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Impariamo le vitamine… Vitamina B

Le vitamine del gruppo B sono un gruppo di vitamine essenziali a un corretto regime alimentare e le loro proprietà sono molto utili per evitare problemi di salute. Le vitamine B sono fondamentali, tra altre cose, per il normale funzionamento del fegato e del sistema nervoso, ma innanzitutto sono importanti per la trasformazione dei carboidrati in glucosio e per il metabolismo dei lipidi e delle proteine. Scopriamo insieme le proprietà questo gruppo di vitamine: in particolare in questo articolo “facciamo conoscenza”  delle vitamine dalla B1 alla B7 partendo dai sintomi che una loro eventuale carenza può provocare nel nostro corpo.

Non hai appetito e sei sempre stanco? Ti serve la vitamina B1

Se ti senti spesso stanco, soffri di dolori muscolari, hai poco appetito, respiri con difficoltà o hai poco appetito, probabilmente ti serve la vitamina B1. Si trova in lievito di birra, olio di germe di grano, polline e pappa reale, soia, cereali integrali, alga spirulina, nocciole, mandorle, noci, legumi di girasole, melassa.

Come assumerla: mangia ogni giorno 5 nocciole; la mattina bevi un cucchiaino di olio di germe di grano e fai colazione con i cornflakes. Ricorda che la vitamina B1 viene annientata dall’alcol, dal fumo e dal consumo di dolci e di zucchero. Anche il calore della cottura e la contemporanea assunzione di frutti di mare e pece crudo annullano i benefici della vitamina B1.

Ti infastidiscono bruciori e prurito? Ti serve la vitamina B2

Se si presentano spesso afte, stomatiti e lesioni alle labbra e del cavo orale, se soffri di bruciori e infiammazioni o se ti dà particolarmente fastidio la luce del sole e hai come la sensazione di avere la sabbia negli occhi, fai scorta di vitamina B2. Si trova nel lievito di birra, nel tuorlo d’uovo, nell’olio di germe di grano e nei semi oleosi, nei cavoli, nei piselli e nello yogurt.

Come assumerla: mangia ogni giorno un’insalata di cavoli tagliati a listarelle condita con un cucchiaino di olio di germe di grano e aceto di mele. Ricorda che se esponi ai raggi solari i cibi contenenti vitamina B2, se ne riduce la concentrazione.

L’intestino è irregolare e digerisci a fatica? Ti serve la vitamina B3

Se digerisci male, soffri di nausea, hai l’alito pesante, hai l’intestino irregolare o ti senti debole e la tua pelle è secca e macchiata da chiazze rosse, devi assumere la vitamina B3. Si trova nel lievito di birra, nel fegato, nelle frattaglie, nel pesce e nel rabarbaro.

Come assumerla: prendi una capsula di lievito di birra al dì o aggiungi un pezzetto di rabarbaro alla frutta cotta. Chi soffre di ulcera e gastrite non deve assumere troppavitamina B3; la somministrazione va interrotta se la pelle si secca e si manifestano prurito e vampate.

Le difese immunitarie si sono abbassate? Ti serve la vitamina B4

Se ti ammali più spesso del solito, gli esami del sangue hanno rivelato un abbassamento dei globuli bianchi o soffri di nevriti o polinevriti, può essere un problema di carenza di vitamina B4. Si trova nel lievito di birra, nel riso e nell’estratto di barbabietola, nelle patate, nei pomodori e nel latte intero.

Come assumerla: ti basta un bicchiere di latte (anche vegetale) al giorno o un sugo preparato con 3 pomodori, olio d’oliva e basilico per assumere la vitamina B4. Attenzione però a non sottoporre a lunghe cotture i cibi che la contengono.

Soffri di malumore, stress e cefalea? Ti serve la vitamina B5

Se ti ammali più facilmente, soffri di allergie e di stress, il tuo umore è vagamente depresso, hai attacchi di cefalea più intensi e frequenti del solito o ti sono aumentate le carie e noti che si sono moltiplicati i capelli bianchi, serve un integratore di vitamina B5. Si trova principalmente nella pappa reale, nel polline, nel lievito di birra, nel grano saraceno e nel tuorlo d’uovo.

