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Tag Archives: salute

Categories Consigli, News

La cucina di primavera

Le giornate si allungano, le temperature si fanno più miti e gli alberi iniziano a ricoprirsi nuovamente di foglie.
Purtroppo di contro iniziamo ad avvertire una serie di piccoli malesseri quotidiani, derivati proprio dal rifiorire della natura che provoca, specie nei soggetti più anziani, una serie di sintomatologie come ansia, depressione, stanchezza, palpitazioni …

Molti di questi sintomi possono essere curati a tavola, tramite una dieta equilibrata contenente molto ferro abbinata ad alimenti leggeri e depurativi.

In inverno, infatti, abbiamo fatto una sorta di “scorta” di calorie, necessarie per affrontare il clima rigido, ma in primavera l’alimentazione dovrà contemplare molta frutta e verdure (specie le insalate fresche), ovvero di cibi particolarmente ricchi di vitamine e sali minerali.

Per superare bene il lungo periodo invernale trascorso tra smog e impianti di riscaldamento, è necessario tra l’altro fare uso di cibi rinfrescanti, come carote, finocchi, sedano, dragoncello, ortica,mele, pere, agrumi, fragole
Naturalmente saranno da ridurre drasticamente i consumi di cibi ad alto tenore calorico, quali formaggi, insaccati, carne grassa, dolci e naturalmente alcolici e superalcolici.
Dai nostri orti in primavera arrivano insalate novelle, le prime fragole, cicoria e asparagi che sappiamo essere insostituibili disintossicanti generali del nostro organismo, spinaci, carote novelle, fave, piselli e altri prodotti che costituiscono fonte di sali  minerali   vitamine che ci prepareranno ad affrontare al meglio lo stress estivo.

Primavera in cucina significa soprattutto verdura. Ma risulta essenziale che le verdure fresche tenere e saporite di questa stagione non vengano “massacrate” da preparazioni molto elaborate o da condimenti vari in quantità eccessiva.
La regola è infatti quella della massima semplicità: lattuga novella, dolce e tenera, qualche foglia di rucola, del finocchio affettato sottile, dei ravanelli, un pizzico di erba cipollina e un semplice “giro” d’olio extravergine di oliva ed ecco una rinfrescante e piacevolissima insalata da veri intenditori.
Passando alle minestre invece, quelle caratterizzate da cotture veloci, un brodo leggero di pollo o un brodo vegetale, con verdure tagliate a dadini insaporite in un soffritto di base, coperte con acqua tiepida e portate a cottura dai 10 ai 15 minuti sono il veicolo migliore per esaltare la freschezza delle verdure primaverili.

E per finire la frutta: fragole, pesche noci, lamponi e albicocche, con specialmente le prime vere regine per immagine della frutta primaverile.
Ricche di antiossidanti, contengono svariati minerali come fosforo, calcio, ferro e vitamine A, B1, B2 e soprattutto C, il tutto abbinato ad un basso apporto calorico (circa 25/30 calorie per 100 grammi di prodotto) e pochi zuccheri, ma occhio alle allergie!
Ma come non sentirsi più allegri solo al vedere a tavola un’insalata di primavera o un bel piatto di farfalle di primavera?

 

fonte: www.buonissimo.org
Categories Eventi, News

Nutrizionista a domicilio

A MILANO, VISITE ANCHE A DOMICILIO.

Non sempre c’è il tempo per una visita dal nutrizionista, un appuntamento; i bambini sono a casa, bisogna preparare la cena o aspettare che qualcuno arrivi.
Allora risolviamo tutti questi problemi: vengo io da voi.

Fissiamo un appuntamento per il primo colloquio in cui parleremo anche delle abitudini alimentari e, perché no, sbirceremo la dispensa.

Decidiamo insieme giorno ed ora e io arrivo da voi. Più facile di così…

 

Per il resto poi mi arrangio io! Vi preparo il piano di educazione alimentare, la dieta e i consigli adatti a voi, ve li spedisco e poi vengo a trovarvi periodicamente per verificare l’andamento della dieta e per aiutarvi anche nelle scelte dei prodotti che acquistate.

Per informazioni chiamate il 340 6722856 o scrivete a lisa@dietepertutti.net

Categories Alimenti, Consigli per la spesa, News

Breve guida per la scelta dell’olio

L’inchiesta del pubblico ministero, relativa alla contraffazione di olio extravergine d’oliva da parte di alcune grandi aziende italiane, riporta l’attenzione sull’importanza di saper scegliere accuratamente i prodotti da acquistare per evitare di incappare in truffe alimentari, dannose per la nostra salute, ma anche per l’economia e la reputazione del Made in Italy.

Sono in molti ad esempio a chiedersi come riconoscere l’olio migliore senza essere necessariamente degli esperti degustatori. Diciamo subito che non esiste una prova pratica e inconfutabile per risolvere la questione, ma seguendo qualche piccolo accorgimento sarà facile individuare il prodotto migliore, anche senza assaggiarlo!
Ecco una guida chiara che in 7 punti spiega perchè è importante assumere olio d’oliva e come riconoscerne la qualità: potrà tornare utile per imparare ad acquistare un vero extravergine al miglior prezzo!

#1 – PROPRIETA’ DELL’OLIO

L’olio di oliva contiene vitamine, antiossidanti, fitosteroli ed acidi grassi monoinsaturi. Proprio grazie al contenuto di questi ultimi, è indicato per problemi cardiovascolari e per il controllo del colesterolo. Indispensabile durante l’infanzia, contribuisce all’accrescimento corporeo, al processo di mielinizzazione del cervello e alla formazione delle ossa. L’olio è anche un coadiuvante nella resistenza alle infezioni e aiuta a combattere l’arteriosclerosi. E’ considerato un vero e proprio cibo-medicina in quanto la sua assunzione quotidiana allontana la formazione di tumori, aiuta il benessere del fegato, riduce il rischio di diabete e regola la giusta funzionalità gastro-intestinale.

#2 – PERCHE’ EXTRAVERGINE E’ MEGLIO

Esiste principalmente una differenza tra olio d’oliva ed olio extravergine d’oliva: il primo è un olio di base che viene prodotto con olive cadute a terra o di seconda scelta, il secondo invece è un olio proveniente da spremuta di olive di prima raccolta, colte direttamente dalla pianta e nel momento di perfetta maturazione. Questa accortezza fa si che l’olio evo mantenga intatte tutte le qualità nutrizionali ed organiche; per questol’extravergine viene considerato un prodotto qualitativamente superiore e per lo stesso motivo è meglio preferirlo al semplice olio, al fine di assumere tutte le proprietà nutritive del prodotto.

#3 – LA SPREMITURA

L’olio non è altro che una spremuta di olive. Sembra sciocco doverlo ricordare, ma spesso ci dimentichiamo di considerarlo come tale. Partendo da questo presupposto, la fase di spremitura delle olive diventa fondamentale per distinguere un olio migliore di un altro. Non solo dobbiamo assicurarci che il processo avvenga “a freddo”, cioè utilizzando macchinari che lavorano i frutti senza far salire la temperatura dell’olio (cosa che altrimenti modificherebbe gusto e proprietà del prodotto finale); è importante anche verificare quando è avvenuta la spremitura: proprio come avviene per qualsiasi altro frutto, anche l’oliva appena colta contiene più proprietà rispetto ad una raccolta e conservata. Più la spremitura avviene in tempi ravvicinati alla raccolta, più l’olio sarà di qualità. Per lo stesso principio è bene consumare olio “nuovo”, in quanto nel tempo – anche se imbottigliato – l’olio tende a perdere le proprietà nutritive. Il periodo dell’anno in cui viene prodotto l’olio nuovo è ottobre/novembre!

