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Tag Archives: potassio

Categories Benessere, Tips & Tricks

I Sali Minerali: quali sono e a cosa servono

Quando parliamo di corretta alimentazione tendiamo a soffermarci sui MACRONUTRIENTI (nutrienti di cui il nostro organismo ha bisogno in “grandi” quantità) e cioè: carboidrati, proteine, grassi.

Dei MICRONUTRIENTI – sali minerali e vitamine (di cui parleremo un’altra volta altrimenti l’elenco diventerebbe troppo lungo) – si sente parlare soprattutto d’estate quando la temperatura aumenta, si suda di più e tutti ci dicono di reintegrare i sali che abbiamo perso.

I sali minerali non forniscono energia al nostro corpo, perciò è idea comune che non intervengano nella regolazione del peso e perdono così quasi tutto l’interesse. Sono invece fondamentali in tutti i processi vitali e ora cerchiamo di capire come!

A cosa servono? Dove li troviamo? Quanti ce ne sono?

Innanzitutto è importante sapere che il nostro organismo non li può produrre da solo, l’unico modo che abbiamo di assumerli è con l’alimentazione.

La buona notizia è che frutta e verdura ne sono ricchissime, perciò non dovrebbe essere difficile per nessuno (a patto di avere un’alimentazione squilibrata senza vegetali) assumerli nelle giuste dosi.

Nel nostro corpo sono presenti in due forme:

  • Allo stato solido, come nelle ossa e nei denti:
  • In soluzione, come nel sangue e nei liquidi biologici.

In base al nostro fabbisogno poi possono passare da uno stato all’altro. Un esempio noto a tutti è quello del calcio che può essere prelevato dalle ossa per andare nel sangue e svolgere tutte le sue funzioni o, viceversa, passare dal sangue alle ossa.

In funzione alla quantità di cui abbiamo bisogno si suddividono ulteriormente in:

  • MACROELEMENTI: calcio, fosforo, magnesio, zolfo, sodio, potassio, cloro.
  • MICROELEMENTI: ferro, rame, zinco, iodio, fluoro, selenio, molibdeno, manganese.

 

ELEMENTO FUNZIONE DOVE SI TROVA
CALCIO Partecipa alla formazione di ossa e denti, nella coagulazione del sangue, è importante per il funzionamento delle difese immunitarie, per la trasmissione degli impulsi nervosi e nella contrazione muscolare. ·      Latte e derivati

·      Ortaggi a foglie verdi

·      Legumi

·      Cereali integrali

·      Uova

·      Frutta secca

FOSFORO Rende forti ossa e denti, si trova in tutte le cellule ·      Pesce

·      Latte e derivati

·      Cereali integrali

MAGNESIO Coinvolto in numerosi processi come l’utilizzo del glucosio, la produzione di energia, sintesi di acidi nucleici e proteine. ·      Cereali integrali

·      Ortaggi a foglia verde

·      Noci

·      Mandorle

ZOLFO È un costituente fondamentale delle proteine. ·      Carne

·      Pesce

·      Latte e derivati

·      Legumi

·      Cereali integrali

SODIO E POTASSIO Mantengono l’equilibrio dei fluidi nell’organismo, partecipano alla trasmissione dell’impulso nervoso e alla contrazione muscolare. ·      Legumi

·      Ortaggi a foglia verde

·      Frutta

·      Latte e derivati

SODIO: in tutti gli alimenti salati

CLORO Mantiene l’equilibrio elettrolitico e partecipa ai processi deigestivi ·      Costituisce con il sodio il sale da cucina

I MICROELEMENTI permettono l’attività di molti enzimi e garantiscono il benessere di ossa, tessuti ed organi. Ad esempio il ferro serve alla respirazione, il fluoro contrasta la carie ed il cobalto è un costituente della vitamina B12.

Un’alimentazione sana ed equilibrata può da sola soddisfarne il fabbisogno. Per alcuni sali minerali però come calcio, ferro e iodio si può andare incontro a sindromi di carenza in particolari condizioni fisiologiche come gravidanza e menopausa. È per questo che il livello ematico di questi elementi viene maggiormente controllato.

Il deficit di ferro (valutato sui valori di ferritina) è spesso causa di anemia. In questo caso è controindicata la sola donazione di sangue intero mentre è consentita la donazione del plasma!

Articolo scritto per www.avisprovincialetreviso.it
Categories Alimenti, News

Che cavolo!

Per cavolo rosso (o cavolo cappuccio rosso) si intende un alimento di origine vegetale, ottenuto da una pianta commestibile appartenente alla famiglia delle Brassicaceae.
Strettamente imparentata con cavoli verza, cavolfiore, broccoli e cime di rapa (ma non solo), la pianta del cavolo rosso è identificata dalla nomenclatura binomiale Brassica oleracea, cultivar capitata f. rubra.
NB. La precisazione della cultivar è indispensabile per distinguere il cavolo rosso dagli altri sopra menzionati, invece appartenenti alle cultivar: sabauda, botrytis, italica e sylvestris.
Il cavolo rosso è anche noto come cavolo viola o crauto rosso o blu.
Possiede delle foglie dal colore rosso scuro, tendente al violaceo. Tuttavia, grazie ad un pigmento appartenente alla famiglia delle antocianine (flavine), la pianta cambia colore in base al pH del terreno.
Il cavolo cappuccio rosso è diffuso in Nord Europa, nelle Americhe e in Cina. Richiede un terreno ben concimato, con un’umidità sufficiente alla sua vegetazione. E’ una pianta stagionale che viene seminata in primavera e raccolta nel tardo autunno. Si tratta di una cultivar che resiste meglio al freddo rispetto a quello bianco e non ha bisogno di essere convertito in crauti per garantirne la disponibilità nel periodo invernale.

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Caratteristiche Nutrizionali del Cavolo Rosso

Rispetto al cavolo verde, quello rosso ha un contenuto 10 volte superiore di pro vitamine A ed il doppio del ferro.
Il cavolo rosso è una verdura che rientra nel VI e VII gruppo degli alimenti, grazie al notevole apporto di retinolo equivalenti (pro vit A) e vitamina C (molto utili nel periodo invernale, momento in cui scarseggia la maggior parte degli ortaggi). Queste vitamine sono due potenti antiossidanti ed esercitano un buon effetto contro i radicali liberi prevenendo l’invecchiamento dei tessuti ed alcune forme di tumore.

A supportare questo effetto antiossidante e anticancerogeno, contribuiscono anche i pigmenti fenolici (antocianine), che nel cavolo rosso appaiono numerosi e piuttosto concentrati. Dotati di un effetto positivo anche sul metabolismo, questa volta in sinergia alla fibra alimentare (ben presente), i polifenoli aiutano a mantenere normali i livelli di colesterolo nel sangue.

La fibra alimentare svolge anche un effetto positivo sul trofismo della flora batterica intestinale e sul transito delle feci, prevenendo la stipsi ed alcune forme di tumore del colon retto.

Il cavolo rosso è un alimento poco energetico, con una prevalenza calorica dei glucidi, seguiti dalle proteine e infine da piccolissime parti di lipidi. I carboidrati sono semplici (fruttosio) e i peptidi hanno un basso valore biologico.

Per quel che concerne i sali minerali, il cavolo rosso dovrebbe apportare una buona quantità di potassio e di ferro (rispetto alla categoria alimentare di appartenenza).
La porzione media di cavolo cappuccio rosso è di circa 100-300g (20-60kcal).

