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Tag Archives: grassi

Categories Alimenti, News

I Ceci

ceci sono i semi di una pianta, Cicer Arietinum, il cui seme trova impiego solo allo stato secco. I semi sono sferici, più o meno grandi e lisci.

È una delle piante più diffuse del mediterraneo, coltivato soprattutto nelle zone centrali dell’Italia, in Toscana, Umbria e Lazio, dove crescono alcune varietà particolari.

I ceci si trovano in commercio già cotti e pronti per l’uso, conservati in lattine o in vasetti di vetro nella loro acqua di cottura, oppure secchi da cuocere previo ammollo di 10-12 ore, oppure tostati e salati, da mangiare come aperitivo o come snack. Esiste anche la farina di ceci, con la quale si preparano focacce e farinate, tipiche delle liguria. Al momento dell’acquisto, è meglio verificare che i ceci secchi non siano troppo vecchi (più di un anno), e che non presentino fratture o forellini.

Tra i legumi, i ceci sono fra i più ricchi di calorie (316 kcal in 100 g): contengono il 6% di grassi, mentre i fagioli, le lenticchie e i piselli ne possiedono solo al massimo il 2%.
Come per quasi tutti i legumi, i carboidrati contenuti sono molto elevati (circa 55%), mentre le proteine ammontano mediamente ad un 20%; sono ricchi di fosforo e di potassio e contengono una discreta percentuale di acido linoleico e quindi possono essere considerati discrete fonti di grassi essenziali
Sono molto ricchi di amido e contengono anche buone quantità di sali minerali, fibre e vitamina A e C, oltre alle saponine, sostanze che aiutano l’organismo a eliminare il colesterolo dall’intestino. A causa della quantità di cellulosa in essi contenuta, vanno consumati con moderazione da chi soffre di coliti.

I ceci sono dei legumi un po’ difficili da digerire e sono sconsigliati quindi a chi ha problemi di stomaco e di intestino: se prima di essere consumati però viene tolta la buccia trasparente che li ricopre, risultano più leggeri.

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L’Alcool

Quando si va fuori a cena o all’aperitivo, capita spesso di eccedere con il consumo di alcool senza nemmeno rendersene conto. Se ci fermassimo a pensare a quante calorie stiamo ingerendo, forse staremmo un po’ più più attenti.

Un grammo di alcool contiene 7 kcal (ricordiamo che un grammo di carboidrati e un grammo di proteine ne hanno 4 ed un grammo di grassi ne ha 9).

Il grado alcolico è il volume percentuale di alcol contenuto in una determinata bevanda. Un vino di 10 gradi avrà quindi un contenuto alcolico pari a 10 ml su 100 ml di prodotto. Per conoscere a quanti grammi di alcol corrisponde tale valore, è sufficiente moltiplicarlo per la densità dell’etanolo (0,79 g/cm3). Prendendo in considerazione il vino dell’esempio precedente, ricaviamo che in 100 ml di prodotto sono presenti 7,9 g di alcol.

Dal momento che nel nostro organismo l’ossidazione di un grammo di etanolo libera 7 KCal, un litro del vino in esame fornirà circa 553 calorie. Si tratta quindi di una quantità di tutto rispetto, equivalente al potere energetico di 2 etti di pane comune.

Per capire un po’ meglio quanto l’alcol possa influire sulla nostra dieta, ricordiamo che un eccesso di 100 kcal al giorno porta ad aumento di peso di circa 100 g a settimana e di 5 Kg all’anno: un chilo di tessuto adiposo corrisponde a circa 7000 kcal non utilizzate.

Nonostante questo sono stati riconosciuti effetti positivi alle bevande alcoliche legati alla presenza di polifenoli: antiossidanti in grado di contrastare l’azione dei radicali liberi e quindi l’invecchiamento e l’alterazione cellulare e il decadimento di muscoli e tessuti.

Vini rossi: 3 g di polifenoli/litro

Vini bianchi: 0,2 g di polifenoli/litro.