#4 – ODORE E SAPORE

Ancora una volta diciamo una banalità, però utile e da tenere sempre a mente: l’olio deve avere un profumo che ricorda l’oliva, perché non è né più né meno che una spremuta di olive.
Annusando un olio evo di buona qualità è possibile percepire anche aromi che ricordano l’erba fresca appena tagliata, il gusto di un pomodoro, di un carciofo, di mela o di mandorla.
La prova del palato è sicuramente più incisiva: assaporate bene l’olio tenendolo su palato e lingua almeno 20 secondi, quindi deglutite; se avete assaggiato un olio buono noterete una sensazione di amaro in bocca, leggermente tendente al piccante in gola. Amaro e piccante sono i due retrogusti fondamentali di un buon extravergine d’oliva e garantiscono anche le proprietà salutistiche del prodotto!

#5 – PREZZO

Il detto “costa poco, vale poco” nel caso dell’olio d’oliva va tenuto sempre ben a mente. Se è vero che la forbice tra i costi è ampia e va dai 2€ ai 14€ al litro, bisogna anche sapere che un vero extravergine lavorato con metodi artigianali che preservano tutte le qualità del prodotto finito non può costare meno di 7€.
Come spiega Coldiretti, l’olio è tra i prodotti più contraffatti in circolazione: l’80% dell’olio d’oliva utilizzato in Italia è composto da olio di importazione derivante da Spagna, Tunisia e Grecia; secondo il regolamento europeo, è sufficiente, affinché un olio sia considerato italiano, che venga prodotto con olive spremute in Italia anche se provenienti da coltivazioni estere. La contraffazione va anche oltre: è risaputo ormai che molte aziende impiegano oli di scarto addizionati con betacarotene, clorofilla e coloranti, che – una volta ripuliti chimicamente – vengono distribuiti come extravergine a costi notevolmente inferiori alla media. Ecco spiegato perchè in commercio è facile reperire olii extravergine a costi stracciati.

#6 – ETICHETTA
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Un olio buono si riconosce anche dall’etichetta! Più informazioni sono riportate, più chiare sono, e più potremo fidarci di quel prodotto. Origine delle olive, metodo di spremitura, regione di produzione, simboli di consorzi locali di tutela o Dop sono dettagli essenziali, ai quali possono aggiungersi i dati del confezionatore (qualora non sia lo stesso produttore), il numero del lotto (che facilita la rintracciabilità), il contenuto in acido oleico, di polifenoli, di vitamina A, D ed E.  Il consiglio della Coldiretti è anche quello di guardare la scadenza e preferire l’extravergine nuovo guardando l’annata di produzione che molti indicano volontariamente in etichetta. In vendita – sottolinea l’organizzazione agricola – c’è infatti anche l’olio del 2014, che è stato un anno drammatico per la produzione Made in Italy.

#7 – SUPERMERCATO O NO?

Non c’è una risposta assoluta a questa domanda: in generale è preferibile acquistare olio direttamente dal produttore, sia per risparmiare accorciando la filiera, sia per avere la possibilità di assaggiare il prodotto prima dell’acquisto e per verificare personalmente come avviene la produzione. Bisogna sempre ricordare che le scelte di un consumatore attento ed informato permettono di influire positivamente il mercato!

 

fonte www.bioradar.it
Categories Alimenti, Consigli, News

Cibo per l’anima

E’ la più diffusa malattia al mondo e continua a crescere anche cambiando forme. Secondo le ultime stime dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), solo nel 2015 la depressione ha interessato 350 milioni di persone, più dell’intera popolazione degli Stati Uniti o di Brasile e Messico messi insieme.

Tra le dieci carenze alimentari più comunemente note che possono indebolire la funzione del cervello e della memoria, così come aggravare i livelli di stress e ansia, vitamine B, amminoacidi, zinco, magnesio, iodio e ferro. Per questo motivo è necessario fare attenzione alla propria dieta senza dimenticare di fissare degli appuntamenti frequenti con il proprio medico di fiducia.

Acidi grassi omega 3

I medici sottolineano da sempre l’importanza dell’assumere grassi acidi omega 3 – e per una buona ragione ! Essi contribuiscono a mantenere la salute delle cellule del cervello. Senza di essi, i grassi trans entreranno nel vostro sistema neurale, causando un’infiammazione che può portare a disturbi di umore.
È possibile trovare questa sostanza nei pesci grassi, nei tuorli d’uovo, nell’olio di semi di lino, nelle noci, e negli integratori alimentari.

Vitamine B

Le vitamine del gruppo B – vitamine del gruppo B 6 e B12 , in particolare, – sono note per i molti benefici che portano alla salute. Essi possono contribuire a ridurre il rischio di ictus, sostenere la crescita delle unghie, e idratare la pelle – ma possono anche influenzare notevolmente vostri stati d’animo. Secondo il National Center for Biotechnology Information, una carenza di vitamine del gruppo B può influenzare notevolmente la vostra salute mentale. Una grande percentuale di donne anziane depresse risultato essere carenti di vitamina B12.
È possibile trovare una quantità incredibile di vitamine del gruppo B in frutti di mare, verdure a foglia verde, banane, prodotti di soia fortificati, crusca, e carni rosse.

Acido folico

Secondo l’esperto di salute mentale Therese Borchard, coloro che mancano di acido folico nei loro sistemi rispondono molto male ai trattamenti antidepressivi.
In media, gli adulti hanno bisogno di almeno 400 mcg di acido folico al giorno.
Gli alimenti che includono elevati livelli di acido folico sono: fagioli cotti e lenticchie, spinaci, avocado, broccoli e frutti tropicali.

Zinco

Lo zinco è uno dei nutrienti valido per tutti gli usi che è necessario per mantenere la salute di quasi ogni parte del vostro corpo. Oltre a supportare i movimenti del sistema intestinale immunitario, lo zinco bilancia anche la salute mentale.
E’ fondamentale nella produzione e la funzione dei neurotrasmettitori, secondo il dietista e nutrizionista Doug Cook.
Ottime fonti di zinco sono: carne di manzo magra cotta, germe di grano tostato, spinaci, semi di zucca e cioccolato fondente.

Selenio

I medici dicono che il selenio è necessario per la mantenere la funzione della tiroide sana, e, in effetti, anche il benessere mentale. Questo perché il selenio viene utilizzato per convertire gli ormoni tiroidei non attivi nella loro forma attiva nel fegato, dove è usato per fare gli antiossidanti e nei composti di disintossicazione nel vostro corpo.
Si possono trovare abbondanti fonti di selenio in alimenti come semi di girasole, pane integrale, tonno, noci del Brasile, carne di maiale, e ostriche.

Magnesio

La carenza di magnesio deriva dal fatto che ingeriamo livelli relativamente alti di alcol, zucchero, bibite, antibiotici, e sodio, ognuno dei quali può diminuire i livelli di magnesio.
Gli esperti fanno spesso riferimento al magnesio come ” antidoto per lo stress”, un potente minerale che aiuta l’organismo a rilassarsi, secondo Mark Hyman, M.D.
È possibile trovare una meravigliosa quantità di magnesio nella soia, nelle lenticchie, nei cereali integrali, nei latticini a basso contenuto di grassi, e nella frutta secca.

Vitamina D

Molte persone trovano che diventano più depresse e lunatiche durante i mesi invernali.
Siamo esposti a livelli più bassi di luce solare durante l’inverno, e , di conseguenza, molti hanno avuto una lieve carenza di vitamina D – che è stato collegato più volte alla depressione, ansia e disturbo affettivo stagionale.
Il National Institutes of Health suggerisce che, in media, gli adulti dovrebbero ottenere circa 600 UI di vitamina D al giorno. È possibile trovare una buona quantità di questa sostanza nel pesce grasso, nel latte, nell’ olio di fegato di merluzzo, e nel tofu.

Iodio

Come il selenio, lo iodio è necessario per la funzione tiroidea corretta. Aiuta a rafforzare il sistema immunitario, le prestazioni del cervello, la memoria, e regolare la temperatura corporea. Soprattutto, il nutriente è fondamentale per mantenere la salute mentale. È possibile trovare lo iodio in formaggi, il sale arricchito con iodio, le alghe secche, le patate, i mirtilli, il tonno in scatola, i bastoncini di pesce, e gamberetti.