Usi in Cucina

Il cavolo rosso può essere mangiato crudo o cotto.
Si tratta di un alimento che tende a macchiare moltissimo le mani ed i vestiti. Dopo la cottura, normalmente diventa color blu e per conservarne il pigmento è necessario aggiungere dell’aceto o della frutta acidula (ad es. limone) direttamente in cottura.
Il cavolo rosso è spesso utilizzato come antipasto crudo, per le insalate miste o solo di cavoli. E’ un contorno tradizionale tedesco e da cotto accompagna molti piatti, come ad esempio il Sauerbraten.

Curiosità

Sui terreni acidi, le foglie del cavolo rosso crescono rosse o rosa o magenta, sui terreni neutri porpora, mentre in quelli alcalini diventano blu o gialle o verdastre. Questo spiega il fatto che la stessa pianta è diffusa in diverse regioni ma con colori diversi.
Per lo stesso motivo, il succo di cavolo rosso può essere utilizzato come indicatore casalingo di pH; in pratica, questo diventa rosso con l’aggiunta di componenti acide e verde o giallo in soluzione basica.

Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/
Categories Alimenti, News

Semi di chia

I semi di chia sono ricavati da una specie vegetale denominata Salvia hispanica, molto diffusa ed utilizzata in Centro e Sud America, ma ancora scarsamente conosciuta in Europa e in Italia. I semi di chia presentano proprietà nutrizionali degne di essere conosciute. A stupire è soprattutto il loro contenuto di calcio e la presenza particolarmente bilanciata all’interno di essi di acidi grassi essenziali omega3 e omega6.

I semi di chia sono stati ammessi sul mercato UE e come ingrediente alimentare nel mese di ottobre 2009.

E’ indubbia la loro capacità di aumentare i livelli di energia (grazie al contenuto di grassi) e il loro contenuto di nutrienti. Due cucchiai di semi secchi contengono circa 138 kcal, 5 g di proteine, 9 g di grassi e 10 g di fibre. Forniscono quantità significative di calcio, magnesio e potassio anche in piccole porzioni. Sono un’ottima fonte di antiossidanti

Se hai un’insufficienza renale, evita questo alimento o mangiane solo la quantità raccomandata dal tuo medico. Sono ricchi di proteine che però producono molte più scorie rispetto agli altri alimenti proteici, quindi dei reni già danneggiati potrebbero non essere in grado di gestirli. L’alto contenuto di fosforo e potassio potrebbe causare dei prurito, battito cardiaco irregolare o debolezza muscolare nel caso non siano ben digeriti.

Un prezioso alleato della nostra salute

semi di Chia sono noti per i benefici che sono in grado di apportare all’organismo, e per le loro proprietà nutrizionali, tanto che sono considerati sempre più spesso un “supercibo”. Vediamo dunque di capire perché.

Questo alimento naturale rappresenta innanzitutto un prezioso concentrato di fibre solubili e insolubili, proteine, antiossidantivitamine, sali minerali e acidi grassi essenziali. Per questa ragione, i semi di Chia sono un alleato della nostra salute, e possono essere consumati in svariate modalità, risultando al contempo particolarmente digeribili. Più precisamente, tra le numerose caratteristiche che rendono i semi di chia particolarmente salutari per l’organismo è da segnalare il contenuto di calcio e di acidi grassi essenziali.

La quantità di calcio contenuta in questi prodotti naturali, calcolata su 100 gr è pari a 600 milligrammi circa. Grazie al basso contenuto di sodio, il calcio dei semi di Chia viene assorbito meglio. Com’è noto infatti, una presenza eccessiva di sodio è una delle cause che rende difficile l’assorbimento del calcio da parte dell’organismo.

Per quanto riguarda invece gli acidi grassi essenziali, così importanti per l’equilibrio psicofisico dell’individuo, gli studi scientifici evidenziato che la quantità di Omega3 contenuta nei semi di Chia è pari al 20% del loro peso, un dato che li avvicina ad altri semi come quelli di lino, da tempo noti e consumati soprattutto all’interno delle diete vegetariane e vegane come importante integratore. L’olio di semi di lino spremuto a freddo e conservato in frigo è per esempio una delle fonti più importanti di omega 3 accanto a noci e pesce. 100 g di semi di Chia contengono dunque 15 g di omega3, mentre 100 g di salmone ne contengono circa 3,8 g.

 

Presenti in ottima quantità in questi semi miracolosi sono anche gli amminoacidi, elementi che giocano un ruolo fondamentale nella formazione delle proteine, essendone la principale unità strutturale. Sono indispensabili nei processi metabolici e nell’attività di trasporto e immagazzinamento di sostanze nutritive. Metionina, cisteina e lisina sono presenti nei semi di Chia in una quantità che è di 4 volte superiore a quella contenuta nei mirtilli.  In particolare, la metionina è un amminoacido che non viene sintetizzato in maniera autonoma dall’organismo, e pertanto deve essere presente nella giusta quantità. Agisce in maniera benefica nei confronti del corpo umano contribuendo alla formazione della cartilagine, rafforzando unghie, capelli e agendo anche come‘sciogli grasso’, contrastando l’accumulo di grasso nel fegato. Senza contare, poi, il contenuto prezioso di vitamine come vitamina C, vitamina A, vitamina E, e vitamina B6, e di minerali come ferro e potassio, zinco, magnesio, oltre al calcio citato inizialmente in virtù della sua alta concentrazione all’interno dei semi di Chia.

Un’altra importante caratteristica nutrizionale dei semi di Chia è la presenza di antiossidanti. Si tratta di molecole che sono in grado di contrastare i radicali liberi, i principali responsabili dell’invecchiamento cellulare, agendo così in maniera preventiva nei confronti di diverse patologie degenerative.

I semi di chia possiedono poi una buonissima quantità di fibre. Sono in grado di assorbire una quantità di acqua nettamente superiore al loro peso; in questo modo viene prodotta una sostanza gelatinosa che agisce da “spazzino” all’interno dell’intestino, trasportando le tossine e le scorie in eccesso, e facilitandone il processo di eliminazione. Così i semi di Chia sono utili per combattere la stitichezza e forniscono al contempo un senso di sazietà che si mantiene costante, come tutte le fibre, diventando utilissimo in caso di regimi dietetici ipocalorici e finalizzati al dimagrimento.

Infine, questi piccoli semi multi minerali possiedono un basso indice glicemico, ed è questa la ragione che li rende particolarmente adatti a coloro che soffrono di diabete.

Sappi cosa aspettarti in termini di sapore e consistenza. I semi di chia hanno un sapore piuttosto neutro. Quando vengono mescolati a un liquido, diventano gelatinosi, consistenza molto amata da alcune persone ma che altri trovano sgradevole. Per fortuna, queste qualità li rendono un alimento semplice da unire ad altri ingredienti. Puoi consumarli secchi, mescolati in altre preparazioni o cotti in ricette. Nessuno di questi metodi rende i semi più o meno nutrienti. Se li mangi al naturale, reagiscono con la saliva e cominciano a gelificare.

Scegli delle porzioni piccole. I semi di chia hanno un alto contenuto di grassi e calorie in proporzione alle loro dimensioni, il che significa che hanno effetti benefici se assunti solo in piccole dosi. Se ne mangi tanti, potrebbero causare dei problemi digestivi. Non esiste una razione consigliata ufficiale, ma sarebbe opportuno non eccedere i 2-3 cucchiai al giorno, soprattutto se li stai introducendo da poco nella tua dieta.

