secondi anche in funzione di quello che mangerete a cena o nei giorni seguenti
  • se potete permettervi di scaldare il pasto, puntare a veri piatti unici completi, come zuppe o riso con verdure e legumi, o un’insalata con verdure cotte e carne o pesce
  • usate contenitori ermetici appositi, termos e posate in metallo oppure i bento giapponesi, e trasportate tutto in apposite borsette termiche
  • alternate la pasta al riso al cous cous alle zuppe di legumi, consumando un primo o un secondo con verdure. Non dimenticate un paio di spuntini a base di frutta fresca o secca o yogurt

 

 

dal sito www.pianetadonna.it

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Fruttosio

Il fruttosio (o levulosio) è un monosaccaride, che ha la stessa formula molecolare del glucosio (C6H12O6) ma diversa struttura chimica. Anche le sue proprietà nutrizionali, da tempo oggetto di numerosi studi e ricerche, sono differenti.

Come tutti i carboidrati anche il fruttosio apporta all’incirca 4 Kcal per grammo (3,75 per la precisione).

Il fruttosio è presente nella frutta (a cui deve il nome), nel miele e nei vegetali. L’uva matura, le banane ed i pomodori sono solo alcuni degli alimenti a più alto contenuto di questo zucchero:

ALIMENTO Glucosio totale
(g/kg di alimento)
Fruttosio totale
(g/kg di alimento)
Frutta
Arance 29-39 31-33
Banane 42-62 41-62
Fragole 25 20-27
Mandarini 10-11 18-38
Mele 29-32 80
Pere 12.5-16 60
Succo di limone 8-9 9
Verdura e ortaggi
Aglio 14 8
Carote 23.5 23
Lattuga 2.4-5.1 3.1
Melanzane 13-16 12-16
Peperoni 15-25 13-16
Piselli 2.3-19 2.25-10
Pomodori freschi 13-14 15-19
Zucchine 9.5-11 8-12

Da Chimica degli alimenti – Cappelli e Vannucchi – Zanichelli

Il fruttosio abbonda anche in molti cibi lavorati dove viene utilizzato per dolcificare e per conservare più a lungo gli alimenti.

Combinato con il glucosio forma il disaccaride saccarosio (il comune zucchero da cucina) rispetto al quale ha un potere dolcificante superiore (quasi il doppio). E’ proprio l’abbondante presenza di fruttosio a conferire al miele una maggiore dolcezza rispetto allo zucchero tradizionale.

Ha un’elevata igroscopicità, cioè tende ad assorbire acqua dall’ambiente circostante. Per questo motivo viene utilizzato per evitare l’essiccazione dei preparati in cui è contenuto proteggendoli allo stesso tempo dallo sviluppo di muffe e migliorandone la conservazione. Al contrario del glucosio non ha potere cariogeno.

Il fruttosio viene normalmente ottenuto per isomerizzazione del glucosio presente nell’amido di mais. A temperatura ambiente, vista la sua alta solubilità, si presenta in forma liquida. Tramite il processo di raffinazione si possono però ottenere cristalli bianchi simili allo zucchero.

L’amido di mais viene utilizzato in campo industriale anche per produrre lo sciroppo di mais che è composto per il 55% da fruttosio e per il rimanente 45% da glucosio.

Come abbiamo visto la presenza del fruttosio prolunga i tempi di conservazione ed impedisce la cristallizzazione (aspetto particolarmente utile nelle bevande zuccherate).

Lo sciroppo di mais è contenuto in caramelle, bibite, dolci, succhi di frutta, cereali per la prima colazione, alimenti dietetici e barrette energetiche. Il suo utilizzo nell’industria dolciaria è fondamentale poiché il costo contenuto e le pregiate caratteristiche si sposano benissimo con le esigenze aziendali.

 

DIGESTIONE E ASSORBIMENTO

Se ingerito da solo il fruttosio giunge inalterato fino all’intestino tenue dove viene assorbito e veicolato verso il fegato.La sua velocità di assorbimento è inferiore rispetto a quella del glucosio e del saccarosio ma comunque maggiore di quella degli edulcoranti artificiali consigliati ai soggetti diabetici (polialcoli).Grazie a questo assorbimento relativamente rapido il fruttosio non ha gli effetti lassativi tipici dei dolcificanti artificiali. Tuttavia, se assunto in eccesso può superare la massima capacità di assorbimento andando in contro ad una rapida fermentazione che causa flatulenza e dolori intestinali.Il fegato ha il compito di metabolizzare il fruttosio trasformandolo in glucosio che, per via della lentezza con la quale viene prodotto, è riversato in circolo lentamente.Tuttavia tale capacità di trasformazione ha un limite e, se presente in eccesso, il fruttosio viene convertito in acido lattico o in trigliceridi che verranno poi immessi nel sangue o depositati nel fegato (vedi steatosi epatica). L’ipertrigliceridemia (elevata quantità di trigliceridi nel sangue) rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari (gli altri lipidi ematici, come il colesterolo o l’HDL non vengono minimamente influenzati dal metabolismo del fruttosio). Oltretutto l’eccesso di trigliceridi viene captato dalle cellule che provvedono a depositare gli acidi grassi sotto forma di tessuto adiposo. 