Ferro

Circa il 20 per cento delle donne ha bisogno di ferro, e fino al 50 per cento di tutte le donne che sono incinta hanno bisogno di più ferro nella loro dieta. La carenza di ferro può causare una insufficienza di globuli rossi, che può causare anemia, affaticamento del cervello. Grandi fonti di ferro sono cozze, vongole, noci, semi di zucca, prodotti di soia, fegato di pollo e frutta secca come anacardi e mandorle.

Amminoacidi

Gli aminoacidi sono fondamentali per il mantenimento di uno stato di salute mentale. Purtroppo, ci sono nove aminoacidi che il nostro corpo non è in grado di produrre in modo naturale. Come molti altri nutrienti elencati sopra gli aminoacidi aiutano a bilanciare i neurotrasmettitori nel nostro cervello, e ridurre la paura, l’ansia, gli attacchi di panico, e lo stress.
Buone fonti di amminoacidi comprendono uova, carne magra, latticini e fonti di proteine ​​vegetali.

Ma per curare l’anima ci sono anche i piatti della nostalgia, che coccolano perché ti ricordano l’infanzia. Così non è detto che siano per forza a base di cioccolato. Possono anche essere un panino alle acciughe o un buon sugo, cibi di cui ricordi ancora il profumo quando entravi a casa dopo un pomeriggio in cortile. Piatti poco elaborati ma strutturati a forza di affetto. Un esempio solo. Quell’uovo sbattuto che un po’ tutti abbiamo mangiato perché, in chissà quale periodo della nostra vita, un papà o una nonna ci ha visto un po’ troppo magretti. Perché anche la mente e il cuore vogliono la loro parte.

 

fonte www.huffingtonpost.it
Categories Colazione

Noci, noccioline & co.

Frutta a guscio: alla nostra salute fa benissimo, e allunga la vita. Tutte le ultime ricerche scientifiche lo confermano. Non dovrebbe mancare dalla nostra dieta quotidiana. D’accordo, ma quale è meglio consumare? E in che quantità? Ecco una piccola panoramica tra pistacchi, anacardi, noci, noccioline etc.

Prima d’iniziare, però, sfatiamo una sorta di mito: quello sulla bomba calorica che rappresenterebbero noci&co. Molte persone, infatti, si trattengono dal consumarne, un po’ per mancanza d’abitudine, un po’ perchè temono, appunto, che apportino troppe calorie nella nostra dieta. É vero: oltre che un’eccellente fonte di proteine, minerali, fibre e altri nutrienti benefici, la frutta a guscio è un’ottima fonte energetica, grazie ai suoi grassi monoinsaturi. Ma molti studi hanno dimostrato che il suo consumo aiuta addirittura la perdita di peso, oltre a contrastare il colesterolo alto e promuovere la salute del cuore. Il segreto sta tutto nella dose giusta.

E la dose giusta è… una “porzione”, 30 grammi circa. Ogni giorno della vita. Si tratta di circa 20-25 mandorle, mentre di grosse noci ne bastano 5-7. Nel dubbio, abbondare non fa male, anzi: 20-25 unità al giorno. Senza arrivare all’esagerazione, e stando all’occhio alle creme spalmabili e tritati, dato che in quei casi il numero può aumentare vertiginosamente.

In cima alla classifica compaiono di solito le mandorle, emblema dell’alimento calorico che bisogna mangiare. Tra tutte sono quelle con più fibre; sono ricchissime di vitamine, soprattutto la E, un potente antiossidante. Sono anche ricche di sali minerali, tra cui il magnesio; fanno bene alla pelle, combattono il colesterolo “cattivo”. Se avete forti problemi di linea, magari attenetevi alle 10-15 unità: le calorie sono quasi 600 per 100 gr.

Anch’esse ricchissime di antiossidanti, ogni noce è un mini-scrigno di tesori nutritivi naturale. Ci proteggono in molti modi e in molti organi, a partire dal cuore. Le noci secche sono ancora un pelino più caloriche delle mandorle, circa 612 kc per 100 gr, ma almeno 1 o 2 al giorno sono calorie buone che a lungo termine non vi pentirete di aver incluso nella vostra dieta, dato che le ricerche dimostrano quanto siano importanti per riuscire a mantenere il peso ideale.

Le arachidi (non salate!) in realtà sono legumi, non frutti oleosi, ma solitamente si trovano in quest’ultima categoria per le similitudini nelle proprietà e benefici. Vitamina E, manganesio, rame, ariginina (essenziale ai bambini in fase di crescita)…di calorie le noccioline tostate ne hanno circa 594/100 gr: 8 o 10 unità al giorno è una dose sana.

Tra tutte, probabilmente quelle che hanno meno grassi sono gli anacardi, e comunque i grassi che hanno sono naturalmente “buoni” (circa 550kc/100 gr). Sono anche una buona fonte di ferro, zinco e magnesio, così prezioso per la memoria. Il numero giusto? 4 o 5 al giorno.

Se si parla invece di contenimento calorico, probabilmente in cima alla classifica ci sono i pistacchi – ne hanno “solo” 560 circa al grammo, che significa meno di 4 a pistacchio. In più, il guscio rallenta i tempi con cui le ingolliamo! Vitamine del gruppo B (soprattutto B1 e B6). L-arginina così buona per arterie e fegato, e poi la solita vitamina E…5-7 pistacchi al giorno, è perfetto.

Le nocciole, anch’esse ricchissime di vitamine e sali minerali, hanno tra le 600 e le 650 kc/100 gr (e si oscilla più verso la seconda…). Ma, come tutta l’altra frutta a guscio: sceglietela per l’apporto lipidico della vostra dieta. Come sostituto degli snack, e per arricchire le vostre preparazioni salate – più che dolci, e ricordando: ogni giorno, e non una grande abbuffata una volta ogni tanto.

 

fonte www.salepepe.it
Categories Consigli, News

Il forno a microonde, quali rischi per la salute?

In sintesi

  • I forni a microonde scaldano il cibo grazie all’azione di radiazione a radiofrequenza, dotata di una bassa quantità di energia.
  • Solo le radiazioni ad alta energia hanno potere ionizzante, cioè sono in grado di modificare la struttura subatomica della materia e quindi di indurre alterazioni del DNA che possono aumentare il rischio di cancro.
  • Il cibo scaldato al microonde non è radioattivo, proprio perché non è sottoposto a radiazioni ionizzanti.
  • Dal punto di vista nutrizionale, in molti casi è meglio cuocere gli alimenti col microonde che con i metodi classici.
  • Il microonde è meno efficace della cottura classica nell’eliminare eventuali batteri o tossine che possono essere presenti nel cibo mal conservato, per cui il maggior rischio per la salute è legato all’eventuale cattiva conservazionedei cibi e al conseguente riscaldamento con questo sistema, poco attivo contro i microrganismi.

Per approfondire

I forni a microonde sono elettrodomestici che scaldano il cibo sfruttando l’interazione della materia (in particolare delle particelle di acqua e grassi contenute negli alimenti) con i campi elettromagnetici generati dall’apparecchio. Rispetto ai metodi di cottura classici (fornelli e forni elettrici o a gas), che scaldano per irraggiamento o conduzione partendo dall’esterno dell’alimento per arrivare all’interno, col microonde spesso cuoce prima la parte centrale, in particolare se è ricca di acqua o grassi, e solo successivamente quella esterna, più secca.
Non si tratta di un metodo di cottura innovativo: il brevetto del forno a microonde è addirittura del 1946, il primo modello industriale fu commercializzato nel 1947 e i modelli più piccoli, adatti all’uso domestico, fecero la loro comparsa negli Stati Uniti sul finire degli anni Cinquanta. Ciò significa che abbiamo alle nostre spalle un numero sufficiente di anni di osservazione per poter affermare che si tratta di un sistema di cottura per cui non si sono evidenziati pericoli per la salute.