IMG_5954DOVE TROVARLI

Puoi trovare i semi di Chia di ottima qualità presso la Farmacia Battistella a Pieve di Soligo. Ti illustreremo le loro proprietà e potremo darti dei consigli su come utilizzarli. Non esitare a chiedere!

Assicurati sempre che il prodotto sia biologico e certificato per il consumo umano.

 

 

 

 

In collaborazione con Farmacia Battistella  – Pieve di Soligo (TV)

LogoFarma2

 

fonti
www.greenme.it
www.viverezen.org
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La pizza

La pizza, proprio quella con la “pummarola ‘ncoppa”, ha molte proprietà benefiche .Lo rivela uno studio italiano, secondo cui il consumo di pizza è associato ad una riduzione di un terzo da rischio di infarto.Per la regina delle pizze, l’intramontabile margherita, gli ingredienti sono la pasta, il pomodoro, la mozzarella, l’olio extravergine d’oliva, il basilico e il sale marino. Cento grammi di pizza contengono approssimativamente 52 grammi di carboidrati, 20 grammi di salsa di pomodoro, 20 grammi di mozzarella, 4 grammi di olio di oliva, 2 grammi di lievito, più svariati condimenti.La pasta si prepara con la farina, ricca di carboidrati complessi, quindi di energia, i cereali forniscono anche una discreta quantità di proteine, vitamine del gruppo B, minerali e fibre.L’olio extravergine di oliva garantirà l’apporto dei benefici grassi vegetali e, insieme ad essi, i preziosi polifenoli, sostanze ad attività antiossidante che hanno la proprietà di contrastare i temibilissimi radicali liberi.

La mozzarella ed, eventualmente, il parmigiano o il pecorino, aggiungeranno modiche quantità di proteine animali e ancora un po’ di grassi. Va rilevato che i grassi non rappresentano solo una fonte calorica, ma sono i principali responsabili della palatabilità della pizza ed è impossibile farne a meno se si vuole ottenere un buon prodotto.

Il pomodoro, “principe” della cucina mediterranea, sembra fatto apposta per la pizza: il suo licopene, un potente antiossidante e antitumorale, è più biodisponibile se associato ai grassi (della mozzarella e dell’olio per esempio). Come se non bastasse è anche l’alimento che più facilita la digestione degli amidi del pane e della pasta. Il pomodoro da salsa, maturato sulla pianta e raccolto al punto giusto, quando è tutto rosso, è ricco di sostanze preziose per la salute e la bellezza, i carotenoidi.

Il sale marino, integrale, non raffinato, ha un alto contenuto di iodio-naturale- e ioduri, che hanno la proprietà di regolare il buon funzionamento della tiroide, importante per il nostro metabolismo; e tantissime microparticelle vitali con un alto valore biologico: magnesio, zolfo, calcio, potassio, bromo, carbonio, zinco, fosforo.

Il basilico è il terzo colorato ingrediente della pizza margherita, le cui foglie verde brillante, con il bianco della mozzarella e il rosso del pomodoro, rappresentano il tricolore italiano in onore della regina Margherita. Le foglie di basilico sono digestive, antisettiche e profumano l’alito.

 

Ma quante calorie ci fornisce una pizza? A titolo puramente indicativo, secondo i dati forniti dall’Istituto della Nutrizione, si può dire che 100 grammi edibili di una generica pizza con pomodoro e mozzarella sviluppano 251 kcal e apportano 52 grammi di carboidrati, 5,6 grammi di grassi e 5,6 grammi di proteine. Sulla base di questi dati, una pizza del genere – se esistesse e pesasse 250 grammi!- potrebbe sostituire, dal punto di vista delle calorie totali, un pasto completo ( es. una cena) e pur essendo sbilanciata dal punto di vista proteico, sarebbe in grado di apportare una quota di amidi più che adeguata ai fabbisogni nutrizionali e , addirittura una quantità di grassi inferiore rispetto alla soglia.  La pizza, in ogni modo, preparata con gli opportuni accorgimenti e associata ad un regime dietetico equilibrato, in grado di rispondere ai fabbisogni quotidiani di carboidrati, grassi, proteine, fibre, vitamine e minerali, può costituire un’ottima alternativa ad un pasto completo.I noltre, modificandone adeguatamente il tipo e la quantità delle materie prime, essa può costituire un ottimo “carburante” per chi pratica attività sportiva e può contribuire perfino a ridurre la massa grassa e, quindi, a dimagrire in maniera “ intelligente”.

Si, quindi, alla pizza, anche se non bisogna esagerare con le porzioni ed è preferibile sceglierla tra i tipi più semplice (margherita).

 

 

dal sito www.miadieta.it

Categories Alimenti, News

Zucca

Contrariamente a quanto si possa pensare, la zucca, dolcissima e gustosa, è un alimento amico delle diete povere di calorie, adatta persino ai diabetici per la scarsità in termini glucidici. Nonostante gli impieghi della zucca in cucina siano davvero numerosissimi, non dobbiamo dimenticare che la pianta – grazie alle innumerevoli proprietà benefiche – viene assai utilizzata anche in ambito erboristico, fitoterapico e cosmetico.

USI IN CUCINA
I semi possono essere mangiati previa salatura ed essiccazione (od arrostimento in forno); anche i fiori sono mangerecci, e sono squisiti fritti o, semplicemente, scottati in padella come base per frittate o pasta.
La polpa di zucca si presta eccellentemente a mille impieghi: infatti, dopo averla privata della scorza – procedura comunque piuttosto complessa perché molto dura e massiccia – la zucca può essere cotta a vapore o bollita per preparare zuppe e minestroni, ma può essere anche tagliata a cubetti e cucinata in padella come le classiche patate arrosto, aggiungendo quindi olio extravergine d’oliva, sale, pepe e – a chi piace – anche il rosmarino. Un metodo alternativo per preparare la zucca è la cottura al forno: dopo aver tagliato la zucca a metà, privata dei semi ed accuratamente lavata, può essere tagliata a spicchi e cucinata direttamente in forno. Ma gli impieghi della zucca in cucina non sono ancora finiti: infatti, la polpa lessata o cotta in padella, dopo essere stata schiacciata, può costituire la base per torte e dolcetti originali.
ANALISI NUTRIZIONALE
Dopo la digressione culinaria, procediamo a descrivere la zucca in termini nutrizionali. Abbiamo visto che l’ortaggio s’inserisce tra gli alimenti ipocalorici, apportando solamente 18 Kcal per 100 grammi di prodotto: ciò è dovuto all’ingente quantità d’acqua in essa contenuta, stimata addirittura intorno al 94,5%. I carboidrati ammontano al 3,5%, mentre le proteine, pochissime, ne costituiscono solo l’1,1%. I grassi, pressoché assenti, rappresentano circa lo 0,1%.
Essendo arancione, è intuibile come la zucca sia miniera di caroteni e pro-vitamina A; inoltre, è ricca di minerali, tra cui fosforo, ferro, magnesio e potassio; buono anche il quantitativo di vitamina C e di vitamine del gruppo B.
PROPRIETA’ ED USI FITOTERAPICI
In fitoterapia, la droga “zucca” è riferita soprattutto ai semi, contenenti cucurbitina, tocoferoli, tocotrienoli, steroidi (1%), proteine, pectine ed olio grasso. Inoltre, nei semi di zucca si annovera anche una modesta quantità di minerali, quali selenio, rame, zinco e manganese.
I semi non sono tossici, dal momento che sono assenti i principali steroidi amari caratteristici delle Curcubitacee (curcubitacine): pertanto, il consumo di semi non dà effetti collaterali (fatta eccezione per i soggetti sensibili ad una o più sostanze che caratterizzano il fitocomplesso).
Il marker della droga è rappresentato dalla cucurbitina (differente da curcubitacina): si tratta di un amminoacido pirrolozidinico al quale sono ascritte le note proprietà antielmintiche, efficace dunque contro i vermi in generale e la tenia in particolare.
Inoltre, l’estratto di semi di zucca sembra essere particolarmente attivo anche contro cestodi ed ascaridi: da considerare, comunque, che la cucurbitina non uccide i parassiti, ma li immobilizza semplicemente; per questa ragione, è bene somministrare lassativi dopo l’assunzione di estratti di semi di zucca a tale scopo. La quantità di questa molecola amminoacidica è variabile in base alla specie di zucca considerata: nella C. maxima, la quantità di cucurbitina è stimata intorno all’1,9%, mentre nella specie C. pepo varia tra 0,2 e 0,7%.
L’olio ricavato dai semi si zucca è ricco di acido oleico e linoleico: questi acidi grassi espletano la loro attività terapeutica in sinergia con carotenoidi e protoclorofille, come rimedio naturale per l’iperlipoproteinemia. L’impiego terapico dell’olio di semi di zucca è consigliato anche nella profilassi dell’aterosclerosi.
Alla luce di recenti studi, sembra che l’olio di semi di zucca sia utile anche in caso di flogosi vescicali, irritazioni gastriche e disturbi prostatici, specie in associazione a Serenoa repens.
La polpa di zucca, invece, essendo ricca di carotenoidi, è particolarmente indicata per fissare l’abbronzatura e, nel contempo, s’inserisce tra gli ipotetici alimenti utili per la prevenzione dalle forme tumorali.
Oltre quanto detto, la zucca trova impiego anche per alleggerire problemi nervosi; da ultimo, ma non certo per importanza, la zucca espleta buone proprietà rinfrescanti, diuretiche, lassative e digestive.