Come assumerla: prendi ogni mattina una punta di cucchiaino di pappa reale o un cucchiaino di polline (verifica sempre di non essere allergico a questi prodotti). O mangia 3-4 uova alla coque alla settimana per assumere la vitamina B5.

L’acne è peggiorata e hai il colesterolo alto? Ti serve la vitamina B6

Se hai notato un peggioramento dell’acne e degli eczemi, stai perdendo più capelli, gli esami del sangue segnalano un aumento del colesterolo o se durante la giornata urini più spesso e in maniera più abbondante, ci vuole più vitamina B6. Si trova in riso, tonno, olio di semi di girasole, crusca e in tutte le farine integrali biologiche, nei vegetali a foglia verde, nei piselli, nelle prugne e nelle banane.

Come assumerla: mangia una banana al giorno o aggiungi una manciata di piselli alle tue minestre. Attenzione però a non eccedere coi dosaggi di vitamina B6 in chi soffre di ulcera, gastrite e morbo di Parkinson: riduce gli effetti dei farmaci usati per questa patologie.

Fegato e pressione ko?: ti serve la vitamina B7

Se soffri di ipertensione, hai qualche disfunzione renale o la tua dieta ricca di grassi e lo stress hanno provocato un ingrossamento del fegato e statosi (sindrome del fegato grasso), ti può aiutare la vitamina B7. Si trova nel germe di grano, nel lievito di birra, nella melassa, nelle frattaglie e nei cavoli in generale.

Come assumerla: aggiungi a contorni e a insalate un cucchiaio di germe di grano in polvere per assumere la vitamina B7. Ma attenzione a non superare i dosaggi per non incorrere in problemi digestivi, sbalzi umorali, aumento della sudorazione e anoressia.

 

dal sito www.riza.it

Categories News, Nutrienti

Impariamo le vitamine… Vitamina A

La Vitamina A o retinolo deriva da un precursore il beta carotene, una provitamina che viene trasformata nell’organismo.

Il retinolo proviene da fonti animali mentre i carotenoidi sono provitamine ricavate da fonti vegetali. Non a caso sono proprio i carotenoidi a conferire ad alcuni tipi di frutta e verdura il tipico colore giallo-arancio.

Esistono più i 600 tipi di carotenoidi, il più diffuso e conosciuto è il beta carotene. All’interno del nostro organismo uno specifico enzima intestinale è in grado di trasformare una molecola di beta carotene in due molecole di vitamina A .

La Vitamina A è una vitamina liposolubile che viene depositata nel nostro organismo a livello epatico; le sue riserve sono tali da garantire il buon funzionamento del corpo per un periodo di uno o due anni (in un organismo sano e ben nutrito).

La vitamina A:

  • è essenziale per le cellule epiteliali, per la crescita delle ossa e dei denti
  • per la normale maturazione sessuale nell’adolescente  e la fertilità nell’adulto
  • aumenta la resistenza alle infezioni rinforzando il sistema immunitario
  • assicura un buon funzionamento della vista e permette la visione crepuscolare
  • protegge la pelle dai danni causati dall’esposizione al sole ed ha un potente effetto antiossidante (combatte i radicali liberi, contrasta gli effetti dannosi provocati dall’inquinamento e dal fumo; previene il cancro alla prostata);

cibi ricchi di beta-carotene sono carote, verdure gialle e a foglia verde scuro (spinaci, broccoli), zucca, albicocche, patate dolci e meloni. La vitamina A o retinolo è reperibile nel fegato, nel tuorlo d’uovo, nel pesce, nel latte intero, nel burro e nel formaggio.

DOSAGGIO: Un’assunzione eccessiva di vitamina è dannosa  soprattutto se di origine animale, mentre se assunta sotto forma di beta carotene (di origine vegetale) i suoi effetti da iperdosaggio sono minimi. Si consiglia l’assunzione di almeno 1.000 UI (unità internazionali) al giorno per l’individuo sedentario, mentre per uno sportivo, durante la gestazione e l’allattamento è opportuno aumentare queste dosi. Tuttavia in Italia, considerando la qualità  dell’alimentazione seppur con le sue variabilità territoriali, il fabbisogno giornaliero di vitamina A viene sempre garantito e non si registrano attualmente casi di carenza di vitamina A.