 

dal sito www.my-personatrainer.it

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Cibi per il cambio di stagione

La parola autunno coincide per molti con il verbo “ricominciare”, che sia scuola o lavoro non ha importanza: rimettersi in carreggiata dopo le vacanze non è sempre così facile e il nostro fisico ne risente.
Se la fine di settembre trascina con sé malumore e stanchezza, è anche vero che si tratta di un mese capace di farci riscoprire molti tesori, quali la verdura e frutta di stagione, ai quali non si può assolutamente rinunciare se l’intento è quello di rimettersi in forma.

Abbandoniamo quindi meloni, angurie e pesche che ci hanno rinfrescato per tutta estate e mettiamo nel carrello della spesa uva, pere, spinacibietole, zucca e tutti i prodotti di stagione. I colori dell’autunno non risulteranno così tristi se ci affidiamo a prodotti sani.

Tuttavia l’arrivo dei primi freddi può non coincidere con la voglia dei sopracitati cibi. Il freddo porta con se aspetti comportamentali erronei dettati dal “bisogno” di calore corporeo. Questo fa sì che si senta la necessità di consumare alimenti calorici pensando che possano alzare la nostra temperatura. Una teoria da smentire poiché sono invece le abbondanti dosi di frutta e verdura che ingeriamo a regolare il nostro organismo e ad aiutarlo al “cambiamento” climatico.

Un altro aspetto non meno importante degli altri è il benessere psico-fisico che sembra “calare” con l’arrivo dell’autunno. Questo avviene perché le ore solari diminuiscono e il corpo produce meno serotonina, quella che aiuta a “tirarsi su di morale”.
La risposta a tutto quello che di negativo comporta l’abbassarsi delle temperature e l’accorciarsi delle giornate sta, quindi, nella scelta dei prodotti alimentari giusti.

Da privilegiare sono i frutti di colori diversi ma ugualmente buoni: il caco e l’arancio apportano vitamina C, beta carotene e potassio. Sono ottimi per allontanare i primi malanni di stagione.
La mela, invece, è un’alleata contro spossatezza e nervosismo grazie ai suoi preziosi minerali come il magnesio, il ferro, il calcio, lo zolfo e il sodio che con la vitamina B1, B2 e C forniscono proprietà antiossidanti.

Ma non è solo la frutta ad accendere le giornate più buie e fredde: la verdura regna sovrana anche d’autunno. E allora non percorriamo in fretta e furia il reparto ortofrutta del supermercato: osserviamo e scegliamo accuratamente spinaci, bietole e verze. Tre elementi ricchi di vitamina A, C, E, B5 e K; quest’ultima favorisce, inoltre, la coagulazione del sangue.

Inutile dire che la zucca trionferà sulle tavole d’autunno. Essa contiene pochissime calorie ed è uno degli alimenti che apporta beta-carotene, il quale contrasta l’insorgere di radicali liberi e favorisce il flusso sanguigno.
Da non dimenticare, poi, i legumi: ricchi di fibre e proteine possono diventare i componenti delle ricette più sfiziose.

 

dal sito www.sapere.it

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Alimenti per la colazione


Una 
colazione sana è fondamentale per iniziare la giornata al meglio delle nostre forze. Purtroppo, in un’epoca che corre particolarmente veloce, il tempo per sedersi a tavola, soprattutto a colazione, molto spesso non c’è. Un caffè al volo e uno snack veloce preso al distributore dell’ufficio sono diventati piccoli rituali quotidiani che non fanno bene alla nostra salute e, soprattutto, al nostro umore. Una delle cose più importanti da non sottovalutare è il potere dei profumi e degli odori che possiamo sentire appena svegli. L’odore del caffè sul fuoco e di una brioche appena sfornata ci regalano veri e propri momenti di benessere.

Quello che tutti non sanno, però, è che spesso non occorre così tanto tempo come si immagina per fare una colazione completa! Bastano solo dieci minuti, al mattino, per ritrovare le energie e la vitalità che alcuni alimenti apportano al nostro corpo. Inoltre, arrivare affamati a pranzo, può portare ad assumere una quantità maggiore di cibo con uno sbalzo insulinico che non fa bene alla nostra salute. Vediamo assieme quali sono gli alimenti che non possono mancare nella colazione di ognuno di noi, con la possibilità di variare, ogni giorno, con cibi sani e nutrienti.