 

ZUCCA E COSMESI
Gli impieghi della zucca si estendono anche nella sfera cosmetica: con la sua polpa, infatti, si possono preparare alcune semplici maschere per il viso, utilissime per idratare la cute, levigare la pelle e pulirla profondamente. Inoltre, le maschere a base di zucca sono indicate anche per lenire le scottature.
Esempio di maschera per il viso: schiacciare alcuni semi con uno spicchio di polpa di zucca, mescolare la poltiglia ottenuta con un po’ di miele, applicare il composto sul viso e lasciare riposare il tutto per alcuni minuti.
Le pelli grasse con punti neri, grazie alla maschera di zucca, risultano più pulite ed idratate.

 

dal sito www.my-personaltrainer.it

Categories News

Cibi per il cambio di stagione

La parola autunno coincide per molti con il verbo “ricominciare”, che sia scuola o lavoro non ha importanza: rimettersi in carreggiata dopo le vacanze non è sempre così facile e il nostro fisico ne risente.
Se la fine di settembre trascina con sé malumore e stanchezza, è anche vero che si tratta di un mese capace di farci riscoprire molti tesori, quali la verdura e frutta di stagione, ai quali non si può assolutamente rinunciare se l’intento è quello di rimettersi in forma.

Abbandoniamo quindi meloni, angurie e pesche che ci hanno rinfrescato per tutta estate e mettiamo nel carrello della spesa uva, pere, spinacibietole, zucca e tutti i prodotti di stagione. I colori dell’autunno non risulteranno così tristi se ci affidiamo a prodotti sani.

Tuttavia l’arrivo dei primi freddi può non coincidere con la voglia dei sopracitati cibi. Il freddo porta con se aspetti comportamentali erronei dettati dal “bisogno” di calore corporeo. Questo fa sì che si senta la necessità di consumare alimenti calorici pensando che possano alzare la nostra temperatura. Una teoria da smentire poiché sono invece le abbondanti dosi di frutta e verdura che ingeriamo a regolare il nostro organismo e ad aiutarlo al “cambiamento” climatico.

Un altro aspetto non meno importante degli altri è il benessere psico-fisico che sembra “calare” con l’arrivo dell’autunno. Questo avviene perché le ore solari diminuiscono e il corpo produce meno serotonina, quella che aiuta a “tirarsi su di morale”.
La risposta a tutto quello che di negativo comporta l’abbassarsi delle temperature e l’accorciarsi delle giornate sta, quindi, nella scelta dei prodotti alimentari giusti.

Da privilegiare sono i frutti di colori diversi ma ugualmente buoni: il caco e l’arancio apportano vitamina C, beta carotene e potassio. Sono ottimi per allontanare i primi malanni di stagione.
La mela, invece, è un’alleata contro spossatezza e nervosismo grazie ai suoi preziosi minerali come il magnesio, il ferro, il calcio, lo zolfo e il sodio che con la vitamina B1, B2 e C forniscono proprietà antiossidanti.

Ma non è solo la frutta ad accendere le giornate più buie e fredde: la verdura regna sovrana anche d’autunno. E allora non percorriamo in fretta e furia il reparto ortofrutta del supermercato: osserviamo e scegliamo accuratamente spinaci, bietole e verze. Tre elementi ricchi di vitamina A, C, E, B5 e K; quest’ultima favorisce, inoltre, la coagulazione del sangue.

Inutile dire che la zucca trionferà sulle tavole d’autunno. Essa contiene pochissime calorie ed è uno degli alimenti che apporta beta-carotene, il quale contrasta l’insorgere di radicali liberi e favorisce il flusso sanguigno.
Da non dimenticare, poi, i legumi: ricchi di fibre e proteine possono diventare i componenti delle ricette più sfiziose.

 

dal sito www.sapere.it

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Alimenti per la colazione


Una 
colazione sana è fondamentale per iniziare la giornata al meglio delle nostre forze. Purtroppo, in un’epoca che corre particolarmente veloce, il tempo per sedersi a tavola, soprattutto a colazione, molto spesso non c’è. Un caffè al volo e uno snack veloce preso al distributore dell’ufficio sono diventati piccoli rituali quotidiani che non fanno bene alla nostra salute e, soprattutto, al nostro umore. Una delle cose più importanti da non sottovalutare è il potere dei profumi e degli odori che possiamo sentire appena svegli. L’odore del caffè sul fuoco e di una brioche appena sfornata ci regalano veri e propri momenti di benessere.

Quello che tutti non sanno, però, è che spesso non occorre così tanto tempo come si immagina per fare una colazione completa! Bastano solo dieci minuti, al mattino, per ritrovare le energie e la vitalità che alcuni alimenti apportano al nostro corpo. Inoltre, arrivare affamati a pranzo, può portare ad assumere una quantità maggiore di cibo con uno sbalzo insulinico che non fa bene alla nostra salute. Vediamo assieme quali sono gli alimenti che non possono mancare nella colazione di ognuno di noi, con la possibilità di variare, ogni giorno, con cibi sani e nutrienti.