Gli effetti positivi sono dovuti a piccole quantità di alcool in soggetti adulti sani, le cui dosi sono soggettive: è bene che il consumo giornaliero di vino non superi i 300 cc (2 bicchieri) per gli uomini e i 150 cc (1 bicchiere) per le done.

La tossicità dell’alcool dipende soprattutto dall’enzima alcool-deidorgenasi che lo neutralizza in modo diverso da persona a persona, le donne ne hanno circa la metà degli uomini .

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Le Arance

Oggi l’arancia è l’agrume più diffuso al mondo, e se ne coltivano centinaia di varietà. Le arance sono prevalentemente un frutto invernale, in quanto maturano da novembre fino a primavera. I primi frutti si possono raccogliere nel mese di novembre (navelina) e gli ultimi attorno a giugno-luglio (valencia).Un albero adulto può produrre fino a 500 frutti l’anno. L’arancia presenta esternamente una scorza detta pericarpo, inizialmente di colore verde e poi, nel frutto maturo, gialla, arancione o rossastra. La parte interna, detta endocarpo, è polposa e commestibile, ed è divisa in logge o spicchi che contengono il succo che può essere di colore giallo, arancione o rosso. La buccia è caratterizzata da una leggera ruvidezza. Alcuni frutti sono a polpa bionda (ovale, biondo comune, navelina, washington navel, ecc.), altri a polpa rossa, per via dei pigmenti antocianici in essi contenuti (moro, tarocco, sanguinello). Alcuni frutti sono più grandi e dalla buccia spessa, altri di aspetto più modesto e dalla buccia più sottile, ma più sugosi ed adatti alla spremitura.
Solo in Italia più di venti varietà vengono coltivate come frutta da tavola, ed altrettante per spremuta. Le varietà a polpa rossa sembrano conservare pienamente le loro peculiari caratteristiche organolettiche solo quando coltivate in alcune limitate aree della Sicilia orientale. In conseguenza di ciò le arance rosse sono diffuse principalmente in Europa, mentre nel resto del mondo si trovano in commercio quasi esclusivamente quelle a polpa bionda. Comunque, le arance dolci non vengono consumate solo come frutta fresca ma, soprattutto nel caso di quelle a polpa bionda, vengono utilizzate per la produzione di succhi. Durante la lavorazione delle arance per trarne il succo, la buccia, preventivamente separata dal resto del frutto, viene sfruttata per estrarne l’olio essenziale in essa contenuto e, in misura minore, per la produzione di canditi e frutta essiccata. La definizione Arancia rossa di Sicilia è usata per individuare le varietà di arance a polpa rossa (moro, tarocco e sanguinello) che rispettano quanto previsto nel relativo disciplinare “Arancia rossa di Sicilia IGP” (Indicazione Geografica Protetta). In realtà l’arancia a polpa rossa si coltiva anche in altre regioni, soprattutto in Calabria, dove la produzione supera di 1,7 volte quella della Sicilia.

PROPRIETA’

  • L’alta concentrazione di vitamina C (50 mg in 100 grammi), aumenta l’efficienza del sistema immunitario, abbassando in tal modo il rischio di raffreddori, influenze e febbri. Da sottolineare che con due arance al giorno viene soddisfatto il fabbisogno giornaliero di vitamina C.
  • L’elevato contenuto di vitamina C e di bioflavonoidi (vitamina P) permette di ricostituire in tempi brevi il collagene del tessuto connettivo; per questo motivo vengono rafforzate ossalegamenti, cartilagini, tendini e denti. Un’altra proprietà dovuta alla combinazione delle due  C e P è quella di ridurre la formazione di edemi e la fragilità dei capillari.
  • L’assunzione di vitamina C contrasta anche le patologie legate alla circolazione del sangue, aiutando in questo modo a prevenire e combattere cellulite, vene varicose ed emorroidi.
  • Grazie alle qualità antianemiche della vitamina C, le arance favoriscono l’assorbimento di ferro, fondamentale per la formazione dei globuli rossi.
  • terpeni presenti nella buccia si rivelano efficaci nel prevenire  della mammella, del colon e del retto.
  • La considerevole quantità di fibra presente nel callo bianco è un ottimo lassativo ed aiuta a regolare l’assorbimento di grassi, proteine e zuccheri.
  • Il carotene (produttore di vitamina A) contenuto nelle arance protegge la vista e la salute della pelle.
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La Verza