LATTE – Il latte è uno degli alimenti più importanti per la crescita e il corretto funzionamento del nostro corpo. Ricco di calcio, può essere assunto da bambini e da adulti tutti i giorni. Con un apporto proteico e vitaminico importante, il latte contiene lattosio, uno zucchero facilmente assimilabile che dà energia al nostro corpo. Per chi segue un regime ipocalorico, al latte intero è da preferire il latte scremato o parzialmente scremato che contiene l’1,8% di grassi saturi rispetto al 2,2% del latte intero.

YOGURT – Un vasetto di yogurt magro, al mattino, da 125 ml, è sostitutivo di una tazza di latte. Ideale per chi non digerisce il latte, lo yogurt contiene gli stessi principi attivi e le medesime vitamine del latte, con fermenti lattici vivi che aiutano a regolarizzare le funzioni intestinali. Inoltre lo yogurt contiene sostante antiossidanti naturali.

FETTE BISCOTTATE – Come alternativa al pane, a colazione è possibile consumare fette biscottate accompagnate da un bicchiere di latte o dalla marmellata per un pasto completo. Le fette biscottate hanno un apporto nutrizionale superiore al pane. Tra le tante tipologie in vendita sono da preferire le fette biscottate integrali, quelle prive di grassi vegetali e con aggiunta di ferro.

CEREALI – I cereali sono utilizzati molto spesso per la prima colazione. Da accompagnare al latte o allo yogurt, rendono completo il primo pasto della giornata con un apporto calorico importante. Dai cereali classici, a quelli al cioccolato o al miele o con frutta secca, è possibile scegliere tra una vastissima varietà di gusti che si adattano anche alle esigenze alimentari di ognuno di noi. Per chi segue una dieta ipocalorica, è bene scegliere cereali non elaborati che abbiano non più di 300 kcal per 100 grammi di prodotto.

MARMELLATA – La marmellata è un composto semi solido di zucchero e frutta. Utilizzata prevalentemente per dolci o biscotti, questa confettura è perfetta per la prima colazione perché consente di avere un apporto calorico importante per iniziare al meglio la nostra giornata. Generalmente 100 grammi di marmellata possiedono 250 kcal, ma esistono marmellate con minor quantità di zucchero che hanno circa 100 kcal per 100 grammi.

CIOCCOLATO – C’è chi pensa che il cioccolato non sia un alimento sano ma, molto spesso, si confonde il cioccolato fondente con creme spalmabili o cioccolato al latte. Un pezzetto di cioccolato fondente, al mattino, aiuta a combattere stress, sbalzi d’umore e stanchezza fisica perché contiene serotonina, feniletilamina e metilxantine ed aiuta il nostro corpo a produrre endorfine.

FRUTTA E SUCCHI DI FRUTTA – Un buon frutto di stagione, oltre ad essere particolarmente gustoso a colazione, completa il nostro pasto più importante. Si può associare ad una buona spremuta di arancia, ricca di vitamina C, oppure di ananas, a due fette biscottate con la marmellata per una colazione completa che ci sazi fino al prossimo pasto.

CAFFÈ – La bevanda più gradita dagli italiani è un alimento immancabile nella prima colazione. Con un esiguo apporto calorico, una tazza di caffè contiene caffeina, un alcaloide naturale che stimola il sistema nervoso rendendoci più attivi. E’ importante non esagerare con le dosi giornaliere, soprattutto per chi soffre di ipertensione, ansia o gastrite.

 -Sostituto valido del caffè è il tè. Una tazza di tè al mattino aiuta il nostro corpo a mettere in moto il metabolismo e stimola il nostro sistema nervoso grazie alla teina, un alcaloide naturale presente nelle piante di tè. Così come per il caffè, anche il tè è una sostanza eccitante che non deve essere assunta in eccessive quantità.

ORZO – Utilizzato come surrogato del caffè, l’orzo è un cereale facilmente digeribile, ricco di calcio, ferro, magnesio e potassio. Una tazza di orzo, al mattino, è un’alternativa energetica importante al latte ed aiuta a prevenire malattie alle ossa grazie al fosforo che contiene, a prevenire gastrite e problemi di colite spastica.

TORTE – Perché non iniziare la giornata con il dolce sapore di una torta appena sfornata? Una delle alternative più sane ai biscotti confezionati sono le torte che possono esser fatte in casa con alimenti sostanziosi e senza grassi vegetali. Una fetta di torta alle carote o una torta allo yogurt, a colazione, accompagnate da un bicchiere di succo di frutta o di latte fresco, è un buon modo per iniziare la giornata.