LATTE – Il latte è uno degli alimenti più importanti per la crescita e il corretto funzionamento del nostro corpo. Ricco di calcio, può essere assunto da bambini e da adulti tutti i giorni. Con un apporto proteico e vitaminico importante, il latte contiene lattosio, uno zucchero facilmente assimilabile che dà energia al nostro corpo. Per chi segue un regime ipocalorico, al latte intero è da preferire il latte scremato o parzialmente scremato che contiene l’1,8% di grassi saturi rispetto al 2,2% del latte intero.

YOGURT – Un vasetto di yogurt magro, al mattino, da 125 ml, è sostitutivo di una tazza di latte. Ideale per chi non digerisce il latte, lo yogurt contiene gli stessi principi attivi e le medesime vitamine del latte, con fermenti lattici vivi che aiutano a regolarizzare le funzioni intestinali. Inoltre lo yogurt contiene sostante antiossidanti naturali.

FETTE BISCOTTATE – Come alternativa al pane, a colazione è possibile consumare fette biscottate accompagnate da un bicchiere di latte o dalla marmellata per un pasto completo. Le fette biscottate hanno un apporto nutrizionale superiore al pane. Tra le tante tipologie in vendita sono da preferire le fette biscottate integrali, quelle prive di grassi vegetali e con aggiunta di ferro.

CEREALI – I cereali sono utilizzati molto spesso per la prima colazione. Da accompagnare al latte o allo yogurt, rendono completo il primo pasto della giornata con un apporto calorico importante. Dai cereali classici, a quelli al cioccolato o al miele o con frutta secca, è possibile scegliere tra una vastissima varietà di gusti che si adattano anche alle esigenze alimentari di ognuno di noi. Per chi segue una dieta ipocalorica, è bene scegliere cereali non elaborati che abbiano non più di 300 kcal per 100 grammi di prodotto.

MARMELLATA – La marmellata è un composto semi solido di zucchero e frutta. Utilizzata prevalentemente per dolci o biscotti, questa confettura è perfetta per la prima colazione perché consente di avere un apporto calorico importante per iniziare al meglio la nostra giornata. Generalmente 100 grammi di marmellata possiedono 250 kcal, ma esistono marmellate con minor quantità di zucchero che hanno circa 100 kcal per 100 grammi.

CIOCCOLATO – C’è chi pensa che il cioccolato non sia un alimento sano ma, molto spesso, si confonde il cioccolato fondente con creme spalmabili o cioccolato al latte. Un pezzetto di cioccolato fondente, al mattino, aiuta a combattere stress, sbalzi d’umore e stanchezza fisica perché contiene serotonina, feniletilamina e metilxantine ed aiuta il nostro corpo a produrre endorfine.

FRUTTA E SUCCHI DI FRUTTA – Un buon frutto di stagione, oltre ad essere particolarmente gustoso a colazione, completa il nostro pasto più importante. Si può associare ad una buona spremuta di arancia, ricca di vitamina C, oppure di ananas, a due fette biscottate con la marmellata per una colazione completa che ci sazi fino al prossimo pasto.

CAFFÈ – La bevanda più gradita dagli italiani è un alimento immancabile nella prima colazione. Con un esiguo apporto calorico, una tazza di caffè contiene caffeina, un alcaloide naturale che stimola il sistema nervoso rendendoci più attivi. E’ importante non esagerare con le dosi giornaliere, soprattutto per chi soffre di ipertensione, ansia o gastrite.

 -Sostituto valido del caffè è il tè. Una tazza di tè al mattino aiuta il nostro corpo a mettere in moto il metabolismo e stimola il nostro sistema nervoso grazie alla teina, un alcaloide naturale presente nelle piante di tè. Così come per il caffè, anche il tè è una sostanza eccitante che non deve essere assunta in eccessive quantità.

ORZO – Utilizzato come surrogato del caffè, l’orzo è un cereale facilmente digeribile, ricco di calcio, ferro, magnesio e potassio. Una tazza di orzo, al mattino, è un’alternativa energetica importante al latte ed aiuta a prevenire malattie alle ossa grazie al fosforo che contiene, a prevenire gastrite e problemi di colite spastica.

TORTE – Perché non iniziare la giornata con il dolce sapore di una torta appena sfornata? Una delle alternative più sane ai biscotti confezionati sono le torte che possono esser fatte in casa con alimenti sostanziosi e senza grassi vegetali. Una fetta di torta alle carote o una torta allo yogurt, a colazione, accompagnate da un bicchiere di succo di frutta o di latte fresco, è un buon modo per iniziare la giornata.

BISCOTTI – I biscotti sono uno dei prodotti alimentari più venduti per la colazione italiana. Per quanto semplici, è bene ricordare che i biscotti confezionati hanno sempre conservanti e grassi idrogenati che non fanno bene al nostro organismo. Per variare la nostra colazione, di tanto in tanto, è opportuno scegliere sempre biscotti integrali o con basso contenuto di zuccheri.

CORNETTI – Per i più golosi cosa c’è di meglio del profumo di un cornetto caldo al mattino? Sicuramente pochissime altre cose. I cornetti danno al nostro corpo un forte apporto calorico e sono quindi da evitare per chi sta seguendo una dieta ipocalorica. Inoltre, sebbene ogni tanto ci si possa concedere questo “peccato di gola”, è bene sempre preferire quello fresco a quello confezionato.

 

 

dal sito www.benesserevillage.it

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Il cetriolo

Il cetriolo è il frutto della pianta che porta lo stesso nome, formata da fusti piuttosto alti e foglie che si alternano lungo tutto il tronco: il frutto quindi si presenta con una forma allungata (misura dai 20 ai 30 cm), ricoperto di piccole protuberanze, con la buccia verde scuro e la polpa interna verde chiaro con i semi bianchi piuttosto acquosa e di sapore amaro. Le prime coltivazioni di questo ortaggio, risalgono a 5000 anni fa ed erano situate ai piedi dell’Himalaya. La pianta, appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee, fu probabilmente introdotta nel bacino mediterraneo dagli Egiziani. Il cetriolo non è solo un semplice ortaggio ma si è rivelato un ottimo alleato per la salute generale dell’organismo. Esso infatti contiene una importantissima sostanza predominante: l’acido tartarico. Perché è tanto importante questo acido? Perché impedisce ai carboidrati dei prodotti alimentari, immessi nel nostro organismo, di trasformarsi in grassi, ecco perché i dietologi consigliano il consumo del cetriolo nelle diete e a tutti coloro che vogliono mantenere il peso sotto controllo. Gli specialisti suggeriscono addirittura di mangiarlo abbinato al pane integrale per esaltarne totalmente la sua efficacia come prodotto altamente dietetico. Inoltre ha pochissime calorie, è un buon diuretico e un valido disintossicante.

Varietà, modalità d’acquisto e conservazione
In Italia, la produzione del cetriolo si attesta sulle 120.000 tonnellate. Le regioni in cui viene maggiormente coltivato sono: il Lazio (dove si ottiene circa il 20% del raccolto nazionale), seguito dal Veneto (17%), dalla Puglia (16%), Campania (14%), Sicilia (11%), Calabria (5%) ed Emilia-Romagna (3%). Le varietà più diffuse sono:
– il Verde Lungo d’Italia;
– il Marketer che può avere frutti lunghi fino a 25 cm;
– il Mezzo Lungo Bianco che ha buccia bianca (una qualità piuttosto rara)
– il Parigino.