Dal sito: www.my-personaltrainer.it

 
Categories Consigli, News, Salute

Manga… frutta e verdura

Per abituare i ragazzi a scegliere più frutta e verdura rispetto agli snack pieni di calorie, grassi e zuccheri, la lettura di fumetti giapponesi manga insegna più di molte lezioni, e sortisce effetti misurabili e significativi.

L’idea di utilizzare un fumetto e, nella fattispecie, un manga, cioè un fumetto giapponese caratterizzato da una miscela unica di testo e figure, è venuta ai nutrizionisti della City University of New York School of Public Health, che hanno condotto uno studio su una popolazione particolarmente a rischio di obesità, quella dei ragazzi ispanici o afroamericani.

Per focalizzare l’attenzione su questi soggetti, gli autori hanno reclutato una sessantina di ragazzini di 11 anni in due dopo-scuola di New York scelti tra quelli nei quali vi era la più alta percentuale di bambini e adolescenti aventi diritto ai pasti gratuiti (nel 79 e nel 96% dei casi). In genere si tratta di persone provenienti dalle famiglie più povere; il 90% dei partecipanti era appunto afroamericano o ispanico, mentre la ripartizione tra sessi era uno a uno, con una leggera prevalenza di ragazze (54%).

I ragazzi sono stati suddivisi in due gruppi, uno dei quali invitato a seguire la lettura di un manga intitolato “Combatti per il tuo diritto alla frutta” e l’altro a una lettura di un racconto lungo quanto un tema non inerente alla salute né all’alimentazione. Quindi sono stati lasciati liberi di scegliere la loro merenda gratuita in un assortimento che prevedeva patatine fritte, biscotti e cracker farciti al formaggio oppure arance, pompelmi, mele o fragole, e il risultato è stato che il 61% dei ragazzi che aveva partecipato alla sessione manga ha scelto una merenda a base di frutta, contro il 35% degli altri.

La merenda rappresenta circa il 27% dell’apporto calorico quotidiano dei ragazzi americani, e la sua qualità è dunque molto importante per tenere a bada il peso. D’altro canto, molti studi hanno mostrato che una delle cause della dilagante obesità infantile negli Stati Uniti e non solo è l’apporto insufficiente di frutta e verdura nella dieta quotidiana. Da questi due elementi è nata l’idea di cercare di incrementare l’assunzione di frutta a scapito di quella di snack poco sani, oggetto dello studio, pubblicato sul Journal of Nutrition, Education and Behaviour. I fumetti in generale  e i manga in particolare possono essere un mezzo efficace e molto economico per promuovere una corretta alimentazione anche tra i ragazzi con un livello di istruzione più basso e provenienti dalle famiglie con reddito minore, tradizionalmente più soggetti all’obesità.

Dal sito www.ilfattoalimentare.it

Categories Alimenti, Consigli, News

Quanto viaggia il cibo?

Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti il viaggio del cibo realizzato da: spinaci, broccoli, piselli e altri ortofrutticoli  consumati in una città come Chicago, percorrono in media 2400 km prima di raggiungere gli scaffali dei supermercati. Facendo un po’ di calcoli si scopre che  solo il 20%  dell’energia necessaria per produrre e commercializzare questi prodotti è da addebitare al settore agricolo. La rimanente quota è assorbita dalle fasi di trasporto, refrigerazione, lavorazione, confezionamento e distribuzione.

Anche in Italia è normale trovare al supermercato mele e pere provenienti dal Cile, kiwi importati dalla Nuova Zelanda, ananas dal Kenia. C’è anche l’uva proveniente dal Sudafrica,  i  salmoni dalla Norvegia, i vini della California e potremmo continuare l’elenco di prodotti non proprio a Km 0.

Sul sito inglese Food Miles è possibile scoprire quanti chilometri percorre il cibo che mangiamo, basta inserire il luogo in cui ci troviamo, quello di provenienza dell’alimento e il nome in inglese. Per provare a “giocare”, andate direttamente sul sito, dove compare il calcolatore virtuale (foto a destra).

Il sistema dà un’idea dei chilometri percorsi considerando il tragitto da una capitale all’altra. Per ogni tragitto sul sito compare la mappa e la quantità di andidride carbonica prodotta in relazione alla modalità di trasporto: aereo, nave, treno. È possibile anche cliccare sull’alimento scelto per visualizzare le statistiche: il grano è stato visto 941 volte, con una classifica dei Paesi di provenienza più ricercati che vede il Canada in testa, seguito dagli Stati Uniti e dalla Cina.