BISCOTTI – I biscotti sono uno dei prodotti alimentari più venduti per la colazione italiana. Per quanto semplici, è bene ricordare che i biscotti confezionati hanno sempre conservanti e grassi idrogenati che non fanno bene al nostro organismo. Per variare la nostra colazione, di tanto in tanto, è opportuno scegliere sempre biscotti integrali o con basso contenuto di zuccheri.

CORNETTI – Per i più golosi cosa c’è di meglio del profumo di un cornetto caldo al mattino? Sicuramente pochissime altre cose. I cornetti danno al nostro corpo un forte apporto calorico e sono quindi da evitare per chi sta seguendo una dieta ipocalorica. Inoltre, sebbene ogni tanto ci si possa concedere questo “peccato di gola”, è bene sempre preferire quello fresco a quello confezionato.

 

 

dal sito www.benesserevillage.it

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Yogurt, proprietà e benefici

Lo yogurt si ottiene inoculando nel latte speciali microrganismi in grado di modificarne le caratteristiche chimiche ed organolettiche. I principali ceppi batterici utilizzati nella preparazione dello yogurt sono il Lactobacillus bulgaricus e lo Streptococcus thermophilus, solitamente presenti in rapporto 1/1 o 1/2.

La fermentazione lattica, che avviene per opera di tali microrganismi, porta alla formazione di acido lattico e di una serie di prodotti intermedi che donano allo yogurt il suo caratteristico aroma. La consistenza vellutata di questo alimento è legata alla presenza di sostanze vischiose prodotte dal L. bulgaricus durante i processi fermentativi. Il sapore acidulo è invece dovuto alla conversione del glucosio in acido lattico.La preparazione dello yogurt è piuttosto semplice e può essere eseguita anche a casa, con o senza l’ausilio di una yogurtiera. Nel latte, pastorizzato o sterilizzato, intero o parzialmente scremato, vengono inoculate colture microbiche selezionate. Dopo aver miscelato il tutto segue un periodo di incubazione a 42°C. Dopo circa 8-10 ore lo yogurt viene fatto raffreddare e si può procedere con la rottura del coagulo. In base alle preferenze individuali verranno infine aggiunti ingredienti come marmellata, frutta in pezzi o succhi ed aromi vari.Lo yogurt ITALIANO, anche quello industriale, è un alimento genuino in quanto privo, per legge, di addensanti, gelificanti o latte in polvere. Questo alimento vanta inoltre proprietà nutrizionali degne di nota:

  • contiene meno lattosio del latte (tale caratteristica lo rende adatto anche a coloro che hanno lievi intolleranze al lattosio)
  • favorisce l’assorbimento del Calcio e del Fosforo in esso contenuto (previene l’osteoporosi)
  • esercita un’azione antibiotica sui microrganismi intestinali patogeni (migliora le difese immunitarie)
  • stimola la flora intestinale fermentativa, inibendo quella putrefattiva (regolarizza la funzionalità intestinale)

Valori nutrizionali dello yogurt
YOGURT Calorie Proteine Grassi Carboidrati
Kcal g g g
INTERO (al naturale)* 66 3,8 3,9 4,3
MAGRO (al naturale)** 36 3,3 0,9 4,0
P. SCREMATO (al naturale) 43 3,4 1,7 3,8
ALLA FRUTTA*** 110 3,3 3,7 14,9

* Lo yogurt intero deve avere, per legge, un contenuto lipidico pari o superiore al 3%

** Lo yogurt magro deve avere, per legge, un contenuto lipidico pari o inferiore all’1%.

*** In genere il contenuto in frutta è veramente basso (c.a. 10%, cioè 12 grammi per ogni vasetto di yogurt da 125 g).

Attenzione all’etichetta, ecco cosa dice la legge:

YOGURT ALLA FRUTTA: dopo rottura del coagulo possono essere aggiunti marmellata, frutta a pezzi scottata, succhi di frutta fino ad un massimo del 30%.
YOGURT FRUTTATO: con aggiunta di aromatizzanti e coloranti naturali.

Lo yogurt è un alimento indicato anche nelle diete dimagranti, a patto che venga consumato “al naturale”. Spesso, per rendere lo yogurt più appetibile, vengono infatti impiegate quantità importanti di zucchero, che raddoppiano o addirittura triplicano il contenuto calorico dell’alimento; quando ci si trova di fronte ad un cibo particolarmente saporito diventa inoltre più facile consumarlo in quantità eccessive.

Eventualmente, se proprio non si riesce ad affrontare il sapore acidulo dello yogurt al naturale, è possibile acquistarlo come tale ed aggiungerci frutta di stagione a pezzetti.

Adottando questo piccolo accorgimento lo yogurt alla frutta diventa uno spuntino ideale, ipocalorico e piuttosto saziante. Al posto della frutta possono essere aggiunti anche cereali ricchi in fibre o fiocchi di avena.

