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Acqua

L’acqua è un bene prezioso in natura e per la nostra vita. Quanto prezioso? Basti sapere che il corpo umano può sopravvivere fino a 10 settimane senza cibo, ma senza acqua la nostra vita si spegne nel giro di pochi giorni.

Il nostro corpo è infatti costituito per la maggior parte proprio dall’acqua: il 60% del nostro peso è dato dall’acqua (addirittura nei neonati il 77%). Per verificare lo stato di idratazione del nostro corpo basta ‘pizzicare‘ un braccio e vedere in quanto tempo la pelle torna ad essere ben tesa. Come per gli alimenti, esistono quantità raccomandate di acqua da consumare quotidianamente e la Società Italiana di Nutrizione Umana ha inserito per la prima volta l’acqua tra i Nutrienti elencati nella revisione dei livelli di assunzione raccomandati di energia e nutrienti (Larn) relativi al 2012.

E allora scopriamo che ogni giorno, indicativamente, gli uomini devono bere 2500 ml, le donne 2000 ml e i bambini 1500 ml. Fonte di acqua sono non solo le bevande ma anche gli alimenti, soprattutto la frutta e la verdura. Attraverso uno stile alimentare tradizionale, ciascuno di noi si assicura, grazie agli alimenti, circa 500-700 ml di acqua e, grazie alle bevande, circa 800-1500 ml di acqua.

Importante è bere non solo quando se ne sente il bisogno poiché il senso di sete è controllato dall’ipotalamo, ma questa Ghiandola del cervello non è un indicatore sempre affidabile e a volte può scattare in ritardo. Perciò, bisogna imparare a bere regolarmente durante la giornata, anche quando si crede di non averne bisogno. Ma perché l’acqua è così importate?

L’acqua garantisce il corretto svolgimento di una serie di funzioni fondamentali: essendo un solvente ha, ad esempio, la funzione di sciogliere e trasportare i principi nutritivi in tutte le cellule; è importantissima per garantire la regolazione della temperatura corporea attraverso la sudorazione; contribuisce all’eliminazione delle scorie attraverso l’urina.

Ha inoltre una funzione di proteggere alcuni organi delicati come gli occhi, l’orecchio interno e il cervello che sono infatti ricchi d’acqua, o circondati da acqua oppure posati su un cuscinetto d’acqua. In generale, tutti i sistemi del nostro corpo – circolatorio, urogenitale, respiratorio, digestivo, e persino il sistema nervoso – sono in contatto con l’acqua.

L’acqua è fondamentale anche nel sangue, non solo perché è il principale elemento del plasma (la componente liquida del sangue), ma anche perché ha l’importantissima funzione di regolare il volume del Sangue e la sua fluidità: un corpo notevolmente disidratato ha il sangue più denso e, di conseguenza, la circolazione rallentata. Si evince facilmente che mantenere il giusto livello di acqua è fondamentale per far funzionare bene il nostro corpo e che la sua carenza può portare a debilitazioni anche gravi.

L’acqua è quantitativamente il componente predominante dell’organismo umano: infatti rappresenta circa il 60% del peso di un individuo adulto. Tale percentuale è maggiore nell’infanzia (alla nascita è circa il 77% del peso corporeo), e diminuisce progressivamente con l’età e/o con l’aumentare dei depositi adiposi.

Il metabolismo dell’acqua è strettamente legato a quello del sodio. L’acqua viene introdotta con gli alimenti e le bevande. È un nutriente essenziale, poiché la quantità di acqua prodotta con il metabolismo non è sufficiente a coprire il fabbisogno giornaliero. L’acqua è coinvolta in una serie di funzioni, e precisamente: è il solvente delle reazioni metaboliche, regola il volume cellulare e la temperatura corporea, permette il trasporto dei nutrienti e la rimozione delle scorie metaboliche.

Conosciamo abbastanza le sue caratteristiche e proprietà? Sappiamo quale sia la dose giornaliera di acqua di cui abbiamo bisogno? Tante piccole, grandi curiosità legano l’acqua alla nostra salute: scopriamone alcune.

  • Bere bene è importantissimo. Per soddisfare le necessità quotidiane dell’organismo, un adulto deve bere almeno 1,5 litri di acqua oppure calcolare 30-35 ml di acqua ogni kg di peso corporeo, comunque nell’adulto un apporto giornaliero di acqua pari a 1 ml/kcal di energia spesa permette di bilanciare le perdite insensibili attraverso i polmoni e la pelle. Tutto questo in condizioni di normalità ma in caso di febbre, vomito o diarrea ma anche di caldo o permanenza a lungo in luoghi affollati bisogna aumentare il quantitativo idrico di almeno 300-500 cc al giorno. Anche durante l’esecuzione di attività fisica si può aumentare la raccomandazione fino a 1,5 ml/kcal.
  • Il bambino è particolarmente a rischio di carenza di acqua, per via della maggior quantità di acqua corporea per unità di peso, del turnover più veloce dell’acqua corporea e della ridotta capacità dei reni ad eliminare il carico di soluti derivante dalle proteine. Pertanto si raccomanda un apporto di 1,5 ml/kcal di energia spesa, che tra l’altro corrisponde al rapporto acqua/energia del latte materno e delle formule pediatriche.
  • La gravidanza è caratterizzata da un aumento delle necessità di acqua per soddisfare il fabbisogno del feto e del liquido amniotico; tale incremento è di circa 30 ml/die. A fine gravidanza, l’acqua corporea totale è infatti stata aumentata di oltre 8 litri. Durante l’allattamento si richiede un aumento molto significativo dell’apporto di acqua poiché produce in media 750 ml/die di latte che é costituito da acqua per l’87%.
  • Particolare attenzione deve essere rivolta al soddisfacimento del fabbisogno di acqua nell’anziano, specie quando lo stimolo della sete è attenuato e/o quando non può essere soddisfatto autonomamente.
  • L’acqua gassata è particolarmente ricca di anidride carbonica. Talvolta le sue famose bollicine rappresentano una caratteristica di origine naturale (è il caso dell’acqua effervescente che sgorga da alcune sorgenti), ma in genere si tratta di una peculiarità ottenuta per via artificiale. In quest’ultimo caso, la frizzantezza è dovuta all’aggiunta di biossido di carbonio (detto anche CO2, anidride carbonica o E290). Al pari di quella minerale e di quella potabile l’acqua gassata è priva di calorie. Aldilà delle sue caratteristiche organolettiche che possono risultare più o meno gradevoli, le bollicine stimolano i recettori del gusto dando una maggiore sensazione di freschezza al palato. È questo il motivo per cui molte persone la ritengono più dissetante dell’acqua comune, anche se in realtà tale effetto è solo temporaneo.
Tratto da www.paginemediche.it
Categories Alimenti, Consigli, News, Salute