La classifica della pasta è stata ricercata 5946 volte e per 5122 volte con origine italiana (ovviamente in testa, seguita dalla Cina con 131 ricerche di origine). Possiamo anche giocare immaginando di esportare: pasta, olio, Parmigiano Reggiano, prosciutto di Parma dall’Italia verso un altro Paese.

Il codice stampigliato sul guscio permette di risalire all’allevamento di provenienza

Sempre su Food Miles è possibile utilizzare un’applicazione per risalire all’origine delle uova – in questo caso britanniche – inserendo il codice che si trova stampigliato sul guscio. La stessa cosa possiamo farla con le uova italiane, attraverso questo sito, scaricando una App per smartphone.

Ovviamente il sistema di Food Miles fornisce un valore indicativo, sia dei chilometri sia dell’emissioni di CO2. A queste quantità andrebbero aggiunti il trasporto fino al sito di stoccaggio, la lavorazione o la distribuzione, addirittura dal supermercato a casa nostra, infine la quantità di energia per la produzione (gli ortaggi coltivati nelle serre inglesi, percorrono poca strada per arrivare a Londra, ma consumano una quantità di energia esagerata rispetto agli ortaggi coltivati nelle serre siciliane).

Noi abbiamo provato a creare una mappa di alcuni prodotti  importati prendendo come riferimento geografico la città di Roma, voi potete fare la vostra considerando gli acquisti più frequenti cliccando su Food Km.

Infine, chi vuole comperare prodotti a “Km 0″ può provare l’App Orto in Tasca, che segnala l’azienda più vicina che vende frutta e verdura di prossimità.

 

dal sito www.ilfattoalimentare.it

foto www.idiva.com

Categories Consigli, News

Bucce e croste

La domanda sorge quasi spontanea: addentare la mela intera o togliere la buccia? Ci si chiede  spesso quanto sia sano mangiarla e quali sono gli eventuali vantaggi. Quali criteri  utilizzare per decidere? Come si devono lavare la frutta e la verdura da mangiare crude con la buccia? Esistono differenze geografiche nelle abitudini, soprattutto per il formaggio: i francesi mangiano volentieri anche la crosta, mentre in Italia non è una prassi molto diffusa. È questione di gusto o i formaggi sono trattati in maniera diversa?

Abbiamo chiesto un parere ad Andrea Ghiselli,nutrizionista del Cra (ex Inran) e a Fulvio Mattivi, responsabile del Dipartimento qualità alimentare e nutrizione del Centro ricerca e innovazione della Fondazione Mach.  Per quanto riguarda la frutta, «anzitutto va detto che c’è buccia e buccia» precisa Ghiselli. «Tanto per cominciare, ci sono bucce che non si mangiano proprio, come quelle del cocomero, della zucca, della banana, dell’ananas. In secondo luogo ci sono frutti e verdure per i quali si può decidere di scartare la buccia, come nel caso di mele, pere, pesche o kiwi e ce ne sono altri che non si possono sbucciare, come ciliegie o fragole». Dunque la scelta in alcuni casi è obbligata. Quando si può scegliere è una questione di gusto, perché spesso la buccia risulta molto saporita. «In Nord Europa, per esempio, è prassi consumarla, anche quando a noi può sembrare strano, come nel caso delle patate» afferma Mattivi. Del resto, ha perfettamente senso cuocere le patate con la buccia, perché funziona come un “sigillo” che trattiene i principi nutritivi. Le patate con la buccia da noi sono poco comuni, mentre è un’abitudine nei paesi nordici: può servire come barriera alla fuga di nutrienti

Quanto al valore nutrizionale, bisogna esaminare due aspetti visto che la buccia è spesso una delle parti più ricche in composti nutrizionalmente interessanti. «La buccia della mela, per esempio, contiene circa metà della vitamina C del frutto» precisa l’esperto della Fondazione Mach. «Inoltre intere classi di composti naturali bioattivi, come i diidrocalconi, coinvolti nel metabolismo degli zuccheri, o i flavonoli, antiossidanti, sono contenuti solo nella parte esterna». Dall’altro lato, però non ci sono al momento studi scientifici che indichino un reale vantaggio per la salute quando si consuma  frutta e verdura integre. «Non si guadagna nulla di davvero importante nel consumare le bucce, se non un pochino di fibra» sostiene Ghiselli.