In commercio esistono anche yogurt arricchiti con probiotici (che riequilibrano e rinforzano la flora batterica intestinale) o con steroli vegetali (che riducono l’assorbimento di colesterolo). Gli yogurt destinati al divezzamento hanno generalmente un sapore meno acido.

Consigli per l’acquisto
  • Verificare sempre la data di scadenza dello yogurt poiché il numero di fermenti lattici vivi diminuisce con il passare del tempo
  • Diffidare di quegli yogurt alla frutta che presentano colori intensi e vivaci, spesso ottenuti attraverso l’uso massiccio di coloranti. Per lo stesso motivo è bene dubitare di uno yogurt dall’aroma troppo spiccato
  • Non esporre lo yogurt a temperature troppo alte o troppo basse (congelamento)
  • Non acquistare confezioni umide o con dei cristalli di ghiaccio attaccati al contenitore
Lo sapevi che… il numero di microrganismi contenuti in un vasetto di yogurt è circa 20 volte superiore alla popolazione mondiale.

 

 

Dal sito www.my-personaltrainer.it

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Cibi sotto l’ombrellone

Niente lasagne, parmigiane o panini con la cotoletta: il pranzo in spiaggia non deve solo essere gustoso, ma anche salutare. Se è vero che con il caldo estivo non è consigliato consumare alimenti pesanti, è anche vero che l’organismo ha comunque bisogno di “benzina” sotto forma di cibi energetici. Non è facile scegliere cosa mangiare sotto l’ombrellone; gli alimenti infatti, devono essere comodi da trasportare, semplici da consumare e facili da digerire, ma armandosi di fantasia e una borsa termica, si possono gustare piatti veloci e nutrienti anche sotto l’ombrellone.

Insalate, sandwich e piatti freddi sono tre pasti ideali per essere consumati tra un tuffo in acqua e una passeggiata in riva al mare: sono veloci, freschi e leggeri, sempre che siano preparati con gli ingredienti giusti. Per i panini per esempio, l’affettato con cui farcirli deve essere magro come prosciutto crudo, cotto o bresaola. L’insalata non è solo di verdura: c’è quella di pasta o di riso, un must del pranzo in spiaggia, o quella di polpo, per i palati più raffinati, arricchita con un tripudio di verdure lesse.

Per variare un po’, si può provare a preparare una ricetta alternativa: un cous cous di mare con gamberetti, vongole e alici. Il tutto facendo sempre attenzione a bilanciare i nutrienti e non esagerare con i condimenti, che possono rendere la digestione difficile quando fa troppo caldo. Alla frutta, ovviamente, non c’è limite. Albicocche, melone, anguria o pesche si possono consumare non solo a fine pasto, ma anche come spuntino per “spezzare” la fame. Al caffè, alla menta o al cioccolato: i più golosi possono affondare la cannuccia in una gustosa e fresca granita.

 

dal sito www.repubblica.it

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Alimenti proteici

Le proteine sono fondamentali per il corpo, in quanto possono essere considerate il “carburante” che da energia al nostro organismo e viene bruciato dai nostri muscoli per funzionare. Dobbiamo ricordarci che in media per una donna la quantità di proteine da assumere in una giornata è pari a 44 grammi, per un uomo a 56 grammi. Con queste quantità ideali il nostro organismo può funzionare in maniera adeguata. In ogni caso specialmente chi pratica un lavoro o uno sport impegnativi, come il sollevamento pesi, avrebbe bisogno di assumere più proteine, che in genere provengono dai cibi che fanno parte della nostra dieta. Ma quali sono gli alimenti principali fonti di proteine? Vediamone 10 in particolare.

1. Uova: una fonte completa

Le uova possono essere considerate una fonte completa di proteine, in quanto in esse si trovano anche aminoacidi essenziali e vitamina E, fondamentali per un’alimentazione sana. Da ricordare che un uovo intero contiene circa 6 – 7 grammi di proteine.

2. Prodotti caseari: proteine per i vegetariani

I vegetariani possono trarre le proteine di cui hanno bisogno dai prodotti caseari, dal latte e dai derivati. Ricordiamoci che in un litro di latte sono contenuti 30 grammi di proteine, in 100 grammi di parmigiano ce ne sono 41,6 grammi, in 100 grammi di formaggio svizzero, formaggio romano e mozzarella 28 – 30 grammi.

3. Carni bovine: un pieno di proteine dai tagli magri

Altra fonte importante di proteine è costituita dalle carni bovine. Sono da preferire soprattutto i tagli magri, per un maggior apporto proteico. In genere con 100 grammi di carne si ricavano 36 grammi di proteine.

4. Carne di pollo: proteine con meno grassi

La carne di pollo è anch’essa una principale fonte di proteine. Queste ultime derivate dal pollo o dal tacchino vengono considerate anche migliori rispetto a quelle che l’organismo ricava dalle carni bovine, in quanto la carne di pollo è meno ricca di grassi. Un petto di pollo potrebbe soddisfare metà del nostro fabbisogno giornaliero di proteine.