Alimentazione e Tumori

In questo articolo vi riporto le risposte di AIRC alle domande più frequenti, buona lettura!

1. Quanto incidono le abitudini alimentari sul rischio di sviluppare un tumore?

Un numero crescente di studi sta dimostrando l’importanza di una sana alimentazione nella prevenzione del cancro. Non è facile fare calcoli precisi, ma l’American Institute for Cancer Research ha calcolato che le cattive abitudini alimentari sono responsabili di circa tre tumori su dieci.
In alcuni casi ciò dipende dalla presenza in alcuni cibi di sostanze che favoriscono lo sviluppo della malattia:

  • i nitriti e i nitrati utilizzati per la conservazione dei salumi, per esempio, facilitano la comparsa del tumore dello stomaco, tanto che in Italia questa malattia è più diffusa nelle regioni in cui il consumo di questi prodotti è maggiore;
  • talvolta gli alimenti in sé non sarebbero dannosi, ma possono essere contaminati da sostanze come le aflatossine, liberate da determinate muffe nel mais o in altre granaglie e legumi mal conservati. In alcuni Paesi in via di sviluppo le aflatossine sono responsabili di una quota rilevante di tumori del fegato;
  • più in generale gli studi epidemiologici hanno dimostrato che un’alimentazione ricca di grassi e proteine animali favorisce la comparsa della malattia, mentre la preferenza per gli alimenti ricchi di fibre, vitamine e oligoelementi, come cereali integrali, legumi e verdure, sembra avere un effetto protettivo.

Ci sono ormai molte prove che una sana alimentazione vada adottata fin dalla più tenera età, ma non è mai troppo tardi per cambiare menu e, secondo alcune ricerche, anche le persone alle quali è stato già diagnosticato il cancro possono trarre vantaggio da una dieta più sana.

 

2. Esistono tumori legati più di altri al tipo di alimentazione?

La risposta è sì: ci sono tumori più sensibili di altri agli effetti del cibo. La conferma viene da alcuni grandi studi, principalmente l’European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC), che ha indagato sulle conseguenze per la salute delle abitudini alimentari degli europei; allo studio EPIC hanno contribuito diversi scienziati italiani, sostenuti da AIRC.

Tra quelli che risentono di più della quantità e della qualità dei cibi ci sono ovviamente i tumori dell’apparato gastrointestinale, e in particolare quelli dell’esofago, dello stomaco e del colon-retto: si calcola che fino a tre quarti di questi tumori si potrebbero prevenire mangiando meglio a tavola.

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Importante è la scelta dei cibi anche per il tumore del fegato, organo attraverso cui passano tutte le sostanze assorbite dall’intestino, e quindi particolarmente esposto ai danni provocati da eventuali elementi cancerogeni. L’azione locale di alcune sostanze (come ad esempio l’etanolo contenuto nelle bevande alcoliche) può favorire inoltre lo sviluppo di tumori della bocca, della gola,  dell’esofago e della laringe.
Gli studi più recenti hanno però messo in evidenza che l’azione del cibo sul rischio di cancro è molto più estesa: il tipo di alimentazione influisce infatti sullo stato di infiammazione che può predisporre a ogni forma di cancro e sull’equilibrio ormonale che può favorire od ostacolare lo sviluppo dei tumori della prostata nell’uomo e del seno, dell’ovaio e della superficie interna dell’utero, l’endometrio, nella donna.

 

3. Quali cibi vanno privilegiati, e quali evitati, per cercare di prevenire la malattia?

Un’alimentazione sana, che tenga alla larga anche le malattie di cuore oltre che quelle tumorali, richiede soprattutto di ridurre drasticamente l’apporto di grassi e proteine animali, favorendo invece l’assunzione di cibi ricchi di vitamine e fibre. Per questo occorre portare a tavola almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno; privilegiare nella scelta di cereali, pane, pasta e riso quelli integrali e abbinarli sempre a un po’ di legumi.

Un’alimentazione di questo tipo protegge soprattutto il colon-retto, ma estende i suoi benefici anche ad altri organi. Nella frutta e nella verdura, infatti, oltre alle fibre, si trovano in misura variabile vitamine e altre componenti dal potere antiossidante, come la vitamina C e la vitamina E, i folati, i carotenoidi, il selenio e lo zinco, capaci di neutralizzare i radicali liberi dannosi per l’organismo.

I piatti che associano cereali e legumi, tipici della cucina tradizionale di molte popolazioni del mondo, permettono di sopperire anche al fabbisogno calorico e proteico, limitando al massimo l’apporto di grassi presenti nei cibi con proteine animali.