Dunque, mangiare la buccia – se piace – si può, con un’eccezione e con qualche accortezza. L’eccezione riguarda i prodotti trattati con cere lucidanti (dovrebbero essere dichiarati in etichetta e comunque si riconoscono per l’aspetto innaturalmente lucido): in questi casi è meglio sbucciare. Le accortezze, invece, servono per evitare rischi alimentari legati soprattutto a eventuali contaminazioni microbiologiche. Si temono sempre i residui di pesticidi, ma in realtà o non ce ne sono o sono pochissimi. Il vero problema sono gli agenti patogeni che possono essere veicolati da residui di terreno, in particolare Escherichia coli e Salmonella. E allora ecco cosa fare:

Se la buccia si presenta lucida è meglio toglierla per evitare di ingerire anche cere lucidanti

1. Acquistare pochi prodotti per volta, perché vanno consumati freschi.

2. Manipolarli con cura, fin dal momento dell’acquisto, per evitare danneggiamenti e ammaccature.

3. Consumare solo prodotti integri, scartando le parti ammuffite. «In questi casi aumenta la carica batterica e quindi il rischio di contaminazione», spiega Mattivi.

4. Lavare accuratamente frutta e verdura intere (togliendo eventuali parti danneggiate), sia in immersione per qualche minuto, sia sotto acqua fredda corrente, sfregando bene con le mani. Il lavaggio deve essere fatto subito prima del consumo e del taglio, per evitare che eventuali contaminanti passino dalla buccia all’interno. «Naturalmente – precisa Mattivi – prima ancora vanno lavate bene anche le mani, il lavandino, ed eventuali utensili».

5. Prodotti con la buccia dura possono essere strofinati con una spazzola per vegetali.

I due esperti concordano nel dire che per il lavaggio basta l’acqua corrente e non servono prodotti particolari, sia perché non esiste un prodotto ideale per eliminare tutti i possibili contaminanti, sia perché – di nuovo – non ci sono prove scientifiche di una reale utilità. Al massimo, in gravidanza, quando c’è il rischio di contrarre la toxoplasmosi si può fare un lavaggio con bicarbonato, riportato come effettivamente appropriato dalla letteratura scientifica. Ghiselli fornisce un’ultima precisazione su frutta e verdura: «Nonostante si sbucci, è buona norma lavare anche il melone prima di tagliarlo, perché avendo una buccia particolarmente rugosa e porosa è in grado di trattenere patogeni che potrebbero venire trasferiti alla polpa durante il taglio».

Il brie ha una crosta edibile che siamo abituati a consumare

Nel caso dei formaggi la scelta di mangiarli interi  dipende dal tipo di  crosta: alcune sono artificiali (in cera o paraffina) e ovviamente non sono edibili, altre sono naturali e possono essere “fiorite” (come le classiche croste bianche di formaggi come il brie) oppure “lavate” (come quella rosata del taleggio). «Se la crosta non è edibile, deve essere scritto sull’etichetta della confezione (succede per esempio per il gorgonzola o il provolone). Se invece è commestibile è – di nuovo – una questione di gusto e di abitudine» precisa Andrea Ghiselli. Alcuni consumatori ne sono addirittura golosi (anche di croste “insolite”, come quelle di grana e parmigiano che, dopo opportuna raschiatura, possono essere ammorbidite cuocendole in brodi o minestroni), altri preferiscono evitare.

«Personalmente preferisco non consumare la crosta, anche quando il processo di produzione non presenta particolari rischi, per un semplice principio di precauzione» afferma Fulvio Mattivi. «La crosta  rimane esposta al contatto con l’ambiente esterno, che può essere fonte di contaminazione». A preoccupare è soprattutto la possibile presenza di Listeria: «Le donne in gravidanza e le persone con sistema immunitario indebolito dovrebbero evitare i formaggi a pasta molle prodotti da latte crudo, perché la mancata pastorizzazione e la mancata stagionatura aumentano il rischio di contaminazione con patogeni».

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