5. Carne di maiale: attenzione alla pancetta

Anche per la carne di maiale varrebbe la regola di preferire i tagli magri. E’ meglio evitare di consumare la pancetta, visto che contiene più grassi che proteine.

6. Pesce: proteine e acidi grassi

Il pesce è una fonte eccellente di proteine e può essere considerato un alimento base per unadieta corretta, in quanto contiene anche elevate quantità di acidi grassi, fondamentali per il nostro benessere generale. La varietà di tonno “pinne gialle” è la fonte più ricca di proteine: 30 grammi ogni 100 grammi. Il salmone (100 grammi) fornisce 27 grammi di proteine, una scatoletta di tonno 40 grammi, lo sgombro (100 grammi) 23 grammi.

7. Uova di pesce: proteine ad alto costo

Il caviale e le uova di pesce in generale costituiscono un’abbondante fonte proteica: 28,6 grammi di proteine ogni 100 grammi. Si tratta comunque di cibi piuttosto costosi.

8. Frutta secca, lenticchie e fagioli: proteine a basso costo

La frutta secca, le lenticchie e i fagioli rappresentano una non indifferente fonte di proteine. Fra la frutta secca, le arachidi ne abbonano (23,7 grammi di proteine ogni 100 grammi). I fagioli contengono una maggiore quantità di proteine quando sono maturi. I legumi rappresentano una fonte proteica a basso costo. Da tenere in considerazione sono anche i germogli di soia (28 grammi per tazza). In 100 grammi di tofu sono contenuti 15,78 grammi di proteine, molto importanti soprattutto per gli anziani.

9. Zucca, semi di zucca e semi di anguria

La zucca è ricca di proteine, come lo sono anche i semi di zucca (33 grammi ogni 100 grammi) e i semi di anguria, che sono utilizzati nell’alimentazione soprattutto in medio oriente e nell’Asia orientale.

10. Siero di latte: proteine naturali di qualità

Il siero estratto dal latte non è da trascurare come fonte proteica. Le proteine in esso contenute sono di qualità, in quanto il siero è costituito da due componenti proteiche: proteine e peptidi. Il siero, ricco anche di aminoacidi, contiene da 20 a 25 grammi di proteine per ogni misurino. Si tratta di proteine naturali, grazie alle quali si può anche evitare il ricorso agli integratori alimentari di proteine, che presentano benefici, ma anche svantaggi.

 

 

dal sito www.tantasalute.it

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Portiamo la primavera a tavola!

E’ arrivata la primavera!

Le giornate si allungano, le temperature si fanno più miti e gli alberi iniziano a ricoprirsi nuovamente di foglie.
Purtroppo di contro iniziamo ad avvertire una serie di piccoli malesseri quotidiani, derivati proprio dal rifiorire della natura che provoca, specie nei soggetti più anziani, una serie di sintomatologie come ansia, depressione, stanchezza, palpitazioni 

Molti di questi sintomi possono essere curati a tavola, tramite una dieta equilibrata contenente molto ferro abbinata ad alimenti leggeri e depurativi.

In inverno, infatti, abbiamo fatto una sorta di “scorta” di calorie, necessarie per affrontare il clima rigido, ma in primavera l’alimentazione dovrà contemplare molta frutta e verdure (specie le insalate fresche), ovvero di cibi particolarmente ricchi di vitamine e sali minerali.

La primavera a tavola: alimentazione consigliata

Per superare bene il lungo periodo invernale trascorso tra smog e impianti di riscaldamento, è necessario tra l’altro fare uso di cibi rinfrescanti, come carotefinocchisedanodragoncelloorticamelepere,agrumifragole
Naturalmente saranno da ridurre drasticamente i consumi di cibi ad alto tenore calorico, quali formaggi, insaccati, carne grassa, dolci e naturalmente alcolici e superalcolici.
Concludiamo enunciando la regola principe del vivere sano: dormire a sazietà e bere molta acqua!

Dai nostri orti in primavera arrivano insalate novelle, le prime fragole, cicorie e asparagi che sappiamo essere insostituibili disintossicanti generali del nostro organismo, spinacicarote novelle, fave, piselli e altri prodotti che costituiscono fonte di sali minerali e vitamine che ci prepareranno ad affrontare al meglio lo stress estivo.

Primavera in cucina significa soprattutto verdura. Ma risulta essenziale che le verdure fresche tenere e saporite di questa stagione non vengano “massacrate” da preparazioni molto elaborate o da condimenti vari in quantità eccessiva.