Un posto d’onore, tra i legumi, merita la soia, che può essere consumata in varie forme, dalle fave alla farina, dal latte di soia al tofu, fino alla soia fermentata nota con il nome di miso, usata per insaporire le zuppe giapponesi. Tutti questi prodotti contengono isoflavoni, sostanze che assomigliano agli estrogeni, ne prendono il posto sui recettori delle cellule, ma non inducono gli stessi effetti biologici: per questo consumarne regolarmente, fin dalla giovane età, riduce il rischio di tumore al seno nella donna e alla prostata nell’uomo.

Dalla cucina orientale dovremmo imparare anche a consumare regolarmente le alghe, cui molti esperti attribuiscono la bassa incidenza di alcuni tumori nelle popolazioni asiatiche, soprattutto giapponesi.

Salutari sono anche i semi di lino, ricchi di omega-3, ottimi per prevenire sia il cancro sia le malattie cardiovascolari, di cui sono ricchi anche molti tipi di pesce, come sardine e salmone.
Altri pesci meno grassi possono rappresentare una valida alternativa alla carne, che non dovrebbe essere consumata più di due-tre volte la settimana.

Da evitare soprattutto le carni rosse (manzo, maiale e agnello) e quelle lavorate a livello industriale, oltre a quelle conservate nel sale come i salumi. Un eccessivo apporto di carni rosse mette a rischio soprattutto l’intestino, ma varie ricerche mostrano che aumenta la possibilità di sviluppare anche altre forme di cancro, per esempio alla vescica o allo stomaco.

Per insaporire il cibo si può ridurre l’apporto di sale con spezie come il curry o lo zenzero, che sembrano avere un effetto antinfiammatorio. Chi però non riesce a rinunciare ai sapori della tradizione italiana sappia che possono avere un ruolo protettivo anche le sostanze contenute in altre piante aromatizzanti, tipiche della cucina mediterranea, come menta, timo, maggiorana, origano, basilico, rosmarino, e altre che si trovano nel prezzemolo, nel coriandolo, nel finocchio, nell’anice e nel cerfoglio, oltre che nel peperoncino e nei chiodi di garofano. Hanno riconosciute proprietà anticancro anche l’aglio e cipolla, come le altre piante di questa famiglia; e i funghi, non solo quelli giapponesi ma anche quelli nostrani, in particolare il Pleurotus ostreatus detto anche “orecchione“.

Per quanto riguarda i latticini, due studi condotti presso l’Università di Harvard, negli Stati Uniti, hanno correlato un eccessivo consumo di formaggi grassi e latticini fin dall’infanzia a un rischio aumentato di sviluppare un cancro della prostata. Ci sono invece indicazioni preliminari che un consumo regolare di probiotici contenuti negli yogurt e nel latte fermentato possa contribuire a proteggere l’intestino.

4. Anche le modalità di cottura dei cibi incidono sul rischio?

Sì, la cottura alla griglia, soprattutto della carne, produce sostanze cancerogene. È meglio cucinare i cibi a temperature più basse, per esempio utilizzando il vapore o il cartoccio.

 

5. È vero che anche l’alcol può favorire lo sviluppo dei tumori?

Una recente analisi pubblicata sul British Medical Journal, sempre basata sui dati dello studio EPIC su un campione di circa 100.000 abitanti di otto paesi europei, ha dimostrato che il dieci per cento dei decessi per cancro tra gli uomini e il tre per cento tra le donne si possono attribuire all’abuso di alcol.

Il rischio del consumo di alcol varia da tumore a tumore: è maggiore per le forme che interessano il cavo orale, dalla gola all’esofago e alla laringe, ma favorisce anche i tumori del fegato e del colon-retto. Nelle donne, inoltre, sembra sia responsabile del cinque per cento dei casi di tumore al seno.

Alla luce di questi dati, quindi, il consumo di alcol va limitato al massimo: non più di un bicchiere a pasto per gli uomini e uno al giorno per le donne.

 

6. Ci sono altre bevande che possono avere un ruolo protettivo?

Succhi, spremute, frullati e centrifughe di frutta e verdura, purché privi di zuccheri aggiunti, possono sopperire almeno in parte a uno scarso apporto di alimenti vegetali nella dieta.

Nel tè verde sono contenuti polifenoli dalle note proprietà anticancro chiamati catechine, che sembrano proteggere dai tumori della pelle, del colon, del polmone, del seno e della prostata.

Una tazza di cioccolata calda, poi, contiene cinque volte più antiossidanti di una tazza di tè nero e tre volte più di una tazza di tè verde: ma quando la si sceglie occorre tener conto anche del suo notevole apporto calorico e del suo contenuto in grassi e zuccheri.

 

fonte www.airc.it
Categories Cena

Zuppa di rapa e cavolo rossi

Eccomi con un’altra idea per una cena autunnale, calda ma soprattutto facile e veloce da preparare.

Ormai non è più un segreto che qualsiasi verdura che passa dal mio frigo prima o poi diventa una zuppa o una passata. Ieri sera mi sono trattata molto bene, l’autunno è arrivato alla grande, si iniziano ad avvertire i primi acciacchi della stagione, perciò è meglio fare il pieno di vitamine e sali minerali che ci aiutano a rinforzare il nostro corpo.

Così mi sono preparata una passata di rapa rossa e cavolo rosso ed un insalata fresca e gustosa.

ZUPPA DI RAPA E CAVOLO ROSSI

INGREDIENTI

  • 1 rapa rossa
  • cavolo rosso
  • 1 cipolla
  • 2 carote
  • brodo vegetale

PREPARAZIONE

Ho preso la mia cara pentola a pressione, come al solito ho fatto appassire un po’ la cipolla bianca e le carote e ci ho aggiunto la rapa rossa ed un pezzo di cavolo rosso. Tutto il piano di lavoro ha preso un meraviglioso colore fucsia, quasi un peccato pulire! Dopo averli fatti andare un po’ sul fuoco ho aggiunto del brodo vegetale e lasciato che andasse tutto da solo per circa 20 minuti, alla fine ho frullato tutto e servito con un cucchiaino di panna acida.