La parola radiazione

Perché si è diffusa la falsa credenza che il microonde possa aumentare il rischio di ammalarsi di tumore?
Le microonde, che sono un tipo di radiazione a radiofrequenza, vengono assorbite dalle molecole di acqua e grasso che, grazie all’energia ricevuta, sono in grado di vibrare. L’attrito molecolare provocato dallo sfregamento genera calore e il calore a sua volta cuoce il cibo.

È probabile che il fraintendimento nasca proprio dal termine “radiazione“, una categoria a cui anche le microonde appartengono. I raggi X sono un esempio di radiazione, ma tale è anche la luce solare. La parola evoca la radioattività prodotta dalle centrali e dalle armi nucleari, o dagli elementi naturalmente radioattivi, di cui è nota la capacità di interagire con il DNA inducendo mutazioni genetiche che possono effettivamente provocare tumori.
Non tutte le radiazioni sono però capaci di interagire col DNA: perché questo accada devono avere abbastanza energia per farlo, una caratteristica comune ai raggi X, gamma e anche ai raggi solari UV, che appartengono alla categoria delle radiazioni ionizzanti, cioè in grado di rimuovere un elettrone da un atomo o una molecola. È proprio la capacità ionizzante, legata all’elevata energia contenuta nella radiazione, a renderla pericolosa per il DNA.

Le radiazioni a radiofrequenza a cui appartengono le microonde sono invece a bassa energia e sono di tipo non ionizzante. Hanno abbastanza energia per far vibrare gli atomi all’interno di una molecola, non abbastanza da allontanare un elettrone dal suo legame. Non sono quindi abbastanza potenti da indurre mutazioni nel DNA. Inoltre il cibo scaldato col microonde non è radioattivo perché non viene ionizzato: è esposto a quantità di energia insufficienti a provocare questo fenomeno. Di conseguenza anche gli alimenti cotti o scaldati con questo metodo non influiscono sul rischio di ammalarsi.

I rischi reali

Poiché questo tipo di radiazione è ben assorbito da materiali ricchi di acqua, come i cibi ma anche come i tessuti umani, è bene che il microonde sia ben schermato: in caso di mancata schermatura, infatti, si rischierebbe una scottatura o una ustione.
Dal punto di vista nutrizionale, è bene ricordare che il cibo cotto e scaldato è sempre più povero di nutrienti di quello crudo, perché molte vitamine e proteine si denaturano col calore: questo però vale sia per le cotture classiche sia per quelle con il microonde. Anzi, dal momento che col microonde alcuni cibi, come per esempio le verdure o il pesce, cuociono senz’acqua e in breve tempo, il valore nutrizionale di questi alimenti risulta addirittura più elevato del corrispettivo cucinato in modo più classico. Le radiazioni a radiofrequenza vengono emesse anche dai telefoni cellulari. Dal momento che alcuni studi hanno ipotizzato che una esposizione prolungata e diretta a questi apparecchi possa aumentare il rischio di sviluppare alcuni tumori, le istituzioni internazionali come lo IARC hanno provveduto a consigliare l’uso di distanziatori tra i cellulari e i tessuti umani: i telefoni sono sicuri se utilizzati con gli auricolari invece che a contatto diretto con la pelle, in particolare per evitare il riscaldamento localizzato dei tessuti. È abbastanza facile intuire che il problema del contatto diretto tra il corpo e la fonte delle microonde non si pone nel caso di forni utilizzati in modo corretto e ben schermati, come oggi previsto dalle normative industriali.

In conclusione

Quali rischi per la salute si corrono con l’uso del microonde? Nessun rischio legato al cancro, ma un maggior rischio di contrarre infezioni o intossicazioni per via della temperatura alla quale viene portato il cibo. Un alimento che è rimasto per qualche giorno in frigo, se scaldato in pentola e portato ad ebollizione, vede ridursi drasticamente la carica batterica. Lo stesso cibo lasciato per pochi minuti nel microonde potrebbe invece conservare una carica batterica elevata, che può provocare disturbi gastrointestinali. Per questa ragione si consiglia di utilizzare questo strumento solo per cibi freschi o conservati correttamente, per un tempo limitato in frigorifero.

 

fonte www.airc.it
Categories Alimenti, News

Il Topinambur

Il Topinambur è una pianta perenne appartenente alla famiglia delle Compositae, fiorisce a fine estate con dei bellissimi fiori color giallo intenso simili a piccole margheritine.

La parte interessante della pianta è il tubero, simile ad una patata selvatica o allo zenzero, con una buccia color marroncino chiaro e una forma un po’ sbruzzolosa. E’ proprio questa parte della pianta infatti ad essere una miniera di ottime proprietà nutrizionali a partire dall’alto contenuto di fibre e vitamine in particolare vitamina A e vitamina H (o biotina), che lo rendono un ortaggio perfetto da consumare in casi di stanchezza fisica, convalescenza, poco appetito o dolori muscolari. E’ ricchissimo di inulina e ha poche calorie (30 Kcal per 100 grammi di prodotto). E’ è stato osservato che, dopo un pasto di soli topinambur, non solo il livello di glicemia nel sangue rimane invariato, ma quest’ortaggio sarebbe anche in grado di limitare l’assorbimento degli zuccheri e del colesterolo nell’intestino, è adatto quindi ai diabetici e a chi segue particolari diete!!

Un’altra curiosità decisamente interessante è il fatto che il topinambur venga considerato da molti un vero e proprio “probiotico”, questo perché stimola la produzione del “Bifidobacterium” un microorganismo che produce acido folico e vitamine del gruppo B, utile quindi alla flora batterica intestinale. Insomma, un piccolo tubero davvero prezioso per il nostro organismo e che sta, per fortuna, tornando a popolare i nostri supermercati.

Ma come utilizzarlo al meglio in cucina? Il topinambur può essere preparato proprio come le classiche patate, cotto in padella, bollitto, unito a pasta o risotti ecc… Oppure può essere usato crudo, metodo che personalmente apprezzo di più sia per il sapore che per la maggiore disponibilità di vitamine, sali minerali ecc. Provatelo nelle insalate, tagliato a fettine sottilissime, con olio e aceto è davvero squistito! Essendo molto fresco e ricco di acqua si presa benissimo a queste preparazioni raw!

Assunzione ed effetti collaterali

Il topinambur va acquistato sodo, senza ammaccature e non deve essere conservato a contatto con l’aria per evitare che raggrinzisca. Questa pianta ha una polpa carnosa e bianca ed un sapore estremamente gradevole e delicato, che lo rende simile sia alla patata che ai carciofi. E’ un alimento estremamente versatile in cucina che può essere consumato crudo per non perdere le proprietà nutritive, tagliato a fette, in insalata, grattugiato o semplicemente condito con olio extravergine di oliva o limone. E’ ideale, però, anche cottolessato, fritto, cotto al forno o ridotto in purea. In ogni caso è importante non eccedere con le quantità giornaliere per evitare che l’organismo non riesca a smaltire l’inulina in esso presente. Un consumo eccessivo di questo ortaggio, infatti, può comportare diarrea, mal di pancia, flatulenza e meteorismo intestinale. La dose quotidiana consigliata per una persona adulta è di 200 grammi, che corrisponde ad un topinambur di medie dimensioni.

 

Una buona ricetta veloce può essere una deliziosa insalatona con quinoa, puntarelle, arance, radicchio… davvero molto buona, rinfrescante, leggera e nutriente.

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fonti articolo e foto: www.ilgolosomangiarsano.com, www.tantasalute.it, www.greenstyle.it

 

Categories Consigli, News

OGM

In risposta alla domanda di Lucia vi propongo la lettura di questo breve articolo che ci spiega chiaramente che cosa è un Organismo Geneticamente Modificato senza schierarsi né dalla parte di chi è a favore né di chi è contro.Fatemi sapere cosa ne pensate voi! Buona lettura!

Alimenti OGM: definizione ed esempi

Quello relativo agli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) è un tema piuttosto delicato, che non manca di scatenare aspre diatribe tra sostenitori e deterrenti di questa nuova e promettente frontiera scientifica.