La regola è infatti quella della massima semplicitàlattuga novella, dolce e tenera, qualche foglia di rucola, del finocchio affettato sottile, dei ravanelli, un pizzico di erba cipollina e un semplice “giro” d’olio extravergine di oliva ed ecco una rinfrescante e piacevolissima insalata da veri intenditori.

Passando alle minestre invece, quelle caratterizzate da cotture veloci, un brodo leggero di pollo o un brodo vegetale, con verdure tagliate a dadini insaporite in un soffritto di base, coperte con acqua tiepida e portate a cottura dai 10 ai 15 minuti sono il veicolo migliore per esaltare la freschezza delle verdure primaverili.

Per i secondi la vignarola romana (misto di verdure stufate in olio), è il piatto che impersona questa stagione dato che si può gustare soltanto per un paio di settimane, quando carciofipisellifave, cipollotti e lattuga, sono presenti contemporaneamente sul mercato.

E per finire la frutta: fragole, pesche noci, lamponi e albicocche, con specialmente le prime vere regine per immagine della frutta primaverile.

Ricche di antiossidanti, contengono svariati minerali come fosforo, calcio, ferro e vitamine A, B1, B2 e soprattutto C, il tutto abbinato ad un basso apporto calorico (circa 25/30 calorie per 100 grammi di prodotto) e pochi zuccheri, ma occhio alle allergie!

Dal sito: www.buonissimo.org

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Impariamo le vitamine… Vitamina C

Che cos’è

La vitamina C o acido ascorbico è una vitamina idrosolubile alla quale sono riconosciute numerose funzioni:

  • facilita l’assorbimento del ferro;
  • contribuisce alla produzione dei globuli rossi;
  • è necessaria all’organismo per sintetizzare il collagene, sostanza in grado di rinforzare ossa, cartilagini,muscoli e vasi sanguigni;
  • ha un’importante azione antiossidante;
  • si ritiene, inoltre, che rafforzi le difese immunitarie.
Fonti alimentari

La vitamina C è largamente presente negli ortaggi e nella frutta: tra le fonti principali vi sono gli agrumi, i kiwi, le fragole, il ribes nero, le verdure a foglia scura (broccoli, crescione, spinaci, cavolo), i pomodori e le patate.

Per mantenere attive le proprietà della vitamina C contenuta nei cibi occorre evitare una cottura prolungata ed è preferibile consumare frutta e verdura fresche, che vanno tenute al riparo da luce e calore, ma non congelate.

Attività

Grazie alla sua azione positiva sulla sintesi di collagene è in grado di irrobustire i vasi sanguigni, aiuta la guarigione delle ferite e delle fratture ossee e mantiene sani i denti e le gengive.

Oltre a prevenire lo scorbuto, la vitamina C è un importante antiossidante di per sé, ed è anche in grado di aumentare l’efficacia dell’azione antiossidante della vitamina E.

Entra nei meccanismi che portano alla sintesi di ormoni (tra i quali l’adrenalina), e incrementa l’utilizzo dell’acido folico.

Altre funzioni rilevanti sono legate all’assorbimento del ferro e alla produzione di globuli rossi: è utile quindi nel trattamento dell’anemia.

Carenza

Fin dall’antichità una grave carenza di vitamina C è stata associata allo scorbuto, malattia caratterizzata da fragilità ed emorragia capillare, problemi alla pelle, perdita dei denti da ricondurre alla carenza di collagene.

Anche se lo scorbuto è oggi quasi completamente scomparso nei Paesi industrializzati, una carenza di vitamina C può manifestarsi comunque con difficoltà digestive, epistassi (sangue dal naso), anemia e lenta cicatrizzazione delle ferite.

Sovradosaggio

La vitamina C è una vitamina idrosolubile e non sembra avere effetti tossici anche a dosi di molto superiori a quelle consigliate.

Dosi molto elevate possono causare disturbi gastrointestinali e possono favorire la formazione di calcoli renali.

Dosi consigliate

Il fabbisogno giornaliero di vitamina C raccomandato agli adulti di entrambi i sessi è pari a 60 mg; i fumatori dovrebbero raddoppiare la dose, e le donne che allattano dovrebbero aumentarla di 30 mg.

Per i neonati la quantità di vitamina C è stata fissata nella metà di quella stabilita per gli adulti (30 mg), aumentando progressivamente con l’aumentare del peso corporeo.

Precauzioni

Alte dosi di vitamina C non sono raccomandate in pazienti con insufficienza renale. Si consiglia cautela durante l’assunzione di vitamina C e farmaci che possono danneggiare i reni a causa di un aumentato rischio.

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Cibi amici del sorriso

La buona notizia arriva ad una settimana dalla Pasqua: il cioccolato è anti-carie, ma solo se fondente. Lo hanno detto gli esperti riuniti a Roma in occasione del XXI Congresso Nazionale del Collegio dei Docenti Universitari di Odontoiatria che si è concluso oggi. Abbiamo chiesto agli odontoiatri l’elenco dei cibi salva-sorriso che prevengono le carie e la perdita dello smalto.