 

INSALATA CON PERE, NOCI E FORMAGGIO

INGREDIENTI

  • Insalata
  • 1 pera piccola
  • noci
  • formaggio (fontina ma può essere scelto in base ai gusti)
  • olio EVO
  • sale, pepe

PREPRAZIONE

Ho lavato l’insalata, ho lavato e tagliato a cubetti la pera, ho tagliato a cubetti il formaggio, sbriciolato grossolanamente le noci, mescolato e condito tutto con olio EVO, sale e pepe.

Una cena molto semplice ma molto ricca!

PROPRIETA’ DELLA RAPA ROSSA

La rapa rossa ha ottime proprietà antiossidanti: sembra che la presenza di nitrati comporti un effetti ipotensivo. Questi ortaggi hanno anche proprietà disintossicanti, depurative, antisettiche e mineralizzanti: la rapa rossa contiene ferro, sodio, potassio, calcio, magnesio e fosforo. Sono utili in caso di problemi digestivi perchè stimolano la produzione di succhi gastrici e bile (a questo proposito chi soffre di gastrite deve fare attenzione), inoltre la presenza di fibre aiuta la funzionalità intestinale. Infine è ricchissima di vitamina C.

PROPRIETA’ DEL CAVOLO ROSSO

Del cavolo rosso abbiamo parlato in uno degli ultimi articoli, ma possiamo ricordare velocemente le sue proprietà antiossidanti, il suo apporto di fibra, di vitamina A e di vitamina C.

PROPRIETA’ DELLE NOCI

Le noci sono fantastiche alleate nella regolazione del colesterolo e nella prevenzione di malattie cardiache e coronariche. Sono ricche di vitamina E, un potente antiossidante, di zinco, rame, ferro e vitamine del gruppo B.

 

Insomma con una cena così, oltre ad esserci riscaldati, essere sazi ma anche leggeri, abbiamo fatto il pieno di antiossidanti, vitamine e micronutrienti, nostri alleati in questo cambio di stagione.

 

 

Categories Eventi, News

Quattro chiacchiere: come fare la spesa

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Con grande piacere siete invitati al secondo incontro gratuito per

  • IMPARARE A SCRIVERE LA LISTA DELLA SPESA
  • LEGGERE LE ETICHETTE DEI PRODOTTI
  • METTERE TUTTO IN PRATICA

Dopo aver capito come fare la lista della spesa, quali sono i prodotti che non devono mai mancare nel carrello e soprattutto cosa non ci deve proprio entrare vedremo insieme COME comprare. Faremo la spesa insieme e impareremo a leggere le etichette ed a scegliere i prodotti con le caratteristiche migliori per una corretta alimentazione.

Vi aspetto mercoledì 30 novembre alle ore 18.30 in Piazza Grandi, 15 a Milano. Poi andremo tutti insieme all’ESSELUNGA di via Cena (portate le borsette!).

Per poter partecipare all’incontro è necessario confermare la presenza all’indirizzo mail lisa@dietepertutti.net.

Formeremo dei gruppi di lavoro di 10 persone al massimo, in caso di raggiungimento del numero massimo dei posti vi proporrò altre date.

Categories Alimenti, News

Che cavolo!

Per cavolo rosso (o cavolo cappuccio rosso) si intende un alimento di origine vegetale, ottenuto da una pianta commestibile appartenente alla famiglia delle Brassicaceae.
Strettamente imparentata con cavoli verza, cavolfiore, broccoli e cime di rapa (ma non solo), la pianta del cavolo rosso è identificata dalla nomenclatura binomiale Brassica oleracea, cultivar capitata f. rubra.
NB. La precisazione della cultivar è indispensabile per distinguere il cavolo rosso dagli altri sopra menzionati, invece appartenenti alle cultivar: sabauda, botrytis, italica e sylvestris.
Il cavolo rosso è anche noto come cavolo viola o crauto rosso o blu.
Possiede delle foglie dal colore rosso scuro, tendente al violaceo. Tuttavia, grazie ad un pigmento appartenente alla famiglia delle antocianine (flavine), la pianta cambia colore in base al pH del terreno.
Il cavolo cappuccio rosso è diffuso in Nord Europa, nelle Americhe e in Cina. Richiede un terreno ben concimato, con un’umidità sufficiente alla sua vegetazione. E’ una pianta stagionale che viene seminata in primavera e raccolta nel tardo autunno. Si tratta di una cultivar che resiste meglio al freddo rispetto a quello bianco e non ha bisogno di essere convertito in crauti per garantirne la disponibilità nel periodo invernale.

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Caratteristiche Nutrizionali del Cavolo Rosso

Rispetto al cavolo verde, quello rosso ha un contenuto 10 volte superiore di pro vitamine A ed il doppio del ferro.
Il cavolo rosso è una verdura che rientra nel VI e VII gruppo degli alimenti, grazie al notevole apporto di retinolo equivalenti (pro vit A) e vitamina C (molto utili nel periodo invernale, momento in cui scarseggia la maggior parte degli ortaggi). Queste vitamine sono due potenti antiossidanti ed esercitano un buon effetto contro i radicali liberi prevenendo l’invecchiamento dei tessuti ed alcune forme di tumore.

A supportare questo effetto antiossidante e anticancerogeno, contribuiscono anche i pigmenti fenolici (antocianine), che nel cavolo rosso appaiono numerosi e piuttosto concentrati. Dotati di un effetto positivo anche sul metabolismo, questa volta in sinergia alla fibra alimentare (ben presente), i polifenoli aiutano a mantenere normali i livelli di colesterolo nel sangue.