I cetrioli più piccoli sono generalmente utilizzati per la conservazione sott’aceto. Quando si deciderà di acquistare alcuni cetrioli, sarà bene sceglierli non troppo grandi né troppo piccoli e verificare bene che non siano ammaccati o avvizziti perché in quel caso la polpa sarà meno soda e più acquosa e quindi il gusto sarà particolarmente insipido. Se non amate particolarmente i semi in essi contenuti, ricordatevi di scegliere quelli di dimensioni più piccole poiché ne posseggono minore quantità. Come conservare i cetrioli? In frigorifero nello scomparto delle verdure per 10 giorni e non oltre anche se, una volta acquistati, si consiglia di consumarli subito per godere pienamente delle loro qualità. Ma è possibile anche conservali sotto sale, dopo averli tagliati a fette.

Come consumare il cetriolo 
Solitamente il cetriolo viene consumato crudo, tagliato a fette sottili, ma può anche essere mangiato cotto. Quando è ancora di piccole dimensioni e, quindi, particolarmente tenero, può essere utilizzato per la conservazione sottolio, sottaceto o sottosale. Poiché risulta difficilmente digeribile, alcuni suggeriscono di tagliarlo a fette il giorno prima del consumo e quindi di cospargerlo con un po’ di sale e lasciarlo asciugare su un piano inclinato. Altri, invece, ritengono che per poterlo digerire sia necessario consumarlo subito dopo averlo tagliato.

COMPOSIZIONE E VALORE ENERGETICO DEL CETRIOLO
(100 gr. di prodotto)

Parte edibile  77 %
Acqua  96.5 g
Proteine  0.7 g
Lipidi  0.5 g
Glucidi disponibili  1.8 g
Fibra alimentare  0.6 g
Energia  14 kcal
Sodio  13 mg
Potassio  140 mg
Ferro  0.3 mg
Calcio  16 mg
Fosforo  17 mg
Niacina  0.6 mg
Vitamina C  11 mg

(Fonte: Istituto Nazionale della Nutrizione)

 

Le proprietà
I cetrioli sono ricchi di acqua, per questo motivo vengono ritenuti particolarmente rinfrescanti e depurativi. Questa caratteristica è molto importante per l’attività dei nostri reni. Inoltre hanno pochissime calorie e quindi vengono molto usati nelle diete dimagranti. Contengono provitamina A, le vitamine del complesso B, la vitamina C e sono ricchi di potassio, ferro, calcio, iodio e manganese. Aiutano  i reni ad eliminare i liquidi e le tossine, migliorano l’attività del fegato e del pancreas. La polpa del cetriolo viene utilizzata come diuretico e disintossicante e l’acqua e i sali minerali in esso contenuti, sono molto utili per controbilanciare i cibi acidi. Gli antichi lo utilizzavano inoltre per debellare i vermi intestinali e per abbassare la febbre. Anche per malattie come la gotta, patologia dovuta ad  un accumulo eccessivo di acido urico nel sangue e nei tessuti  (che fa rigonfiare gli arti), i cetrioli vengono ben utilizzati. Gli enzimi contenuti nel cetriolo aiutano l’organismo ad assimilare le proteine, purificano e disintossicano l’intestino. Gli stessi principi attivi aiutano a prevenire anche la formazione di calcoli ai reni e alla vescica. Mangiando regolarmente cetrioli si combatte la costipazione. Inoltre sono anche molto utili per compiere una sorta di pulizia intestinale e per lubrificare le articolazioni. Sono anche a tutti note le proprietà diuretiche, vermifughe, emollienti, antiinfiammatorie e antipruriginose

Le proprietà del cetriolo per la bellezza
Il cetriolo è ricco di zolfo, quindi è molto indicato per curare la pelle: infatti è in grado di schiarire le macchie dell’età, grazie alle sue proprietà decongestionanti. È anche consigliato dagli esperti dermatologi per lenire le scottature solari e se usato con continuità rappresenta una buona soluzione per “migliorare” le rughe. Tutti conoscono anche il vecchio rimedio delle nonne per combattere il gonfiore: i cetrioli sugli occhi che hanno la proprietà di ravvivare lo sguardo, ringiovanire l’aspetto della pelle intorno agli occhi stanchi e ridurre borse e occhiaie. In cosmesi, viene utilizzata la polpa per ottenere maschere per il viso rinfrescanti e idratanti, i semi invece per maschere tonificanti e rassodanti, il succo per impacchi lenitivi su pelli irritabili.. Infine per ridurre le rughe e rendere la pelle più morbida e luminosa, si può preparare un’ottima maschera facciale utilizzando un cetriolo tritato con olio d’oliva e qualche goccia di succo di limone. Questo trattamento ha azione detergente, riduce e pulisce i pori dilatati o occlusi ed è adatta anche alle pelli più sensibili che non tollerano né sapone né acque dure. L’efficacia di questo trattamento è sicuramente superiore a qualsiasi crema, sicuramente più costosa.

 

dal sito www.benessere.com

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Curcuma

In India è conosciuta ed utilizzata da almeno 5.000 anni, come medicina, spezia e anche colorante; botanicamente parlando, la curcuma appartiene alla famiglia delle Zingiberacee. Si tratta di piante erbacee, perenni, dotate di rizoma e coltivate prevalentemente nelle regioni tropicali.
La pianta della curcuma è caratterizzata da foglie lunghe a forma ovale, mentre i fiori sono raccolti in spighe. Il suo nome deriva dalla lingua persiana-indiana e precisamente dalla parola Kour Koum, che significa zafferano; infatti la Curcuma è anche nota col nome di Zafferano delle Indie. I suoi rizomi, che sono la parte della pianta che contiene i principi attivi, o droga, vengono fatti bollire per parecchie ore e fatti seccare in grandi forni, dopodiché vengono schiacciati  fino ad ottenere una polvere  giallo-arancione che viene comunemente utilizzata come spezia nella cucina del Sud Asia.
La spezia che si ricava dalla curcuma, come abbiamo detto di un bel colore giallo dorato, contiene centinaia di componenti; tuttavia l’attenzione degli studiosi si è concentrata su uno in particolare: la curcumina.
Altri componenti della curcuma sono rappresentati da potassio, da vitamina C, e per il 26% da amido. Molto importante anche la presenza di oli eterici che sono in grado di stimolare l’appetito e quelli amari che sono in grado di stimolare la formazione di enzimi digestivi.
Proprietà Curative e Benefici della Curcuma
In base a recenti studi è risultato che la curcumina potrebbe essere utile a contrastare l’insorgere di almeno otto tumori: colon, bocca, polmoni, fegato, pelle, reni, mammelle e leucemia. La curcuma viene impiegata nella medicina tradizionale indiana e in quella cinese come disintossicante dell’organismo, in particolare del fegato e come antinfiammatorio. Queste proprietà salutari che vengono attribuite alla curcuma dalla tradizione popolare sono le stesse che oggi vengono confermate dalla medicina ufficiale, anche alla luce dei numerosissimi studi e scoperte che la scienza attuale ha ufficialmente confermato.
La cosa che ha “catturato” l’attenzione degli studiosi è il fatto che nei paesi asiatici e in particolare in India, dove il consumo di curcuma è altissimo, l’incidenza dei tumori è molto bassa. Molto interessanti le proprietà antiossidanti della curcumina che sono in grado di trasformare i radicali liberi in sostanze inoffensive per il nostro organismo oltre naturalmente a rallentare l’invecchiamento del nostro patrimonio cellulare. Molto valida anche l’azione cicatrizzante della curcumina; in India infatti viene applicato il rizoma di curcuma per curare ferite, scottature, punture d’insetti e malattie della pelle con risultati veramente soddisfacenti. Infine, secondo uno studio pubblicato sulla rivista ” Cancer Research”, la curcuma avrebbe un ruolo fondamentale nella prevenzione e nel trattamento del tumore alla prostata. Si è inoltre constatato che l’effetto della curcumina è ancora più evidente quando associato ad un isotiocianatopresente in verdure come il cavolo, i broccoli o il cavolo rapa.
Lo sapevate? Un cucchiaino di curcuma corrisponde a 2 calorie. In cosmesi la curcuma è nelle formule di prodotti solari, antirughe, dermopurificanti e antiforfora.
La curcumina è usata oltre che come colorante alimentare (E 100) come sostanza colorante per lana e seta e come indicatore acido-base visto  che in ambiente basico il colore si trasforma in  rosso.
Purtroppo, come avviene in molti altri campi, la curcuma viene aggiunta , dalle aziende poco serie, per “allungare” il più costoso Zafferano; in questo caso, fortunatamente, viste le proprietà salutari della curcuma, non vi sono problemi.
La pianta da cui si ricava la curcuma è quella della Curcuma longa, una pianta che vive tra i 20 ed i 30 gradi. Il primo produttore al mondo di curcuma è l’India con la sua città Sangli, a sud dell’India,  che rappresenta il centro principale di produzione.
La polvere di curcuma è l’ingrediente che dà il colore caratteristico al curry; il sapore è molto volatile mentre, al contrario, il colore si mantiene inalterato nel tempo. Per questo motivo è una sostanza che viene largamente impiegata nel ramo alimentare come colorante, il suo codice è E 100; alimenti come il formaggio, yogurt, mostarda, brodi vari in scatola e altri ancora vengono spesso colorati con derivati della curcuma.
L’olio di curcuma può essere impiegato per sostituire l’olio di oliva in tutti i suoi usi; apporta benefici al metabolismo del fegato e dei grassi in generale.
Olio alla curcuma
Ingredienti per 50 cl. di olio:
50 cl. di olio extravergine di oliva
3 cucchiaini di curcuma in polvere
Mettere l’olio e la curcuma in un barattolo con chiusura ermetica e mescolare bene fino alla completa amalgamazione dei due ingredienti. Lasciare macerare il tutto ricordandosi di agitare bene il contenitore una volta al giorno.
Trascorsi sette giorni non agitate il barattolo e travasate il tutto in una bottiglia di vetro evitando di far scendere la curcuma che nel frattempo si sarà depositata sul fondo.
Grazie al notevole potere ossidante è chiamato anche “olio della giovinezza”.