La Verza, chiamata anche “cavolo verza”, è una pianta erbacea che appartiene alla famiglia delle Crucifere e il cui nome scientifico è “Brassica oleracea sabauda”. Ha un fusto corto e presenta croccanti foglie di grandi dimensioni, molto grinzose e ricche di nervature sporgenti. Quest’ortaggio ha origini nel bacino del Mediterraneo e, nell’antica Roma, veniva consumato prima dei banchetti per favorire l’assorbimento dell’alcool da parte dell’organismo.
Il clima più favorevole alla sua coltivazione è quello di tipo temperato-umido; la semina avviene, generalmente, nella stagione autunnale e in quella invernale. 

Oggi si distingue tra verza precoce e verza estiva, con teste allentate e leggere, la verza gialla con testa compatta e la verza invernale, con testa più allentata e verdeggiante.

In cucina è sempre meglio non sottoporre la verza a lunghe cotture: cotta brevemente a vapore, stufata dolcemente in poco olio, o meglio ancora, tagliata fine e mangiata cruda in insalata è digeribilissima, un aiuto prezioso per lo stomaco e l’intestino. Una volta stracotta e servita con condimenti troppo ricchi,  diventa indigesta. 

 

PROPRIETA’
La verza contiene molti sali minerali (potassio, calcio e fosforo),oligoelementi e vitamine, soprattutto vitamina C, E e acido folico.

100 grammi contengono:

  • 94,2 g di acqua
  • 2,8 g di proteine
  • 0,3 g di grassi
  • 2,9 g di carboidrati
  • 107 kJ/26 kcal

La comunità scientifica internazionale ha dimostrato la capacità della verza e degli altri ortaggi della famiglia delle Crucifere (broccoli, cavolfiori, rucola, rape, ravanelli) di avere azione protettiva nei confronti dei tumori. La verza, infatti, contiene isotiocianati, sostanze in grado di stimolare le cellule a produrre alcuni bioenzimi estremamente efficaci nel contrastare la degenerazione del DNA, soprattutto a livello di bronchi e polmoni.

I fitoestrogeni della verza riescono a contrastare l’insorgenza dei tumori connessi all’attività degli ormoni, quali il cancro alla mammella e quello alla prostata.
Inoltre, il buon contenuto di sostanze antiossiddanti, come polifenoli, carotenoidi, indoli e sulforafano, rende la verza molto utile nella prevenzione dei tumori che colpiscono l’apparato digerente.
Il sulforafano si è rivelato molto utile anche per le persone affette da diabete, dal momento che contribuisce a riparare i danni all’apparato cardiovascolare provocati dall’iperglicemia.

Il decotto di foglie di verza viene tradizionalmente considerato utile in caso di bronchiti ed asma, mentre l’acqua di cottura, ricca di zolfo, viene utilizzata per curare eczemi e infiammazioni e per detergere la pelle.

COSA CONTROLLARE QUANDO SI FA LA SPESA:

Le foglie più esterne sono aperte a fiore, il cuore deve risultare ben serrato e compatto; le foglie non devono presentare intaccature nè tagli profondi.

COME SI CONSERVA:

Si conserva in frigorifero fino a 10 giorni, chiuso in sacchetti di plastica microforata e riposto nel cassetto delle verdure.

Foglie e striscioline si conservano 3-4 giorni, ben chiuse in recipiente ermetico.

Tenere la verza lontana dagli altri alimenti perchè con il passare dei giorni tende a fermentare e svilupare un forte odore.


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