La fibra alimentare svolge anche un effetto positivo sul trofismo della flora batterica intestinale e sul transito delle feci, prevenendo la stipsi ed alcune forme di tumore del colon retto.

Il cavolo rosso è un alimento poco energetico, con una prevalenza calorica dei glucidi, seguiti dalle proteine e infine da piccolissime parti di lipidi. I carboidrati sono semplici (fruttosio) e i peptidi hanno un basso valore biologico.

Per quel che concerne i sali minerali, il cavolo rosso dovrebbe apportare una buona quantità di potassio e di ferro (rispetto alla categoria alimentare di appartenenza).
La porzione media di cavolo cappuccio rosso è di circa 100-300g (20-60kcal).

Usi in Cucina

Il cavolo rosso può essere mangiato crudo o cotto.
Si tratta di un alimento che tende a macchiare moltissimo le mani ed i vestiti. Dopo la cottura, normalmente diventa color blu e per conservarne il pigmento è necessario aggiungere dell’aceto o della frutta acidula (ad es. limone) direttamente in cottura.
Il cavolo rosso è spesso utilizzato come antipasto crudo, per le insalate miste o solo di cavoli. E’ un contorno tradizionale tedesco e da cotto accompagna molti piatti, come ad esempio il Sauerbraten.

Curiosità

Sui terreni acidi, le foglie del cavolo rosso crescono rosse o rosa o magenta, sui terreni neutri porpora, mentre in quelli alcalini diventano blu o gialle o verdastre. Questo spiega il fatto che la stessa pianta è diffusa in diverse regioni ma con colori diversi.
Per lo stesso motivo, il succo di cavolo rosso può essere utilizzato come indicatore casalingo di pH; in pratica, questo diventa rosso con l’aggiunta di componenti acide e verde o giallo in soluzione basica.

Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/
Categories Eventi, News

Quattro chiacchiere con la nutrizionista

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Con grande piacere siete invitati al primo di una serie di incontri gratuiti per saperne di più sull’alimentazione

Sarà l’occasione per inaugurare tutti insieme la nuova sede di Milano.

NEL PRIMO INCONTRO POTRETE SCOPRIRE:

Che cosa fa una nutrizionista durante il giorno, come deve essere strutturata una giornata alimentare tipo e soprattutto come non rinunciare al vostro piatto preferito!
Avete dubbi, domande che tenete nel cassetto, curiosità su come mangiare, cosa acquistare, cibi da abbinare? Allora non potete assolutamente mancare!

Vi aspetto mercoledì 12 ottobre alle ore 19.00 in Piazza Grandi, 15 a Milano.

È gradita gentile conferma.

Categories Consigli per la spesa, News

La spesa di settembre


Con l’arrivo di settembre giunge al termine il periodo vacanziero e le tanto agognate ferie. Il nono mese dell’anno sancisce la ripresa lavorativa e anche quella scolastica, seguita da un cambio sostanziale di prodotti sul banco della spesa. L’ultimo mese dell’estate ci regalerà ancora calde giornate di sole, ma anche i primi frutti di un tiepido autunno. Cibi importanti, nutrienti, particolarmente sostanziosi, utili a garantire il giusto carburante per mente e corpo. Una ricarica di energia per affrontare con slancio l’autunno e i primi freddi. Frutta e verdura di settembre saranno una presenza costante anche per i mesi a venire.
Nonostante nell’orto inizino a scarseggiare i cibi baciati dal sole estivo, come fiori di zucca, pomodori, peperoni e zucchine, il cambio di protagonisti garantirà nuovi sapori, gusti e altrettanti colori. Fare la spesa sarà facile e divertente, offrendo al contempo novità importanti e corroboranti. Prodotti necessari per proteggere il corpo dai malanni, dai primi freddi e dai virus di inizio autunno.

Verdura

Come anticipato, la spesa di settembre può avvalersi ancora della presenza di molti amici dell’estate, anticipando le novità autunnali. Tra le conferme possiamo trovare bietole, broccoli, carote, cavoli, fagiolini, cicoria, cetrioli, melanzane, peperoni, pomodori, spinaci, zucchine, fiori di zucca, fave, piselli, cipolline, valerianella, cicoria e cicorino, ravanelli, fagioli, lenticchie, ceci, sedano e lattuga, rucola, patate novelle, aglio, erba cipollina, peperoncino, mais, scarola, aromi come rosmarino, basilico, timo, origano, maggiorana e menta. Tra le novità segnaliamo zucca, porri, le prime rape e funghi che rivedremo ad ottobre.

La zucca è ricca di acqua: altamente ipocalorica, con pochi grassi e un 3,5% di carboidrati. Amica dell’abbronzatura, contiene caroteni e pro-vitamina A, vitamina C e quelle del gruppo B, ma anche minerali quali fosforo, ferro, magnesio e potassio. I suoi semi possiedono un alto valore nutrizionale, ma è importante salarli ed essiccarli. I porri, conosciuti anche come Allium porrum, sono molto utilizzati in cucina e la parte maggiormente consumata è quella inferiore di colore bianco. Possiedono un buon apporto di acqua, proteine, fibre, molti minerali, vitamine A, B1, B2, B3, PP, B5, B6, C, E, K e J. Contengono inoltre beta-carotene, luteina e zeaxantina. I porri sono ricchi di aminoacidi: acido aspartico, acido glutammico, alanina, arginina, cistina, glicina, leucina, fenilalanina, istidina, isoleucina, lisina, prolina, metionina, serina, tirosina, triptofano, valina e treonina. Favoriscono la diuresi, aiutano a dimagrire, facilitano la digestione, depurano e contrastano il colesterolo.