Ma cosa sono esattamente gli OGM? Tale sigla fa riferimento a tutti quegli organismi il cui patrimonio genetico è stato modificato artificialmente dall’uomo, tramite tecniche di ingegneria genetica. Alterando il loro DNA è infatti possibile migliorare alcune caratteristiche degli organismi viventi, come la resistenza di una pianta ai pesticidi o a determinati parassiti; vediamo allora alcuni esempi di OGM già divenuti realtà nel settore agricolo e in quello alimentare:

  • mais transgenico resistente alle larve della piralide (parassita delle coltivazioni di mais);
  • patate con tolleranza alla dorifora e ai virus;
  • soia resistente all’erbicida Round-Up;
  • pomodori a maturazione dilazionata e dotati di proprietà insetticide;
  • colza con un miglior contenuto in acidi grassi (ridotto contenuto di acido erucico);
  • fagioli con proprietà insetticide;
  • pomodori a maturazione ritardata;
  • riso in grado di sintetizzare precursori della vitamina A.

I potenziali benefici degli OGM non finiscono qui; si possono – ad esempio – produrre piantagioni che richiedono un minor apporto di sostanze chimiche e fitofarmaci, oppure una ridotta quantità d’acqua. Piante OGM possono anche produrre alimenti con qualcosa in più (ad esempio vitamine e minerali) oppure con qualcosa in meno (tossine e sostanze allergeniche). Tutti questi miglioramenti produttivi sono appannaggio sia degli agricoltori che dei consumatori, ai quali viene offerto un prodotto più sano e nutriente (con meno residui di sostanze chimiche e/o arricchito in nutrienti preziosi), più buono e meno costoso.

Uscendo poi dai confini dell’agricoltura, per estenderli al settore industriale e medico-farmaceutico, scopriamo altre possibili ed entusiasmanti applicazioni degli OGM. In futuro, per esempio, potremmo somministrare ai nostri figli banane o altra frutta contenente un vaccino particolare, oppure riversare nell’acqua del mare colonie di microrganismi capaci di degradare, in sostanze innocue, il petrolio fuoriuscito da un’imbarcazione.

 

Alimenti OGM, alimenti pericolosi?

Per le loro peculiari qualità, gli alimenti OGM incontrano una buona domanda di mercato, che si scontra però con una certa diffidenza da parte dei consumatori più scettici verso questa innovazione tecnologica; vi sono poi severe regolamentazioni, soprattutto per quanto riguarda il mercato Europeo, che limitano la produzione ed il commercio di questi alimenti.

Ma quale potrebbe essere il rischio di ingurgitare un alimento OGM? Apparentemente nessuno. Un piatto di insalata tradizionale non OGM, per esempio, contiene milioni di copie di circa 25mila geni differenti; se fosse transgenica conterrebbe due-tre geni in più che sarebbero digeriti nel nostro stomaco nella stessa maniera ed in modo del tutto innocuo. Ma allora tutti gli OGM sono sicuri? Certamente no; alcuni per esempio, potrebbero contenere sequenze proteiche allergeniche. Proprio per prevenire questa eventualità, la legge prevede che tutti i raccolti e gli alimenti geneticamente modificati debbano essere rigorosamente saggiati, caso per caso, per determinare l’eventuale allergenicità.

Un secondo ostacolo alla diffusione degli alimenti OGM deriva dai timori di possibili conseguenze ambientali, derivanti, ad esempio, dall’incrocio di piante transgeniche con altre presenti in prossimità delle piantagioni, oppure da ripercussioni negative sugli insetti utili. Si tratta senza dubbio di timori fondati, che però – similmente ai possibili problemi di allerginicità – possono essere controllati applicando e rispettando specifiche regolamentazioni in materia di produzione e messa sul mercato. Infine, esistono tutta una serie di timori assolutamente infondati, figli di pregiudizi ideologici individuali e privi di qualsiasi evidenza scientifica.
PRODOTTI OGM COMMERCIALMENTE RILEVANTI PER L’ALIMENTAZIONE E L’AGRICOLTURA

 

PRODOTTO/ALIMENTO OGM VANTAGGIO
MELA (VAR. Golden Delicious,Greensleves) Resistenza agli insetti
BROCCOLI Maturazione rallentata in modo che la pianta rimanga verde più a lungo. Blocco sintesi di etilene
CANOLA Resistenza all’erbicida sencor
OLIO DI CANOLA Olio per friggere ad alte temperature, povero di grassi saturi (alta percentuale di acido oleico, bassa percentuale di acido palmitico)
PATATA Resistenza a nematodi parassiti delle piante; resistenza a malattie
POMODORO Resistenza all’attacco di insetti (coleotteri e lepidotteri)
PATATA Gusto più dolce, blocco dell’enzima che converte il saccarosio in amido
SOIA 1 Aumento del contenuto in metionina; in tal modo il prodotto diventa più completo sotto il profilo proteico ed acquista, di riflesso, un valore nutrizionale più elevato, che lo rende adatto nei programmi di alimentazione del terzo mondo o nell’avicoltura
CAFFE’ Miglioramento delle rese dell’aroma e della resistenza ai parassiti; minore contenuto in caffeina
RAVIZZONE, CAVOLO, SENAPE, COLZA Piante esenti dall’attacco di coleotteri e lepidotteri
MAIS Resistenza ad insetti, come sopra
COTONE Resistenza ad erbicidi
CUCURBITACEE (ZUCCA,CETRIOLO, MELONE VAR.

CANTALUPO)

Resistenza a virus, funghi e batteri
“EUROMELON” Durata più estesa, frutti di qualità superiore, con maturazione pilotabile
PATATA 2 Patatine fritte con meno grassi. Introduzione di un gene per la  sintesi di amido. 30-60% di amido in più, quindi minore percentuale di umidità
OLIO DI GIRASOLE Olio con elevata percentuale di acidi grassi monoinsaturi

(1) Inserimento ed espressione di un gene derivato da una noce brasiliana (Hevea Brazilensis)

(2) Introduzione di un gene di E. Coli per la produzione di amido. Le patate OGM così modificate hanno un 30-60% di amido in più e meno umidità; di conseguenza, assorbiranno meno grassi durante la frittura.

 