 

Usi della Curcuma

Per un uso salutistico è sufficiente riuscire ad integrarla nella nostra dieta quotidiana. Un paio di cucchiaini da caffè al giorno sono la dose ideale; si può aggiungere a fine cottura di molti alimenti ma si può anche aggiungere a vari tipi di yogurt o farne una salsa. E’ importante ricordare che la curcuma va assunta insieme al pepe nero o al tè verde per facilitarne l’assorbimento. Non solo. Anche l’abbinamento a qualche grasso, tipo olio d’oliva, burro, o quant’altro, facilita l’assorbimento della curcuma.
Conservazione
La curcuma viene normalmente venduta in polvere. In questo caso va conservata dentro a un vaso di vetro sigillato ed in un  luogo fresco e asciutto per mantenerne più a lungo l’aroma; è buona cosa che il vaso non sia trasparente così da non far filtrare la luce che danneggerebbe le proprietà della “preziosa” polvere.
Precisazioni
Da non confondere con il curry, la curcuma è una polvere giallo scuro che deriva da una pianta appartenente alla famiglia dello zenzero. Il suo assorbimento da parte del nostro organismo è piuttosto basso e questa particolarità ne rende l’impiego molto sicuro, in quanto diventa molto difficile assumerne quantità notevoli che sarebbero dannose all’organismo. Al contrario, questa peculiarità, potrebbe essere di impedimento alla sua efficacia; in questo caso ci vengono in aiuto due “spezie”: il pepe nero ed il tè verde, la cui assunzione, aumenta in modo sostanzioso l’ assorbimento di alcune sostanze alimentari, tra cui la curcumina.
dal sito www.mrloto.it
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Il finocchio

Il finocchio ha una storia molto antica, pianta tipica del mediterraneo, molto apprezzata dai greci, a introdurla in tutta l’Europa continentale; sembra siano stati i romani.
Proprio in Grecia comincia la storia del finocchio, precisamente nella pianura di Maratona, località famosa per la battaglia tra Ateniensi e Persiani; in questo luogo il finocchio, cresceva in modo spontaneo, e gli antichi lo chiamavano marathon. 
Plinio affermava che il finocchio ha una grande proprietà per la cura degli occhi, questo in relazione al fatto che i serpenti, una volta cambiata la pelle, si andavano a fregare contro una pianta di finocchio per riacquistare la vista.
Questa, però non è l’unica affinità che hanno il finocchio e i serpenti; sembra infatti che il finocchio, fosse un antidoto contro la puntura di questo animale.
Nelle manifestazione religiose, il finocchio, simboleggia l’idea della rinascita, o della rigenerazione spirituale.

 

COLTIVAZIONE, VARIETÀ E RACCOLTA

Innanzi tutto bisogna fare una distinzione tra il finocchio coltivato e il finocchietto selvatico: sebbene facciano parte della stessa famiglia, il finocchio selvatico, nasce spontaneamente, e viene considerato una pianta aromatica della quale si utilizzano le foglie e i semi (che in realtà sono i frutti) che sono molto aromatici e profumati.
Il finocchio comune, invece, è un ortaggio che viene  coltivato dall’uomo: del finocchio viene consumata la parte basale delle foglie, spessa e bianca (grumolo), dal sapore dolce e meno pungente del finocchietto selvatico.

Il finocchietto selvatico, cresce spontaneo in natura in gran parte delle regioni europee, in modo particolare nell’area mediterranea. Possiede dei fiorellini gialli e  un fogliame leggero e morbido; della pianta si possono utilizzare le foglie e i semi, che sono molto aromatici. Il finocchietto selvatico si trova spesso lungo le strade.

Il finocchio coltivato ha bisogno di due anni prima di cominciare a produrre il grumolo; il primo anno infatti si sviluppa, mentre nel secondo anno comincia a produrre. In Italia le zone dove maggiormente viene coltivato il finocchio sono l’Emilia Romagna, la Campania e la Puglia.

La raccolta del finocchio avviene tra settembre e maggio, in base alla semina, bisogna comunque raccogliere il finocchio quando è sufficientemente ingrossato, facendo attenzione a non lasciarlo ingrossare troppo, si rischia, infatti, che assuma un aroma troppo forte e diventi ricco di cellulosa dura, diventando in questo modo di scarsa digeribilità.

Le  varietà di finocchio sono essenzialmente due:

  • Finocchio nostrale: diffuso in modo particolare nell’Italia centro-Settentrionale, di cui fanno parte il Dolce di Firenze, di Lecce, di Chioggia, di Bologna e il Romano. 
  • Finocchio grosso d’Italia: coltivato nel Sud dell’Italia, ne fa parte il finocchio di Sicilia, di Napoli, di Messina, di Reggio Calabria e il finocchio di Palermo.