Frutta

Per quanto riguarda la frutta, spazio ancora per i colori dell’estate come fichi, fichi d’India, nocciole e mandorle, ribes, le ultime pesche, albicocche, melone, anguria, prugne e susine, gli evergreen pompelmo e limone, ma anche lamponi, more, fragoline di bosco, mirtillo e uva spina. Vera regina di settembre è l’uva, accompagnata da mele e pere, quindi le prime castagne che conosceremo a ottobre. L’uva è la protagonista dell’intero autunno: con il suo 80% di acqua, carboidrati e fibre è un toccasana. Non è indicata per i diabetici, se non in piccoli quantitativi, da consumare durante la mattinata. Contiene potassio, manganese, rame, fosforo e ferro, vitamina C, B1, B2, PP e A. Altamente dissetante, purifica, nutre, dona energia e favorisce la circolazione del sangue. È un antiossidante naturale che contrasta l’invecchiamento della cute ma anche della mente, aiutando la memoria a rimanere operativa.

Categories Pranzo

Gnocchi alle melanzane

Ieri sera mi sono ritrovata con il frigo pieno di melanzane, belle, viola e di stagione!

Ebbene si, la frutta e la verdura non le scelgo io, lo fa l’orto al posto mio e così mi sono ritrovata con un’abbondanza di melanzane. Buonissime in ogni modo: alla piastra, al forno ripiene, come sugo per la pasta… ma ieri avevo voglia di cucinare e canticchiare e provare qualcosa di nuovo. Ho scovato questa bella e facile ricetta degli gnocchi alle melanzane che condivido con voi!

La preparazione è un po’ lunga ma il successo è garantito! Buon appetito!

Ingredienti

  • Melanzane 1 kg
  • Uova 1 medio
  • Sale q.b.
  • Pepe q.b.
  • Basilico fresco 5 foglie
  • Aglio spicchi 2
  • Olio di oliva extravergine q.b
  • Grana padano grattugiato 3 cucchiai
  • Farina tipo “00” 300 gr
  • Pomodori ciliegino 350 gr

Preparazione

Per preparare gli gnocchi di melanzane con pomodorini e basilico, iniziate lavando sotto acqua corrente fredda le melanzane. Poi asciugatele accuratamente con un panno da cucina e mettetele su una leccarda rivestita di carta da forno. Quindi cuocetela in forno a 200° per 40-45 minuti. Appena le melanzane saranno pronte, toglietele dal forno e fatele intiepidire. Quindi privatele del picciolo e dell’estremità e pelatele delicatamente aiutandovi con un coltellino per eliminare la pelle esterna.

Ora tagliate la polpa a fette sottili e poi riducetele a dadini, quindi tritatele ancora con un coltello o aiutandovi con una mezzaluna. Mettete la polpa di melanzane in uno scolapasta e con l’aiuto di una forchetta schiacciate per eliminare tutto il liquido presente.

In una padella, fate scaldare un filo d’olio e uno spicchio d’aglio; appena l’aglio sarà ben dorato aggiungete la polpa di melanzane tritate e saltatele per circa 10 minuti a fuoco vivace, mescolando di tanto in tanto. Quando le melanzane saranno pronte versatele in una ciotola e tenetele da parte per farle intiepidire. Mettete da parte anche la padella che avete utilizzato per saltare le melanzane.

Quando la polpa di melanzane nella ciotola sarà intiepidita, aggiungete le foglie di basilico spezzettate con le mani, l’uovo, un pizzico di sale un pizzico di pepe e incorporate la farina setacciata e ad ultimo 3 cucchiai di formaggio grana. Mescolate il composto aiutandovi con una forchetta fino ad ottenere un impasto compatto e omogeneo.

Quando gli ingredienti saranno amalgamati, formate una pallina con il composto ottenuto e trasferitela su una spianatoia che avrete spolverizzato con un po’ di farina. Quindi, iniziate a realizzare gli gnocchi: stendete l’impasto con le mani per creare dei budellini dello spessore di 2-3 centimetri; tagliate i vostri gnocchi di circa 2-3 cm di lato. Per dare agli gnocchi una forma più definita, praticate le caratteristiche rigature facendo scivolare ogni gnocco sull’apposita gratella in legno o passandoli sui rebbi di una forchetta.

A mano a mano che li fate appoggiateli sullo stesso ripiano leggermente infarinato. Terminate di realizzare gli gnocchi con il restante impasto e trasferiteli su un vassoio infarinato per farli riposare 15 minuti, in modo poi da rendere più comodo anche il passaggio in pentola per la cottura. Intanto, lavate i pomodorini sotto acqua corrente e riduceteli a spicchi.

Nella stessa padella in cui avete fatto cuocere le melanzane, fate scaldare un filo d’olio e rosolate l’altro spicchio d’aglio che appena sarà ben dorato toglierete con una pinza da cucina o con una forchetta. Aggiungete i pomodorini e cuoceteli a fuoco sostenuto per 6 minuti insaporendoli con sale e pepe e 2-3 foglie di basilico. Quindi mescolate e spegnete. Intanto prendete una pentola capiente con bordi alti, riempitela di acqua per ¾, salate a piacere e portate a bollore. Quindi immergete delicatamente gli gnocchi e fateli cuocere per qualche minuto. Saranno pronti quando inizieranno a venire a galla.

Per scolarli utilizzate una schiumarola e trasferiteli a mano a mano direttamente nella padella con i pomodorini. Accendete il fuoco basso, amalgamate il tutto per pochi secondi, spegnete e servite i vostri gnocchi di melanzane con pomodorini e basilico con ancora qualche fogliolina di basilico fresco!