[av_table purpose=’pricing’ pricing_table_design=’avia_pricing_default’ pricing_hidden_cells=” caption=” responsive_styling=’avia_responsive_table’] [av_row row_style=”][av_cell col_style=”]VANTAGGI[/av_cell][av_cell col_style=”]SVANTAGGI[/av_cell][/av_row] [av_row row_style=”][av_cell col_style=”]Aumento dei contenuti nutritivi Riprogrammando il DNA di alcune specie vegetali, i ricercatori possono aumentare il contenuto nutritivo degli alimenti che da esse si ricavano. Per esempio, è già stato ottenuto un riso – ribattezzato Golden Rice – ad alto contenuto di carotenoidi, utili per colmare e prevenire le carenze di vitamina A; allo stesso modo, questo cereale potrebbe essere arricchito in vitamina B1 per scongiurare il rischio di Beri beri. Grazie a piante OGM, gli scienziati sono sulla buona strada per produrre cereali più ricchi di lisina, rendere biodisponibile la niacina presente nel mais, o aumentare il contenuto di amminoacidi solforati nelle leguminose.[/av_cell][av_cell col_style=”]Potenziali problemi alla salute dei consumatori Il dibattito sui possibili problemi alla salute, derivanti dal consumo di alimenti OGM, è quanto mai acceso. Nonostante le rassicurazioni dal mondo scientifico, alcuni rischi appaiono concreti, come quello delle reazioni allergiche derivanti dall’introduzione, nella dieta, di nuove proteine assenti negli alimenti “naturali”. Le piante OGM, che chiaramente vengono testate per evitare ogni possibile pericolo, potrebbero anche produrre delle sostanze tossiche, magari in quantità irrisorie ma che potrebbero diventare significative assumendole per lunghi periodi di tempo.[/av_cell][/av_row] [av_row row_style=”][av_cell col_style=”]Miglioramento delle caratteristiche organolettiche Ciliegie più grandi e senza semi, albicocche grosse quanto una mela, arance più dolci e succose… tutti questi risultati sono alla portata dei ricercatori attivi nella produzione di specie vegetali OGM.[/av_cell][av_cell col_style=”]Antibiotico Resistenza Inserendo nelle specie OGM dei geni che conferiscono resistenza agli antibiotici, c’è il rischio che tale caratteristica venga trasferita anche a batteri patogeni, che in tal senso diverrebbero quindi immuni ai farmaci convenzionali.[/av_cell][/av_row] [av_row row_style=”][av_cell col_style=”]Riduzione dell’uso dei pesticidi Aumentando la resistenza delle colture OGM nei confronti di parassiti, fitofagi animali e piante infestanti, è possibile ridurre l’impiego di prodotti fitosanitari in agricoltura, ottenendo alimenti più salubri, almeno sotto questo punto di vista.[/av_cell][av_cell col_style=”]Super Erbacce e Super Insetti Aumentando la resistenza delle specie vegetali OGM a fitofagi ed erbe infestanti, c’è la possibilità che questi insetti e piante nocivi diventino, tramite un meccanismo di selezione naturale, via via più aggressivi e capaci di superare tali resistenze.[/av_cell][/av_row] [av_row row_style=”][av_cell col_style=”]Frutta e verdure fresche a disposizione tutto l’anno Tramite l’ingegneria genetica, gli scienziati possono anticipare o posticipare la maturazione della frutta o aumentare la resistenza di una pianta alle basse temperature. In questo modo potremmo avere a disposizione tutto l’anno alimenti freschi, il cui contenuto nutrizionale è indubbiamente migliore rispetto a quelli conservati.[/av_cell][av_cell col_style=”]Ripercussioni sugli ecosistemi naturali Mettendo insieme gli svantaggi fin qui elencati, è chiaro che l’impatto degli OGM sugli ecosistemi mondiali potrebbe essere piuttosto dannoso, creando non pochi problemi alla popolazione umana. La forte riduzione della biodiversità, con imposizione delle specie OGM a danno di altre specie e varietà “naturali”, è uno dei temi più caldi su cui vertono le resistenze alla diffusione degli OGM. Il timore è quello che possa accadere quanto capitato al dodo (in figura), un uccello endemico dell’isola di Mauritius che andò incontro a rapida estinzione in seguito all’arrivo sull’isola dei coloni europei e dei loro cani, di cui era facile preda.[/av_cell][/av_row] [av_row row_style=”][av_cell col_style=”]Riduzione delle tossine presenti negli alimenti Pensiamo ad esempio all’attualissimo problema delle micotossine, che interessa da vicino le colture del mais, dei semi oleosi e di varie altre granaglie; tali tossine, spesso fortemente dannose per la salute (specie a livello epatico), vengono prodotte dall’infestazione delle colture da parte di particolari funghi. Aumentando la resistenza delle piante OGM alle proliferazioni micotiche, potremmo quindi ottenere alimenti più sani e sicuri per la nostra salute. Similmente, potremmo anche ridurre il contenuto di sostanze tossiche naturalmente presenti in alcuni alimenti, eliminando per esempio il problema dell’amigdalina nelle mandorle amare o della solanina nelle patate.[/av_cell][av_cell col_style=”]Monopoli dell’industria Per produrre un organismo OGM occorrono ingenti investimenti, che hanno di fatto reso l’intero settore monopolio di pochissime multinazionali. Essendo queste delle attività guidate prima di tutto dal profitto, vi è il rischio concreto che il bene comune non sia al centro dell’attenzione dei ricercatori; ad esempio, creando specie OGM sterili, le industrie obbligano di fatto gli agricoltori a rifornirsi di sementi dalle stesse industrie detentrici dei brevetti.[/av_cell][/av_row] [av_row row_style=”][av_cell col_style=”]Minore sfruttamento delle risorse del Pianeta Immaginiamo una pianta OGM che può crescere anche con pochissima acqua a disposizione o in un terreno “povero” dove normalmente non crescerebbe la sua controparte “naturale”. Aggiungiamoci la bassa necessità di insetticidi e di lavorazioni agricole (come quelle per irrigare). In questo senso, i cibi OGM potrebbero contribuire sensibilmente a ridurre l’impatto dell’agricoltura sulle risorse e sugli ecosistemi naturali.[/av_cell][av_cell col_style=”][/av_cell][/av_row] [av_row row_style=”][av_cell col_style=”]Risparmio per il consumatore Ridurre l’impiego di prodotti fitosanitari e la quantità di acqua necessaria per l’irrigazione, abbassare i costi per la conservazione e per il trasporto da territori lontani; tutto questo significa offrire al consumatore cibi OGM meno costosi rispetto a quelli tradizionali.[/av_cell][av_cell col_style=”][/av_cell][/av_row] [av_row row_style=”][av_cell col_style=”]Sconfiggere la fame nel mondo Mettendo insieme tutti questi vantaggi dei cibi OGM, è logico intravedere la concreta possibilità di risolvere molti degli attuali problemi planetari, incluso quello della fame nel mondo.[/av_cell][av_cell col_style=”][/av_cell][/av_row] [/av_table]

 
Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/alimenti-transgenici-OGM.html

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Probiotici e Prebiotici

Probiotici e prebiotici, quali sono le differenze e in quali alimenti possiamo trovarli? Molti di voi avranno sentito parlare dei probiotici in qualità di fermenti lattici vivi contenuti nello yogurt e in grado di garantire il benessere dell’intestino. Si tratta uno degli slogan più comuni di numerosi spot pubblicitari. In effetti, è vero che i probiotici promuovono una digestione migliore.

Ciò di cui non si parla a sufficienza, riguarda il fatto che, come tutti gli organismi viventi, i probiotici hanno bisogno di nutrimento. Questo ruolo viene svolto dai prebiotici. Proviamo dunque ad esplorare il mondo dei probiotici e dei prebiotici, per comprendere come questi due elementi si trovino in relazione.

Probiotici e Prebiotici: quali sono le differenze?

Probiotici

I probiotici sono organismi vivi che somministrati in quantità adeguata apportano diversi benefici per la salute. Probiotici è il termine con cui la maggior parte delle persone ha più familiarità. Conosceranno meglio i probiotici coloro che preparano in casa lo yogurt, il kefir o il kombucha. Quando assumiamo i probiotici e gli alimenti che li contengono, il nostro intestino viene colonizzato da batteri benefici. Molte persone consumano probiotici poiché malattie, agenti inquinanti, cibo industriale e stress possono causare uno squilibrio della flora intestinale.

I benefici dei Probiotici

Oltre a promuovere il benessere intestinale, i probiotici supportano la digestione ed offrono numerosi benefici per la salute a lungo termine, anche per quanto riguarda i bambini e il loro sviluppo. Spesso i probiotici vengono raccomandati in caso di infiammazioni dell’intestino. Anche la salute del cavo orale e del tratto digestivo superiore può beneficiare dell’assunzione dei probiotici. Di solito i probiotici vengono consigliati durante o dopo una terapia a base di antibiotici per riequilibrare l’intestino, dato che questi medicinali non distinguono tra batteri buoni e nocivi nella loro azione distruttiva. Secondo alcuni studi, i probiotici possono contribuire a ridurre i tempi del transito intestinale ed a garantire una maggiore regolarità.

Fonti di Probiotici

Tra i probiotici più conosciuti troviamo i lactobacilli e i bifido-batteri. I probiotici sono presenti in alimenti fermentati come lo yogurt, il kefir, i crauti, il miso, il tempeh, il kombucha, i formaggi fermentati e il latticello, ma anche lapasta madre. I probiotici, inoltre, sono presenti in specifici integratorifarmaceutici e erboristici, meglio noti come “fermenti lattici”.