Del finocchio si può agevolmente distinguere il maschio e la femmina: il finocchio maschio si presenta panciuto, dalla forma rotonda, adatto in modo particolare per essere mangiato crudoil finocchio femmina: si presenta con una forma più allungata e affusolata, indicato per essere cotto.

AL MOMENTO DELL’ACQUISTO

Il finocchio va acquistato quando si presenta di un bel colore bianco, con le guaine sode compatte e carnose, e con gli steli aventi foglioline che devono essere di un bel verde brillante.
Evitate di acquistare finocchi che si presentano con ammaccature o che abbiano delle chiazze di color marroncino.

Il finocchietto selvatico, non è di facile reperibilità in commercio;  va comunque acquistato quando le foglie si presentano di un bel colore verde vivo.

CONSERVAZIONE

Il finocchio va conservato in frigorifero in un sacchetto di plastica bucherellato; in questo modo si potrà conservare anche per una decina di giorni.
Al momento dell’utilizzo, ricordate di eliminare gli steli verdi e le costole più esterne e dure;  se consumato fresco, il finocchio è piu saporito, infatti invecchiando tende a perdere sapore e a diventare asciutto e filamentoso.
Il finocchio può anche essere surgelato: dovete tagliarlo a spicchi e sbollentarlo per 4-5 minuti. Prima di congelarlo fatelo raffreddare nell’acqua dove è stato sbollentato.

USO IN CUCINA

Il finocchio è un ortaggio molto usato in cucina poichè, grazie al suo sapore dolce, si adatta perfettamente a qualsiasi tipo di piatto.
Il finocchio, mangiato crudo, è ottimo aggiunto alle insalate, oppure da solo, tagliato finemente o a spicchi in pinzimonio.
Il finocchio cotto, si può gustare semplicemente condito con olio e limone, gratinato in forno con besciamella e formaggio, oppure fatto saltare in padella.

Il finocchietto selvatico si può aggiungere alle insalate o alle minestre e spesso viene usato per insaporire il pesce; in Sicilia viene usato per insaporire un piatto tipico: i bucatini con le sarde.
semi del finocchietto selvatico invece vengono utilizzati per aromatizzare formaggi, salumi, salse, pane, dolci e  anche per conferire un aroma particolare al vino.

PROPRIETÀ NUTRIZIONALI
Il finocchio è un ortaggio privo di amido e lipidi, quindi a basso contenuto calorico; è ricco di acqua, quindi ottimo diuretico e digestivo; contiene inoltre potassio, vitamina C, acido folico, magnesio, calcio e fosforo.
Indicato per le donne che allattano, in quanto aiuta la produzione di latte, conferendogli anche un gradovole sapore dolce.
dal sito: www.giallozafferano.it
Categories Consigli

Mal di primavera

Vi sentite stanchi e spossati? Avete problemi di concentrazione? Mal di testa e mal di schienarovinano le vostre giornate? La causa potrebbe essere molto più banale di quanto pensiate. Con il passaggio dall’Inverno alla Primavera la comparsa di questi sintomi è molto comune, anche nei soggetti sani.

Il cambio di stagione è un momento molto delicato per l’organismo umano ed una fase di passaggio critica sia per il sistema immunitario che per il cervello. Un calo delle energie psico-fisiche ed un aumento dello stress sono abbastanza diffusi nella popolazione quando si passa dall’Inverno alla Primavera. Quando questo accade significa che il corpo e la mente hanno bisogno di riposo e di “coccole”.

Quali sono i sintomi più comuni collegati al cambio di stagione?

Il cosiddetto “mal di Primavera” si manifesta durante le prime settimane di passaggio tra l’Inverno e la bella stagione con i seguenti sintomi:

  • stanchezza frequente, 
  • spossatezza, 
  • sbalzi d’umore ed irritabilità,
  • sonnolenza, 
  • difficoltà di concentrazione, 
  • gastriti e disturbi digestivi, 
  • dolore alle ossa o ai muscoli, 
  • mal di testa, 
  • mal di schiena

Come prevenire il “mal di Primavera”? 

Le cause del “mal di Primavera” non sono ancora del tutto chiare anche se ormai la comunità scientifica conviene sul fatto che tali sintomi siano legati al passaggio traumatico dall’Inverno alla bella stagione.

Per prevenire la comparsa dei sintomi appena descritti e godere al meglio delle prime settimane di Primavera è bene seguire una dieta sana ed equilibrata, concedersi il giusto numero di ore di sonno ed iniziare gradualmente e senza esagerare a praticare un po’ di sport, meglio se all’aria aperta.

Altre regole che è buona norma seguire sono quella di bere molta acqua, un vero toccasana per il corpo ancora letargico a causa dell’Inverno, e di concedersi qualche ora di relax e tranquillità.

Un ultimo consiglio riguarda l’assunzione di integratori e vitamine per garantire al corpo la giusta carica quotidiana ed il corretto apporto nutrizionale.

Quali integratori assumere con l’arrivo della Primavera? 

  • Magnesio. Combatte l’irritabilità, la stanchezza e la spossatezza, oltre a garantire una sensazione generale di benessere.
  • Vitamina C. Contrasta i malanni di stagione causati dal passaggio dal freddo al caldo. Aiuta inoltre la circolazione e le difese immunitarie.
  • Vitamina A. Aiuta a proteggere la pelle dagli attacchi esterni.
  • Betacarotene. Un potente antiossidante, che ha un effetto positivo sulla salute e sulla psiche.

Altri elementi utili a dare la giusta carica all’organismo, stressato dal cambio di stagione, sono Ferro, Potassio, Calcio e Vitamine del gruppo B.

Integratori funzionali. Si tratta di integratori che contengono al loro interno diverse sostanze benefiche per l’essere umano, per esempio Fibre, Probiotici, Vitamine ed estratti vegetali.

 

 

Dal sito www.benesserevillage.it

Categories News

Le etichette stanno cambiando

Vent’anni dopo la loro nascita, negli Stati Uniti le etichette nutrizionali di circa settecentomila cibi e bevande stanno per cambiare radicalmente. Le nuove regole, proposte dalla Food and Drug Administration (FDA), sono state annunciate da Michelle Obama e saranno sottoposte a una consultazione pubblica per tre mesi. Il contenuto di calorie sarà scritto in modo molto più evidenziato, gli zuccheri aggiunti in fase di lavorazione del prodotto saranno distinti da quelli contenuti naturalmente negli ingredienti, saranno inseriti anche la vitamina D e il potassio, oggi non previsti in etichetta.

Le porzioni considerate saranno più aderenti alla realtà: una coppetta di gelato e non mezza

Inoltre, essendo cambiate le abitudini alimentari, saranno aggiornate le porzioni a cui si fa riferimento. Nel caso dei gelati, ad esempio, ora il riferimento è a mezza coppetta, mentre diventerà a una coppetta intera, facendo raddoppiare l’indicazione delle calorie contenute nella porzione di riferimento. Lo stesso varrà per le bevande in lattina e bottiglia.

Lo scopo del cambiamento è di rendere le etichette nutrizionali più comprensibili e più facili da leggere, aiutando i consumatori a ridurre il rischio di obesità e di disturbi cronici, come pressione alta, diabete e malattie cardiovascolari. Secondo le stime della FDA, i cambiamenti delle etichette nutrizionali potrebbero costare all’industria circa due miliardi di dollari, con benefici in termini di salute pubblica pari a 30 miliardi. Le aziende avranno due anni per adeguarsi alle nuove norme.

Dal sito: www.ilfattoalimentare.it

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