 

fonte www.giallozafferano.it
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Blue Zones

Esistono in alcune parti del mondo dei paesi in cui è già possibile vivere felici e a lungo. Il progetto Blue Zones, dal nome che si è voluto dare a queste isole di felicità, cerca adesso di estendere questa speranza, cercando di creare comunità dove gli stili di vita copiati dalle realtà più longeve allungherebbero l’esistenza di tutti.

Il concetto di “blue zones” fu lanciato dieci anni fa, in seguito allo studio condotto da Gianni Pes e Michel Poulain, i quali avevano identificato la provincia di Nuoro come l’area con la più alta concentrazione di centenari. Col tempo alla Sardegna si sono aggiunte altre quattro “blue zones” naturali, ovvero l’Isola di Ikaria in Grecia, Okinawa in Giappone, la penisola di Nicoya in Costa Rica e il villaggio di Loma Linda nella California meridionale. Dieci anni fa il lavoro demografico condotto da Gianni Pes e Michel Poulain aveva identificato la provincia di Nuoro come l’area con la più alta concentrazione dei centenari.

Il National Geographic e lo studioso americano Dan Buettner hanno lanciato un progetto che punta ad individuare le aree della felicità nel mondo, studiarne le caratteristiche e applicarle a tutte le comunità che vogliono imitarle. Le blue zones sono accomunate da una bassa incidenza di malattie come il cancro e un’alta percentuale di persone che superano i novant’anni.

Ecco individuati alcuni dei motivi di questo benessere, che possono essere esportati altrove:

  1. Muoversi naturalmente durante la giornata
  2. Prendere del tempo per la rigenerazione
  3. Avere uno scopo
  4. Dieta basata sui prodotti dell’orto, poco alcool, strategie per evitare l’eccesso di cibo
  5. Stabilire relazioni sociali specifiche: famiglia al primo posto, spesso un forte credo religioso, appartenere alla “Tribù Giusta”

Partendo da questi punti, Buettner ha esportato questo stile trapiantandolo nelle comunità che hanno voluto partecipare alla sperimentazione, che ha coinvolto scuole, negozi, uffici, ristoranti. La prima che ci ha provato è stata Albert Lea, nel gelido Minnesota, e i risultati sono stati incoraggianti. Gli abitanti, dal 2009 a oggi, hanno visto aumentare le loro aspettative di vita di tre anni.

Guarda la gallery con le 5 blue zones nel mondo

  • Sardegna, Italia
    Hp Library
  • Ikaria, Grecia
    Flikr
  • Okinawa, Giappone
    Agf
  • Il villaggio di Loma Linda, California
    ccpix/Flickr
  • Nicoya, Costa Rica
    Agf

 

fonte www.huffingtonpost.com 

 

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La Dieta Depurativa

Una dieta depurativa è un regime alimentare particolare, volto ad esaltare l’eliminazione delle sostanze tossiche presenti nel sangue tramite una scelta ponderata dei cibi. Seguendo una corretta alimentazione è infatti possibile coadiuvare i naturali processi di detossificazione dell’organismo e ridurre la quota di tossine originatasi durante i vari metabolismi.Una dieta depurativa dovrà quindi basarsi sul consumo di alimenti di facile digestione, poveri di grassi e soprattutto di proteine.

Purificare gli Organi Emuntori

Le scorie azotate derivanti dal metabolismo epatico dei protidi vengono eliminate attraverso l’emuntorio renale e sono proprio questi due organi a sobbarcarsi la maggior parte dell’attività detossificante.

Il fegato, in particolare, viene messo a dura prova dagli eccessi alimentari (pasti troppo abbondanti, abuso di alcool ecc.) ed il suo iperlavoro finisce col rallentare l’attività metabolica dell’intero organismo. Inoltre, se la quantità di tossine da metabolizzare è eccessiva, la sua capacità depurativa si satura e tali sostanze permangono in circolo.

Oltre a ridurre l’introito proteico e contenere gli apporti calorici, una dieta depurativa deve promuovere l’ottimale funzionalità epatica, fornendo al fegato tutti i substrati necessari a sostenere i vari processi di detossificazione. In generale, tali sostanze si trovano nei vegetali e negli alimenti integrali, ma anche in quelli animali come uova e pesce, che – anche se con una certa moderazione – devono comunque essere consumati regolarmente.

Vi sono poi dei vegetali dotati di una specifica attività “epatoprotettiva” anche se tale termine, ampiamente utilizzato in passato, risulta improprio. Carciofo, boldo e cardo mariano, promuovono, per esempio, la funzionalità epatica, favorendo la secrezione biliare e migliorando, di conseguenza, anche la salute dell’intestino.

Una dieta depurativa deve facilitare l’eliminazione delle tossine per via urinaria e fecale (la terza via, il sudore, può essere potenziata dall’attività fisica o dal soggiorno in ambienti caldi, come la sauna e il bagno turco).

A tale scopo risultano particolarmente utili i cibi diuretici da un lato e quelli ricchi di fibra/lassativi dall’altro; anche in questo caso entrambi gli effetti sono prerogativa degli alimenti di origine vegetale. E’ inoltre importante mantenere elevato l’apporto di liquidi, che possono provenire dall’acqua oppure da succhi di frutta non zuccherati, centrifugati e tisane.

 

Cosa Mangiare?

In definitiva, quindi, ogni dieta depurativa che si rispetti risulta ricca di alimenti vegetali, povera di cibi animali e incentrata sulla restrizione calorica, senza comunque arrivare al digiuno assoluto o ad inutili privazioni.

Spesso, quando si tirano in ballo aggettivi come “depurante, depurativo e disintossicante” entra in gioco un indubbio condizionamento psicologico, secondo cui è necessario “pulire un corpo affaticato da ritmi di vita frenetici, inquinamento, cattiva alimentazione ed altri fattori stressogeni”.