Prebiotici

I prebiotici, a differenza dei probiotici, non sono organismi vivi. I prebiotici rappresentano infatti il nutrimento dei probiotici e ne stimolano l’attività nel tratto gastro-intestinale. I probiotici, per rafforzarsi, hanno bisogno dei prebiotici che sono contenuti, ad esempio, nei cibi ricchi di fibre. I prebiotici aiutano le colonie di probiotici presenti nell’organismo a sopravvivere e contribuiscono al mantenimento del benessere generale dell’organismo.

I benefici dei Prebiotici

Tra i benefici associati ai prebiotici troviamo il supporto al metabolismo, il miglioramento dell’assorbimento dei sali minerali e dell’utilizzo delle vitamine e la promozione dell’attività del sistema immunitario. I prebiotici, inoltre, potrebbero risultare utili per incoraggiare il mantenimento dei normali livelli di zuccheri nel sangue. I prebiotici, in ogni caso, agirebbero in maniera diversa da un individuo all’altro e in base alla salute intestinale di ciascuno. In caso disindrome del colon irritabile, ad esempio, l’assunzione degli alimenti più adatti – che possano contenere prebiotici o probiotici – dovrebbe essere sempre valutata e indicata dal medico, sulla base dei sintomi e delle condizioni del singolo paziente. L’obiettivo, in questo caso, è agire per riportare l’intestino in una condizione di armonia.

Fonti di Prebiotici

I prebiotici derivano soprattutto dalle fibre vegetali, come l’inulina. Alcuni yogurt pubblicizzati come probiotici potrebbero contenere l’inulina in qualità di prebiotico e fermenti vivi attivi (probiotici). Tra le fonti di prebiotici troviamo alimenti vegetali ricchi di fibre come asparagi, legumi, avena, aglio, tarassaco e frutta secca, con particolare riferimento alle noci.

 

fonte www.greenme.it
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Cosa prendo a colazione?

Ieri ho condiviso con voi la colazione di Laura e questo mi ha fatto tornare alla mente la domanda che mi viene posta più di frequente: “Cosa posso mangiare a colazione?”.

Tutti sappiamo più o meno bene cosa ci deve essere a tavola a pranzo e a cena, ma quello che non deve mancare la mattina appena svegli spesso ci sfugge. In moltissime occasioni ho ripetuto che la colazione è il pasto più importante della giornata e deve essere composto di tutti i nutrienti: non devono mancare carboidrati, proteine e grassi e nemmeno una bella carica di vitamine e sali minerali.

Così oggi vi propongo questo semplice articolo che, per iniziare, ci dà facili spunti per creare una colazione nutriente e veloce!

In diverse occasioni abbiamo visto come sia importante fare una prima colazione corretta e salutare proprio per proteggere la salute e garantirsi energia per tutto il giorno.

Lo scopo di una buona colazione è fare incetta di vitamine e minerali, consumare meno grassi per mantenere il colesterolo basso evitando così di incorrere in patologie cardiovascolari, controllo del peso e garantirsi energia e concentrazione a lungo termine

La colazione è il pasto più importante della giornata, saltarlo oppure consumare brioche e caffè al volo garantisce il classico languorino di metà mattina o peggio l’assalto al pranzo.

Saltare la colazione abbassa i livelli di zucchero nel sangue e questo predispone ad accaparrarsi la prima cosa dolce che ci capita davanti. Non va bene neanche la classica colazione all’inglese, uova fritte e pancetta, troppo grassa.

Ma allora cosa bisogna consumare a colazione senza fare il pieno di grassi e calorie e per garantirsi energia a lungo termine?

Ecco le scelte più salutari:

Prima di tutto se non si ha tempo meglio alzarsi 15 minuti prima al mattino, sono 15 minuti dedicati alla vostra salute, per consumare con calma la vostra colazione sana.

Farina d’avena, mirtilli, yogurth, semi di lino, oppure cereali integrali con latte di soia o yogurt magro per una colazione leggera, ma energetica. Non usate zucchero, ma sciroppo d’agave o d’acero che hanno un basso indice glicemico e tante vitamine e minerali.

E che ne dite di un bel succo di pompelmo con una fetta di pane tostato con burro di mandorle ed un bel caffè?

Se state cercando di perdere peso potete optare per una colazione proteica con i pancake alla crusca d’avena con marmellata senza zucchero ed un bel caffè

Un pasto sano a prima mattina comprende fibre, quindi frutta e cereali integrali ad esempio, proteine, yogurt o latte vegetale e caffè o the. In questo modo farete scorta di fibre e vitamine.

 

COSA MANGIARE A COLAZIONE?

La frutta: un ottimo alimento da consumare a colazione. Fornisce vitamine, antiossidanti, fibre e aiuta il ripristino delle riserve glucidiche. Non affatica l’apparato digerente e stimola il processo di detossificazione dell’organismo che durante la notte raggiunge i massimi livelli.Il succo di frutta: dissetante, ricco di antiossidanti e minerali rappresenta un ottima scelta per la prima colazione. Attenzione però a non confonderlo con le bibite zuccherate povere di frutta e ricche di coloranti, conservanti, zucchero e derivati. Cercate bene tra gli scaffali del supermercato e probabilmente troverete succhi al 100% senza zucchero aggiunto.Il pane integrale con marmellata: ricco di fibre associa agli amidi gli zuccheri semplici della marmellata. Un mix vincente che fornirà un rilascio costante di energia durante la mattinata

Una manciata di frutta secca: con proteine e acidi grassi essenziali è molto utile per bilanciare la colazione nella ripartizione dei macronutrienti e per tenere sotto controllo il colesterolo.

Latte e yogurt: forniscono calcio, proteine, fermenti lattici e il giusto quantitativo di grassi.

Cioccolato fondente: solo per i golosi che se lo meritano (cioè per chi segue un regolare programma di attività fisica) 50 grammi di cioccolato fondente extra forniscono ferro, fosforo, potassio, metilxantine e una buona dose di antiossidanti senza esagerare con le calorie. Ricordate che i l mattino è il momento migliore per assumere dolci, la sera il peggiore, ma non esagerate!

 

fonti www.wellnesseperformance.blogosfere.it/, www.my-personaltrainer.it

 

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La lecitina di soia

Ecco qui la risposta ad un vostro interrogativo.

In particolare oggi rispondiamo a Lucia e cerchiamo di chiarire le idee sulla lecitina di soia. Lucia ci chiede che cosa sia e perchè non sia sempre presente nelle tavolette di cioccolato.

Con il termine lecitina si indica una sostanza dalla capacità emulsionante (che rende cioè miscelabili sostanze che normalmente non lo sono) presente naturalmente nel nostro corpo, dove svolge un’azione di pulizia dei vasi sanguigni rimuovendo i grassi che vi si accumulano, ed è costituita da varie sostanze nutritive e dalle notevoli proprietà benefiche; la più conosciuta è la lecitina di soia, ma è presente in vari alimenti, e principalmente nelle leguminose, nei cereali integrali e nel tuorlo d’uovo.

La lecitina appartiene alla famiglia dei fosfolipidi e grazie alla presenza del gruppo fosforico, che rende una parte della molecola idrofila, ha come proprietà principale quella di legare all’acqua gli acidi grassi: in tal modo, tramite queste proprietà le lecitine possono essere impiegate come emulsionante, per questo è ampiamente utilizzata nell’industria alimentare per la preparazione di creme, budini, salse, gelati, etc. e come ingrediente anche in campo cosmetico.

La lecitina di soia contiene anche importanti minerali come calcio, ferro e fosforo; è quasi nullo il suo contenuto proteico mentre sono presenti acidi grassi, in particolar modo l’acido linoleico; è anche ricca di omega-3 e omega-6 e di sostanze come colina e inositolo.

Grazie alla sua composizione, inoltre, la lecitina di soia è rinomata per la sua potente azione di contrasto al colesterolo in eccesso; essa, infatti, favorisce il trasporto dei grassi nel sangue trasportando il colesterolo verso il fegato dove, attraverso la bile, viene assorbito o espulso tramite le feci.

Nelle persone a dieta la lecitina permette un miglioramento del metabolismo corporeo, favorendo anche le funzioni cerebrali.