Cioccolato. Lo si può mangiare senza sensi di colpa perché le sostanze antibatteriche che contiene riescono ad avere la meglio anche sullo zucchero presente nei dolciumi al cioccolato. “Il cacao amaro contiene antibatterici naturali che impediscono allo Streptococcus mutans di produrre il glucano, una sostanza appiccicosa che aiuta i germi ad attaccarsi ai denti formando la placca e creando le condizioni perché gli zuccheri vengano trasformati in acidi corrodendo lo smalto” spiega Antonella Polimeni, Presidente del Collegio Nazionale dei Docenti Universitari di Odontoiatria e Ordinario di Odontoiatria Pediatrica alla Sapienza di Roma. “Consumando cioccolato fondente all’80% si può ridurre il rischio di carie, soprattutto se si ha l’accortezza di non mangiarlo assieme a dessert troppo ricchi di zuccheri e carboidrati come la colomba pasquale, che ne vanificherebbero gli effetti positivi”.

Miti da sfatare. A sorpresa anche caffè, vino e formaggi aiutano i denti a non perdere smalto e a non essere attaccati da placca e carie. Invece, il consumo di bevande gassate, che contengono molti zuccheri e acidificano il cavo orale, andrebbe il più possibile limitato. Lo stesso vale per i succhi di frutta, la birra, il vino bianco o perfino le mele: cibi tendenzialmente acidificanti ma che tuttavia non devono per forza essere banditi del tutto, perché conta non solo ciò che si mangia ma anche come lo si consuma. “L’acidità di questi alimenti può essere efficacemente tamponata accompagnandoli con un po’ di formaggio, ricco di calcio e grassi che proteggono lo smalto” chiarisce Polimeni.

Cibi “spazzolino”. Alcuni alimenti proteggono più di altri la nostra bocca. I mirtilli, ad esempio, contengono sostanze antibatteriche che impediscono la formazione della placca riducendola del 70%. Poiché i batteri vi si annidano, la diminuzione della placca ha un effetto positivo contro la carie, che grazie ai mirtilli si riduce fino al 45%. Anche lo yogurt è un alimento salva-sorriso: un vasetto quattro volte a settimana riduce del 22% il rischio di carie, probabilmente depositando proteine protettive sulla superficie esterna dei denti. Nella dieta amica dei denti non dovrebbero mancare funghi, cicoria e verdure crude che agiscono come uno spazzolino da denti naturale, aiutando a eliminare residui di cibo.

Chewing-gum allo xilitolo. Gli esperti li promuovono come “cibo funzionale” perché le ricerche hanno mostrato come questo particolare tipo di zucchero sia in grado di ridurre la proliferazione dei batteri.

Latte artificiale.
 Un nuovo studio italiano appena presentato al Congresso ha dimostrato che i probiotici aggiunti ai latti artificiali per neonati possono  diminuire la proliferazione dei batteri della carie. “L’alimentazione ha un ruolo fondamentale nella salute orale a ogni età” spiega Polimeni autrice della ricerca sui probiotici nel latte assieme a colleghi del Dipartimento di Pediatria dell’Ateneo romano guidati da Marzia Duse. “Il nostro studio ha dimostrato che l’aggiunta di fermenti lattici a latti artificiali per neonati può diminuire la proliferazione dello Streptococcus Mutans  contribuendo a ridurre la probabilità di carie, una protezione in più importante per i bimbi non allattati al seno” prosegue.

Le sane abitudini. La salute orale si costruisce fin da piccolissimi attraverso sane abitudini alimentari: vietato dare al bimbo il succhiotto dolcificato con zucchero o miele o il biberon con camomilla o qualunque bevanda zuccherata per farlo addormentare. “Queste abitudini sono responsabili di carie diffuse sui denti da latte pericolose perché possono compromettere lo sviluppo corretto della dentatura permanente e comunque sono foci infettivi” avverte l’esperta.

In realtà, la salute dei denti parte addirittura prima, nel pancione della mamma: eseguire le corrette pratiche di igiene orale, accompagnate da una sana alimentazione con un limitato apporto di zuccheri e un alto contenuto di principi nutritivi, costituisce il primo passo per la prevenzione e tutela della salute della bocca del bambino. “In virtù di un processo di trasmissione madre-bambino, sono alte le possibilità che la mamma possa ‘infettare’ il piccolo con il batterio responsabile della carie, lo Streptococco Mutans. Questo sta a indicare che una elevata presenza di carie nella mamma potrà influenzare in maniera significativa lo sviluppo di carie nel bambino già nella dentatura ai latte” conclude Polimeni.

 

Dal sito www.repubblica.it

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