Sfruttando questa convinzione affascinante e particolarmente diffusa, vengono proposte soluzioni prive di qualsiasi evidenza scientifica, spesso eccessive o addirittura pericolose; vediamo così persone correre sotto il sole cocente indossando una tuta termica, altre adottare regimi alimentari quantomeno discutibili (dieta fruttista o crudista, digiuno programmato ecc.), altre ancora ricorrere a clisteri con il solo scopo di pulire il proprio intestino e via discorrendo.

Ovviamente non sono certo questi ulteriori ed importanti stress (disidratazione, squilibri elettrolitici, carenze alimentari ecc.) ad aiutare un organismo già provato dal presunto eccesso di tossine.

Alimenti Consigliati e da Evitare

Alcuni alimenti consigliati durante una dieta depurativa: ananas, carciofo, cipolla, cetriolo, cocomero, finocchio, prezzemolo, sedano, cavoli, broccoli, succo d’uva, frutti di bosco, riso integrale, succhi di frutta non troppo zuccherati e spremute di agrumi, yogurt anche in questo caso senza troppi zuccheri aggiunti, mela, the verde, prugne, olio di oliva ed oli di semi (ricordare inoltre di lavarsi sempre accuratamente le mani prima di mangiare).

 

Alcuni alimenti sconsigliati durante una dieta depurativa (e da moderare in quella di tutti i giorni): sale, cibi affumicati, abbrustoliti, eccessivamente salati o fritti, salumi, cioccolato, dolciumi, caffè, carni grasse ed eccessi alimentari in genere.
Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/

 

Categories Alimenti, Consigli, News

Veleni naturali, come evitarli

Con questo articolo finiamo la carrellata dei possibili veleni contenuti in frutta e verdura.

Ebbene sì, alcuni sono naturalmente contenuti negli alimenti, vediamo quali.

Anche i migliori qualche volta ci deludono. Succede con gli amici e persino con le amate, nutrienti, salutari verdure.

Sul banco degli imputati, infatti, nelle ultime settimane sono finite anche loro: basilico, patate,funghi e, persino, arance e pomodori. Va detto subito che, al termine del processo, la sentenza è stata di assoluzione, se non con formula piena, perlomeno a patto che si prendano alcuni provvedimenti cautelativi.

Ma cominciamo tutto dall’inizio. Nelle scorse settimane erano circolate in rete alcune notizie allarmanti sulla tossicità di alcuni ortaggi che siamo abituati a considerare innocui e addirittura benefici.

Attenzione: le notizie negative non si riferivano a quelle sostanze chimiche utilizzate in agricoltura per rendere più facili e redditizi i raccolti e nemmeno ai ben noti ogm sui quali tanto si è scritto e dibattuto.

Questa volta la tossicità riguardava proprio gli alimenti in sé e per sé, nel loro stato più naturale e primitivo.

Possibile? In un certo senso tutto ciò che ingeriamo presenta una parte di dannosità, ma sapere dove si nasconde il rischio e come neutralizzarlo, è già una bella consolazione. E infatti così è stato.

Ad aiutarci in questa operazione è arrivato, infatti, un documento redatto dall’Ordine Nazionale dei Biologi (ONB) che ha preso in esame ciascuno dei 5 imputati spiegandone torti e…. ragioni.

Eccoli.

BASILICO È vero che contiene metileugenolo, una sostanza prevista dalla natura per proteggere le foglie dagli insetti. Nei test di laboratorio è stato dimostrato che può aumentare l’incidenza dei tumori sui topi. Gli appassionati di pesto però possono stare tranquilli: secondo il segretario dell’ONB Luciano Atzori, infatti, anche ammesso che l’uomo si comporti come le piccole cavie, per evitare il metileugenolo basta evitare le foglie di basilico più giovani. Nelle piantine adulte, che superano i 16 cm di altezza, la sostanza è praticamente assente.

FUNGHI Effettivamente contengono le idrazine, altre sostanze potenzialmente cancerogene. Per fortuna vengono distrutte dalla cottura e dall’essiccazione, per cui a restare nocivi (e comunque a patto di essere consumati in grandi quantità) sono solo i funghi crudi.

POMODORI Sarebbero accusati di contenere tomatina, un antibiotico naturale che potrebbe essere tossico. In realtà non esistono prove certe della sua nocività, pertanto non ha alcun senso evitare questo ortaggio a titolo puramente preventivo.

PATATE Qui il discorso cambia: questi rassicuranti ortaggi contengono solanina, un alcaloide “velenoso” anche in piccole quantità che si accumula specialmente nella buccia e quando le patate vengono esposte alla luce. La prova della sua presenza sono il colore verdognolo assunto dall’ortaggio e i germogli, ma bisogna anche sapere che le patate raccolte troppo giovani e quelle troppo mature, con la buccia grinzosa, hanno un contenuto di solanina più alto delle altre. Attenzione quindi a scegliere bene e a conservare ancora meglio i vostri tuberi.

ARANCE Arance????? Ebbene sì, ci sono anche loro nell’elenco, perché contengono il d-limonene, sorta di insetticida e “detergente” fornito alla pianta da madre natura che potrebbe nuocere all’uomo. Anche qui mancano test che lo certifichino; in compenso si hanno molteplici prove dei benefici del frutto. Uno su tutti? La vitamina C degli agrumi è in grado di neutralizzare gli effetti nocivi dei nitrati, additivi antibatterici dannosi per la salute che si trovano in carne e insaccati ma pure in tante verdure a foglia verde: bietole, spinaci, insalate.

Ecco perché, a conti fatti, il vero errore sarebbe privarsi di uno qualsiasi di questi alimenti.

 

fonte www.salepepe.it

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