Chi soffre di colesterolo alto e limitata  funzionalità epatica, può assumere degli integratori di lecitina; viene usata anche per il trattamento del surmenage psicofisico, anche se non sembra particolarmente efficace.

In cucina la lecitina di soia può essere impiegata in granuli per condire le pietanze oppure può essere assunta come integratore in capsule. Sfruttando le sue proprietà emulsionanti, inoltre, può essere usata come addensante per creme e farciture.

Bisogna prestare attenzione quando si assume lecitina perché tra le sue controindicazioni c’è la possibilità di sviluppare nausea, diarrea, perdita di appetito e disturbi allo stomaco, ma solo se assunta in grandi quantità, per questo si consiglia di non superare i 2,5-3 gr al giorno. Fare comunque attenzione se si è in gravidanza o allattamento.

ECCO PERCHE’ E’ PRESENTE NEL CIOCCOLATO

Un appassionato di cioccolato, o anche un semplice goloso, dovrebbe quantomeno conoscere a fondo gli ingredienti normalmente presenti in ogni tavoletta. Ma spesso non è così. Ben poche persone sono in grado di elencare correttamente gli ingredienti classici di un fondente, e ancora meno sono coloro che hanno specifiche conoscenze sulle singole sostanze. La lecitina è presente nella grande maggioranza delle tavolette, ma… a cosa serve? Cos’è esattamente? Perché alcuni cioccolati ne fanno a meno? Si ricava sempre dalla soia? In questo articolo vedremo di fare chiarezza su questo ingrediente e di rispondere quindi a tali domande.

Iniziamo a vedere perché la lecitina viene utilizzata non solo nel cioccolato ma anche in altri alimenti. A volte sull’etichetta stessa delle tavolette viene indicata la sua funzione di emulsionante; una sostanza prende questo nome quando ha la capacità di amalgamare tra loro ingredienti con caratteristiche diverse, tipicamente sostanze grasse con altre non grasse. Nel caso del cioccolato il grasso è fortemente presente, costituito dal burro di cacao e, per i prodotti al latte, anche dai grassi del latte stesso. Il cioccolato in pratica è un’emulsione in cui le particelle di cacao sono sospese nei grassi del burro di cacao.Le sostanze lipidiche sono restie ad unirsi a certe altre sostanze, soprattutto se acquose; nel nostro caso quindi il burro di cacao per sua natura incontrerebbe molte resistenze ad amalgamarsi con gli altri costituenti della tavoletta se non intervenisse un emulsionante a dare il suo prezioso contributo. Una migliore emulsione implica a sua volta un altro vantaggio: la viscosità dell’impasto si riduce e la fluidità aumenta, facilitandone la lavorazione e di conseguenza abbassando i costi di produzione. La lecitina ha inoltre la capacità di ritardare e/o ridurre l’affioramento del burro di cacao, detto fioritura, che si può avere in tavolette vecchie o mal conservate.

Ma la lecitina ha anche un’altra importante funzione nella lavorazione del cioccolato: aiuta ad eliminare le bolle d’aria. Nella fase finale della sua lavorazione, il cioccolato liquido viene colato negli stampi dove, raffreddandosi, si solidificherà; al momento della colatura l’impasto può contenere piccole bolle d’aria, che devono preferibilmente essere eliminate prima di lasciare che il prodotto solidifichi. La presenza della lecitina favorisce l’uscita delle bolle dal cioccolato liquido.

Leggete sempre gli ingredienti di una tavoletta, non dateli mai per scontato, e fateci caso: in genere i cioccolati che non contengono lecitina hanno un numero maggiore di bolle d’aria, riscontrabili come piccoli buchi nella tavoletta. Parliamo comunque di qualche unità di bolle-buchi, non certo di cioccolati-groviera. Per esaminare al meglio la loro presenza in una tavoletta conviene osservarne il retro e la sezione di rottura, dove viene spezzata.

Sempre per eliminare l’aria viene comunque adottato anche un altro accorgimento, consistente nel far vibrare velocemente gli stampi appena riempiti, dato che le vibrazioni aiutano a far salire l’aria in superficie e quindi ad uscire .

Due contributi importanti, pertanto, vengono dalla sostanza emulsionante. Eppure alcuni produttori di cioccolato, anche se una minoranza, scelgono di farne a meno. Senza l’aiuto della lecitina l’unione della parte grassa con quella secca risulta più difficile, ma comunque possibile; vorrà dire che occorrerà mescolare più a lungo gli ingredienti, magari con maggiore vigore e/o a temperatura maggiore. Spesso si ricorre anche ad un’ulteriore piccola aggiunta di burro di cacao, che ammorbidisce l’impasto e ne facilita il rimescolamento. Queste soluzioni comportano comunque una lavorazione più lunga o maggiore uso di burro di cacao, in entrambi i casi con costi maggiori, e non a caso è in genere chi punta alla qualità e non al risparmio ad optare per la rinuncia di un emulsionante.

La lecitina è comunque insapore, non ha quindi alcun impatto dal punto di vista aromatico; inoltre la quantità necessaria a svolgere i suoi compiti nel cioccolato è bassissima, dell’ordine dello 0,3-0,5% della tavoletta. Usarla o meno è solo una scelta del produttore, in base ai costi di produzione ed al prodotto che si vuole ottenere.

Entriamo brevemente nella chimica per capire come la lecitina riesca a far andare d’accordo componenti grasse con parti non grasse. Le sue molecole hanno due distinte estremità aventi caratteristiche diverse: una, detta lipofila, è in grado di legarsi alle molecole dei grassi, mentre l’altra, detta idrofila, si combina facilmente con acqua e altre sostanze. In questo modo grassi e sostanze non grasse riescono ad unirsi e quindi a mescolarsi. Questo aiuta le particelle di grasso a disperdersi nella sostanza che le ospita invece di formare grumi.

Ma da dove viene la lecitina? Come prima cosa occorre sapere che il termine lecitinaidentifica non una sola sostanza ma un gruppo di composti presenti in ogni organismo vivente in quanto costituenti della parete delle cellule. Per essere usata nell’industria lalecitina viene ricavata soprattutto dalla soia o dal rosso d’uovo e miscelata con olio. La composizione e quindi le caratteristiche di questi due prodotti sono però differenti e per il cioccolato si usa quasi esclusivamente quella di soia (in rarissimi casi ho visto usare anche quella di girasole). Si tratta quindi di una sostanza del tutto naturale, tanto che viene venduta anche al dettaglio come una sorta di integratore alimentare (è utile in particolare al cervello ed al sistema cardiovascolare). Se ne può consumare in grande quantità senza problemi.

Quando l’etichetta indica che il cioccolato è privo di OGM (Organismi Geneticamente Modificati) tale indicazione si riferisce esclusivamente alla lecitina di soia, in quanto dei vari ingredienti di una tavoletta l’unico che attualmente può avere subìto modifiche genetiche è proprio la soia, e di conseguenza la lecitina che se ne ricava.

A proposito di etichetta, la lecitina ha, per così dire, anche un sinonimo; può infatti essere indicata con la sigla E322. Sulle tavolette di cioccolato non è obbligatorio indicare il tipo di lecitina usata, su alcune possiamo comunque trovare scritto esplicitamente “lecitina di soia”, mentre su altre semplicemente “lecitina”, lasciando così sconosciuta la sua origine. Tale ingrediente può essere consumato da tutti i gruppi religiosi nonché dai vegetariani e dai vegani.

Un’ultima nota storica. La produzione commerciale di lecitina probabilmente iniziò in Germania nel 1923, ma fu nel 1930 che si iniziò ad utilizzarla nel cioccolato. In Italia, sembra che il primo ad usarla in ambito cioccolato sia stato Michele Ferrero nel 1949 per migliorare la Supercrema, storica antenata della Nutella.

Il cioccolato, ora, ha un segreto in meno. A voi la scelta, adesso consapevole, se nella vostra tavoletta la lecitina debba esse presente o meno.

Lucia, hai le idee più chiare ora?

fonti www.lacredenzadimerlino.it, www.tuttogreen.it

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